A 50 anni dai Moti di Stonewall la lotta per i diritti civili continua ininterrottamente. Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” ritorna a New York per celebrare il mese del pride e ricordare che nessuna conquista è mai definitiva.
Il libro è in vendita su Amazon.
In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
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domenica 9 giugno 2019
lunedì 28 luglio 2014
Versione eBook del romanzo "Un'altra vita" di Cristian Porcino
“Un’altra Vita” di Cristian Porcino, Nuova Edizione. Dalla prefazione di Daniela Tuscano: “Un breve e intenso itinerario alla scoperta di se', l'ingresso nell'età adulta, il coraggio della verità, la voglia di sorprendersi e di osare, un “lieto fine” aperto a un futuro incognito e fascinoso: questo e molto di più è "Un'altra vita", il romanzo di Cristian Porcino uscito oggi in una nuova edizione”. Dati tecnici del libro: “Un’altra vita” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 124, formato eBook € 5,00. In vendita su: www.lulu.com.
Nuova edizione del romanzo “Un’altra Vita” di Cristian Porcino
“Un’altra Vita” di Cristian Porcino, Nuova Edizione. Dalla prefazione di Daniela Tuscano: “Un breve e intenso itinerario alla scoperta di se', l'ingresso nell'età adulta, il coraggio della verità, la voglia di sorprendersi e di osare, un “lieto fine” aperto a un futuro incognito e fascinoso: questo e molto di più è "Un'altra vita", il romanzo di Cristian Porcino uscito oggi in una nuova edizione”. Dati tecnici del libro: “Un’altra vita” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 124, formato cartaceo € 14,00, codice Isbn: 978-1-291-96493-6. in vendita su: www.lulu.com, www.amazon.it, ww.amazon.com, etc.
martedì 26 giugno 2012
Recensione al romanzo “Un’altra vita” di Cristian Porcino
(Articolo di Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese).
Fino al 2010, anno in cui uscì il nostro ultimo romanzo sul mondo GLBTQ “San Berillo e altre tentazioni” (edizioni libreria Croce), eravamo abituati a recensire in media una ventina all’anno di libri su questi multiformi aspetti della sessualità. Quasi tutte storie omologate di rapporti sadomaso, alcune sentimentali come i romanzi di una Carolina Invernizio targata lesbo, poche, invece, di stampo saggistico sul nesso eros – famiglia – società.
Ci ha un po’ stupito questo romanzo del giovane Cristian Porcino, di cui leggemmo tempo fa un bel libro su Michael Jackson e un altro molto originale su alcuni grandi cantautori italiani. Porcino è un ottimo giornalista, fine osservatore del mondo mass – mediatizzato di cui sa cogliere acutamente le ondulazioni del gusto.
Il romanzo “Un'altra vita” racconta con uno stile minimalista l’iniziazione sessuale ed esistenziale di un ragazzo ebreo che, in patria, è costretto dalla propria cultura sessuofobica a nascondere la “diversità”. Nel suo Paese l’omosessualità è considerata un vero e proprio abominio che offende il comandamento divino. Il giovane ebreo Shlomo non è un filosofo, ma sa riflettere sulla propria condizione e si chiede più volte perché l’ebraismo condanna tanto l’omosessualità, mentre il Vangelo cristiano dichiara la libertà di amare. Shlomo fugge di casa, non sopportando la condanna da parte dei genitori e va a New York, la capitale del mondo che lo affascina e gli insegna a compiere quel rito di passaggio che nel mondo Occidentale non è nascosto nel buio della condanna morale. A New York impara a vivere il sesso in modo libero e consapevole e scopre anche quella dimensione della vita che tutti cercano e chiamano Amore.
Porcino usa poche pennellate di colore, anche nelle scene erotiche che altri scrittori tratterebbero con un linguaggio trasgressivo. Crediamo che Porcino abbia scelto di non essere uno scrittore erotico, forse per non omologarsi con la pornografia gay di moda alcuni anni fa.
Potremmo invece, considerare “Un’altra vita” come un romanzo di formazione sentimentale, secondo la tradizione settecentesca inventata da Goethe e continuata da Sthendal e da Flaubert fino alla sua ultima ed eccentrica ripresa, quel geniale “Seminario della gioventù” di Busi che Porcino conosce perfettamente.
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mercoledì 30 maggio 2012
Recensione libro “Un’altra vita” di Cristian Porcino
(Articolo di: Salvatore Scalisi). Cristian Porcino dedica questa sua opera alla problematica dell'omosessualità. Il romanzo si sviluppa con molto garbo, mettendo in evidenza l'ottima preparazione culturale dell'autore che accompagna i due protagonisti con occhio benevolo e cosciente della"svolta" che il mondo contemporaneo ha impresso alla vita di tutti gli omosessuali. Infatti dopo secoli di persecuzioni e di maltrattamenti atroci, finalmente, tutti si rendono conto che l'omosessuale non agisce a suo capriccio, ma è spinto dalla natura a fare scelte fuori dal comune. I ricercatori hanno, infatti, scoperto che l'atteggiamento omosessuale è dettato dalla presenza di un cromosoma in più nel DNA di chi ha questa tendenza. Perciò l'analisi che Porcino conduce nel suo romanzo è un prodotto del tempo attuale che ha finalmente elaborato una cultura dell'accettazione del "diverso".
Salvatore Scalisi
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domenica 15 aprile 2012
Quando l’amore sconfigge il pregiudizio
(Articolo di: Viviana Cosentino).
Leggendo il primo romanzo di Cristian Porcino “Un’altra vita” ci si imbatte in una lettura piacevole, scorrevole ed entusiasmante. L’autore è una continua scoperta e in questo romanzo affronta con delicatezza e positività il tema della sessualità, dell’omofobia e della rinascita affettiva. “Un’altra vita” racconta la storia di un giovane ebreo ortodosso, Shlomo, che a causa della mentalità chiusa e bigotta dei propri genitori e della comunità in cui risiede, affronterà una nuova vita catapultato nella Grande Mela, inizialmente in solitudine e con la sola voglia di riscatto e di vivere una vita ‘normale’. La sua grande forza di volontà e intelligenza, infatti, lo faranno ambientare e integrare in questo nuovo ‘mondo’ in maniera eccellente. A New York troverà, a parte il lavoro, anche un grande amore che potrà vivere alla luce del sole senza aver paura di essere giudicato da occhi, orecchie e bocche indiscrete. Nella sua semplicità questo testo tratta un tema ancora oggi purtroppo scottante, dichiarando in maniera coraggiosa che l’amore non ha sesso andando contro, spesso e volentieri, certi parametri religiosi che occorre abbattere una volta per tutte. Inoltre, la cornice di New York è, a mio parere, molto suggestiva, accattivante e azzeccata per ambientare la storia di Shlomo, perché credo che in questa città globale, nonché uno dei centri economici e culturali più influenti del mondo, coesistono, convivono e riescono ad amalgamarsi comunità religiose differenti, colori di pelle diverse e culture disparate. Si comprende benissimo, anche, che l’autore mette molto delle sue conoscenze generali e personali in questo romanzo: dalla filosofia alla musica, dalla letteratura alla storia, dai suoi viaggi a New York alla passione per le religioni… “Le ombre del passato di Shlomo erano fuggite via, perché la sua vita adesso era come lui la desiderava” (cfr p. 90): insomma, un libro da leggere in breve tempo, che coinvolge e con un lieto fine, che a volte non guasta e ci insegna che essere più positivi e aperti verso il prossimo, forse è un atto di civiltà straordinario.
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Il libro è in vendita su:
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Viviana Cosentino
domenica 4 marzo 2012
“Un’altra vita per Shlomo. Intervista all’autore”


Il nuovo libro di Cristian Porcino “Un’altra vita” racconta la vita di Shlomo, un giovane ebreo ortodosso che dovrà fare i conti con la mentalità chiusa e bigotta dei propri genitori e della comunità in cui risiede. Una lettura entusiasmante e coraggiosa che dichiara apertamente, e senza tanti giri di parole che l’amore non ha etichette. Porcino smaschera il voyerismo di facciata che sembra tanto arrovellare i perbenisti dell’ultima ora. Il tema dell’omossessualità è affrontato dall’autore con delicatezza e con spirito filosofico. La narrazione prosegue con tanti episodi suggestivi e densi di liricità in una cornice scenografica accattivante come quella di New York City. Per saperne di più su questo e su altri lavori da lui pubblicati, ho intervistato l’autore che ha gentilmente risposto ad alcune domande.
1) Il suo primo romanzo “Un’altra vita” affronta un tema molto importante come il legame fra religione e sessualità. Perché questa scelta?
«Dunque la scelta è stata dettata dalla spiegazione forse più ovvia. Determinate religioni, se non quasi tutte, hanno mortificato l’aspetto sessuale degli esseri umani. Le loro dottrine hanno sempre incoraggiato il rapporto sessuale solamente in vista della procreazione. Così quando si è dovuto affrontare l’omosessualità, come nel caso del protagonista del romanzo, l’atteggiamneto più comune è stato quello di emarginare ed espungere dal nucleo comunitario d’appartenenza chi, con il proprio comportamento, poteva minare le solide basi tramandate nei secoli da vecchie tradizioni religiose, e superstizioni infarcite da misticismo. La scelta pertanto era, a mio parere, più che doverosa».
2) Cosa l’ha spinta a scrivere una storia come quella di Shlomo?
«La storia di Shlomo nasce diversi anni fa. Purtroppo avevo sempre rimandato l’appuntamento a data da destinarsi, fino a quando non è giunto il momento giusto per fissarla su un foglio di carta. Viviamo, ahimè, in un contesto storico dove l’omofobia appare un fattore ben radicato e mascherato dalla parola “tolleranza”. Dietro questo concetto si può annidare un atto di razzismo ben congegnato. Persino i rappresentati religiosi utilizzano spesso simili parole. Dichiarando pubblicamente di essere tolleranti allo stesso tempo prendano le dovute distanze dal problema. In altre parole è come dire “ti rispetto ma non avvicinarti. Resta al tuo posto”. Questo è un vero controsenso».
3) Perché si è affidato ancora una volta all’autopubblicazione?
«Di editori onesti e coraggiosi in giro ne vedo pochi. Quando scoprono che non sei diposto ad acquistare le copie del libro o a partecipare economicante alle spese di stampa spariscono nel nulla. Francamente non capisco chi snobba così tanto l’autopubblicazione. A dire il vero è molto più nobile investire su se stessi editandosi le opere, piuttosto che partecipare e incrementare le floride finanze di certi tipografi che si spacciano per editori. Anche come critico letterario non stabilisco mai a priori quali libri recensire o no. Prima leggo e poi mi faccio un’idea. Negli ultimi cinque anni ho letto diversi libri autopubblicati davvero interessanti che sono arrivati all’attenzione di alcuni critici grazie alla costanza dei loro autori. Quindi è giunta l’ora di togliere i paraocchi e accantonare questi sterili pregiudizi».
4) Il romanzo è ambientato a New York. Come mai questa scelta?
«Trascorro diversi periodi dell’anno a New York ed è una città a me molto cara. E poi la storia di Shlomo si sposa bene con le immagini della grande mela. Inoltre in quelle occasioni ho avuto modo di osservare da vicino le comunità ebraiche ortodosse in cui ho ambientato la prima parte del libro ».
5) In “La solitudine non va mai in vacanza” (Photocity Edition) ha trattato tematiche piuttosto delicate come le morti sul posto di lavoro, la solitudine e l’ambizione di chi punta troppo in alto come ad esempio il cardinal Thomas Wolsey personaggio storico cinquecentesco della corte dei Tudor. Perché ha puntato su problematiche più ricercate anziché ripiegare nei soliti racconti d’amore?
«Si, in effetti, me lo chiedo anch’io. A parte la battuta, penso che scrivere solamente o principalmente d’amore sia una scelta oltre che scontata, poca fantasiosa. Di solito quando non si sa cosa scrivere si progetta una classica storia d’amore, piena di tradimenti e riavvicinamenti. La letteratura ci ha fornito negli anni validi esempi di opere che sapevano coniugare il sentimento con altro. “Il dolore del giovane Werther”, ad esempio, ci parla della passione che consuma il protagonista ma anche della sua propensione a nascondersi dietro le proprie sensazioni. Nel mio libro ho affrontato diverse problematiche come le morti bianche perché credo che questo sia più importante di una storia trita e ritrita che fa rima con amoruccio e tesoruccio. Per i Tudor invece ho una vera e propria predilezione. Leggo e mi documento da diversi anni sul quel periodo storico. Thomas Wolsey pur essendo una figura di prim’ordine all’interno della corta di Enrico VIII è stato quasi dimenticato dalla storiografia contemporanea. Con il passare del tempo Wolsey è diventato una comparsa di scarso valore».
6) In uno dei racconti de “La solitudine non va mai in vacanza” lei sembra richiamare la tragica scomparsa di Yara. Si è per caso ispirato alla tragedia della piccola di Brembate?
«Sono in tanti ad avermi fatto notare questa cosa. Il caso di Yara mi ha colpito molto e in qualche modo ho tratto ispirazione dalla sua triste vicenda. Però il mio racconto parla di una ragazzina americana Alice che si fida ciecamente di un adulto che con inganno tenta di ucciderla. Di storie come quella di Yara purtroppo ce ne sono tantissime nel mondo, e quasi sempre sono tutt’oggi dei delitti tragicamente irrisolti».
7) Nel saggio “Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” giunto già alla seconda edizione, lei fa riferimento alla personalità del daimon interiore elaborata da James Hillman. Ci spieghi meglio?
«Nella sua opera più importante “Il codice dell’anima” Hillman postula l’esistenza all’interno dei nostri corpi di una sorta di daimon interiore che ci guida verso il nostro cammino e realizzazione personale. Nel caso dell’ artista la cosa si fa ancora più interessante. Data la personalità creativa che osserviamo e ammiriamo si fa sempre più presente la scissione fra la loro vera personalità e quella della voce interiore che sul palco si manifesta a 360 gradi. Ecco analizzando la figura complessa di Michael Jackson ho messo in luce determinati aspetti».
8) Proggetti per il futuro?
«Ne ho diversi, ma non le posso dire nulla. Tutto è ancora in fase di progettazione».
Veronica Di Stefano
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martedì 14 febbraio 2012
"Un'altra vita" di Cristian Porcino

Shlomo è un giovane ebreo ortodosso cacciato dalla sua comunità perché gay. Shlomo dovrà ricominciare a vivere lontano dalla sua famiglia e dalle sue tradizioni affrontando varie peripezie. Un romanzo che guida il lettore verso una riflessione ad ampio spettro su religione e sessualità.
Dati Tecnici del libro:
“Un’altra vita” di Cristian Porcino
Pag: 95
€ 14,00
In vendita su: www. lulu.com, www.amazon.com, www.amazon.co.uk, www.amazon.it
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sabato 14 marzo 2009
“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi

“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi edito da Maremmi Firenze Libri è uno dei pochi lavori in circolazione sul geniale regista americano davvero degno di nota. L’autrice nel presente saggio non si occupa solamente delle opere cinematografiche di Allen ma analizza attraverso accurate riflessioni il legame del regista con la città di New York; per far ciò si serve della storia di questa straordinaria metropoli. Personalmente ho vissuto per un certo periodo a New York e devo dire che mi sono riconosciuto nell’analisi sociologica realizzata dalla Boschi. Caratteristica importante del testo e della filmografia alleniana è il legame che il regista ha con “la grande mela”. New York e l’isola di Manhattan diventano non solo degli scenari naturali in cui far muovere i personaggi principali delle storie raccontate da Allen; ma protagonisti assoluti della visione introspettiva che ha reso unici i suoi film. Assistere alla visione di un film di Woody Allen può assumere diversi significati; ad esempio capire la lunga storia d’amore che lo lega a New York, se pur con le sue mille sfaccettature. Allen inserisce spessissimo nei suoi racconti alcune tipiche nevrosi dei suoi abitanti. Lo stesso personaggio che di solito lui interpreta è quasi sempre un intellettuale di fama, ma complessato, nevrotico, ipocondriaco. Questo grande amore per New York, nasce e si sviluppa durante l’infanzia del regista che ha abitato e vissuto a Brooklyn per gran parte della sua adolescenza, sognando e guardando Manhattan come l’apice di perfezione assoluta. Allan Stewart Königsberg, vero nome di Woody Allen, avvertiva di vivere in un ambito socio familiare non all’altezza, forse delle proprie aspettative. La Boschi riesce a cogliere delle sfumature che soltanto chi ha vissuto a New York può intendere fino in fondo. Allen newyorkese doc, non cerca di trasportare sulla pellicola la città così come è nella sua concretezza; ma bensì come la vede lui stesso. La New York dei suoi primi film non è di certo una città reale ma come scrive la stessa Boschi: “l’intento di Woody Allen nel mostrare una città finta, non era quello di documentare una situazione privilegiata rispetto ad altri luoghi, ma era il frutto di una visione fanciullesca e utopica di un ideale di città”. Col tempo Woody Allen, iniziò a descrivere New York in maniera leggermente diversa. In “Harry a Pezzi” ciò si avverte maggiormente, così come in “Celebrity” o in “Criminali da strapazzo”. Fortunatamente il genio di Woody Allen è riuscito con gli anni a ricostruire sullo schermo una sorta di cronistoria della metropoli americana. I suoi film ricordano per certi aspetti il lavoro intrapreso dal pittore impressionista Claude Monet, che volle dipingere la facciata della cattedrale di Rouen in anni e momenti diversi per sottolineare che benché il soggetto ritratto sia sempre lo stesso, ciò che gli ruota intorno subisce delle modifiche inimmaginabili; celebre la frase scritta dall’artista: “Tutto cambia, persino le pietre”. Nel caso di Woody Allen non abbiamo la cattedrale di Rouen ma New York, da lui dipinta in moltissimi capolavori cinematografici. Si può dedurre quanto detto dall’incipit del film “Manhattan”: “…Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea……New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”. Effettivamente buona parte dei suoi film sono stati ambientati lì , anche se durante il secondo mandato dell’era Bush, sia per motivi politici, sia perché le location newyorkesi costavano molto, Allen ha girato i suoi ultimi film in Europa più precisamente a Londra (“Match Point”, “Scoop” e “Cassandra's Dream”) e l’ultimo “Vicky, Cristina, Barcellona” in Spagna. Dopo l’elezione presidenziale di Barack Obama Woody Allen si è deciso a tornare a girare nella sua amata città feticcio, e proprio quest’anno uscirà nelle sale cinematografiche il film “Whatever Works”. In definitiva il libro di Ursula Boschi merita di essere acquistato e letto perché è un lavoro ben scritto e soprattutto ben documentato. Il libro è consigliato non solo agli ammiratori di Woody Allen ma a chi vuol saperne di più sulla storia di New York City.
Cristian Porcino
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