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domenica 2 novembre 2025

Il circo dei bestseller: chi decide davvero cosa leggiamo?

 


Viviamo in un’epoca in cui i libri non si scoprono: si consumano. Le librerie non sembrano più templi di curiosità, ma supermercati culturali in cui i titoli “imperdibili” sono esposti come prodotti in offerta speciale, scelti più dal marketing che dal lettore.
Eppure, non molto tempo fa, la lettura era un atto di ricerca quasi intimo: si frugava tra gli scaffali, si seguiva l’istinto, ci si lasciava sorprendere dal caso o dal destino. Oggi, invece, ciò che leggiamo ci viene messo davanti, spinto, quasi imposto. La promessa della letteratura come esperienza rivelatrice si è annacquata in una giostra scintillante di bestseller tutti simili tra loro.
Non è nostalgia: è un campanello d’allarme. La domanda è scomoda ma necessaria: chi sta davvero decidendo cosa leggiamo?
Il paradosso della letteratura contemporanea è stridente. A cosa servono l'enorme sforzo e l'ingegno degli autori, che si impegnano in ogni dove con presentazioni, firmacopie e maratone promozionali? A nulla, sembrerebbe, se poi in metro, in aeroporto e su ogni vetrina leggiamo sempre i soliti nomi di grido, le facce note, i titoli da classifica (in Italia il 5% dei titoli pubblicati genera circa il 70% del fatturato librario annuale – dati AIE). È un gioco che non vale la candela e per questo motivo ho smesso di presentare i miei libri in giro per l'Italia.
Il mercato editoriale, infatti, sembra essere guidato da logiche che poco hanno a che fare con la qualità o la risonanza emotiva dell’opera. Ci troviamo di fronte alla fabbrica dei bestseller, libri creati a tavolino per vendere copie e capitalizzare su formule già collaudate. L’investimento di marketing si concentra su una ristretta cerchia di titoli sicuri (solo il 2–3% dei libri pubblicati riceve un vero budget promozionale), assicurando la loro onnipresenza e rendendo il successo una profezia auto-realizzante, a prescindere dal loro effettivo spessore.
Questa dinamica non risparmia nemmeno i talenti più illustri. Assistiamo al triste spettacolo di autori da un passato glorioso costretti a produrre ad libitum sempre la stessa solfa, quel copione rassicurante e familiare tanto gradito al vasto pubblico. Diventano, loro malgrado, piccole scimmiette che si esibiscono in questo circo, sfruttate fino all'esaurimento del loro autentico estro creativo. Il meccanismo editoriale li costringe a riproporre formule stanche, non per ispirazione, ma per obbligo contrattuale (secondo interviste editoriali, agli autori affermati viene spesso richiesto di mantenere lo “stile che vende” per ragioni commerciali), garantendo così un flusso costante di prodotto noto e vendibile.
È qui che si manifesta la vera tirannia: quella del marketing e della sua implacabile onnipresenza. A cosa serve scrivere e pubblicare un libro se poi il pubblico di massa acquisterà solo quello che le strategie delle case editrici decidono di pompare? (Una semplice posizione in vetrina o sul tavolo centrale di una libreria può aumentare le vendite fino al 600% rispetto a uno scaffale normale – dati di mercato librario).
Il meccanismo è chiaro: il best-seller non è un segno di qualità letteraria, ma l'evidenza di un successo commerciale imposto (il 62% dei lettori europei considera i bestseller ‘più commerciali che qualitativi’ – sondaggio YouGov). Questo trasforma il lettore da cercatore curioso a semplice consumatore indotto. L'acquisto non è più il frutto di una scoperta o di un passaparola sincero, ma la risposta all’onnipresente bombardamento mediatico. Si compra ciò che si ritiene familiare, l’iper-pubblicizzato, ciò che appare su ogni schermo e in ogni scaffale principale.
Se questo è il panorama, il valore del libro come espressione artistica rischia di affogare sotto il peso del brand e del budget. In questo sistema, la vera letteratura è condannata a rimanere sommersa e marginalizzata (oltre il 50% dei libri pubblicati in Italia vende meno di 100 copie). Eppure, esiste anche un’altra faccia, meno visibile ma resistente: quella delle case editrici indipendenti, che oggi in Italia sono più di 5.000 e che spesso scoprono autori ignorati dai grandi gruppi, dimostrando che una via alternativa è ancora possibile.
La letteratura non è morta: è stata messa nell’angolo. Attende il lettore disposto a disobbedire alla luce artificiale della vetrina per inoltrarsi dove la mano del marketing non arriva. Forse il vero atto rivoluzionario, oggi, non è scrivere, ma scegliere cosa leggere senza farsi scegliere dal mercato.
La prossima opera capace di cambiarci la vita potrebbe non trovarsi in libreria — e non perché non meriti spazio, ma perché nessuno ha pagato per mettercela. Ci sono libri meravigliosi che respirano altrove: nei cataloghi di editori indipendenti, nelle fiere della piccola editoria, in vendita direttamente dagli autori, consigliati da comunità di lettori, o nascosti nelle pieghe più sincere del web.
Forse la vera letteratura sopravvive proprio lì, lontana dal frastuono.
La domanda non è se esista ancora: la domanda è se abbiamo ancora il coraggio di andarla a cercare. E se l'editoria non rispetta l'autore, la risposta è chiara: lo scandalo è chiedere un'esborso economico all'autore con la scusa dell'acquisto copie. Centomila volte meglio un'auto pubblicazione onesta che una finta copia pubblicata su commissione.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

giovedì 12 marzo 2009

“La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo



“La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo per le edizioni Delosbooks, permette all’aspirante scrittore di destreggiarsi facilmente, attraverso la consultazione dell’elenco alfabetico di 300 case editrici interessate alla produzione di autori italiani. Basterà scorrere l’indice per andare a visionare quale genere pubblica quell’editore piuttosto che quell’altro. Ma il volume di Pappalardo contiene anche importanti risposte su cosa richieda un editore all’autore per la pubblicazione dell’opera; ad esempio: acquisto copie o partecipazione alle spese di stampa? Come dice infatti lo stesso Leonardo Pappalardo nella sua introduzione: “Come potrete constatare osservando le schede di tutti gli editori, sono davvero poche le case editrici che hanno dichiarato di non richiedere nessun tipo di contributo da parte degli autori”. Queste parole così come l’intero volume mi consentono di fare alcune considerazioni sull’editoria italiana.
Nonostante un buon critico letterario si impegni nel promuovere le opere di autori emergenti, pubblicate dalle piccole e medie case editrici; la realtà massmediale annulla ogni sforzo intrapreso.
La stragrande maggioranza degli italiani, che non sono di certo un pubblico di lettori, leggicchia ciò che gli viene propinato dalla tv e dai giornali. Basta prestare attenzione a cosa leggono le persone nelle metrò, negli autobus, ecc, per notare che non hanno fra le mani un libro di qualche autore emergente. Si tende a dare totale credibilità soltanto ai soliti nomi che da anni non producono più opere degne del loro nome; ma vivono semplicemente di rendita. Se si vuole leggere qualcosa di veramente interessante, non lo si dovrà ricercare nell’editoria stranota ma bensì in quella alternativa.
La cosa che uccide la cultura di questo paese è lo scarso interesse mostrato dallo Stato verso il mondo dei libri. Così accade che giovani e promettenti scrittori dopo aver realizzato un buon libro, proveranno ad inviare i loro manoscritti a quegli editori che contano. Ebbene potranno ritenersi fortunati se riceveranno una lettera di risposta, in pratica un prestampato con le solite frasi: “la ringraziamo per averci sottoposto il suo manoscritto, ma il suo lavoro non rientra nella nostra linea editoriale”. Così il giovane autore scoraggiato, dovrà necessariamente ricorrere all’editoria a pagamento; che puntualmente, pubblicherà la qualunque cosa, sotto lauto compenso. Ma zitti, non ditelo a questi benefattori, pardon editori, perché vi diranno che selezionano accuratamente il materiale da pubblicare.
L’editoria a pagamento è un cancro che uccide la cultura e la genialità di chi scrive. E poi non è così edificante ammettere di aver dato dei soldi a un tizio, ossia ad un editore, per vedere concretizzata la tua opera in un vero libro. Chi è un vero editore, è pronto a scommettere per il suo cavallo vincente, senza chiedere alcun contributo in cambio. Naturalmente sono in pochi a farlo e molti autori vengono a contatto con realtà non piacevoli. Ci sono grandi editori che vogliono sapere soltanto il titolo, e certe volte senza aver richiesto l’invio di una sinossi, si assiste alla bocciatura dell’idea proposta. In base a quale criterio si fa ciò? Semplice non si possiede la raccomandazione giusta per poter essere ammessi alla corte dei privilegiati. L’importante è pubblicare i soliti volti noti della tv, che considerata la professione che svolgono – di certo non quella di scrittori – potranno sponsorizzare liberamente la propria opera (siamo sicuri che sia realmente la loro?!). Per non parlare di tutti quei giornalisti che sfornano diversi libri all’anno solo e soltanto perché appartengono ad una “casta giornalistica” ben precisa.
Altra cosa che mi fa davvero innervosire è l’inettitudine di certi librai. Il loro compito non è solo quello di avere quel dato libro per poi tenerlo in magazzino ad ammuffire; ma promuovere i meno conosciuti, mettendoli in vetrina accanto a quelli più noti. Questo è fortunatamente capitato a me con i miei libri. Quale senso ha esporre i soliti autori che hanno la fama a precederli a prescindere dalla valenza artistica dell’opera pubblicata? Questi “lord” della letteratura hanno già un pubblico che li acquisterà in automatico. Quindi se le cose in Italia continuano ad andare male nel settore editoriale è proprio perché gli addetti ai lavori non svolgono quasi mai il loro compito. Inclusi alcuni critici letterari che si ostinano a voler recensire soltanto i libri pubblicati dai vari: Mondadori, Rizzoli, Einaudi, etc. Questo perché alcuni di loro bramano un giorno di pubblicare con le potenti major editoriali i propri lavori e quindi cercano di ingraziarsi gli editori attraverso la piaggeria. Pertanto “La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano” a cura di Leonardo Pappalardo è un valido contributo per non cadere nelle mille e insidiose trappole dell’editoria italiana.
Cristian Porcino