La scomparsa di padre Enzo Bianchi rattrista anche un non credente come me, che leggeva con interesse le sue opere e, cosa ancor più importante, ne apprezzava l'appoggio incondizionato verso le persone omosessuali. Bianchi sosteneva che, nonostante il divieto tradizionale della Chiesa basato sulle Scritture, il cambiamento antropologico in atto imponga ai cattolici di riconoscere la genuinità dell'amore tra persone dello stesso sesso. Poiché la Bibbia risponde a un'epoca storica specifica mentre la società si evolve, il riconoscimento di questo amore è ormai una realtà ineludibile e uno dei temi centrali per la Chiesa.
Ricordo quando disse: «Se Cristo nel Vangelo parla del matrimonio come unione indissolubile, nulla dice in merito all'omosessualità. L'onestà, quindi, ci obbliga ad ammettere l'enigma, a lasciare il quesito senza una risposta. Su questo, io vorrei una Chiesa che, non potendo pronunciarsi, preferisca tacere».
Ecco, ci mancherà questa lucidità di un uomo spiritualmente elevato, che era in grado di parlare ai cuori delle persone senza frugare nelle mutande e nei sentimenti degli altri con i soliti toni accusatori di certi individui in tonaca. Una lucidità che Bianchi ha sostenuto anche in una bella intervista a Elvira Serra, in cui rifiutava con decisione qualsiasi aura di esemplarità o aspirazione alla santità, dichiarando di sentirsi una persona ancorata alla realtà e mostrando un atteggiamento critico verso le logiche e le contingenze storiche che spesso regolano i processi di canonizzazione della Chiesa.
Un uomo vero, fino all'ultimo. E un punto di riferimento per cui non possiamo che dire: grazie per quello che hai fatto per noi.
® Cristian A. Porcino Ferrara
