sabato 5 settembre 2026

"Infanzia e stereotipi di genere in TV" di Anna Antoniazzi e Irene Biemmi

 


​("Infanzia e stereotipi di genere in TV" di Anna Antoniazzi e Irene Biemmi, Carocci Editore, pp. 134, € 13.00)

​Durante una lezione di Pari opportunità nella mia classe di scuola superiore, ho somministrato alle mie allieve e ai miei allievi un foglio suddiviso in due parti con scritto da un lato "Cose da femmine" e dall'altro "Cose da maschi". Il risultato ha mostrato il rafforzamento fin dalla loro età di stereotipi di genere che li intrappolano in schemi nocivi per la loro crescita.
​Proprio di questo si occupano le autrici in questo saggio interessantissimo, che mette al centro i modelli di femminilità e mascolinità appresi dai più piccoli attraverso la pubblicità e i mass media — un discorso cruciale sul quale mi sono confrontato anch'io nel mio Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio.
​Fin da bambini, noi nati negli anni '80 non abbiamo avuto alcun riferimento a cui appigliarci: l'eteronormatività era l'unico modello proposto, un modello rigido che cancellava ogni divergenza e ci condannava all'invisibilità. Gli stereotipi, se assimilati e rafforzati fin dalla più tenera età, possono dare vita a comportamenti da adulti che compromettono la propria e l'altrui felicità. Come scrive Gino Cecchettin nella prefazione al testo: «Ogni volta che minimizziamo, che sorridiamo davanti a una battuta sessista, che consideriamo 'normale' un modello relazionale sbilanciato stiamo contribuendo a rafforzare un'idea di mondo».
​Ed è proprio da qui che dobbiamo partire per decostruire un certo linguaggio che si fa strada nella comunicazione massmediale. In questo percorso, il saggio di Antoniazzi e Biemmi rappresenta uno strumento prezioso per chiunque si occupi di educazione e formazione. Un libro necessario e assolutamente consigliato.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara