lunedì 20 aprile 2026

Presentazione a Cagliari di "Obliquo Presente": dissenso, educazione e libertà nel tempo dell’odio

 



Viviamo in un tempo in cui il rumore copre il pensiero e l’odio sembra correre più veloce del dialogo. In questo scenario, sorgono spontanee due domande:
È possibile stare nel presente senza piegarsi?
È possibile dissentire senza essere messi a tacere?

Domenica 3 maggio, alle ore 19:00, vi aspetto presso Rainbow City a Cagliari per presentare il mio ultimo lavoro: Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio.

Di cosa parleremo?
Il libro attraversa il nostro tempo con uno sguardo “obliquo”: critico, necessario. Affronta temi centrali del presente come il dissenso inteso come pratica educativa, il ruolo del linguaggio come spazio di potere e responsabilità e le dinamiche dell’odio e della polarizzazione nel discorso pubblico.

Allo stesso tempo, il testo tocca dimensioni più profonde e personali: le questioni legate all’identità, al diritto di essere sé stessi e di amare liberamente, fino al rapporto tra esperienza individuale e strutture sociali. È un invito rivolto a chi non si accontenta della superficie e a chi continua a farsi domande, anche quando sono scomode.

Sarà un momento di confronto fatto di parole e incontri veri. Non sarà un monologo: sarà uno spazio di dialogo vivo, dove le domande contano quanto le risposte. Porta le tue domande, i tuoi dubbi e la tua visione. Il dissenso, qui, è il benvenuto.

📍 Informazioni utili
Dove: Rainbow City – Via Torino 13, Cagliari
Quando: Domenica 3 maggio, ore 19:00
Ingresso: libero e aperto a tutti

Non mancare: costruiamo insieme uno spazio di pensiero critico. 

Qui il booktrailer del libro: 

Per info: obliquopresente@virgilio.it

lunedì 6 aprile 2026

"Solo un raggio di sole" di Cinzia Cofano

 


("Solo un raggio di sole" di Cinzia Cofano, Les Fláneurs Edizioni, pp. 125, € 13,00).

Solo un raggio di sole di Cinzia Cofano non è solo un romanzo, ma un viaggio profondo nell'universo femminile attraverso le vite di tre amiche: Sofia, Amira e Silvia. Le loro storie si intrecciano in un gioco del destino che le porta a confrontarsi con una verità fondamentale: il passato non può e non deve definire il nostro futuro. Con una narrazione magistrale, l’autrice esplora la ricerca dell’Amore e la fame di riscatto che accomuna le protagoniste. Il messaggio è chiaro e potente: gli errori della giovinezza sono tappe del percorso, non sentenze definitive. Sofia, Amira e Silvia ci insegnano che riappropriarsi del proprio destino è un atto di coraggio necessario. Uno dei punti di forza del libro è la riflessione su cosa significhi davvero amare. L'amore vero è quello che riflette i nostri sogni, le nostre ambizioni e i nostri talenti. Cinzia Cofano lancia un monito essenziale: "Chi ti soffoca non ti ama. L’Amore non genera male, ma solo luce." Un plauso all'autrice per aver saputo dare voce a donne resilienti, capaci di non arrendersi e, soprattutto, di denunciare la violenza, ricordandoci che quest'ultima non ha mai nulla a che fare con il sentimento. Un libro da leggere assolutamente per chi cerca una storia di forza, speranza e rinascita.
©️ Cristian A. Porcino Ferrara

venerdì 3 aprile 2026

La recensione di Alessandra Micheli su "Les Fleurs du mal”

 


Una lettura attenta e profonda di Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio.
Ringrazio Alessandra Micheli per aver colto qualcosa per me essenziale: questo non è un manuale, ma un’esperienza, un attraversamento del presente, delle sue fratture e delle sue possibilità.
È un testo che non si limita a proporre contenuti, ma mette il lettore in una posizione di esposizione: non offre risposte chiuse, ma apre domande e spazi di confronto, chiamando in causa la necessità di abitare il conflitto senza ridurlo.
In un tempo che semplifica, il dissenso resta uno spazio necessario.
👉 Qui la recensione:

giovedì 2 aprile 2026

Crescere nell’ombra: il Booktrailer di "Obliquo Presente"

 


Cosa succede quando un bambino impara che, per essere amato, deve restare invisibile?
In questo breve e intenso booktrailer, l'attore Massimo Carbonaro dà voce a uno dei passaggi più intimi del mio saggio: il racconto di un'infanzia trascorsa a nascondere la propria omosessualità per non scontentare il mondo degli adulti, circondati da modelli e cartoni animati che non ci prevedevano.
Un invito a rompere il silenzio e a trasformare l'invisibilità in dissenso.
👇
GUARDA IL BOOKTRAILER SU YOUTUBE QUI:

lunedì 30 marzo 2026

“Obliquo presente”: una lettura che lascia il segno

 


Obliquo presente: una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara.
Inizio soffermandomi un attimo sulla copertina, nonché affascinante illustrazione di Stefano Donatiello, per contemplarne non solo la bellezza a livello estetico e artistico, ma anche ciò che vuole esprimere.
Questo è qualcosa di soggettivo e anche personale, ma la copertina dona profondità alle emozioni e alle sensazioni del libro stesso.
È un’introduzione silenziosa alla pedagogia. Non si esprime a parole, ma a livello platonico.
Il gioco di luce e ombra, dell’acqua che riflette in esse e viceversa, è qualcosa che trasmette conforto in quella profonda angoscia.
Un abbraccio che l’autore vuole dare a chiunque sia passato, o stia passando, per ciò che ha dovuto affrontare fin da tenera età.
Una copertina che urla il bisogno di cambiamento, con l’ascolto di verità agghiaccianti, l’accettarsi per come si è, tra lacrime versate e profonda solitudine.
Specchi con riflessi che a volte accecano, o fanno riscoprire l’autore sotto una luce diversa, anche se malinconica.
Questa illustrazione merita attenzione come ogni contenuto di questo libro: non dobbiamo solo leggere il titolo, ma analizzare anche l’arte che lo circonda.
Il libro esplora tematiche non solo a livello personale e professionale, ma anche culturale, di cui oggi si è spesso all’oscuro.
La disinformazione è una scelta che si fa, seguendo la facile “retta via” che si para davanti a noi, piuttosto che inclinare il nostro cammino e scegliere una strada più tortuosa.
Questo libro offre più di un’emozione, con piene consapevolezze che, ai giorni odierni, si tendono a ignorare.
L’autore, intrecciando le sue esperienze, lascia che la sua sensibilità emotiva, soffocata a causa di un’infanzia amputata da un sistema radicalmente sbagliato, crei nodi non solo con il suo essere interiore, ma si leghi anche all’arte e agli autori d’epoca.
Trasporta il lettore non solo a porsi domande su storie occultate e veritiere, ma anche a immergersi nel suo punto di vista.
Provando sensazioni ed emozioni come sensibilità, solitudine, rabbia, frustrazione, sconforto, impotenza, ecc.
Ci si ritrova faccia a faccia con quesiti “scomodi” da affrontare.
Il libro sbatte in faccia la verità, senza peli sulla lingua, ed è questo che può turbare chi legge. Ma è proprio questo linguaggio che smuove qualcosa.
Si affronta anche l’importanza della lingua stessa, come il vietare il proprio dialetto.
Si sradica non solo la storia di un luogo, ma si intralciano anche i modi di esprimersi a livello linguistico ed educativo, perché considerati “volgari”.
Sono dell’opinione che qualsiasi lingua possa esserlo: dipende solo dal mondo in cui la si usa.
Quindi il dialetto, come specifica l’autore, non è sinonimo di ignoranza né di mancanza di eleganza. Il dialetto è lingua e cultura.
La società di oggi segue troppo la cosiddetta “massa”.
Scegliere “l’obliquo presente” significa intraprendere un viaggio introspettivo, ma anche molto solitario.
Quando ci si ritrova ad avere idee diverse da qualcun altro, che non rispettano preconcetti e convenzioni, si viene esclusi dal “gregge”.
Ma quando si impara ad amarsi, ad amare le proprie idee e i propri principi, a non dare nulla per scontato — che siano persone, cose, momenti, famiglia, cultura, paesaggi, ecc. — si può trovare bellezza e conforto anche in qualcosa, non esclusivamente in qualcuno che degrada le tue idee e il tuo essere.
L’autore trova conforto nei suoi viaggi, nei paesaggi che descrive con tanto amore e dettagli.
Questo libro esplora molti argomenti davvero interessanti e incisivi, come l’uso importante delle parole, i giudizi e i pregiudizi.
Lo consiglio perché è davvero un’esperienza fuori dall’ordinario.
L’autore è stato coraggioso nell’arco della sua vita e carriera: le sue idee creano “disagio”.
Ma disagio significa opportunità e speranza che, rompendo gli schemi e la vecchia scuola, qualcosa di davvero genuino possa insinuarsi nei giorni odierni, specialmente nei giovani che saranno il futuro.
Egli, anche in modo sottinteso, tocca temi come la speranza e il “non è mai troppo tardi”.
Il dolore lo ha forgiato. Il tempo cambia, lascia squarci e cicatrici che non si dimenticano.
Ad oggi, a distanza di anni, ha finalmente ricordato come ci si sente a respirare, dopo aver attraversato tempeste trattenendo il respiro, in mezzo alla gente “normale”, mentre lui era solo in cerca del suo obliquo.
Quindi concludo la mia opinione dicendo che questa pedagogia è stata una violenta boccata d’aria da prendere.

Cristina Giannitto

Il dovere del limite

 



​È di questi giorni la notizia di una professoressa accoltellata da un allievo, che ha dichiarato di rimpiangere di non averla uccisa e di non aver colpito anche i propri genitori. Trovo altamente diseducativo chi tenta di minimizzare l’accaduto, riducendolo a una ragazzata o a un gesto riconducibile a generiche fragilità esistenziali. In quanto docente, ritengo che il ragazzo debba essere perseguito legalmente: una risposta indulgente non gli insegnerebbe nulla, anzi rischierebbe di rafforzare l’idea che le proprie azioni non abbiano conseguenze.
​Dobbiamo smettere di guardare a queste esplosioni di violenza come a tragiche eccezioni isolate. La storia recente, a partire dalla strage della Columbine in poi, ci insegna che il nichilismo e il desiderio di annientamento dell'altro non sono "crisi passeggere", ma derive profonde che si nutrono proprio dell'assenza di un limite percepito. Ma attenzione: la scuola non può e non deve diventare il parafulmine di ogni fallimento sociale. Sono stanco di chi scarica la responsabilità comportamentale dei ragazzi esclusivamente su di noi docenti, deresponsabilizzando le famiglie e la società civile. Noi non siamo taumaturghi e non possiamo compiere quei miracoli educativi che tutti si aspettano, mentre il resto del mondo abdica ai propri doveri.
​Questo “familismo” che porta alcuni colleghi a considerare gli studenti come figli è, a mio avviso, fuorviante. I nostri allievi non sono i nostri figli: il nostro ruolo è diverso e deve restare distinto. Più giustifichiamo e proteggiamo, più rischiamo di formare una generazione incapace di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. È un tema che ho approfondito nel mio saggio Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio, dove analizzo come la violenza giovanile sia spesso il sintomo di una mancanza di confini chiari e di un’etica del limite che la scuola deve contribuire a ricostruire, ma non in solitudine.
​La scuola deve formare cittadini consapevoli e responsabili. La responsabilità educativa non esclude quella legale: al contrario, la rende comprensibile.
Non spetta a noi, come società, stabilire l'entità di una condanna mossa dal livore, né dobbiamo lasciarci trasportare dall'odio del momento. La pena deve conservare il suo valore rieducativo: punire per insegnare che dagli sbagli, anche i più gravi, si può e si deve imparare a tornare umani.
La perdonanza può essere una scelta personale, intima e rispettabile del singolo individuo. Ma non può e non deve diventare un’aspettativa istituzionale o educativa. Restiamo saldi nel nostro ruolo, senza confondere comprensione e deresponsabilizzazione, e continuiamo a essere un presidio contro ogni forma di illegalità o criminalità.

​©️ Cristian A. Porcino Ferrara

venerdì 27 marzo 2026

La mia intervista su Recensissimo: pedagogia, parola e odio sociale

 



Ieri sera sono stato ospite in diretta Instagram sulla pagina Recensissimo, dove Serena Bufano e Cristian Panzera mi hanno dedicato un'intervista intensa, profonda e — lo dico senza retorica — tutt'altro che banale.
Abbiamo parlato del mio ultimo libro
Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio.
Un viaggio attraverso temi che sento urgenti e necessari:
🔹 il potere della parola e la sua distorsione in una società che sembra aver fatto dell'odio la sua lingua madre — nella vita, sui social, ovunque
🔹 la mistificazione dei messaggi e come ci condiziona senza che ce ne accorgiamo
🔹 Pier Paolo Pasolini e la figura del cattivo maestro — una definizione che nel libro rileggo e reinterpreto
🔹 il ruolo degli insegnanti, categoria su cui ricadono troppe colpe, mentre famiglie e istituzioni sembrano aver perso il contatto con la realtà
Ringrazio di cuore Serena e Cris per lo spazio che mi hanno concesso e per la qualità delle domande: il tipo di conversazione che ti fa venire voglia di continuare a scrivere.
👇 Obliquo Presente è in vendita su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Obliquo-presente-pedagogia-dissenso-dellodio/dp/B0GHPTCXGB
▶️ Qui accanto il link per rivedere la diretta → https://www.instagram.com/reel/DWXI0WdiGxY/?igsh=Mm82c3VscGg2bmhz