domenica 29 marzo 2009

“Io, il Pinocchio di Comencini “ di Andrea Balestri


Nell’aprile del 1972 milioni di telespettatori italiani assistettero alle avventure del burattino più famoso del mondo. “Io, il Pinocchio di Comencini “ di Andrea Balestri e a cura di Stefano Garavelli per Sassoscritto Editore è la prima biografia scritta proprio da Pinocchio in carne e ossa. Perché quando dici Pinocchio ti viene subito in mente l’immagine di Andrea Balestri, che è stato il ciocco di legno più amato di tutti i tempi grazie al ruolo ricoperto nel film capolavoro di Luigi Comencini. Nel cast dell’omonimo film vi erano attori del calibro di Nino Manfredi che interpretava Geppetto , Gina Lollobrigida la fata turchina, Franco e Ciccio nei rispettivi ruoli de Il Gatto e la volpe, etc. Nel libro in questione Balestri si confessa con il cuore in mano ad un pubblico che non lo ha mai dimenticato e che tutt’oggi sente la necessità di raccontargli quando sia stata importante la sua interpretazione. Leggendo questo libro si scoprirà dei rapporti tormentati del piccolo Andrea con la Lollo, oppure del legame speciale avuto con il mitico comico Franco Franchi, e molto altro. Comencini rimase affascinato da questo ragazzino tanto da scatenare una gelosia nella figlia Cristina che firma la prefazione di questo libro e che nel tempo è diventata una delle registe italiane più apprezzate non solo in patria. Come recita il sottotitolo, questo libro è un dietro le quinte di una vita da burattino. Il libro emoziona e affascina per via della semplicità con cui è stato scritto. Non è una biografia redatta da un giornalista di mestiere ma da un uomo che dopo esser diventato popolare ha faticato non poco a scrollarsi di dosso il ruolo del burattino collodiano. Subito dopo il periodo d’oro del cinema è iniziato un percorso verso la propria emancipazione dai ruoli predefiniti per diventare un uomo maturo e padre di due figli. Il testo per altro è corredato da moltissime fotografie scattate sul set del film e alla fine si trova una guida dettagliata ai luoghi che hanno fatto da scenario al Pinocchio di Comencini. In definitiva Andrea Balestri ha avuto il merito di rendere vivo il personaggio più bello di tutte le fiabe, grazie alla maestria di un regista come Comencini. Nessuno dopo il suo sceneggiato televisivo è riuscito a toccare gli animi della gente. Nemmeno il buon lavoro di Roberto Benigni ha eguagliato la fiction rai. Nella ricorrenza dei 70 anni dell’uscita del cartoon Disney di Pinocchio in versione totalmente restaurato, si susseguono diverse manifestazioni in onore del burattino ideato da Carlo Lorenzini in arte Collodi. E quale migliore tributo al celebre racconto, che pensate si contende il primato con la Bibbia per il più alto numero di traduzioni al mondo, se non la lettura di un libro come quello di Balestri; dove rivivremo insieme ad Andrea le sensazioni e le atmosfere che caratterizzarono quel capolavoro filmografico di fama internazionale.

Cristian Porcino

sabato 28 marzo 2009

“Il curioso caso di Benjamin Button” di Francis Scott Fitzgerald


Chi ha assistito alla trasposizione cinematografica de “Il curioso caso di Benjamin Button” per la regia di David Fincher e con l’attore Brad Pitt, troverà nella lettura di questo breve racconto di Francis Scott Fitzgerald, ben poco di quanto narrato dal film. Difatti la sceneggiatura è stata realizzata dal bravissimo Eric Roth che ha saputo conferire maggiore spessore alla novella ideata da Fitzgerald. La casa editrice Guanda attraverso l’ausilio della graphic novel e alle illustrazioni di Kevin Cornell, ha pubblicato questo delizioso racconto in una edizione davvero elegante ed imperdibile. Il Benjamin Button del libro, che fu pubblicato nel 1922, paradossalmente cercava di portare all’attenzione del pubblico il tema della diversità. Fitzgerald scrittore validissimo e autore per altro dell’opera “Il Grande Gatsby” immaginò che potesse venire al mondo un bambino già adulto con l’aspetto esteriore di un settantenne. A causa di ciò in un primo momento Benjamin sarà rifiutato ed emarginato da tutti; persino dalla famiglia. Mentre il Benjamin Button cinematografico benché sia stato abbandonato dal vero padre sulle scalinate di una casa di riposo, viene adottato da una donna di colore che lo ama e lo rispetta. In quella casa in cui tutti sono già vecchi non si bada molto ad un altro “anziano” che però tale non è. Sia per quanto concerne il film che per quanto riguarda il racconto, ci troviamo davanti a dei lavori più che meritevoli. Dopo aver assistito alla proiezione del film di Fincher è pressoché impossibile stabilire chi tra Fitzgerald e Roth abbia amato di più il personaggio di Button. In definitiva ottimo l’adattamento di Nunzio DeFilippis e Christina Weir per questa particolare edizione de “Il curioso caso di Benjamin Button”.


Cristian Porcino

giovedì 26 marzo 2009

“Quando l’Europa è diventata cristiana (312-394). Costantino, la conversione, l’impero” di Paul Veyne



“Quando l’Europa è diventata cristiana (312-394). Costantino, la conversione, l’impero” di Paul Veyne ed edito da Garzanti è un saggio storico e antropologico sulla nascita dell’impero cristiano. Molti storici hanno più volte espresso le loro perplessità sulla conversione dal paganesimo al cristianesimo dell’imperatore Costantino. Si è dubitato persino dell’autenticità della fede dell’imperatore. Veyne storico e archeologo francese di fama internazionale, ci introduce nel mondo aggrovigliato e complesso della svolta fideistica costantiniana. Grazie al suo editto di tolleranza e al culto personale verso la religione cristiana, la chiesa troverà col tempo la propria legittimazione. Paul Veyne non credente, cerca nella prima sezione di capire come una setta minoritaria quale poteva considerarsi all’epoca il cristianesimo potesse in qualche modo affascinare un imperatore come Costantino. Lo stesso autore afferma che la novità rappresentata dai cristiani, consisteva proprio nel rapporto unico che essi avevano con il loro dio onnipotente e misericordioso, sempre attento alle preghiere del suo popolo. Questo ben si addiceva a rappresentare e a valorizzare la carica imperiale di Costantino, e quindi il suo ruolo politico nel contesto sociale. “Il Dio di questo conquistatore, è stato scritto, era prima di tutto un protettore onnipotente. Certo, ma qui non è solo questione di superstizione, bensì di megalomania: come Napoleone, Costantino credeva nella sua stella e il cristianesimo è stato per lui un amuleto. Non per questo era meno cristiano; egli riponeva le sue speranze in una Provvidenza solo perché credeva in Dio”. Difatti Veyne cerca di spiegare la devozione che si è andata ampliando verso la vergine Maria; chiunque sapeva di poterLe confidare le proprie afflizioni, mentre i pagani ad Era (Giunone) non avrebbero mai aperto il proprio cuore considerata la sua indifferenza ai mali del mondo. Nel 312 Costantino nella notte che precedeva la battaglia di ponte Milvio contro il rivale Massenzio, ebbe un sogno in cui gli si rivelò il segno cristiano del crisma che lo avrebbe condotto verso la vittoria : “In hoc signo vinces”. Naturalmente Veyne non crede affatto a questa ricostruzione e presuppone che già nel 310 l’imperatore avesse incubato i germi della rinascita cristiana. Costantino tornato vittorioso grazie alla nuova religione tollererà il culto pagano nel suo impero pur non perdendo occasione di disprezzarlo appena gliene giungesse occasione. La popolazione era per il 90% pagana e solo il 10% cristiana. In chiusura del testo Paul Veyne avanza delle riflessioni ben ponderate sul perché non bisogna appellarsi oggi alle radici cristiane d’Europa poiché: “L’Europa non ha radici, né cristiane né di altro tipo, si è formata attraverso stadi imprevedibili, infatti non ha una componente originale in particolare. Non è preformata nel cristianesimo, non è lo sviluppo di un germe, piuttosto è il risultato di un’ epigenesi. Lo stesso può dirsi per il cristianesimo”. In definitiva questo è un libro eccellente poiché riesce ad indagare un fatto storico come la nascita del cristianesimo e la conversione dell’imperatore, grazie anche all’ausilio di discipline affini come la psicologia, sociologia, filosofia, ecc,. Ottima la traduzione dell’opera a cura di Emanuele Lana. Da leggere assolutamente.

Cristian Porcino

martedì 24 marzo 2009

“Twilight: il Backstage del film” di Mark Cotta Vaz


Dopo il notevole successo riscosso prima in libreria e poi al botteghino, Twilight diventa un libro fotografico che racconta proprio il backstage del film e scritto per l’occasione da Mark Cotta Vaz per Fazi Editore. Il libro descrive la nascita del film e di conseguenza si occupa della scelta della regista, degli attori, etc. Ad esempio prima che il mondo venisse “contagiato” dal successo della saga twilightiana, il soggetto scritto da Sthephenie Meyer era già stato preso in considerazione per divenire un’opera cinematografica. Il film diretto dalla regista Catherine Hardwicke, è davvero suggestivo, perché riesce a trasporre sullo schermo il fascino maledetto del vampiro Edward Cullen innamorato di Bella. Questa storia d’amore non ha sortito un fascino solo e soltanto sui teenagers, ma anche in coloro i quali solitamente sono degli appassionati di film romantici. La Hardwicke ha dato vita ad un film minimalista, eccellente sotto il punto di vista cinematografico; cosa non facile quando si affronta una storia già nota a gran parte del pubblico per via dei libri pubblicati. In effetti la storia di Twilight pur occupandosi di vampiri, analizza in forma romanzata la fenomenologia dell’amore e al contempo la sua vulnerabilità. Quando siamo innamorati non valutiamo i pro e i contro del sentimento che proviamo per qualcuno; ci sentiamo fortemente attratti dall’altro senza ragionarci troppo. IsaBella Swan si sente coinvolta da Edward; ma quest’ultimo dovrà fare i conti con la propria natura di vampiro. “Twilight: il Backstage del film” è davvero intrigante, perché svela particolari nascosti agli appassionati del film, e incuriosisce anche il lettore che non ha voluto vedere il film perché magari viziato da stupidi pregiudizi. A mio avviso il libro non è stato tradotto in maniera egregia. Certi passaggi risultano contorti e privi di una sintassi grammaticale. Comunque sia dopo la lettura del presente volume dubito fortemente che si potrà rimanere indifferenti alla storia descritta in Twilight.


Cristian Porcino

lunedì 23 marzo 2009

“11 Novembre 2007 –L’uccisone di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica” di Maurizio Martucci


L’11 novembre 2007 presso l’area di servizio Badia al Pino Est (Arezzo) si consuma l’assassinio del giovane ventiseienne Gabriele Sandri per un colpo esploso dalla pistola dell’agente di polizia Luigi Spaccarotella. La notizia della morte del giovane Sandri si diffonde in maniera distorta con l’intento di associare tale delitto al mondo del calcio. A questa incongruenza, come ad altre tenta di porre rimedio il libro scritto da Maurizio Martucci “11 Novembre 2007” per Sovera Editore. Il saggio in questione ricostruisce la vicenda che precede e succede l’uccisone di Gabriele Sandri. Martucci senza tralasciare nulla, assembla una descrizione dei fatti ineccepibile. Lo sgomento per la morte di un giovane uomo si fa più evidente, quando a ciò si assomma il silenzio delle istituzioni che consapevoli del coinvolgimento di un tutore dell’ordine tentarono di distogliere l’attenzione dei mass media da questo non indifferente particolare. Alla fine del libro Martucci intervista l’avvocato Cristiano Sandri nonché fratello della vittima. Dalle parole di Cristiano Sandri si apprende del dolore di una famiglia che ha perso un fratello e un figlio esemplare senza aver ricevuto fino a quel momento alcuna vera giustizia da parte degli organi preposti. L’agente Spaccarotella reo presunto di aver stroncato la vita di Gabriele Sandri non ha mai subito, prima di adesso, un procedimento disciplinare, ma è stato semplicemente trasferito in zone diverse da quelle dove era accaduto il fatto. Il libro pone anche degli interrogativi importanti, come ad esempio il perché non bisogna processare un uomo facente parte di un corpo armato come la polizia per paura di screditare l’intera rappresentanza. Proprio in questi giorni è iniziato il processo a carico dell’agente Spaccarotella per il reato di omicidio volontario, così come stabilito dal gup di Arezzo, Luciana Cicerchia. Pertanto consiglio la lettura di questo libro, primo perché non bisogna porre nel dimenticatoio la morte insensata di un ragazzo, e poi perché acquistando il libro si contribuirà alle attività della “Fondazione Gabriele Sandri”.


Cristian Porcino

Musica e filosofia, gli ingredienti del nuovo libro di Cristian Porcino


domenica 22 marzo 2009

“Nel segno di Kali” di Carlo Buldrini



“Nel segno di Kali – Cronache indiane” di Carlo Buldrini per Lindau Edizioni, è un libro molto interessante ed intrigante. Come scriveva il premio Nobel per l’economia Amartya Sen: “ La mia vecchia insegnante Joan Robinson diceva: «Qualunque cosa tu dica dell’India, è vero anche il contrario». Difatti la descrizione dei luoghi, dei personaggi e della cultura resa nel testo in questione da Buldrini, è lontana dai soliti stereotipi che circolano sull’India. Buldrini che ha vissuto in India per più di 30 anni, lavorando come giornalista e insegnante, ha avuto modo di approfondire gli aspetti più nascosti di questa terra, nonché alcuni fatti di cronaca di inaudita ferocia e violenza. Ad esempio l’autore ci dà notizia della situazione di molte donne indiane, che non solo non sono ben accette sin dalla nascita ma una volta sposate o in età da marito a causa della dote possono essere assassinate dai suoceri o dal futuro consorte proprio per una dote ritenuta non sufficiente. Naturalmente la polizia locale provvede ad archiviare l’indagine come suicidio. Andando avanti con la lettura scopriamo la vicenda della regina dei banditi una certa Phoolan Devi con alle spalle persino 66 mandati di arresto. Inoltre Buldrini indaga attraverso delle ricostruzioni avvincenti e a delle interviste da lui stesso realizzate, gli omicidi del Mahatma Gandhi, Indira Gandhi e suo figlio Rajiv. L’autore pur amando molto la terra indiana non le risparmia critiche; ad esempio quando analizza l’assurda suddivisione della popolazione in caste. Chi ha la sfortuna di nascere “intoccabile” sarà destinato a vivere una vita da reietto e miserabile. Qualora si provi ad inficiare questa retrivia e persistente suddivisione razzista che purtroppo non dispiaceva nemmeno a Gandhi, si rischia di morire in modo violento. Davvero molto toccante il capitolo in cui l’autore incontra per una intervista il filosofo Krishnamurti. Le sue risposte così come i suoi pensieri sono da considerarsi perle di saggezza. Proprio in questi giorni è apparso su diversi giornali la notizia che in India è stata boicottata l’idea di erigere una statua in onore del regista e attore Charlie Chaplin; soltanto perché alcuni fondamentalisti indù non vogliono l’effige di un uomo che fu di religione cristiana. In definitiva le “cronache indiane”di Buldrini, assumono di diritto un posto più che rilevante, per chi voglia studiare e comprendere realmente un paese affascinante e misterioso come l’India. Perché questa terra bellissima, ammantata di spiritualità e di forti richiami cosmogonici, trova il proprio punto focale nella dea Kali. Proprio la dea raffigurata nella copertina che come si legge nel testo: “è la manifestazione dell’Assoluto. L’Assoluto è la sola realtà. L’Assoluto è unico, identico nell’uomo e nel cosmo. Abbandonarsi a Kali significa la fine del proprio io, la fine di ogni dualismo”. Pertanto consiglio vivamente la lettura di questo libro perché accompagnerà il lettore verso la scoperta di una India inesplorata.

Cristian Porcino

giovedì 19 marzo 2009

“ Compagna Marilyn” di Mario La Ferla



Cosa accadde realmente la notte del 04 agosto 1962 nella villa di Brentwood a Los Angeles dove morì misteriosamente l’attrice Marilyn Monroe? Il suo fu veramente un suicidio come vollero farci credere oppure la Monroe fu assassinata affinché l’attrice non rivelasse alcuni segreti di Stato?
A questi e ad altri interrogativi tenta di dare una risposta il giornalista Mario La Ferla con la pubblicazione di un ottimo saggio dedicato alla star hollywoodiana e dal titolo” Compagna Marilyn per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri Edizioni.Il libro di La Ferla sin dalle prime pagine rapisce il lettore per l’esposizioni di tesi e di fatti che sono molto convincenti. L’autore sa come tener viva la storia fino alla fine; e nel testo esamina con una meticolosità estrema la vita di Norma Jean in arte Marilyn Monroe, attrice di cinema ammirata e amata nel mondo; ma invisa dai potenti che la corteggiavano e la desideravano. Famose sono le liaison d’amore della Monroe con soggetti come Frank Sinatara, il boss mafioso Sam Gincana, per non parlare della storia avuta con il presidente Kennedy e con il fratello Bobby. Attraverso “Compagna Marilyn” Mario La Ferla come un novello Virgilio ci guida nel girone infernale della Hollywood degli anni’50 e ’60; quando chi era sospettato di appartenere al partito comunista veniva inserito in una black list dall’ FBI diretta da Edgar Hoover. Anche Marilyn fu individuata come probabile spia comunista e qualcuno sentì la necessità di farla probabilmente fuori. Mario La Ferla giornalista dell’Espresso, ha dato vita ad un eccellente saggio, scritto con competenza e soprattutto ricco di dettagli e particolari che restituiscono un quadro generale della morte sospetta di una icona del cinema a stelle e strisce come fu Marilyn Monroe. Da leggere assolutamente.

Cristian Porcino

“L’Inferno di Elisabeth” di Allan Hall



Dove inizia il confine che separa l’umanità dalla brutalità? Come si può tenere segregata la propria figlia in uno scantinato per 24 anni, abusando sessualmente di lei? Ebbene nell’aprile del 2008 il mondo intero venne sconvolto dalla terribile storia del mostro di Amstetten (Austria): Josef Fritzl. Il giornalista Allan Hall racconta in uno splendido quanto sconvolgente volume l’intera storia e dal titolo “L’Inferno di Elisabeth” per Sperling & Kupfer Editore. Leggendo le pagine di questo libro si è pervasi da una repulsione, da un senso di disgusto che si intensifica quando si legge dell’agire di un padre – carnefice, che progetta uno scantinato per imprigionare la propria figlia e violentarla fino a soddisfare i propri impulsi animali. Per ventiquattro anni (sparì il 28 agosto 1984) Elisabeth visse senza sapere nulla del mondo circostante, trovando la sua ragion di vivere nei figli nati dal rapporto incestuoso intercorso con il padre. Una storia quella descritta da Allan Hall che nemmeno i fratelli Grimm o il marchese De Sade avrebbero mai immaginato di raccontare ai propri lettori. Joseph Fritzl, era un uomo e padre esemplare davanti alla comunità, ma mostro perverso nel privato. Traumatizzato dal nazismo vissuto da piccolo nella sua Austria, fu contagiato dall’aura negativa e sinistra del Reich, e di Hitler. Proprio seguendo e appassionandosi ai loro esperimenti progettò questo scantinato che avrebbe tenuta segregata la figlia, separata da ben otto porte semi-elettroniche con codici che soltanto lui poteva attivare e disattivare. Fritzl non era un pazzo, ma come è scritto nel libro: “ci vuole una mente di incalcolabile crudeltà per costruire una cosa simile, e questo andrà a detrimento della sua difesa basata sull’infermità mentale, perché è chiaro che tutto è stato fatto con premeditazione”. L’autore del libro conduce con ritmo avvincente il lettore dentro una delle storie più terrificanti che siano mai state commesse. Proprio quest’oggi la corte d’assise di Sankt Poelten (Austria) ha condannato Josef Fritzl all’ergastolo che sconterà in un ospedale psichiatrico.

Cristian Porcino

Marco Travaglio conquista il pubblico catanese con il suo “Promemoria”




(Catania) Mercoledì 18 marzo alle 21:15 il giornalista Marco Travaglio è andato in scena al teatro Metropolitan con il suo spettacolo sociale “Promemoria: 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà” e organizzato per l’occasione da Promo Music; la stessa compagnia che da qualche anno promuove per tutta la penisola spettacoli validissimi sotto ogni profilo e che hanno visto in scena intellettuali del calibro di Augias, Odifreddi, Moni Ovadia, ecc. Nell’arco di più di tre ore Marco Travaglio ha affrontato la degenerazione politica che ha afflitto e continua a flagellare questo paese partendo proprio da Tangentopoli. Il tutto intervallato da siparietti musicali originali e particolari, eseguiti dal vivo e a cura dei C-Project (Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi). Come dice in apertura Travaglio la prima Repubblica si conclude con lo scandalo di mani pulite e le stragi sanguinolente che hanno visto morire illustri martiri della giustizia. Travaglio inizia il suo monologo teatrale raccontando della corruzione del governo Craxi fino ad arrivare all’ascesa politica dell’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
“Bettino Craxi da morto rimane latitante non esule; forse un po’ più fermo di quando era in vita ma sempre latitante!” afferma Travaglio con la sua ironia pungente e sferzante. Ascoltando la dialettica impeccabile e persuasiva di Travaglio gli spettatori rimangono inchiodati alla poltrona pur maturando una consapevolezza mista a sdegno su quanto così limpidamente espresso dal giornalista torinese. Lo stesso in apertura si chiede perché mai sia stato rimosso dalla coscienza pubblica tutto ciò che di negativo ha segnato la prima Repubblica; forse perché nessuno ha più voglia di imparare quanto accaduto. Il pubblico presente in sala era composto da moltissimi giovani; i quali hanno assistito forse alla loro prima vera lezione di storia contemporanea. Si sa che all’università italiana nella disciplina che studia la contemporaneità certe tematiche non vanno menzionate, considerato che trova spazio fra queste cronache il baronaggio e vassallaggio dei professori universitari; si legga in tal senso il libro di Carlucci e Castaldo “Un paese di Baroni”. Durante lo spettacolo il giornalista televisivo più ammirato d’Italia prova a porre rimedio ad una piaga sociale quale è l’indifferenza. Travaglio durante il suo teatro-conferenza si pone il problema di come sia potuto accadere che una Repubblica iniziata nel migliore dei modi con personaggi politici di un certo spessore morale e culturale quali: Berlinguer, De Gasperi, Moro, Pertini siano poi stati rimpiazzati da certi colleghi con alle spalle curriculum pieni zeppi di condanne per associazioni mafiose e simili, cadute misteriosamente col tempo in prescrizione. In una democrazia occidentale quale è quella italiana può mai verificarsi che il suo primo ministro e l’intero suo governo continuino a costruirsi delle leggi volte non al bene pubblico ma a scansare i propri guai giudiziari? Fra leggi “ad personam” e “ad cadaveram”, il teatro dell’oscenità italiana e delle sue miserie messo in scena da Marco Travaglio pone un quesito importante:« Fino a quando gli italiani saranno disposti a sottacere all’impunità di chi li governa?». Ottima occasione per riflettere in tal senso è proprio assistere al suo spettacolo realtà. Diceva il compianto Enzo Biagi: “Il cavaliere, negli ultimi cinque anni, ha tentato di cambiare Costituzione all’Italia. E come tutti i grandi comunicatori, o meglio i grandi venditori, è riuscito a far breccia in mezzo Paese”. Grazie a Marco Travaglio il pubblico in sala ritrova il coraggio di riappropriarsi di una identità italiana vilipesa e scalfita proprio dalla classe politica esistente; sia di destra che di sinistra. Travaglio ritrae lo squallore politico in modo eccellente proprie perché non risparmia nessun schieramento; poiché come diceva Indro Montanelli:“I nostri uomini politici non fanno che chiederci un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l’atto di fede”. Travaglio ha esortato il pubblico presente in sala a risvegliarsi dal torpore morale in cui l’Italia sembra ormai essersi assuefatta, attraverso la lettura di opere come quelle di Saviano, Stella, Rizzo, etc. Sul finale tante risate in occasione della lettura, da parte di Travaglio, di alcune celebri gaff del premier Berlusconi: “Gli sbarchi dei clandestini si sono ridotti del 247 per cento”!; nonché applausi ripetuti e scroscianti per il paladino della corretta e giusta informazione quale è Marco Travaglio.




Dott. Cristian Porcino

sabato 14 marzo 2009

“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi



“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi edito da Maremmi Firenze Libri è uno dei pochi lavori in circolazione sul geniale regista americano davvero degno di nota. L’autrice nel presente saggio non si occupa solamente delle opere cinematografiche di Allen ma analizza attraverso accurate riflessioni il legame del regista con la città di New York; per far ciò si serve della storia di questa straordinaria metropoli. Personalmente ho vissuto per un certo periodo a New York e devo dire che mi sono riconosciuto nell’analisi sociologica realizzata dalla Boschi. Caratteristica importante del testo e della filmografia alleniana è il legame che il regista ha con “la grande mela”. New York e l’isola di Manhattan diventano non solo degli scenari naturali in cui far muovere i personaggi principali delle storie raccontate da Allen; ma protagonisti assoluti della visione introspettiva che ha reso unici i suoi film. Assistere alla visione di un film di Woody Allen può assumere diversi significati; ad esempio capire la lunga storia d’amore che lo lega a New York, se pur con le sue mille sfaccettature. Allen inserisce spessissimo nei suoi racconti alcune tipiche nevrosi dei suoi abitanti. Lo stesso personaggio che di solito lui interpreta è quasi sempre un intellettuale di fama, ma complessato, nevrotico, ipocondriaco. Questo grande amore per New York, nasce e si sviluppa durante l’infanzia del regista che ha abitato e vissuto a Brooklyn per gran parte della sua adolescenza, sognando e guardando Manhattan come l’apice di perfezione assoluta. Allan Stewart Königsberg, vero nome di Woody Allen, avvertiva di vivere in un ambito socio familiare non all’altezza, forse delle proprie aspettative. La Boschi riesce a cogliere delle sfumature che soltanto chi ha vissuto a New York può intendere fino in fondo. Allen newyorkese doc, non cerca di trasportare sulla pellicola la città così come è nella sua concretezza; ma bensì come la vede lui stesso. La New York dei suoi primi film non è di certo una città reale ma come scrive la stessa Boschi: “l’intento di Woody Allen nel mostrare una città finta, non era quello di documentare una situazione privilegiata rispetto ad altri luoghi, ma era il frutto di una visione fanciullesca e utopica di un ideale di città”. Col tempo Woody Allen, iniziò a descrivere New York in maniera leggermente diversa. In “Harry a Pezzi” ciò si avverte maggiormente, così come in “Celebrity” o in “Criminali da strapazzo”. Fortunatamente il genio di Woody Allen è riuscito con gli anni a ricostruire sullo schermo una sorta di cronistoria della metropoli americana. I suoi film ricordano per certi aspetti il lavoro intrapreso dal pittore impressionista Claude Monet, che volle dipingere la facciata della cattedrale di Rouen in anni e momenti diversi per sottolineare che benché il soggetto ritratto sia sempre lo stesso, ciò che gli ruota intorno subisce delle modifiche inimmaginabili; celebre la frase scritta dall’artista: “Tutto cambia, persino le pietre”. Nel caso di Woody Allen non abbiamo la cattedrale di Rouen ma New York, da lui dipinta in moltissimi capolavori cinematografici. Si può dedurre quanto detto dall’incipit del film “Manhattan”: “…Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea……New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”. Effettivamente buona parte dei suoi film sono stati ambientati lì , anche se durante il secondo mandato dell’era Bush, sia per motivi politici, sia perché le location newyorkesi costavano molto, Allen ha girato i suoi ultimi film in Europa più precisamente a Londra (“Match Point”, “Scoop” e “Cassandra's Dream”) e l’ultimo “Vicky, Cristina, Barcellona” in Spagna. Dopo l’elezione presidenziale di Barack Obama Woody Allen si è deciso a tornare a girare nella sua amata città feticcio, e proprio quest’anno uscirà nelle sale cinematografiche il film “Whatever Works”. In definitiva il libro di Ursula Boschi merita di essere acquistato e letto perché è un lavoro ben scritto e soprattutto ben documentato. Il libro è consigliato non solo agli ammiratori di Woody Allen ma a chi vuol saperne di più sulla storia di New York City.

Cristian Porcino

venerdì 13 marzo 2009

Marcello Lippi “Il gioco delle idee”



Marcello Lippi, allenatore di fama mondiale grazie ai successi ottenuti prima con la Juventus e poi con la nazionale dove ha guidato l’Italia alla vittoria dei mondiali di Germania 2006, ha deciso di raccogliere in un libro le proprie impressioni e idee riguardo “la filosofia del lavoro” che si cela dietro il calcio e non solo.“Il gioco delle idee – pensieri e passioni a bordo campo” per Editrice San Raffaele, è scritto con un linguaggio impeccabile. Lippi è molto attento e accurato anche nell’uso della terminologia e questo ci fa intravedere persino la meticolosità con cui allena i suoi giocatori. In questo saggio l’autore ci spiega come si gestisce una squadra intesa come un gruppo unitario, una sorta di “famiglia allargata” in cui ogni giocatore è funzionale all’altro. Poi Marcello Lippi racconta come si ottiene e si professa l’autorevolezza dell’allenatore senza farla scadere in un diktat di scarso valore morale e professionale. Altro aspetto interessante del testo è la differenza che Lippi fa tra “campioni” e “fuoriclasse”. I primi sono dei portenti calcistici ma votati ad inseguire per lo più battaglie solo personali; mentre i secondi sono determinanti in una squadra poiché rappresentano elementi di coesione fuori e dentro il campo. “Il gioco delle idee” è un libro atipico, poiché tratteggia una “filosofia del calcio” senza scendere mai nella sterile discussione di regole e regolette tecniche. Libro utile agli sportivi e non.

Cristian Porcino

giovedì 12 marzo 2009

“La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo



“La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo per le edizioni Delosbooks, permette all’aspirante scrittore di destreggiarsi facilmente, attraverso la consultazione dell’elenco alfabetico di 300 case editrici interessate alla produzione di autori italiani. Basterà scorrere l’indice per andare a visionare quale genere pubblica quell’editore piuttosto che quell’altro. Ma il volume di Pappalardo contiene anche importanti risposte su cosa richieda un editore all’autore per la pubblicazione dell’opera; ad esempio: acquisto copie o partecipazione alle spese di stampa? Come dice infatti lo stesso Leonardo Pappalardo nella sua introduzione: “Come potrete constatare osservando le schede di tutti gli editori, sono davvero poche le case editrici che hanno dichiarato di non richiedere nessun tipo di contributo da parte degli autori”. Queste parole così come l’intero volume mi consentono di fare alcune considerazioni sull’editoria italiana.
Nonostante un buon critico letterario si impegni nel promuovere le opere di autori emergenti, pubblicate dalle piccole e medie case editrici; la realtà massmediale annulla ogni sforzo intrapreso.
La stragrande maggioranza degli italiani, che non sono di certo un pubblico di lettori, leggicchia ciò che gli viene propinato dalla tv e dai giornali. Basta prestare attenzione a cosa leggono le persone nelle metrò, negli autobus, ecc, per notare che non hanno fra le mani un libro di qualche autore emergente. Si tende a dare totale credibilità soltanto ai soliti nomi che da anni non producono più opere degne del loro nome; ma vivono semplicemente di rendita. Se si vuole leggere qualcosa di veramente interessante, non lo si dovrà ricercare nell’editoria stranota ma bensì in quella alternativa.
La cosa che uccide la cultura di questo paese è lo scarso interesse mostrato dallo Stato verso il mondo dei libri. Così accade che giovani e promettenti scrittori dopo aver realizzato un buon libro, proveranno ad inviare i loro manoscritti a quegli editori che contano. Ebbene potranno ritenersi fortunati se riceveranno una lettera di risposta, in pratica un prestampato con le solite frasi: “la ringraziamo per averci sottoposto il suo manoscritto, ma il suo lavoro non rientra nella nostra linea editoriale”. Così il giovane autore scoraggiato, dovrà necessariamente ricorrere all’editoria a pagamento; che puntualmente, pubblicherà la qualunque cosa, sotto lauto compenso. Ma zitti, non ditelo a questi benefattori, pardon editori, perché vi diranno che selezionano accuratamente il materiale da pubblicare.
L’editoria a pagamento è un cancro che uccide la cultura e la genialità di chi scrive. E poi non è così edificante ammettere di aver dato dei soldi a un tizio, ossia ad un editore, per vedere concretizzata la tua opera in un vero libro. Chi è un vero editore, è pronto a scommettere per il suo cavallo vincente, senza chiedere alcun contributo in cambio. Naturalmente sono in pochi a farlo e molti autori vengono a contatto con realtà non piacevoli. Ci sono grandi editori che vogliono sapere soltanto il titolo, e certe volte senza aver richiesto l’invio di una sinossi, si assiste alla bocciatura dell’idea proposta. In base a quale criterio si fa ciò? Semplice non si possiede la raccomandazione giusta per poter essere ammessi alla corte dei privilegiati. L’importante è pubblicare i soliti volti noti della tv, che considerata la professione che svolgono – di certo non quella di scrittori – potranno sponsorizzare liberamente la propria opera (siamo sicuri che sia realmente la loro?!). Per non parlare di tutti quei giornalisti che sfornano diversi libri all’anno solo e soltanto perché appartengono ad una “casta giornalistica” ben precisa.
Altra cosa che mi fa davvero innervosire è l’inettitudine di certi librai. Il loro compito non è solo quello di avere quel dato libro per poi tenerlo in magazzino ad ammuffire; ma promuovere i meno conosciuti, mettendoli in vetrina accanto a quelli più noti. Questo è fortunatamente capitato a me con i miei libri. Quale senso ha esporre i soliti autori che hanno la fama a precederli a prescindere dalla valenza artistica dell’opera pubblicata? Questi “lord” della letteratura hanno già un pubblico che li acquisterà in automatico. Quindi se le cose in Italia continuano ad andare male nel settore editoriale è proprio perché gli addetti ai lavori non svolgono quasi mai il loro compito. Inclusi alcuni critici letterari che si ostinano a voler recensire soltanto i libri pubblicati dai vari: Mondadori, Rizzoli, Einaudi, etc. Questo perché alcuni di loro bramano un giorno di pubblicare con le potenti major editoriali i propri lavori e quindi cercano di ingraziarsi gli editori attraverso la piaggeria. Pertanto “La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo è un valido contributo per non cadere nelle mille e insidiose trappole dell’editoria italiana.
Cristian Porcino

martedì 10 marzo 2009

“Una guida per la famiglia alle Cronache di Narnia” di Christin Ditchfield



“Una guida per la famiglia alle Cronache di Narnia” di Christin Ditchfield per Alfa & Omega Edizioni, ha lo scopo di guidare il lettore all’interno dei rimandi biblici di cui è intessuta la storia creata da Clive Staples Lewis. Quest’ultimo diede vita ad un classico letterario per l’infanzia che è appunto “Le cronache di Narnia” e composto dai rispettivi libri (Il leone, la strega e l’armadio, Il principe Caspian, Il viaggio del veliero, La sedia d’argento, Il cavallo e il ragazzo, Il nipote del mago, L’ultima battaglia). L’autrice del presente volume come prima cosa si rivolge non ad un gruppo eterogeneo di persone ma soprattutto verso coloro che hanno letto i 7 libri che compongono la saga. Secondariamente non è un libro rivolto a tutti, poiché è chiaro l’intento della scrittrice, ossia quello di far accostare maggiormente al cristianesimo i lettori che dovrebbero essere in teoria già credenti. Ora il libro della Ditchfield è lodevole per quanto riguarda l’accurata conoscenza dimostrata sia della Bibbia, che della storia raccontata da Lewis; anche se però a tratti sembra forzato l’accostamento e il parallelismo di certi passi biblici ed evangelici. E’ chiaro che Lewis ateo per gran parte della sua vita, scrisse “Le cronache di Narnia” per celebrare la fede ritrovata nel cristianesimo. Ed è altrettanto evidente che C.S. Lewis conosceva attentamente le scritture. Quindi non si fatica a credere che l’Aslan di Narnia non sia altro che il Gesù dei cristiani. Però non è possibile riscontrare nella saga lewisiana soltanto una riproduzione minuziosa e minimalista, della mitologia biblica. Così affermando si mortifica la potenza immaginifica che ha guidato Lewis durante la stesura del suo capolavoro. Proprio perché Lewis aveva avuto dei trascorsi da miscredente è impensabile che abbia voluto scrivere una storia rivolta esclusivamente ai cristiani di tutto il mondo. Sarebbe riduttivo ragionare in tal modo. La Ditchfield conosce, come già accennato, alla perfezione le cosiddette “sacre scritture”, ma ciò non basta per dimostrare e spiegare tutta la vicenda che vive e si sviluppa in Narnia. La sua passione e il suo coinvolgimento emotivo nonché il suo anelito religioso la spingono forse, verso una forma di intransigenza nei confronti dei non credenti; o per dirla con le parole di Narnia, verso coloro che abitano “la terra delle ombre”. Questo purtroppo è il limite dell’opera; poiché la sua autrice nell’interpretare l’escatologia narniana ipotizza che Lewis immagini un destino finale diverso per quegli individui non appartenenti alla religione cristiana. Ciò sarebbe il culmine del fanatismo e dell’integralismo di Lewis. A tratti la Ditchfield ricalca le posizioni oltranziste e poco condivisibili adottate già dalla chiesa cattolica nella dichiarazione “Dominus Jesus” del 2000. Non bisogna dimenticare che lo stesso Lewis fu accusato da molti suoi colleghi scrittori di aver utilizzato una fiaba per plagiare e in un certo qual modo fare proselitismo fra i bambini. Infine per quanto sia un libro davvero utile sotto certi aspetti; ho notato che se il punto di partenza è necessariamente il considerare la Bibbia come un contenitore di fatti realmente accaduti e quindi non allegorici, mi è davvero difficile poter immaginare di condividere non soltanto gli intenti dell’autrice stessa, ma di conciliare le nostre posizioni differenti. Se io reputo le figure mitologiche di Adamo ed Eva personaggi storici, e di conseguenza appartenenti al nostro vero passato; non posso poi scandalizzarmi se un bambino finisca con il credere che gli umani discendano dal leone Aslan. Questa cosa per altro non turbò nemmeno Lewis. In definitiva “Una guida per la famiglia alle Cronache di Narnia” di Christin Ditchfield è un libro utile e appassionate, riservato alle famiglie di cristiani credenti; affinché possano meditare e ragionare attraverso le bellissime creature fantastiche che popolano il mondo di Narnia.


Dott. Cristian Porcino

domenica 8 marzo 2009

“La via Lattea” di Piergiorgio Odifreddi e Sergio Valzania

Il matematico Piergiorgio Odifreddi e l’esperto di comunicazione Sergio Valzania hanno racchiuso nel libro “La via Lattea” (Longanesi Editore), l’esperienza vissuta sul cammino di Santiago iniziata il 24 aprile e conclusasi il 26 maggio 2008. Il libro prende spunto dal film di Bunuel del 1969 che si chiamava proprio “La via Lattea” e che raccontava di due uomini intenti a conversare sull’esistenza di Dio e della religione durante il cammino di Santiago de Compostela.
Il libro è molto affascinate, anche se in verità il potenziale lettore, sa già come andrà a finire; poiché è pressoché impossibile assistere, per fortuna, ad una conversione dell’ateo Odifreddi, o ad una sconfessione del credente Valzania. Leggere questo libro è come percorrere il cammino di Santiago insieme ai sue autori; giacché la loro capacità di coinvolgere il lettore in un’avventura che li vede protagonisti è l’elemento di forza di questo libro. Tappa dopo tappa, giorno dopo giorno non solo riusciamo ad avere un quadro meteorologico preciso, ma riusciamo a compenetrare parte dei problemi che assillano la nostra esistenza. Odifreddi grazie ai ragionamenti logici e alle dissertazioni filosofico - teologiche sulla natura di dio, evidenzia di possedere una spiritualità non indifferente. Infatti il Dalai Lama sostiene che una cosa è la religiosità e ben altra cosa è l’essere spirituali. La prima, ossia la religiosità è caratteristica dei credenti, mentre la spiritualità è una qualità innata negli uomini dotati di spirito critico. Dietro l’aria pragmatica e impenitente nonché impertinente del matematico, Odifreddi nasconde un animo curioso, che sconfina dalle certezze della scienza, per provar a spiegare le infondatezze mitologiche delle religioni esistenti. A tenergli testa vi è lo scrittore Sergio Valzania, cattolico credente, ma uomo dotato di una profondità culturale e religiosa che arricchisce di gran lunga non solo le conversazioni ma l’intero percorso tracciato nel testo. Assenza che un po’ si fa sentire quando gli subentra in una parte del libro – e del viaggio- lo storico Franco Cardini, che purtroppo appesantisce un po’ l’incedere del racconto con una serie di nozioni storiografiche sui monumenti e città. Questo a testimonianza che un pellegrinaggio se pur atipico, non vive solo e soltanto di date e riferimenti cronologici proiettati nella storia; ma si dipana nell’animo di chi lo legge soprattutto grazie alle varianti espressive ed emotive che riescono a descrivere gli autori. Il testo vive della quotidiana esperienza esperita sul campo da chi ha scelto di vivere il cammino del santo di Compostela. Fortunatamente Valzania ritorna nella seconda metà del libro per portare a termine un viaggio non solamente fisico ma anche letterario di grande interesse. Grazie a Piergiorgio Odifreddi e Sergio Valzania si partirà per uno dei pellegrinaggi più interessanti che siano mai stati compiuti da un lettore seduto in poltrona. Ottimo.

Cristian Porcino


venerdì 6 marzo 2009

Eric Noffke “Il Vangelo di Giuda – La verità storica tra scoop e pregiudizi”


Nel 2006 fu annunciata la clamorosa scoperta e pubblicazione del “Vangelo di Giuda”, ossia un resoconto sulle parole di Gesù rivelate a quel Giuda Iscariota che i sinottici ci indicano come il traditore per antonomasia. Ebbene “Il vangelo di Giuda – La verità storica tra scoop e pregiudizi” di Eric Noffke per Claudiana Edizioni, è un compendio a questo ritrovato “vangelo”. Grazie a questo breve saggio veniamo introdotti con dovuta cautela, prima nel contesto storico del ritrovamento che risale non a tre anni or sono ma al 1983 e nominato “codice Tchacos”; e successivamente veniamo edotti sul percorso storiografico fino ad oggi pervenutoci, su quel Giuda che la tradizione ha da sempre individuato come l’artefice della consegna del messia cristiano alle autorità religiose e politiche del tempo. Noffke descrive anche l’ambito storico e teologico in cui nacque e si sviluppò questo vangelo, chiarificazione molto utile che aiuterà il lettore a comprendere alcuni brani estratti e commentati dal “vangelo di Giuda”. Giuda attraverso questo testo subisce una rivalutazione positiva, poiché il traditore diventa protagonista dell’adempimento salvifico di Gesù. Stando a quanto scritto nel testo gnostico del II secolo, Cristo ritenendo l’Iscariota il discepolo più idoneo a comprendere il suo messaggio di salvezza lo incaricò di farsi portatore di questa gravosa colpa che lo avrebbe reso davanti agli occhi degli apostoli uno stolto, un maledetto per generazioni, ma alla fine sarebbe asceso alla nube luminosa. Eric Noffke, pastore valdese a Roma, si occupa attraverso le sue pubblicazioni del cristianesimo delle origini. Un saggio utile per credenti, atei, agnostici e per semplici curiosi di notizie sensazionalistiche su Gesù e la sua missione.


Dott. Cristian Porcino

“I Sogni di mio padre” di Barack Obama


Il 20 gennaio il 44 ° presidente degli stati uniti d’America Barack Obama si è insediato alla Casa Bianca. Per capire e comprendere meglio il pensiero e la vita di Obama bisognerebbe leggere la biografia che egli stesso ha scritto e dal titolo “I Sogni di mio padre – Un racconto sulla razza e l’eredità” per Nutrimenti edizioni e tradotto da Cristina Cavalli e Gianni Nicola.
Nella mia vita ho letto poche biografie coinvolgenti come questa. Ma l’autentica novità risiede nell’assoluta onestà intellettuale che ha spinto il suo autore a ripercorrere a ritroso le tappe più importanti e dolorose della sua vita. Obama scrive con passione, senza edulcorare fatti che per altro riescono a colpire in maniera significativa il potenziale lettore. Barack Obama prova a spiegarci cosa significa essere una sorta di “eroe dei due mondi”, ovvero un afroamericano per metà nero e per metà bianco; poiché la madre era una ragazza bianca americana ed il padre un africano del Kenya. Inoltre egli ci fa capire cosa significa condividere la spinta ideologica che muove la società occidentale cercando di conciliarla con la storia del popolo keniota e dell’Africa in generale. In questa biografia l’autore descrive la propria infanzia trascorsa fra i nonni materni nelle isole Hawaii e nell’Indonesia vicino a Lolo, marito della madre. Veniamo a conoscenza delle sue prime domande sul significato di razza e di razzismo. Le inquietudini del giovane Barry che affermerà:“ ci offendevamo quando un tassista non si fermava o quando la signora stringeva la borsetta nell’ascensore non perché ci disturbasse il pensiero che in passato la gente di colore avesse subito questi affronti ogni singolo giorno della propria vita, ma perché, pur indossando un vestito Brooks Brothers e parlando un inglese impeccabile, potevamo essere presi per negri qualunque. Non lo sai chi sono? Sono un individuo!”. Nelle sue parole si odono gli echi di un individuo appunto, che ha fatto propri i sogni di cambiamento di personaggi come Lincoln, Martin Luther King, ecc. Attraverso le pagine di questo libro Obama narra gli anni trascorsi al college, della sua professione di coordinatore a favore dei più poveri e disagiati di Chicago, che in breve tempo gli faranno inseguire una carriera politica in continua ascesa, ecc, ecc. Il libro si conclude con l’incontro, tanto atteso, con i nonni e i parenti paterni in Kenya. “I sogni di mio padre” è un libro molto bello, scritto con consapevolezza e spirito critico, soprattutto molto prima di gettarsi in politica. Queste pagine racchiudono in nuce gli ideali che lo hanno accompagnato durante la sua vita e che il popolo americano ha molto apprezzato fin tanto da eleggerlo come il primo presidente afroamericano nella storia degli U.S.A.
Congratulazioni Mr. President.


Dott. Cristian Porcino

Niente foto nei luoghi sacri! Meglio comprarle nei negozzi di souvenir?


Il turismo religioso nasconde spesso delle inaspettate sorprese. Il più delle volte siamo portati ad immaginare, che recandoci nei luoghi cosiddetti “sacri” si possa visitare realmente un luogo geofisico in cui le ciniche leggi dell’uomo possano essere ampiamente annullate; ma con enorme sorpresa si scopre non esser propriamente così. Quest’estate dopo essere stato nella cittadina di Nevers in Francia ove è esposto il corpo di Bernadette, ovvero la ragazzina che vide presso la grotta di Massabielle in Lourdes la Madonna; mi è capitato un fatto alquanto strano. Il corpo della santa cattolica è custodito in una bara di vetro per permettere ai visitatori di vederlo. Ebbene non mi è stato consentito di scattare una foto con la mia macchina digitale che per altro avrei effettuato senza flash. La cosa però non è stata fatta per rispettare la nomea di un luogo santo ma affinché si potesse incrementare il fatturato del negozietto dirimpetto alla chiesa dove si vendono souvenir della santa, di Lourdes, dei papi: da Wojtyla a Ratzinger. Difatti appena entrati nel negozio si notano in bella mostra le foto del corpo di Bernadette in tutte le angolazioni possibili. Ora se il divieto di foto è stato imposto per non turbare il sonno eterno della Soubirous perché si vendono quelle foto scattate per altro da una macchina fotografica con lo scopo di ricavarci sopra diversi denari? Così la cosa risulta paradossale; il tutto con l’avallo delle autorità religiose locali nonché del Vaticano. In tal modo la povera Bernadette è stata ampiamente oltraggiata poiché anche in vita il di lei fratello commerciava santini con la sua effige e più di una volta lei fu costretta a richiamare tale mercificazione della sua immagine. Cosa direbbe oggi vedendo che ai semplici pellegrini viene imposto di non fotografare il suo corpo ma ne viene consentito invece l’acquisto impresso in cartoline e oggettini vari? Si parte da cartoline semplici del costo di € 0,50 a quelle più complesse con l’aggiunta di scritte in tutte le lingue che raggiungono fino i € 3, 00. Questo purtroppo accade non solo a Nevers, ma a Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo (Padre Pio), Roma, ecc. Però in Vaticano i gadget o souvenir possono essere acquistati soltanto fuori da San Pietro, nelle zone limitrofe e non all’interno. Non dico infatti che non bisogna vendere dei santini per i fedeli (le leggi del mercato sono purtroppo onnipresenti) ma se ciò deve essere proprio fatto, che avvenga fuori dai luoghi “sacri”. Altrimenti ogni proibizione imposta agli altri diventa coercitiva e ridicola!

giovedì 5 marzo 2009

Il tempo Stinge: intervista a Emiliano Sabadello


Emiliano Sabadello, romano, classe '74, laureato in filosofia vive nella campagna romana e lavora come esperto multimediale. “Il tempo Stinge” (Il Rovescio Editore) è il suo terzo libro pubblicato. In questo saggio, l’autore ci racconta di una Italia poco invidiata dagli altri paesi europei a causa di certe strategie politiche, adottate negli anni dai nostri vari governi.


1) Cosa l’ ha spinta a scrivere una riflessione ad ampio spettro sull’umanità odierna con le proprie contraddizioni e chimere?

“Appunto l’umanità odierna con le proprie contraddizioni e chimere. Il tempo stinge è un libro nato e cresciuto a margine, quasi ignorato per alcuni mesi e schiacciato sotto le pagine del mio primo romanzo, fino a quando non ha trovato la sua unitarietà, sorprendendomi non poco. Il tempo stinge nasce da un anno di osservazione”.

2) Nel suo libro Lei descrive una realtà italiana prossima alla catastrofe. Non risparmia nessuno nella sua analisi; soprattutto quando parla della corruzione morale di certi politici (con tanto di nome, cognome e soprannome). C’è ancora speranza per questo paese?

“Un pensatore oggi innominabile diceva che bisognava criticare più i nostri compagni di strada che gli avversari e io ho eseguito alla lettera questo suo consiglio. L’unica differenza è che i politici presenti nel libro sono miei compagni di strada soltanto nominalmente. Da questo punto di vista non c’è più molta speranza.”

3) La cultura così come è comunemente intesa può ancora oggi salvare una Italia sempre più allo sfascio; o “il tempo stinge” davvero?

“Se parliamo di cultura in senso ampio e gramsciano la mia risposta non può che essere positiva. Ma oggi è difficile pensare e parlare di una cultura in questo senso, una cultura curiosa e condivisa, che venga dal basso e che cerchi di instillare questa curiosità nello spirito umano. Ma, secondo me, non possiamo che tentare, come “barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato” (Fitzgerald).”


intervista a cura del dott. Cristian Porcino

"Io e Oscar Wilde" di Lord Alfred Douglas


Su Oscar Wilde ovvero su uno degli scrittori più geniali e più importanti della storia letteraria si è scritto è letto di tutto. Soprattutto si è molto scritto sulla tormentata “amicizia” con Lord Alfred Douglas chiamato affettuosamente da Wilde, Bosie ed esponente principale del circolo dei poeti uraniani. Per diretta ammissione di Oscar Wilde l’avere incontrato Douglas segnò l’inizio di una sciagurata disgrazia. Dichiarazioni che sono raccolte nel De Profundis di Wilde scritto durante i due anni ignobili di lavori forzati nel carcere inglese a cui fu condannato per reati di sodomia. Per anni abbiamo letto la versione dei fatti fornitaci da Wilde nel De Profundis, indignandoci dell’ingratitudine del giovane Bosie nei suoi confronti. Adesso dopo molto tempo grazie all’opera pubblicata dalle Edizioni Libreria Croce è possibile ricostruire parte di quegli eventi grazie alla descrizione che ne fece nel 1914 lo stesso Lord Alfred Douglas nel libro “Io e Oscar Wilde”. Questo libro colma un vuoto non indifferente poiché a Douglas non era mai stata data possibilità di replica ai fatti narrati da Wilde. Il libro in questione è corredato sul finale di molte lettere che lo stesso Douglas scrisse a Wilde, nonché di un ottima scheda biografica e bibliografica sull’autore del testo. Ė evidente che la versione di lord Douglas ci appare viziata da livore e acredine nei confronti di Wilde; il quale nel già citato De Profundis individuò nel giovane aristocratico causa dei suoi mali. Il libro è ricco di curiosità sulla vita dello scrittore de Il Ritratto di Dorian Grey. Specialmente quando in alcuni passi il lord inglese afferma che l’estro di Wilde è stato ampiamente sopravvalutato dalla critica e dal pubblico. Di sicuro lord Douglas scrisse questo libro per fugare ogni sospetto sulla propria omosessualità. In certe pagine si nota la critica perbenista che Douglas solleva nei confronti dei “viziosi” e quindi dello stesso Wilde. Così scrivendo Douglas ha prodotto un effetto inverso da quello desiderato.
Bosie attraverso queste pagine del libro curate e tradotte per l’occasione da Paolo Orlandelli, rivela al mondo una grande fragilità emotiva e personale nascosta dietro una spavalderia aristocratica di facciata. Oscar non fece mai mistero del suo trasporto sentimentale per Douglas; quest’ultimo invece nel libro citato ritratta tutto e anzi taccia Wilde di avere avuto una coscienza sporca. Dietro queste apparenti recriminazioni sul legame intercorso fra i due si nota l’attaccamento del giovane Bosie ad una figura così ingombrante ma così fondamentale quale fu quella di Oscar Wilde; tant’è che per tutta la vita lotterà strenuamente contro una società che lo riterrà il colpevole principale della fine artistica del drammaturgo irlandese. In definitiva questo è un libro consigliato non solo a chi ama l’opera di Wilde ma anche chi è appassionato di gossip letterario.


Dott. Cristian Porcino

martedì 3 marzo 2009

“Scialla” il nuovo cd dei ragazzi di Amici 2009



Da qualche mese staziona ai vertici della classifica dei cd più venduti in Italia “Scialla”, ovvero il disco dei ragazzi di Amici di Maria De Filippi. Il cd è composto da 17 brani inediti, scritti da autorevoli firme, inclusa Irene Grandi. Il disco si apre con “State your case” cantata da Martina Stavolo, giovane voce che promette molto bene sia per quanto concerne l’interpretazione che per la capacità dimostrata nell’ immedesimarsi con disinvoltura nelle canzoni (vedesi a tal proposito “Delirio” e “Due cose importanti”).
Continuando nell’ascolto ci imbattiamo nella voce nonché nella composizione del giovane cantautore Luca Napolitano con la sua “Vai”. Luca si cimenta anche in un pezzo in lingua inglese “I Confess” dando prova del suo talento vocale e interpretativo. Napolitano e Mario Nunziante sono gli unici cantautori presenti sia nell’attuale edizione di “Amici” che nel disco. Nunziante con la sua “Domenica” ci regala dei brividi inattesi. La melodia e il testo racchiudono un distillato di dolcezza e passione, che coinvolge l’ascoltatore, riportandolo con la memoria a cantautori del calibro di Nino Buonocore, Eduardo De Crescenzo. “Domenica” è una canzone davvero emozionante. Bisogna però annotare che su tutti i cantanti, spicca il talento indiscusso di due delle voci più belle di questi ultimi anni, e mi riferisco ai cantanti: Alessandra Amoroso e Valerio Scanu; entrambi, potenziali vincitori del programma. “Find a way”, “Immobile”, “Stella Incantevole” cantate da Alessandra catturano l’ascoltatore per la bravura e l’intensità con cui vengono eseguiti . Il timbro dell’Amoroso è unico e travolgente. Alessandra potrebbe cantare anche l’elenco telefonico, e sarebbe un successo assicurato. “Can’t stop” e “Domani” sono invece i brani incisi dal cantante sardo Valerio Scanu. La sua voce è un concentrato di perfezione lirica e di agilità vocale che pochi cantanti possiedono in italia. Il cd contiene anche tre pezzi cantati da Silvia Olari, uscita prematuramente dal programma per volere della commissione e non del pubblico votante. “Raccontami di te” e “Tutto il tempo che vorrai” sono, a parer mio, dei pezzi molto orecchiabili, ma non eccellenti, ad eccezione di “Wise girl” musicalmente intrigante. In “Scialla” sono presenti oltre Pamela Scarponi con “Vivere a mezz’aria” anche Daniele Smeraldi con “Negli ambienti vicino al cuore”. La canzone di Smeraldi è davvero significativa, così come la sua interpretazione; una vera chicca discografica . Chiude il cd, Jennifer Milan con “Beside me”. Quest’ultima entrata troppo tardi nel programma è stata tra le prime a lasciare la fase serale di "Amici". A margine è lecito fare una precisazione; più di dieci anni fa, si aspettava il festival di Sanremo per ascoltare i nuovi talenti musicali, ma oggi il festival è diventato soltanto una passerella televisiva, impeccabile sotto il profilo dell’intrattenimento, ma leggermente scarso se guardiamo alle canzoni presentate sul palco dell’Ariston nell’ultimo decennio. Adesso sia le case discografiche che gli acquirenti di musica attendono con trepidazione l’inizio della trasmissione di “Amici”. Questo grazie all’intelligenza e all’acume di Maria De Filippi che ha avuto l’onore di ideare questo talent show (unico nel suo genere). Polemiche a parte, “Amici” sforna annualmente dalla propria “scuola catodica” diversi talenti che in un futuro non troppo lontano faranno parte integrante della musica italiana, come ad esempio Marco Carta, Karima Anmar, Antonino Spadaccino. Unica pecca del disco è il titolo. Benché si riprenda un modo di dire ironico e romanesco, utilizzato dai concorrenti del programma, si corre il rischio di mortificare l’intero lavoro, a causa di un titolo non consono di certo ai pezzi notevoli contenuti al suo interno.

Dott. Cristian Porcino

Articolo pubblicato sul mensile "Misterbianco incomune": presentazione del libro "I Cantautori e la filosofia da Battiato a Zero"




lunedì 2 marzo 2009

Articolo pubblicato sul mensile "La Voce" e relativo alla presentazione dell'opera: " I Cantautori e la filosofia da Battiato a Zero"


“L’Incantesimo Harry Potter”: intervista a Marina Lenti


“L’Incantesimo Harry Potter” di Marina Lenti (DelosBook) è un saggio affascinante sul mondo del maghetto occhialuto, scritto con grande maestria e soprattutto coinvolgente sino alla fine. L’autrice è una delle maggiori esperte italiane del personaggio partorito dalla fervida immaginazione della scrittrice J.K. Rowling. Il testo affronta attraverso 17 capitoli la nascita di Harry Potter, e di conseguenza la storia scritta in ognuno dei suoi 7 libri che compongono la saga potteriana.
La Lenti spinta da un ottimo piglio critico passa in rassegna anche le storture dovute ad errate traduzioni in italiano di nomi o termini che la Rowling aveva creato per dare un senso al costrutto narrativo della fiaba di Harry Potter. Pensiamo al cognome del preside di Hogwarts Albus Dumbledore diventato invece in italiano Silente, o a quello della Professoressa McGonagall divenuta McGranitt, ecc. La scrittrice milanese Marina Lenti, illustrerà nel corso di questa interessante intervista che ha rilasciato, l’universo magico e incantato creato dalla Rowling, per la gioia di tutti i “babbani”, e non solo!


1. Il suo saggio è pervaso da un’autentica passione per la letteratura ed in special modo per quella fiabesca. In “L’Incantesimo Harry Potter” Lei dimostra una conoscenza non indifferente della genealogia psicologica dell’eroe fantastico. Quando è nata la sua passione per la fiaba e di conseguenza per il mondo potteriano?

«Le fiabe mi hanno sempre appassionata fin da piccola, come succede alla maggior parte dei bambini. Nell’adolescenza, un’impostazione scolastica umanistica mi ha insegnato ad approfondire tutti gli argomenti di mio interesse con un taglio piuttosto esegetico, e così ho scoperto che anche le fiabe potevano essere rilette e che era possibile scoprirne nuovi significati se le si osserva da differenti angolazioni. Così ho iniziato a leggere libri che le studiavano dal punto di vista semiotico, antropologico e psicanalitico. Una parte di questo bagaglio è tornata poi molto utile durante la redazione del saggio su Harry Potter, la cui storia considero una fiaba a tutti gli effetti, perché di essa ha tutte le caratteristiche.Per quanto riguarda la passione potteriana, nasce in prima luogo da quella di semplice lettrice. Ma in virtù della formazione di cui sopra, come ho detto tendo a voler approfondire tutto ciò che incontra il mio interesse, dunque ho iniziato lo stesso processo di analisi anche sul maghetto di J.K. Rowling. Poi è arrivata la collaborazione con FantasyMagazine e da lì Harry Potter è diventato, volente o nolente (ma sempre piacevolmente), il mio ‘pane quotidiano’…»

2. Alla saga di Harry Potter va riconosciuto il merito di aver fatto accostare - forse per la prima volta - i bambini al mondo della lettura. Secondo Lei cosa ha influito sull’immaginario collettivo di bambini e adulti affinché il giovane Potter potesse entrare nei cuori di così tante persone?

«Sicuramente la saga di Harry Potter ha riavvicinato le nuove generazioni ai libri, sì. Statisticamente si legge infatti sempre meno e i ragazzi di oggi, con tutte le possibilità a loro disposizione, finivano – prima dell’avvento di Harry Potter - per prediligere l’aspetto visivo e immediato dei videogiochi o della tv rispetto a quello introspettivamente immaginativo della carta stampata. J.K. Rowling ha felicemente invertito questa tendenza e non di rado i ragazzi che sono rimasti folgorati dai suoi libri si mettono poi in cerca di volumi capaci di regalare loro ulteriori dosi di ‘sense of wonder’. In questo modo molti stanno scoprendo il genere fantastico, che del resto sta vivendo una felice stagione anche al cinema, con la trasposizione su grande schermo di molti best seller appartenenti a questa categoria.In riferimento all’impatto che il maghetto ha avuto sulle loro abitudini di lettura, non conosco studi attinenti al nostro Paese, ma so che un sondaggio commissionato da editrice Scholastic (la casa editrice di Harry Potter in USA), effettuato su un campione di Americani fra i 5 e i 17 relativo all’anno 2006 ha messo in luce anche altri benefici indiretti, oltre a quello dell’affezione ai libri: anche il rendimento scolastico è infatti migliorato per il 65% del campione. Su 500 ragazzi intervistati, più della metà ha dichiarato che, prima di Harry Potter, non aveva mai letto un libro per svago. Sono dati che fanno pensare…Gli ingredienti che hanno creato il successo di Harry Potter sono tanti, e tutti usati sapientemente: da una scrittura semplice ma accattivante e ricca di humour, a un universo estremamente fantasioso e accuratamente pianificato, a una trama avvincente come un giallo, alla rielaborazione di materiale archetipo e materiale mitologico, ai personaggi che replicano vizi e virtù simili a quelle del mondo non magico, alla ironica contiguità di quest’ultimo col nostro ordinario tran tran che nulla sospetta e di nulla si avvede, anche di fronte alle situazioni più estreme, per le quali riesce sempre a trovare una spiegazione ‘logica’.Su questo piatto forte estremamente composito, senza il quale nulla sarebbe stato possibile, J.K. Rowling ha saputo apportare la ‘decorazione’ di un’intelligente campagna di marketing, molto semplice ma efficace: quella di creare suspense sul prosieguo della vicenda, tenendo accuratamente nascosti certi particolari ed eludendo a bella posta determinate domande. Questo accorgimento ha portato la curiosità del pubblico (e della stampa) a livelli febbrili. L’avvento dei film ha poi fatto il resto, dal momento che qualsiasi libro, non importa quanto già di successo, trae dalla trasposizione cinematografica un’eco pubblicitaria enormemente amplificata.»

3. Lei crede che la Rowling darà un seguito alla vita di Harry Potter, oppure è del parere che l’universo potteriano sia completo già di per sé? A mio avviso l’ultimo libro non chiarisce molti punti e questo potrebbe far sorgere alcuni sospetti su un probabile continuo. Che ne pensa?

«È verissimo che parecchie questioni, nell’ultimo romanzo, rimangono in sospeso o non sono dipanate in modo del tutto soddisfacente. Credo che il fatto di avere messo così tanta ‘carne al fuoco’, con una trama piuttosto complessa e ricca di complicazioni, e con parecchie sottotrame parallele, alla fine si sia rivelata un fattore abbastanza difficile da gestire nel tassello conclusivo della saga. Tuttavia la storia è comunque completa e la stessa Rowling ha dichiarato che, pur essendo fortemente tentata di indugiare in un mondo che l’ha accompagnata per 17 anni e che le ha permesso di non soccombere alla depressione e alla povertà in cui versava prima della pubblicazione, non c’è l’intenzione, da parte sua, di continuare su questa strada.C’è tuttavia in progetto l’enciclopedia dove troveranno posto tutte le notizie extra che non hanno trovato modo di inserirsi nei romanzi. La scrittrice non ha fissato una scadenza per questo lavoro, ma ha comunque dichiarato di volerlo portare a termine. Inoltre, proprio recentemente ci ha deliziati con lo ‘pseudobiblium’ Le Fiabe di Beda il Bardo, un volumetto che ‘figlia’ dalla saga di Harry Potter come già fecero ‘Il Quidditch attraverso i secoli’ e ‘Gli Animali Fantastici – dove trovarli’.Infine, sappiamo, per via di dichiarazioni rilasciate già alla fine del 2007 alla stampa americana, che questa prolificissima autrice sta da tempo lavorando anche ad altri due libri: uno destinato agli adulti e uno ai bambini. Quest’ultimo sembra essere quello giunto allo stadio più avanzato, quindi è verosimile che, se vedrà la luce della pubblicazione, lo farà prima dell’altro. Certo, avendo esordito con un’opera della qualità di Harry Potter non sarà facile eguagliare se stessa, sapendo oltretutto quanto è alta l’aspettativa di tutti gli appassionati.»


intervista a cura del dott. Cristian Porcino


“Cavalli Alati” di Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese


Il romanzo di Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese “Cavalli Alati” per Edizioni Libreria Croce affronta con magistrale sapienza la scoperta dei propri desideri, e la consapevolezza della propria realtà personale. Il protagonista Gabriele è un uomo sposato, con una figlia Amanda che ama più della sua vita; ma ciò che lo lega alla moglie, scopre col tempo essere divenuto soltanto una manifestazione affettiva e di stima reciproca.
Gabriele ha sempre scacciato da sé l’idea che la propria attrazione verso gli uomini potesse realmente appartenergli; così dovrà affrontare un viaggio ben più importante e faticoso per scoprire e accettare la propria bisessualità. Gli autori del presente volume con eleganza stilistica e curando in modo particolare lo scavo psicologico non solo del protagonista ma anche dei personaggi comprimari, hanno portato alla luce una condizione di vita, che spinge gli uomini a dover fronteggiare quasi di nascosto i propri istinti sessuali, nonché le proprie inclinazioni per paura di affrontare ancor prima che se stessi, le reazioni altrui. Proprio in questo momento storico dove i diritti individuali delle persone omosessuali vengono calpestati o peggio ancora ignorati, un libro del genere ci porta a conoscenza di una realtà che si suole occultare per codardia e ignavia. Dopo la lettura di “Cavalli Alati” ognuno di noi, dovrà lottare perché i nostri figli, i nostri nipoti, non crescano più in una società che tende ad inibire il proprio orientamento sessuale. Non esistono amori di serie A e di serie B, ma l’Amore tout court. Personalmente non mi è mai piaciuto operare distinzioni fra eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali, ecc, perché credo fermamente che quando mi trovo dinanzi ad un individuo, una persona, il suo orientamento sessuale non mi debba riguardare. Solo una società bigotta, retriva, e moralmente malata può interessarsi della vita sessuale dei propri cittadini. Pertanto si colga l’occasione per dimostrare realmente al mondo, che l’essere umano debba essere tutelato sempre e ovunque al di là del proprio credo religioso, appartenenza sessuale, razziale, geografica, etc. Perché il razzismo, è sempre in agguato per annientare l’essenza primigenia dell’uomo. Come ci ricorda la Costituzione Italiana ogni uomo e uguale all’altro, e quindi la cosiddetta fratellanza evocata dagli spiriti religiosi non può annullarsi soltanto in base ai gusti sessuali che si manifestano. Mi auguro davvero che in un prossimo futuro nessun bambino possa conoscere più il significato di parole come omofobia, xenofobia, ed ogni altro epiteto sprezzante e razzista; perché ciò significherà che l’uomo avrà realmente compreso e attuato il rispetto della persona umana.


Dott. Cristian Porcino



“Un paese di Baroni” di Davide Carlucci e Antonio Castaldo


“Un paese di Baroni. Truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’università italiana” è il titolo dell’inchiesta eccellente condotta dai giornalisti Davide Carlucci e Antonio Castaldo e pubblicata da Chiarelettere Edizioni. Quest’ultima è una casa editrice coraggiosa, se consideriamo i titoli che ha pubblicato sul mercato: “Toghe rotte” di Tinti, “Mani sporche”, “Bavaglio” di Peter Gomez e Marco Travaglio, e altre interessanti denunce sociali.
Che l’università italiana fosse preda di caste politiche nonché massoniche è cosa risaputa a tutti. Soprattutto a coloro i quali hanno frequentato l’università e si sono accorti di come l’insegnamento fosse un privilegio assoluto riservato nella stragrande maggioranza dei casi ai parenti di presidi, rettori, etc. Il libro in questione ha il merito di rompere il muro di omertà che da sempre si erge sul sistema universitario italiano. Dopo Tangentopoli, vallettopoli, è il caso di universitopoli. Sempre più in aumento sono quei giovani laureati, in cerca di occupazione nel mondo della ricerca e che purtroppo vengono respinti nei concorsi pilotati dalle varie commissioni d’esame. Come si legge nel testo:” I docenti sanno benissimo di partecipare a una sorta di teatrino. Il nome da promuovere, quasi sempre, si conosce in anticipo. Ed è anzi per sistemare lui, il predestinato, che qualcuno ha brigato per trovare i fondi necessari e che altri hanno bandito la cattedra”. Personalmente anch’io ho sperimentato quanto detto da Carlucci e Castaldo, poiché ho assistito a colloqui di selezione per dei master di primo livello in cui nonostante quanto dichiarato nei relativi bandi, ad essere scelti erano sempre coloro i quali non possedevano né i titoli adeguati, né pubblicazioni, né un voto di laurea idoneo. Ed ho sperimentato anche che per aver chiesto spiegazioni al rettore dell’università di Catania, sono stato accusato di estorsione. Ad un certo punto ti trovi in una condizione nella quale se decidi di querelare il “magnifico” per calunnia e diffamazione, sai per certo che la tua carriera potrebbe non decollare mai nel tuo ateneo. Ma una cosa è certa; visto il nepotismo e la parentopoli dilagante il mio futuro di ricercatore è comunque pressoché segnato nella mia città. L’Università diventa una passerella politica, in cui a predominare sono gli interessi e non i saperi. Devo dire che questo libro ha un pregio notevole, ossia quello di affrontare l’agghiacciante situazione dell’università attraverso il racconto di fatti reali, testimonianze e le citazioni di molte sentenze. Non ci troviamo davanti all’ennesimo atto d’accusa contro un malcostume nostrano, ma dinanzi ad un libro che svela decenni di soprusi subiti nelle aule universitarie, in religioso silenzio. Leggendo con attenzione i vari capitoli del libro, si spiega il perché in Italia aumentino i casi di mala sanità. Forse perché molti medici non vengono selezionati in base alla loro reale bravura ma in virtù del cognome e dell’amicizia che lo lega ad una determinata “famiglia” baronale. Se poi ad operare un paziente ci va un pivellino senza esperienza, a rimetterci sarà il paziente e non lo pseudo chirurgo. “Un paese di baroni” deve essere il punto di partenza per avere il coraggio di denunciare abusi, soprusi e illazioni che si riscontrano nel sistema universitario. Pur comprendendo la difficoltà nell’intraprendere un' azione penale contro le alte cariche dell’università, non bisogna temere alcuna ritorsione, perché soltanto la verità ci renderà davvero liberi. Consiglio pertanto il libro a tutti coloro che si sono appassionati nella lettura di “La Casta” e “La Deriva” scritti dai giornalisti Stella e Rizzo; perché scopriranno, qualora ne fossero all’oscuro, dell’esistenza di una casta ancora più granitica e intoccabile; ovvero quella dei baroni universitari.


Dott. Cristian Porcino

“Amedeo Buffa in arte Nazzari” di Maria Evelina Buffa


Amedeo Nazzari è stato di sicuro un attore simbolo dell’Italia cinematografica del dopoguerra. I suoi film hanno fatto sognare, sospirare milioni di donne ammaliate dal fascino di Amedeo. Io purtroppo non ho vissuto il periodo in cui Nazzari recitava, ma lo ricordo perfettamente così come i suoi film perché mia nonna era una sua ammiratrice. Diceva sempre che attori come lui non sarebbero più esistiti.In effetti il libro pubblicato dalle Edizioni Sabinae “Amedeo Buffa in arte Nazzari” scritto dalla figlia Maria Evelina, è un gradevole omaggio prima che al professionista, all’uomo e al genitore. Il libro non è di certo una biografia, ma come ci ricorda l’autrice “un album fotografico di famiglia”, commentato da una figlia che ha tanto amato il padre, e dallo stesso Nazzari, grazie ad alcuni appunti ritrovati, che lo stesso aveva redatto in precedenti occasioni. Questo libro aiuta a comprendere anche il carattere di un attore considerato una vera e propria icona dei cosiddetti film “strappalacrime”. Amedeo Nazzari riusciva con la sua classe e la sua bravura a raggiungere milioni di milioni di italiani. Ancora adesso quando le tv mandano in onda i suoi film come: “Giorni felici”, “La maja desnuda”, “Le notti di Cabiria”, etc, si intuisce quale era la caratteristica principale della sua arte recitativa; sapeva emozionare la gente, perché fuori dai set cinematografici e teatrali era un uomo reale, nonché marito e padre premuroso. Proprio per questo motivo consiglio di leggere il libro scritto da Maria Evelina Buffa, perché si avrà modo di rivivere la carriera di un giovane attore sardo che all’anagrafe faceva appunto di cognome Buffa e che poi decise di modificare in Nazzari, adottando per altro il cognome del nonno materno. Nel giro di pochi anni, dopo aver girato numerosi film, Nazzari diventò un simbolo sia del cinema che del maschio italiano.


Dott. Cristian Porcino



“Leonardo da tasca” di Henning Kluver


Ricostruire la vita e l’operato di Leonardo Da Vinci (1452 - 1519) è una impresa difficilissima; soprattutto perché come ebbe a dire Martin Kemp: “come ogni altra epoca, anche noi ci creiamo il Leonardo che vogliamo”. Questo purtroppo è ciò che accade a quelle figure storiche che sono state consacrate sull’altare della mitologia. Il libro di Henning Kluver “Leonardo da tasca” per Ponte alle grazie, prende le distanze da finti - scoop alla Dan Brown e soprattutto non si occupa di fantasiosi scenari esoterici e occulti sul maestro Da Vinci.
L’autore invece consegna ai lettori un piccolo ma importante saggio sulla vita nonché la carriera artistica del genio vinciano. Il ritratto che delinea Henning Kluver nel libro è storicamente accurato. Pensiamo per un attimo che il quadro più famoso di Da Vinci “La Gioconda” è ammirato giornalmente da centinaia e centinaia di persone che affluiscono al museo del Louvre di Parigi; e di certo mossi non dalla curiosità artistica per l’opera in sé; ma bensì spinti dal voyeurismo e dal pettegolezzo che accompagna quest’opera. Il significato reale dell’opera d’arte a volte travalica l’intento originario voluto dall’artista stesso, per divenire, suo malgrado, una proiezione culturale e personale di chi la contempla. Fra i tanti libri che sono stati scritti sull’artista, “Leonardo da tasca” è forse uno dei più utili e veritieri. Fra le sue pagine ripercorriamo la sua vita privata, i continui viaggi, le opere incompiute e soprattutto i tormenti di un genio fuori dal comune che forse non si riteneva soddisfatto dalle proprie conquiste artistiche. Quello che colpisce di questo testo è l’ottima trattazione critica, e soprattutto un linguaggio scevro dai facili qualunquismi e pressappochismi. Come dice Kluver: “Fra noi e Leonardo ci sono cinquecento anni che non possiamo semplicemente scavalcare. Però trarne ammaestramento, questo sì. Forse, nell’età della comunicazione elettronica e dei mondi virtuali, riusciremo a conservare l’occhio più libero”, e aggiungerei io da sovrastrutture. In definitiva consiglio vivamente la lettura di questo libro ad ogni appassionato di storia dell’arte, e a quegli studenti che stanchi della trattazione sistematica presente nei libri didattici adottati nelle scuole, potranno conoscere un Leonardo poco mito, più umano e quindi più vicino a loro.


Dott. Cristian Porcino


“Alza la testa!” di Piero Ricca


L’articolo numero 3 della Costituzione Italiana dice chiaramente che : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ebbene facendo proprio questo articolo e soprattutto spinto da un ideale democratico sempre più in disuso, il giornalista nonché “libero cittadino” Piero Ricca ha sentito la necessità di scendere in piazza per interrogare i cosiddetti potenti, dando vita ad una inchiesta giornalistica come non si era forse mai vista in Italia.
La casa editrice Chiarelettere ha recentemente dato alle stampe un dvd più libro e dal titolo “Alza la testa”. Ci siamo mai chiesti perché questo paese è sempre più allo sfracello? Forse perché non esistono quasi più cittadini disposti a partecipare attivamente al risanamento di una politica ormai incancrenita. In fondo chi fa il politico di professione, non può rappresentare nella fattispecie, l’antitesi della legge; né tanto meno può rifuggire le sentenze emesse da regolari tribunali e rifiutarsi di piegarsi dinanzi al cospetto della Legge. Piero Ricca attraverso il suo modo forse irriverente ma diretto, candido come quello di un bambino e soprattutto mai prono ai vari schieramenti sia di destra che di sinistra, fa in poche parole quello che la stragrande maggioranza dei giornalisti non riesce a fare più. In questi giorni in pazza sugli schermi cinematografici il film di Ron Howard sul duello mediato avvenuto nel 1974 e a cura del giornalista David Frost contro l’ ex presidente USA Nixon. Oggi non potremmo assistere sulle nostri televisioni ad un duello mediatico di tale impatto per molti fattori; primo perché un presidente non accetterebbe forse di farsi intervistare restando all’oscuro delle domande, e secondariamente forse, perché nessuno metterebbe mai di fronte ai propri errori dei rappresentati della politica istituzionale di rilievo. Per quanto l’Italia sia molto filo -americana, nel giornalismo e come mentalità è di certo all’opposto. In passato ricordiamo nomi eccellenti del giornalismo come Montanelli, Biagi e Fallaci; mentre oggi solo Marco Travaglio, Piero Ricca, e qualcun altro oserebbe affrontare un cosiddetto “delfino” della politica! Ciò forse accadrebbe perché i nomi citati, avevano ed hanno “la schiena dritta” come disse l’allora presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi riferendosi alla correttezza di chi esercita la professione giornalistica. Ricca porta avanti le sue indagini attraverso un confronto de visu; dove il politico o chicchessia viene interrogato con la possibilità di replica che non giunge quasi mai. Si odono le minacce all’intervistatore, intimidazioni verso chi desiderava sentirsi dire soltanto la verità, ecc. Grazie al lavoro di Ricca riconosciamo il nostro diritto di appartenere ad un corpo sociale, di cui siamo parte integrante e soprattutto che noi siamo “cittadini e non sudditi”. A causa di questo spiccato senso civico, Ricca ha dovuto affrontare le ire di chi si riteneva tutelato dalla carica istituzionale che ricopriva. L’onestà intellettuale di Paolo Ricca gli fa onore e soprattutto fa onore anche a chi, grazie alla sua inchiesta riesce a sollevare la testa dal letame in cui la realtà odierna sembra volerla schiacciare. Leggendo queste pagine e vedendo alcune immagini contenute nel dvd ho subito pensato a quei cittadini che per aver chiesto, ad esempio, delle spiegazioni per dei criteri di selezione di alcuni master universitari poco chiari, sono stati accusati di estorsione. Questo solo per aver detto di denunciare il tutto alla magistratura. Cosa forse più che “normale” di questi tempi nella nostra Italia! Si diventa malfattori ed estortori, perché ci si appella alla Costituzione! Ho ripensato anche a quei cittadini onesti che non hanno paura di querelare quegli individui che si credono infallibili solo perché ricoprono cariche altisonanti, e che credono di poter commettere impunemente reati come minacce, ingiurie, calunnie, etc. Scopo dell’opera edita da Chiarelettere è combattere la cattiva - informazione, l’indifferenza dei cittadini dalle amenità della politica e della società circostante. In definitiva “Alza la testa” è un lavoro degno di nota che andrebbe acquistato da tutti e soprattutto proiettato nelle scuole per instillare nei più giovani il senso di appartenenza a questa nostra amata Repubblica Italiana.


Dott. Cristian Porcino


“Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” di Marco Trainito


Ogni fatica letteraria di Andrea Camilleri diventa un vero e proprio caso nazionale, poiché è fra i pochi scrittori a potersi fregiare dell’interesse dei propri lettori. Inoltre per un siciliano vedere un libro di Camilleri in mano ad un veneto, piemontese, ecc, non può che inorgoglirlo. Per comprendere il pensiero dello scrittore agrigentino bisogna accostarsi al saggio di Marco Trainito e dal titolo “Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” per Editing Edizioni Treviso.
Il saggio in questione, secondo quanto dichiarato dall’autore stesso : “ non avrebbe dovuto essere: una tesi accademica, cioè un trattatone onnicomprensivo o un’analisi dettagliata e infarcita di note a pie’ di pagina di un’opera in particolare o di un particolare aspetto delle opere, destinata agli specialisti. Insomma, avrebbe dovuto essere qualcosa di immediatamente accessibile al pubblico sia dei lettori accaniti di Camilleri sia di quelli che ancora non si sono cimentati con le sue opere”. Ebbene il lavoro di Trainito, soprattutto nella prima parte del saggio sembra venire meno a questo proposito; poiché l’autore, docente universitario di Filosofia, non rinuncia a dei virtuosismi filosofici che un lettore poco avvezzo a tali elucubrazioni e a tale terminologia stenterà a decodificare. La seconda sezione del testo è affrontata in maniera più avvincente, rendendo per certi versi questo studio critico sull’opera letteraria di Andrea Camilleri una sorta di saggio romanzato di notevole spessore culturale. Marco Trainito inizia la sua indagine analizzando il romanzo pubblicato da Camilleri nel 1980 e dal titolo “Un filo di fumo”. Proprio in questo romanzo Camilleri fa intravedere la genealogia dei suoi scritti futuri, che da lì a pochi anni conquisteranno gran parte del pubblico italiano. La scrittura camilleriana è intrisa da un elemento caratterizzante: il dialetto siculo. Quest’ultimo è utilizzato per conferire maggiore autenticità a dei soggetti letterari che vivono ed operano all’interno di uno scenario geografico tutto siciliano, si pensi ad esempio a Vigàta. Ottima la disamina di Trainito sui rapporti che hanno legato mafia e chiesa in Sicilia, mi riferisco più precisamente al capitolo in cui l’autore passa in rassegna le opere di Camilleri “La bolla di componeda” e “Voi non sapete” che mettono proprio in risalto una concezione assai particolare dell’ idea di “religione”.Interessante l’ausilio della citazione integrale della novella di Giovanni Verga “La chiave d’oro” molto bella e poco conosciuta al pubblico. Per il resto il libro “Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” appassiona e coinvolge il lettore più erudito, e cosa non meno importante lo spinge a documentarsi ancor di più sull’universo che orbita attorno alla scrittura pungente e sferzante dello scrittore agrigentino. Altra nota positiva del testo è una conoscenza da parte dell’autore di quasi tutti i testi di Camilleri, anche quelli cosiddetti minori come “La tripla vita di Michele Sparacino”; dove il papà di Montalbano muove una critica arguta ai caduti di guerra e agli onori tributati dalle autorità dopo la loro morte.“Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” è un libro assolutamente consigliato!


Dott. Cristian Porcino


“Il cielo in una stalla” di Erri De Luca


“Il cielo in una stalla” di Erri De Luca per Infinito Edizioni, è un piccolo ma intenso racconto. Pur nella sua brevità si evoca con magistrale sapienza narrativa l’avventura del padre dell’autore, Aldo De Luca sottotenente degli alpini nel settembre del 1943 in una Napoli invasa dalle SS. naziste. Queste truppe della morte ricercavano per i vicoli e le vie di Napoli giovani uomini dai 18 ai 33 anni.
In un clima surreale ma dannatamente reale, il protagonista del racconto insieme ad altri cinque uomini trascorrerà in una stalla un periodo di attesa davvero colmo di significato, prima della fuga verso la “libertà”. In quell’ occasione conoscerà un uomo ebreo colpito dalle abominevoli leggi razziali, devoto nelle preghiere al proprio Dio; anche quando le occasioni circostanti non faranno nulla per alimentare tale anelito religioso. Il sottotenente De Luca ateo e scettico di fronte al male del mondo imparerà a capire la diversità culturale nonché la forza d’animo che pervade il popolo ebraico. Erri De Luca, autore di importanti lavori letterari come “Il contrario di uno”, “In nome della madre”, ecc, nel seguente libricino comunica un messaggio di pace e speranza che in questo momento storico risulta assai importante. Erri De Luca nei suoi scritti cerca di far dialogare le diverse tradizioni religiose come l’ebraismo e il cristianesimo. Il mondo sembra violare i diritti di ogni uomo attraverso conflitti bellici che mettono in mezzo fattori religiosi, culturali, ecc. Per altro il libro “Il cielo in una stalla” inaugura la collana dedicata all’associazione Antigone. Quest’ultima nasce negli anni ottanta con l’intento di muoversi per l’assistenza e la promozione dei diritti individuali all’interno delle carceri. Pertanto chi compra questo libro contribuirà seriamente alla diffusione delle attività benefiche di questa meritevole associazione.


Dott. Cristian Porcino


“Brida” di Paulo Coelho


Il romanzo “Brida” di Paulo Coelho edito da Bompiani, pur essendo arrivato sul mercato editoriale italiano nel 2008, era già stato pubblicato dall’autore in Brasile nel 1990.Il romanzo difatti affronta diverse tematiche che sono e saranno parte della produzione letteraria futura di Coelho; come ad esempio: la ricerca spirituale, l’iniziazione ai misteri esoterici, la comprensione dell’anima del mondo, e tanto altro. In alcuni passi vi si riscontrano dei richiami all’ultimo suo libro e più precisamente a “La strega di Portobello”, dove sono raccontati il tema della magia e della stregoneria.Chiaramente “Brida” non è il capolavoro di Paulo Coelho, ma risulta assai interessante se collocato nel giusto ordine cronologico della vasta bibliografia coelhiana. È difficile superare un eccellente distillato di saggezza e spiritualità come l’ “’Alchimista”; ma si può affermare, senza alcuna reticenza, che Coelho negli anni ha saputo redigere romanzi di una certa levatura spirituale.Basti pensare che nel 1999 quando gli fu conferita in Francia la legion d’onore per volere dell’allora presidente della Repubblica Jacques Chirac, i suoi libri vennero paragonati a “delle stelle per chi cerca la luce nel proprio cuore o nell’infinito mistero dell’universo”.Grazie a questa caratteristica, Coelho è considerato uno degli scrittori più ammirati e letti nel mondo. La sua scrittura chè chè ne dicano i suoi detrattori non è mai austera e criptica, ma semplice e immediata; pronta per essere assimilata dai suoi lettori, che non hanno mai smesso di leggere le sue storie. Ripenso agli scenari di vita ritratti in libri come: “Monte cinque”, “Il diavolo e la Signorina Prym”, “Undici minuti”. Proprio quest’ultimo parla della possibilità di una donna di conoscere l’anima di un uomo durante un rapporto sessuale; e ciò ci riporta alla prova di Brida che in tutt’altro contesto deve compenetrare il significato primario del sesso. Allo stesso tempo in “Brida” si riprendono alcuni aspetti già descritti in “Il cammino di Santiago”. Tutto in Coelho è meravigliosamente chiaro, perché il suo pensiero è “come un fiume che scorre” nelle coscienze degli uomini contemporanei bramosi di spiritualità e poco avvezzi alla dogmaticità delle confessioni religiose più in uso. Nella filosofia di Coelho il cristianesimo è l’essenza primordiale per affrontare il mistero della vita. Pertanto la lettura di “Brida” è una tappa obbligata per coloro che sono fan dell’autore brasiliano, e soprattutto un’ ottima occasione per entrare in sintonia con quel Tutto da cui ogni cosa prese vita.


Dott. Cristian Porcino


“Giallo in tv” - Federica Marchetti


Alzi la mano chi di noi giovani generazione anni’ 80 è cresciuto senza appassionarsi ai vari telefilm che venivano trasmessi sia nelle reti rai che in quelle mediaset. Basti pensare ai vari “Fame”, “Happy Days”, fino a giungere ai più recenti “Dawson’s creek”, “ The O.C ”, “Everwood” etc. Ma da molti anni a questa parte spopola su tutti il filone dei gialli o legal thriller; ed è proprio questo l’argomento trattato nel libro di Federica Marchetti in “Giallo in tv” per Tabula Fati.

“Giallo in tv” è un breve dizionarietto dei telefilm stranieri andati in onda in Italia dal 2000 ad oggi. Seguendo un agile indice alfabetico dei telefilm si può scegliere la serie televisiva che più ci aggrada. Si va da “24” a C.S.I. New York”, da “Crimnal Minds” a “Comandante Florent” e tanti altri. Il diffondersi a vista d’occhio dei gialli nei nostri palinsesti televisivi è sintomo di una costante spettacolarizzazione del crimine in tv riguardo i veri e propri delitti di cronaca nera. Persino nei talk show più seri si tende attraverso plastici e video filmati a ricostruire i passaggi che determinano un efferato delitto, cercando in tutti i modi di orientare lo spettatore verso perizie investigative ridanciane. Tuttavia il libro di Federica Marchetti ha l’intento di rendere un po’ di ordine al flusso inarrestabile di commissari, avvocati, scrittrici e preti televisivi che si dimenano per scoprire i misteri di un omicidio. Le serie televisive attuali utilizzano una logica ricostruttiva degli eventi molto realistica, talvolta ai limiti della decenza. Rimpiango davvero i vari episodi dell’ ”Ispettore Derrick” o “l’ispettore Rex”, dove almeno il fulcro della storia ruotava attorno ai fatti che precedevano e succedevano il misfatto; il tutto senza mai mostrarci il corpo massacrato e martoriato dell’assassinato. Infine consiglio la lettura del libro “Giallo in tv” agli appassionati del genere televisivo.


Dott. Cristian Porcino


“Un’altra giovinezza” - Francis Ford Coppola


La casa editrice Feltrinelli ha da recente messo in commercio un cofanetto per i tipi de “Le nuvole” che raccoglie due dvd e un libro; e più precisamente, l’ultimo film di Francis Ford Coppola “Un’altra giovinezza” ed il libro “Di tempo e sogno”.Il film racconta la storia di Dominic Mattei, anziano professore universitario alla ricerca delle origini del linguaggio che colpito accidentalmente da un fulmine ringiovanisce a vista d’occhio.Questa seconda giovinezza permetterà al protagonista, interpretato da uno straordinario Tim Roth, di portare a termine una ricerca appassionante che consegnerà all’uomo del futuro la consapevolezza della lingua umana. Sullo sfondo della storia si staglia persino la funesta politica nazista, che incuriosita dal caso del prof. Mattei, inizierà a condurre persino degli abominevoli esperimenti sugli ebrei per riprodurre in laboratorio una sorta di “eterna giovinezza” da regalare al Fuhrer.Il film di Coppola (regista di film importanti quali: Il padrino, Apocalypse now, ecc) affronta diverse tematiche come l’amore perduto, l’inesorabile scorrere del tempo, strizzando l’occhio a capolavori letterari del passato come il “Faust” di Goethe e “Il ritratto di Dorian Grey” di Wilde. “Un’altra giovinezza” è un film non immediato, ma ricercato sia nel gusto estetico, sia per quanto concerne le inquadrature tese a rappresentare sullo schermo l’inquietudine dei propri personaggi. Il secondo dvd invece contiene interviste, backstage, speciali sui make-up ed altre curiosità. Il libro “Di tempo e sogno”, racchiude invece una intervista allo stesso regista, nonché una sua biografia e filmografia, e diversi altri interventi. Il tutto arricchito da alcuni passi di Mircea Eliade autrice del soggetto da cui Coppola ha tratto l’intenso film “Un’altra giovinezza”. Infine l’idea della Feltrinelli, di abbinare ad un importante film in dvd anche un libro ad un prezzo non eccessivo è un’ottima trovata per invogliare il potenziale compratore ad acquistare un buon prodotto sotto ogni profilo.


Dott. Cristian Porcino


“A letto col diavolo” - Patrizia De Blanck


Dopo aver cavalcato l’onda mediatica del programma televisivo l’Isola dei famosi, la contessa catodica più famosa d’Italia Patrizia De Blanck ha pubblicato con Armando Curcio Editore la sua biografia e dal titolo “A letto col diavolo”. A dirla tutta non è che il pubblico sentisse la necessità di una biografia della De Blanck, di cui francamente avrebbe fatto ben volentieri a meno; ma tutto sommato dalla lettura di questo scritto si apprende qualcosa della storia gossipara di questo paese. “A letto col diavolo” nasce forse da una esigenza recondita della stessa contessa, che difatti scrive nell’ introduzione del medesimo: “Il mio passato, nel bene e nel male, è un peso gravoso e liberarmene con una confessione ha avuto su di me un effetto pacificatore”. Pur non ignorando tale effetto benefico, ho trovato fin troppo fastidioso l’incedere della nobildonna sulla propria bellezza. Credo che una cosa è l’essere e ben altra cosa l’apparire; ma al di là di ogni dissertazione filosofica che il libro non ci consente di fare, l’ottanta per cento del testo è una descrizione minuziosa degli amori della De Blanck (ne citiamo soltanto alcuni: Warren Beatty, Al Fayed, Franco Califano, ecc), e dopo un po’ ti chiedi il perché di questa lode sperticata al proprio aspetto. La nostra autrice ci descrive i problemi di una infanzia trascorsa con una madre affascinante e austera, traumi amorosi e matrimoniali e chi più ne ha ne metta. Punto centrale del libro è che nel susseguirsi delle pagine vi sono numerosi riferimenti a fatti e personaggi importanti senza omettere per carineria o rispetto della privacy altrui, certi nomi e cognomi. Comunque il libro scritto in collaborazione con la giornalista Matilde Amorosi va a colmare le lacune di quei lettori “tele-dipendenti” che attraverso “A letto col diavolo” potranno dire di sapere di più sull’epopea della contessa De Blanck, chiamata anche “il viagra del tubo catodico” per via degli ascolti auditel, che a suo dire, si solleverebbero grazie alla propria presenza in tv. Quello che non capisco è perché una donna tanto intelligente come Patrizia De Blanck debba sottolineare il suo essere contessa, quando è ben consapevole che nella Repubblica italiana sono stati aboliti tutti i titoli nobiliari al di fuori di quelli conseguiti meritoriamente sul campo lavorativo o di studio.Durante la lettura di questo libro mi sono domandato più volte se a spingerla a scrivere certe cose sia stata una certa voglia di stupire il lettore per le prodezze e avventure effettuate durante la propria vita, oppure il desiderio di fugare ogni possibile sospetto riguardo la vita sociale e sessuale dei cosiddetti blasonati o nobili che dir si voglia.In definitiva la biografia di Patrizia De Blanck poteva risultare assai più interessante se fosse stata scritta con un piglio più ironico ed un intento meno autocelebrativo. Poiché come diceva lo scrittore Oscar Wilde, il vero guaio è che: “ l’umanità prende se stessa troppo sul serio. Ecco il peccato originale del mondo”.


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“Cinema a Natale – da Renoir ai Vanzina” di Giorgio Simonelli


La festività del natale è da sempre considerata una occasione importante per riunirsi nell’ambito familiare e celebrare una ricorrenza religiosa che col tempo è diventata sempre più popolare, e poco conforme alla natura “sacra” della sua origine. Esiste però un legame non indifferente fra il Natale e il cinema. Giorgio Simonelli in “Cinema a Natale – da Renoir ai Vanzina” per Interlinea Edizioni, rilegge alcune pellicole cinematografiche che si sono occupate in maniera diretta o indiretta del 25 dicembre.Simonelli inizia il suo beve saggio con l’analisi di alcuni film sulla natività di Gesù e con la citazione di opere come quella girata da Zeffirelli nel 1977, o il poetico “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, fino a giungere a “Nativity” della Hardwicke. Nei suoi cinque capitoli Simonelli descrive fra l’altro, i miracoli che accadono sotto il natale e ripresi in film quali: “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, “Miracolo sulla 34 strada”, “Tim Burton’s Nightmare Before Christmas”, “Un amore sotto l’albero”, ecc. Sul finire del libro l’autore arriva ad analizzare i cosiddetti “cinepanettoni” e che fanno capo dapprima alla regia dei celebri fratelli Vanzina, e successivamente a quella di Neri Parenti. Simonelli osserva che all’inizio di questo filone si poteva riscontrare una qualche caratteristica positiva; ma col tempo la lunga sequela di “vacanze di natale” sparse in tutto il mondo; pensiamo ai film ambientati in India, a New York, Miami, Amsterdam e non ultimo a Rio, si è notato un progressivo deterioramento di intenti etici. Battute banalmente volgari, funzionali soltanto a soggetti cinematografici debolucci e soprattutto poco in linea con le richieste di un pubblico sempre più assopito dalla comicità televisiva cafona e diseducativa. Il Natale sembra essere, per molte pellicole, soltanto un finto pretesto, poiché questa festività è inevitabilmente sparita dalle sceneggiature, che mostrano quasi sempre persone dedite a viaggi esotici, acquisti stratosferici, ecc. “Cinema a Natale” di Simonelli è un libro che si legge tutto d’un fiato e soprattutto ha il dono di riportare il lettore agli anni della propria infanzia dove si aspettava la cena di natale con tutta la famiglia davanti ad un bel film natalizio che trasmetteva serenità e non inquietudine e pressappochismo, come purtroppo fa spesso la televisione odierna. Quindi largo merito a Simonelli per avere scritto un libro breve, interessante e maneggevole.


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Khaled Hosseini “Mille splendidi soli” (Piemme)


Dopo aver scritto quel capolavoro letterario de "Il cacciatore di aquiloni", Khaled Hosseini ha consegnato alla storia un’altra perla editoriale ovvero "Mille splendidi soli". Hosseini, nei suoi romanzi riesce a rapire il lettore in un vortice di coinvolgimento emotivo che ormai è quasi raro sul mercato editoriale. In "Mille splendidi soli" l’autore ripercorre l’epopea afgana degli ultimi anni attraverso il racconto commovente e coinvolgente di due donne, Mariam e Laila avvinte dal dolore e della sopportazione ma decise a non arrendersi in alcun modo alle avversità della vita. E’ grazie a Hosseini se l’occidente riscopre giorno per giorno il valore e i principi della cultura della popolazione dell’Afghanistan. Valori che furono stravolti prima dall’occupazione sovietica e poi da quella repressiva dei talebani. "Mille splendidi soli" sembra approvare la linea tracciata da Giovanni Verga sul destino che travolge gli uomini, che li rende succubi delle proprie azioni. Anche se, dopotutto, Hosseini, riesce alla fine a regalare una via di fuga a qualcuno dei suoi protagonisti. La trama scorre velocemente grazie ad una prosa accattivante e alla traduzione eccellente curata da Isabella Vaj. I personaggi dei libri di Hosseini continueranno a fare compagnia al mondo per molto tempo. Libro straziante ma che una volta divorato non potrà che essere ricordato, insieme al precedente lavoro di Hosseini, come uno dei più bei libri di questi ultimi anni. Adesso aspetteremo la terza prova autoriale di uno scrittore a tutti gli effetti americano, ma che fortunatamente non ha mai rotto con le proprie radici culturali.


Dott. Cristian Porcino



“Il nano e l’Infanta” è una breve ma intensa favola, scritta da Luciano De Crescenzo e pubblicata da Il Filo Edizioni. Particolarità estetica del libro è proprio il suo interno, dove troviamo delle illustrazioni disegnate da Luciano De Crescenzo nonché una riproduzione della grafia dello stesso autore. Questa filastrocca filosofica ci porta in un mondo favolistico soltanto in apparenza e spietato e cinico nella sostanza. Il nano, protagonista principale del libro è un archetipo dell’uomo non contaminato dalla modernità e dal progresso. Egli si diverte e fa divertire proprio perché è autentico e genuino. Ma a contrastare la bontà del nano ci pensa la piccola Infanta di Spagna e Portogallo che lo obbliga a snaturare la propria essenza. L’Infanta è cresciuta con una concezione di sé distorta dal potere, a causa della carica che ricopre. Il nano è piccolo solo in statura mentre l’infanta risulta essere piccina anche nel suo animo. Nella suddetta fiaba Luciano De Crescenzo ci conduce in un mondo parallelo al nostro che è in realtà una copia sbiadita di questo malato presente. In questi versi è possibile scorgere quanto detto da filosofi come Rousseau sullo stato di natura così come quanto scritto da Hobbes, o da Voltaire nel suo Candid. Ma non spaventatevi con tutti questi nomi, perché De Crescenzo vi accompagnerà alla riflessione con la solita pungente ironia di matrice socratica.
La lettura di quest’opera, sarà un’ ottima occasione per sfogliarla magari sotto l’albero di Natale accanto ai nostri piccoli; affinché ci aiutino a comprendere come vivere in maniera autentica le nostre emozioni.


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“Le fiamme e la ragione” di Corrado Augias



Attraverso la narrazione dell’ autorevole scrittore Corrado Augias, ripercorriamo la vita e la brutale morte del filosofo Giordano Bruno.“Le fiamme e la ragione” edito da Promo Music, raccoglie in un elegante cofanetto un libro più dvd nel quale è racchiuso l’omonimo spettacolo teatrale registrato a Bologna nel 2008. In questo spettacolo Corrado Augias in qualità di voce narrante, ci accompagna dentro una delle pagine più buie e retrive della Chiesa cattolica; ovvero l’inquisizione.Lo spettacolo si apre con la lettura dell’atto di abiura firmata dallo scienziato Galileo Galilei nel giugno del 1633, solo 33 anni dopo la morte di Bruno che avvenne il 17 febbraio del 1600. Grazie a questa abiura Galilei ottenne salva la vita rinnegando formalmente le proprie asserzioni scientifiche. “Le fiamme e la ragione” non si occupa del caso Galilei, ma bensì dell’opera filosofica di un giovane intellettuale meridionale che ebbe il coraggio di affermare fino alla fine la dignità del proprio pensiero. Un pensiero non asservito ad alcuna logica di potere ma solamente ispirato da un principio di verità insita nella natura delle cose del mondo. Giordano Bruno funge da esempio per quanti, oggi come allora, temono di adoperare il proprio intelletto per paura di non essere accettati da una società, che tende ad espellere dalla propria realtà coloro i quali sono considerati degli spiriti liberi. Corrado Augias con la propria eloquenza rende partecipe il pubblico e di conseguenza lo spettatore e lettore, che con la soppressione della persona fisica di Bruno è venuta meno la consapevolezza di poter esercitare la libertà individuale, nonché il sacrosanto diritto di opporsi ad ogni certezza precostituita e da noi non condivisa. Giordano Bruno non cedette all’offerta di aver salva la vita in cambio dell’abiura, ma andò incontro alla propria morte che avverrà in campo dei fiori tramite il rogo. Augias attraverso il racconto di un evento storico desidera portare a conoscenza il pubblico che l’assassinio politico di Bruno deve farci riflettere sulla possibilità che oggi si corra seriamente il :” pericolo che si ripetano questi fatti, in forme diverse naturalmente”. Augias aggiunge che dopo trecento anni, le alte gerarchie ecclesiastiche non possono limitarsi ad esprimere soltanto “rammarico”per la morte di Giordano Bruno, e nei fatti tentare di giustificare coloro che furono i suoi carnefici. E’ impossibile dimenticare che papa Pio XI nel 1923, proclamò santo e dottore della chiesa, proprio quel cardinale Bellarmino che si adoperò, da buon statista, per l’effettiva condanna a morte del filosofo di Nola. Dopo il danno, la beffa!Infine il libro, che riporta la trascrizione fedele del testo recitato dallo scrittore romano è impreziosito per l’occasione da un introduzione di Gustavo Zagrebelsky e da una nota conclusiva dello stesso Augias. Per il resto un prezioso documento da avere assolutamente in casa.



Dott. Cristian Porcino

Recensione: “Bad Boys” - Marcello Gagliani Caputo, Sergio Gualandi, Andrea Salacone


I film horror, tranne casi particolari, sono ricordati per le interpretazioni degli attori, definiti appunto “bad boys”. Questi “cattivi ragazzi” sono oggetto di studio del lavoro di tre critici cinematografici: Marcello Gagliani Caputo, Sergio Gualandi, Andrea Salacone che hanno pubblicato per Morpheo Edizioni “Bad Boys”. Come recita il sottotitolo, il libro si occupa di indagare “la figura del cattivo nell’immaginario cinematografico”.
Il saggio è suddiviso in diverse sezioni riferite ai protagonisti del cinema horror in un arco temporale che va dall’inizio del’ 900 fino ad oggi. Nella prima parte troviamo i profili professionali di Max Schreck il vampiro inquietante del film di Murnau, oppure di Rudolf Kleine Roge folle scienziato di “Metropolis”, ecc. Si prosegue con gli anni ’30 e ’40 e i mitici Boris Karloff (la creatura di Frankenstein, la Mummia, le Iene), Bela Lugosi (Dracula, With Zombie), Peter Lorre ( M – il mostro di Dusselodorf), Lon Chaney Jr (l’uomo lupo).Nelle sue 352 pagine, gli autori continuano ad analizzare attori indimenticabili come il bravissimo Vincent Price (l’abominevole dottor Phibes, Oscar Insanguinato, I vivi e i morti, ecc), Peter Cushing (Dr. Frankenstein, Dr. Van Helsing, The Ghoule, ecc), Christopher Lee (conte Dracula, la mummia, Saruman, ecc), via via fino ai nostri giorni. Leggiamo di Anthony Hopkins (Hannibal Lecter), Robert De Niro (Taxi Driver), Gary Oldman (Dracula di Bram Stoker), e tanti altri.Sul finire gli autori si occupano brevemente di alcune “cattive ragazze” del cinema come: Barbara Steele (La maschera del demonio), Glen Close (attrazione fatale), Kathy Bates (Misery non deve morire).“Bad Boys” è un eccellente saggio. Agile, scorrevole, e soprattutto ricco di contenuti. Di sicuro Gagliani Caputi, Gualandi, Salacone ancor prima di redigere un testo in quanto esperti del settore sono stati coinvolti in prima persona dalla loro passione per il cinema e ciò si legge fra le pagine del libro. Hanno saputo raccontare di un cinema d’autore e di attori che ancora oggi si rimpiangono; penso ai film voluti e prodotti dalla Universal e successivamente dalla Hammer, o ad attori, per me straordinari come il già citato Vincent Price, uomo raffinato e colto che seppe dare vita ai personaggi disturbati ideati da Edgar Allan Poe. Celebri anche i monologhi in cui Price recita alcuni soggetti di Poe con assoluta bravura e veridicità. In definitiva questo è un libro da leggere assolutamente.


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“Debellare il senso di colpa” di Lucio Della Seta


“Debellare il senso di colpa” scritto da Lucio Della Seta edito da Marsilio, ci conduce dentro i meandri più nascosti e insidiosi della nostra psiche. L’uomo è spesso assalito dai cosiddetti “sensi di colpa”, dovuti soltanto a cause ed episodi che lo hanno particolarmente segnato nella propria infanzia. Cause che spesso sono volontariamente rimosse dal paziente e che riaffiorano alla mente dopo diverse sedute terapeutiche.
Le cause scatenanti si riscontrano nella maggior parte dei casi nell’educazione ricevuta dai propri genitori, dall’ambiente circostante e dai precetti e divieti religiosi impartiti sin da piccoli. Il senso di colpa genera in chi ne soffre, dei veri e propri malesseri reali. Il corpo assalito dall’ansia (vera e propria regina del patimento), subisce una “trasformazione” in termini di aumento di battito cardiaco, energia, ecc. Questo meccanismo di difesa ci fa comprendere che forse il senso di colpa è connaturale alla natura umana, ma non per questo non è possibile limitare e fronteggiare la nascita di nuove cause. Lucio Della Seta psicologo, analista, è uno dei massimi esperti nel proprio campo. Il libro è giunto all’ottava edizione riscuotendo quindi presso il grande pubblico un successo notevole. Ciò è dovuto anche al linguaggio adoperato dall’autore che spiega in maniera scrupolosa, come difendersi dall’insorgere dei sensi di colpa. Attraverso questo testo è possibile indagare la genesi delle nostre emozioni distruttive. Seguendo i consigli di Dalla Seta si può imparare il metodo per gestire e comprendere l’ansia; che spesso e volentieri getta nel totale sconforto il paziente che immagina di avere un infarto o di essere sul punto di morire. Come dice lo stesso autore:“ Una volta liberi dal peso di una colpa inesistente, diventiamo più attivi, più responsabili, più giusti e infinitamente meno infelici. Sapere profondamente che anche gli altri non hanno colpa per quello che fanno porta ad attenzione, rispetto e autentica fratellanza per tutti, e ci toglie la rabbia e l’aggressività per i comportamenti altrui”.Pertanto consiglio il libro ad ogni persona che voglia riappropriarsi della propria serenità psichica e ad ogni genitore che magari attraverso i consigli di Della Seta potrà evitare forse di mettere in pratica comportamenti inconsci che un dì potranno causare ai propri figli ripercussioni notevoli sulla propria esistenza.


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“Woody Allen e la filosofia” a cura di Mark T. Conard e Aeon J. Skoble


Woody Allen e la filosofia a cura di Mark T. Conard e Aeon J. Skoble è un affascinante viaggio nell’intrigante universo culturale del geniale regista americano. In questo libro, quindici filosofi (Lawler, Pappas, ecc) si cimentano con le opere cinematografiche e letterarie di Woody Allen. Le indagini offrono spunti di riflessioni davvero originali, senza annoiare il lettore con futili tecnicismi. Chiunque nella sua vita abbia assistito alla visione di un film del regista newyorkese come: Manhattan, Zelig, ecc, non potrà che convenire con le indagini degli autori del volume sulla struttura filosofica dei dialoghi alleniani. Vedere un film di Woody Allen significa anche riflettere su tematiche esistenziali come la morte, la vita, il sesso, la malattia, e via dicendo. Dietro l’umorismo di Allen si celano diversi fattori che coincidono proprio con il risvolto del misterioso giallo metafisico in cui ogni uomo è protagonista. A tal proposito è significativa una celebre battuta di Woody Allen sul cancro e tratta dal film Harry a pezzi: «Le più belle parole non sono “ti amo”, ma “è benigno”». Tale frase sintetizza gran parte dell’etica filosofica di Allen. Pertanto Woody Allen e la filosofia, ottimamente tradotto da Paolo Satta, è ampiamente consigliato non solo ai fan accaniti delle opere alleniane ma a coloro i quali vogliono accostarsi a una prospettiva filosofica particolare, divertente e significativa.«Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile». E come dice James B. South, Woody Allen sarebbe in linea con pensatori quali Kierkegaard, Nietzsche e Sartre. Niente male per chi ha detto ironicamente di sé: «Sono molto futile e vuoto, e non ho idee e nulla di interessante da dire».


Dott. Cristian Porcino


“L’Io e l’altro – il viaggio in India da Gozzano a Terzani” di Alida D’Aquino


Il saggio “L’Io e l’altro – Il viaggio in India da Gozzano a Terzani” di Alida D’Aquino per Avagliano Editore, nonostante le premesse iniziali risulta abbastanza deludente. Già dall’incipit dell’opera si legge che l’autrice ha preso in esame soltanto le pagine dei più “interessanti scrittori” in viaggio del Novecento italiano; ignorando quindi gli ottimi e originali reportage realizzati da scrittori come Federico Rampini, Folco Quilici, ecc.
In un certo qual modo la D’Aquino sembra rivolgere il suo interesse solo ed esclusivamente verso autori che rientrano fra le proprie preferenze. Ciò è più evidente nella disamina dell’ opera di Guido Gozzano, che risulta infatti approssimativa e stereotipata. L’autrice cerca in tutti i modi di comunicare al lettore che l’India descritta da Gozzano sia una mera rappresentazione immaginifica dell’ego strutturato del poeta torinese. Secondo la D’Aquino, questo avviene anche quando Gozzano si esprime sulla casta indiana, scrivendo che questi si trincerava dietro osservazioni dettate, da un finto distacco professionale. Guido Gozzano andava in India a scoprire il significato profondo della sua malattia e la ragione della propria esistenza. Proprio per tale motivo, l’opera di uno scrittore atipico come quella del poeta crepuscolare, non può essere liquidata con lapidarie sentenze. La stessa cosa avviene anche quando l’autrice ci racconta del viaggio indiano di Ercole Patti. Il registro cambia soltanto quando la D’Aquino si cimenta nel commentare i reportage di Pasolini e Moravia che naturalmente dimostra di prediligere rispetto ad altri. Per carità, sia Moravia che Pasolini hanno scritto dei libri fantastici sull’India, ma l’oggettività di chi ha deciso di commentarli si fa da parte per far spazio ad una soggettività palese. Infine non si può trattare il testamento spirituale di uno scrittore come Tiziano Terzani (Un altro giro di giostra) in così poche pagine e in maniera così affrettata. Il titolo prometteva di indagare l’interiorità di chi viaggia e dei risvolti con l’altro; purtroppo l’unica cosa riscontrata e “l’io” di chi ha scritto il libro e che ha scelto di non “contaminarsi” con la prospettiva resa manifesta dagli scritti degli autori da lei presi in esame. Forse la D’Aquino non ricorda che Giacomo Leopardi nello Zibaldone scrisse che: “ il mondo e gli oggetti sono in un certo modo doppi . Egli vedrà con gli occhi una torre, una campagna; udrà cogli orecchi un suono di campana; e nel tempo stesso con l’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose”.Le cose non ci appaiono mai come sono nella loro vera essenza, ma come noi decidiamo di immaginarle. Gran parte dei viaggi compiuti sono ancor prima di esser tali, dei viaggi della mente. Visioni seriali di una immagine mediata dalla cultura e da ogni contaminazione che proviene indirettamente dall’esterno.Unica nota positiva del testo, è l’appendice di chiusura che racchiude i contributi di scrittori come Flaiano, Tabucchi, etc; per il resto un libro che poteva affrontare la tematica del viaggio e dell’alterità, in maniera più incisiva e decisivamente più interessante.


Dott. Cristian Porcino



Gli “evirati cantori” nascono in epoca barocca per celebrare la Controriforma Cattolica che vedeva nel protestantesimo dilagante un attacco all’integrità dei valori cristiani. La voce di questi giovinetti doveva rappresentare un’assoluta novità nel panorama musicale dell’epoca; infatti questa doveva racchiudere in sè sia la natura maschile, sia quella femminile, tanto da divenire una “voce bianca” simile a quella degli angeli.Ciò si poteva ottenere tramite la pratica della castrazione. Essa veniva praticata in età preadolescenziale su bambini di sesso maschile e consisteva nell’asportazione degli organi genitali. Tali aberranti operazioni erano effettuate per mantenere nei ragazzini un timbro di voce soave e angelico. Una voce incorrotta e androgina da impiegare per cantare le lodi al dio degli uomini. Luca Scarlini in “Lustrini per il regno dei cieli – Ritratti di evirati cantori” per Bollati Boringhieri ci racconta con dovizia di particolari la nascita di questa prassi, sorta in ambito ecclesiastico e inaugurata da papa Sisto V alla fine dell’ 500. Tali giovani venivano impiegati nelle maggiori rappresentazioni teatrali e musicali dell’epoca; ma anche per celebrare le conquiste della chiesa cattolica. Il libro per altro ci rivela i segreti di alcune figure che dimorano ormai nel mito, come Carlo Broschi in arte Farinelli. Scarlini conduce il lettore nella vita di questi uomini, mutilati taluni per volontà dei propri genitori ed altri per errore. Poiché tali operazioni venivano fatte in assenza di igiene e praticate da barbieri e norcini. Non pochi erano i bambini che non sopravvivevano a tale scempio. Nel saggio in questione l’autore ci descrive altri personaggi come il Balatri, G.B.Velluti e Alessandro Moreschi ultimo esponente della stirpe dei castrati e morto nel 1922. Fu l’unico a tramandare ai posteri la sua particolare voce grazie all’incisione che ne fece sui “dischi” del tempo. Il libro di Luca Scarlini cerca di dissipare dubbi, e luoghi comuni sulla vita di queste “voci bianche” che gloriose carriere a parte, venivano considerati come dei freak, ovvero scherzi di natura“Lustrini per il regno dei cieli” è consigliato ad ogni persona che voglia curiosare su una pagina di storia, in parte italiana, volutamente dimenticata.


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“Etica e infinito” - Emmanuel Lévinas


”Etica e infinito” di Emmanuel Lévinas pubblicato da Città Aperta Edizioni raccoglie una testimonianza unica e rara che il filosofo lituano, ma francese d’adozione, ha concesso al pensatore cattolico Philippe Nemo nel febbraio-marzo 1981.
Il libro per altro è preceduto da un ottimo saggio scritto per l’occasione da Franco Riva e che mira a chiarire al lettore l’importanza della filosofia di Lévinas nella cultura contemporanea. Lévinas (1906-1995) proprio durante la seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dai nazisti e quindi tenuto lontano dall’espletamento del proprio culto ebraico. Etica e infinito tocca temi importanti quali appunto il rapporto di Lévinas con la religione e di conseguenza con la Bibbia ebraica, la nascita della sua passione per lo studio filosofico, l’incontro con pensatori come Heidegger, Husserl e Bergson, la significazione del Volto del “prossimo”, fino ad arrivare ad enucleare i punti cardine del proprio pensiero, che vedeva come parte centrale del suo argomentare, l’etica come filosofia prima. Emmanuel Lévinas ci parla dello spodestamento del nostro io così strutturato da sembrare quasi un monarca, del desiderio di responsabilità che ogni uomo ha del proprio simile e dell’aprirsi all’altro distraendosi dalle proprie passioni ed egoismi. Da questa intervista ne viene fuori un bellissimo dialogo che tende a riequilibrare i torti creati nel tempo a causa di certi luoghi comuni dell’essere. Lévinas descrive anche il concetto di paternità: “La paternità è una relazione con un estraneo che, pur essendo altri, è me; la relazione dell’io con un me stesso che tuttavia è estraneo a me. Il figlio infatti non è semplicemente la mia opera, come una poesia o un oggetto fabbricato, e non è neppure una mia proprietà. Né le categorie del potere né quelle dell’avere possono designare la relazione con il figlio”. In definitiva un libro da avere assolutamente anche perché restituisce dignità all’essenza dell’uomo; essenza che proprio al giorno d’oggi sembra essere vilipesa e snaturata da un materialismo imperante.

Dott. Cristian Porcino


"La scienza espresso" di Piergiorgio Odifreddi


Quando si gode di molta popolarità si tende a rendere pubblico anche ciò che in verità potrebbe restare privato. Ciò accade anche a quegli scrittori che consci di possedere una considerevole fortuna nelle vendite dei propri scritti si decidono a raccogliere in un libro le proprie recensioni apparse su giornali autorevoli. Piergiorgio Odifreddi, il professore di matematica e logica più ricercato e ammirato in Europa, in La scienza espresso ha voluto raggruppare i giudizi da lui dispensati sul settimanale l’Espresso dando vita ad un libro di cui, francamente, non si sentiva la mancanza.
Mi spiego meglio, Odifreddi è una delle menti più intelligenti che risiedano in Italia e il suo Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) era divenuto bestseller in poche settimane grazie alle tematiche interessanti trattate; così come i suoi libri precedenti come Il matematico impertinente o Il diavolo in cattedra (soltanto per citarne alcuni). La scienza espresso passa in rassegna alcuni dei libri che Piergiorgio Odifreddi ha recensito in questi anni. Non nego di aver trovato qua e là interessanti e argute riflessioni ma queste pillole di acume non mi permettono di dire che ci troviamo dinanzi a un bel libro; soprattutto se si considerano i lavori precedenti dello stesso autore. Quindi non comprendendo a pieno i motivi che lo hanno spinto a pubblicare tale libro che non ha aggiunto nulla alla sua proverbiale sete di divulgazione scientifica, mi auguro davvero che Odifreddi non abbia ceduto anche lui alle subdole regole del mercato, perché da una mente straordinaria come la sua ci si aspetta sempre un libro davvero speciale.


Dott. Cristian Porcino


“Filosofi a Luci Rosse” di Pietro Emanuele


La dignità dell’uomo risiede nel proprio pensiero, quindi nell’utilizzo delle proprie facoltà razionali, ma soprattutto nella “fragilità” che connatura la persona umana. In questo libro di Pietro Emanuele (Casa Editrice: Tea) dal titolo apparentemente scabroso "Filosofi a luci rosse" lo studioso siciliano indaga, senza volgarità, la prospettiva filosofica da un punto di vista inedito, ovvero la sessualità di molti esponenti della tradizione filosofica mondiale. Sta di fatto che il filosofo ancor prima di essere tale è un uomo con il proprio organo intellettivo così come del suo apparato sessuale.
L’autore inizia la sua indagine partendo dall’intimità di Socrate fino al chiacchierato Epicuro e la scuola d’insegnamento da lui stesso fondata e definita dai maligni “giardino a luci rosse”; per poi discorrere sulle tribolazioni di Agostino d’Ippona che prima di divenire un santo della chiesa cattolica era dedito ai piaceri della carne. Pietro Emanuele ci introduce inoltre nello scandalo medievale più famoso, ovvero quello dell’evirato Abelardo e dell’amata Eloisa così come nei patemi d’animo che costernavano il giovane Mointaigne per la dimensione ridotta del proprio pene. In "Filosofi a Luci rosse" ce n’è per tutti i gusti e per tutte le curiosità; fermo restando che questo è un libro scritto in maniera discorsiva e soprattutto da uno storico della filosofia che ha ben presente l’obiettivo cui mirare: raggiungere l’intelletto dei lettori stimolando le loro curiosità sulla privacy dei protagonisti del pensiero mondiale. Infine è doveroso ricordare che Pietro Emanuele è autore dei fortunatissimi saggi "I cento talleri di Kant", "Cogito ergo sum" e "Vita tragicomica di Socrate".


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“Mi è caduta la danza nel piatto” - Vittoria Ottolenghi



“Mi è caduta la danza nel piatto” (Edizioni Libreria Croce - Pagine 97) è una sorta di guida al mondo della danza, con tanto di resoconti sulle principali rappresentazioni teatrali degli ultimi 50 anni in Italia, e scritto dalla principale esperta dell’arte tersicorea, la giornalista e scrittrice romana Vittoria Ottolenghi.
Il libro racconta con scrupolosità e ironia le varie espressioni della danza: dal classico al moderno, dal contemporaneo all’hip – pop; dal mito di Rudolph Nureyev all’ascesa di Roberto Bolle. L’autrice descrive con grande maestria la nascita dei Momix grazie all’intuizione di Moses Pendleton, l’estro di Joaquìn Cortès (attraverso una splendida intervista), la grazia di una star come Carla Fracci, e poi di Gheorghe Iancu, di Daniel Ezralow, Raffaele Paganini, Giuseppe Picone, ecc. Come un vero e proprio dizionario “Mi è caduta la danza nel piatto” riesce a spingere il lettore nell’affascinante lessico della danza, senza quella supposta saccenza dei soliti esperti del settore. “Tutto è danzabile: qualsiasi musica, poesia, fiaba, condizione umana” asserisce la Ottolenghi. In effetti questo nostro paese che sembra proprio appassionarsi a quest’ arte anche attraverso i programmi tv, dovrebbe leggere questo straordinario saggio che mette in luce cosa si cela dietro il faticoso mondo del ballo. Dietro le straordinarie coreografie interpretate da una etoile di successo vi sono grandi sacrifici e rinunce che vengono ripagate dall’amore del pubblico e dalla perfezione stilistica, ricercata per sublimare la realtà circostante nel preciso momento in cui si esibisce sul palco. Alla fine del libro vi è un interessante galleria fotografica con molte immagini di repertorio dei più importanti esponenti dell’arte tersicorea.



Dott. Cristian Porcino

“I Simpson, i Griffin & Co.” Di Davide G. G. Caci


Davide G. G. Caci ne “I Simpson, i Griffin & Co.” per Tunué Edizioni, prende in esame la storia delle situation comedy animate, meglio note al grande pubblico come cartoni animati. L’agile volumetto ripercorre la storia delle sit-com televisive, partendo proprio dai “Flinstones” del 1960 ed ideato dal duo Hanna & Barbera e proseguendo con “i Pronipoti” (1962), fino ad arrivare al più grande fenomeno televisivo degli ultimi anni, “I Simpson”.
Caci nell’analizzare le singole famiglie animate, mette in luce diversi aspetti che hanno caratterizzato queste serie tv. Ad esempio nelle prime sit - com la famiglia pur con le proprie storture non veniva messa in ridicolo, come invece avverrà più in là in serie come “South Park”, “I Griffin”, etc. Molti invece sono gli elementi di critica alla società attuale, cosa che accadeva anche nei “Flinstones”; mentre nei “Simpson” tutto subisce un radicale cambiamento. Intanto il capofamiglia Homer Simpson è un inetto, che non riesce ad essere punto di riferimento cruciale nemmeno per i propri figli, e così sarà anche nei “Griffin”. Invece la serie “South Park”, a causa delle vena irriverente, scurrile, e profondamente contemporanea, sarà presa di mira dai perbenisti dell’etere tv americana e non solo. Si pensi che in Italia questa serie dapprima approdata su italia uno dopo la mezzanotte, non fu più trasmessa e ad oggi solo Mtv la ripropone sempre in tarda serata. In “South Park” la famiglia è quasi inesistente; i giovani protagonisti utilizzano le parolacce come forma dialettica di affermazione sociale. Eric Cartman e company non risparmiano nessuno, il loro cinismo è rivolto non solo ai membri della comunità cittadina, ma anche ai capi delle istituzioni politiche nonché religiose. Per attaccare infine persino l’oggetto di culto delle religioni stesse.Il libro di Caci guiderà il lettore nel mondo affascinate dei “cartoni animati” appassionandoli e spingendoli ad andare oltre le apparenze colorate che si celano all’interno delle sit -com animate più celebri degli ultimi anni.


Dott. Cristian Porcino


“Edith Stein” di Anna Previati



Se il mondo odierno ha imparato a conoscere la santità di Edith Stein (1891- 1942), lo si deve esclusivamente a papa Wojtyla che la canonizzò proprio nel 1998. Attraverso il libro scritto da Anna Previati “Edith Stein” per Edizioni Messaggero Padova ripercorriamo la straordinaria testimonianza di una donna nata ebrea e convertitasi successivamente al cattolicesimo, divenendo suora carmelitana di clausura durante l’imperversare del regime nazista.
A causa del folle progetto hitleriano Edith in quanto non ariana fu sottratta dal convento del carmelo di Echt in Olanda e condotta nel campo di sterminio di Auschwitz dove morirà nell’agosto del 1942. Edith Stein fu una filosofa validissima e allieva per altro di un altro importante filosofo come Husserl. Grazie alla sua preparazione tanto filosofica quanto teologica, la Stein scrisse diversi libri dove esaltava la verità della croce di fronte all’orrore del mondo circostante. Sue le parole: “La croce non è fine a se stessa. Essa si staglia in alto e fa da richiamo verso l’alto. Quindi non è soltanto un’insegna, è anche l’arma potente di Cristo”. Il libro di Anna Previati ha un notevole pregio, che consiste proprio nell’aver utilizzato una scrittura facilmente accessibile a tutti. Inoltre il testo è ricco di curiosità anche sulla vita familiare della stessa Edith ed i conflitti con la madre Auguste, ebrea osservante che non accettò mai veramente la scelta di vita della figlia. Per altro il libro per venire incontro alle possibili domande sul contesto storico e altro della Stein è suddiviso in tre sezioni; nella prima troviamo raccontata la vita della santa cattolica, nella seconda sezione alcuni passi scritti da Edith e infine un glossario che in sintesi descrive i nomi, e i concetti chiave del testo. Consiglio la lettura di questo libro perché Edith Stein testimoniò con il sacrificio della propria vita che all’odio e al male più radicale si oppone soltanto l’amore infinito verso ogni creatura racchiuso nella “scientia crucis”.


Dott. Cristian Porcino

http://www.periodicolavoce.it/?p=1815#more-1815

"I cantautori e la filosofia, da Battiato a Zero " di Cristian Porcino


Il primo libro nel mercato editoriale italiano che analizza in maniera seria e dettagliata lo stretto legame che intercorre fra cantautorato e filosofia. Attraverso la preparazione culturale e il piglio critico che lo denotano, Porcino riesce a incuriosire il lettore per le tematiche affrontate e per le curiosità scovate qua e là nei testi di canzoni di cantautori quali Franco Battiato, Renato Zero, Jovanotti, Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati e molti altri ancora.



"I cantautori e la filosofia, da Battiato a Zero"
di Cristian Porcino
€ 14,00 pp. 92
Edizioni Libreria Croce (universitas) 9788889337837
Acquistabile presso tutte le librerie ed i seguenti siti internet: www.ibs.it; www.unilibro.it; www.libri.dvd.it; www.libreriauniversitaria.it

Cristian Adriano Porcino, “Pensieri sparsi su Dio, Ratzinger e la chiesa”, Rovescio Editore


«Il libro di Porcino è un insieme pungente di risposte di un libero cittadino, religioso nel senso più profondo del termine, ad alcuni atteggiamenti della Chiesa cattolica, che oggettivamente convincono poco. La polemica di Porcino non è mai sterile o gratuita, ma cerca di risvegliare la vuota deferenza nei confronti dei simboli del potere religioso, riportandoli ad un'incarnazione che sa più di umano e di corruttibile». (Roger Kint)



Cristian Adriano Porcino - Pensieri sparsi su Dio, Ratzinger e la chiesa - Il Rovescio Editore - Collana «ANTITESI» 2 - 66 pagine - Edizione tascabile su carta riciclata. Prima edizione. - ISBN 978-88-901884-2-8 - 7,00 Euro

Diabolus Seminario di Letteratura Busiana, Cristian Porcino, Kimerik edizioni



Cristian Porcino è un giovane studioso ma il suo primo lavoro letterario è già robusto e procede, in questo saggio, ad un'analisi schietta e incondizionata dell'Autore Aldo Busi. Numerosi i percorsi affrontati, che qui vogliamo solo accennare: il ruolo degli scrittori, la presenza della televisione, la forza della parola ed i pregiudizi su di un Autore che ha una sola "colpa", quella di aver capito che essere scrittori e non apparire significa non esistere. Ecco perché il titolo: il Diabolus (anagramma di Aldo Busi), autore e scrittore autentico. Nulla deve giustificare Aldo Busi del suo operato, egli è uomo del nostro tempo e vive benissimo il "palcoscenico catodico".






Diabolus - Cristian Porcino - Kimerik edizioni - 86 pp. - ISBN: 8860960037 - 8 Euro

Acquistabile presso tutte le librerie ed i seguenti siti internet: http://www.ibs.it/; http://www.libreriauniversitaria.it/; http://www.unilibro.it/; http://www.webster.it/

Claudio Sabelli Fioretti: “Marco Travaglio - Il Rompiballe” .


Marco Travaglio è il giornalista più odiato e amato d’Italia. Odiato da chi conta politicamente nel nostro paese e amato dalla gente che vede in lui un nuovo san Giorgio a cavallo che sconfigge il dragone. Questo libro intervista a cura del giornalista Claudio Sabelli Fioretti e pubblicato da Aliberti editore, tende tramite lo stile accurato e colloquiale a farci riflettere sui malanni politici, culturali e istituzionali da cui l’Italia sembra essere ormai infetta. Marco Travaglio nonostante scriva dei libri di grande successo, dove denuncia capillarmente il “Don Rodrigo” di turno (di manzoniana memoria), viene sistematicamente ignorato dai premi letterari, e dai giornali che non si degnano di recensire nessuno dei suoi scritti. Questo accade per paura di attirarsi le ire dei potenti Dèi dell’Olimpo politico che Marco Travaglio sfida quotidianamente, senza temere ritorsioni di alcun tipo. Ciò non è riconducibile soltanto ad una questione di coraggio; poiché come dice egli stesso:“non credo affatto di essere coraggioso, secondo me il problema sono i tanti che, non facendo fino in fondo quello che dovrebbero fare, fanno apparire una stranezza quella che per me non è una stranezza. Quando ho iniziato a fare il giornalista, non era mica strano rompere le scatole ai potenti.” Eppure oggi Travaglio è uno dei pochi giornalisti che segue il proprio dovere etico di informare il popolo sui fatti “scomparsi” dalla realtà, perché le eminenze grigie della politica non approvano che si parli pubblicamente delle proprie nequizie. È grazie a questo giovane giornalista, “rompiballe” per definizione, se ogni italiano ritrova un po’ di orgoglio nazionale; perché dopotutto sa che “Travaglio c’è!”. Da leggere assolutamente.


Dott. Cristian Porcino