Paghiamo tutti il canone RAI, a prescindere dal nostro orientamento religioso, da ciò in cui crediamo o non crediamo. Eppure, la TV pubblica continua a raccontare il bene, la spiritualità e la storia religiosa attraverso un’unica e sola lente: quella del cattolicesimo.
Ciò che rende la situazione ancora più paradossale è che questo monopolio avviene persino all'interno dello stesso cristianesimo, una realtà storicamente plurale, complessa e ricca di voci diverse che vengono regolarmente cancellate.
Da socio di minoranza, capisco fin troppo bene cosa voglia dire trovarsi schiacciati da una maggioranza che vuole fagocitare tutto e relegarti in un angolo, solo perché teme di essere messa all'ombra. È lo stesso meccanismo che vedo all'opera nel servizio pubblico: un monopolio culturale dove la "vera fede" o l'esempio morale sembrano avere cittadinanza solo sotto il Cupolone. Se si parla di solidarietà, di scelte di vita radicali o di impegno sociale, la figura di riferimento è sempre un santo, un sacerdote o una suora cattolica. Come se non esistesse altro.
Pensiamo alla storia:
Valdo di Lione, alla fine del XII secolo, spoglia se stesso di ogni ricchezza per predicare il Vangelo non in latino, ma in volgare. Non crea un ordine sottomesso a Roma, e per questo viene bollato come eretico. La sua storia di rottura e coraggio? Inesistente nei palinsesti.
E quando si parla di donne? Spazio solo a sante e religiose cattoliche. Mai un accenno a figure fondamentali come Katharina Schütz Zell, riformatrice protestante del '500, teologa, attiva nell'assistenza ai profughi e sostenitrice del matrimonio dei ministri di culto. Silenzio assoluto.
Da non credente, trovo questa narrazione penalizzante per la cultura di questo Paese. La sensazione è che la percezione collettiva sia ferma alle quattro nozioni scolastiche su Martin Lutero, come se il protestantesimo fosse un cimelio del passato.
È semplicemente assurdo perpetuare una narrazione a senso unico che ignora la realtà storica e le tante altre confessioni religiose che si sono prodigate — e continuano a farlo ogni giorno — per aiutare gli altri.
Guardiamo alla realtà di oggi: la Chiesa Valdese, ad esempio, è una presenza viva e radicata in Italia. Ogni anno devolve l'8x1000 ricevuto a progetti civili, sociali e umanitari, documentando e rendicontando pubblicamente ogni singolo centesimo speso.
Un servizio pubblico pagato da tutti non può continuare a promuovere un unico modello, dimenticando chi contribuisce concretamente al bene comune fuori dai binari della maggioranza.
Cristian A. Porcino Ferrara












