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Dietro il volto del "Cristo Salvatore" nella Basilica di Sant'Agnese a Roma si cela il ritratto di Tommaso de' Cavalieri, l’uomo che Michelangelo amò profondamente?
La notizia di questi giorni non mi stupisce affatto. È la conferma di come l'arte sia stata, per secoli, l'unico spazio in cui l'identità poteva esistere, seppur travestita. Ma è anche il simbolo di una rimozione sistematica: pensate che persino i pronomi delle poesie di Michelangelo per Tommaso furono volti al femminile dal nipote per "salvare" la reputazione dello zio.
Che questa notizia venga confermata o si riveli l’ennesima suggestione giornalistica importa fino a un certo punto. L’amore tra Michelangelo e Tommaso è già scritto nelle sue poesie, nei suoi disegni e nella storia stessa della sua vita.
Nel mio ultimo libro, Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio, dedico spazio proprio a questo: al racconto dell'Amore censurato di Buonarroti e a tutte quelle cancellazioni storiche messe in atto per negare l'orientamento sentimentale di grandi artisti.
Dissentire significa anche restituire la verità ai corpi e ai sentimenti che la storia ha provato a rendere invisibili. Quante storie d’amore sono state cancellate dalla storia dell’arte?
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