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domenica 25 gennaio 2026

Obliquo PRESENTE.

 


COMUNICATO STAMPA

Dire ciò che spesso viene taciuto è un atto di responsabilità È uscito Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara. In un tempo segnato dall’odio, dalla polarizzazione e dalla semplificazione del discorso pubblico, Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara si propone come un libro necessario: un attraversamento critico del nostro presente, osservato “di sbieco”, fuori dalle retoriche dominanti e dalle verità accomodanti. Il volume raccoglie saggi intensi e personali che intrecciano esperienza individuale e riflessione culturale, affrontando temi centrali del dibattito contemporaneo: il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività, il diritto di amare senza nascondersi. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto ma anche di possibilità, spazi decisivi in cui si gioca una parte fondamentale del nostro tempo. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, Obliquo presente indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato, senza mai rinunciare a uno sguardo critico sulle istituzioni culturali e simboliche. Il libro affronta anche alcune profonde incongruenze tra il messaggio originario di Francesco d’Assisi e ciò che è stato fatto in suo nome, l’inazione di Leone XIV, il ruolo della lingua come dispositivo di potere, l’insegnamento come luogo di responsabilità, conflitto e scelta, il funzionamento del mercato editoriale e le dinamiche spesso invisibili che lo attraversano. Senza retorica, ma con una scrittura autentica e radicale, il testo è attraversato anche dalla malattia, dal lutto e dalla perdita del padre, elementi che restituiscono alla riflessione teorica una dimensione profondamente umana e incarnata. Obliquo presente è, in ultima istanza, un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo. Un libro che invita a non tacere, a dissentire responsabilmente, a rimettere al centro la parola come gesto etico e culturale. 

Nota sull’autore 

Cristian A. Porcino Ferrara è docente, filosofo e critico letterario catanese. È autore di numerosi saggi dedicati ai temi dell’educazione, del linguaggio e dell’identità. Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio è il suo ventinovesimo libro e rappresenta una sintesi matura del suo percorso di ricerca e scrittura. 

Obliquo PRESENTE disponibile ora su Amazon

 Informazioni: obliquopresente@virgilio.it

sabato 9 settembre 2023

Uno spiraglio di luce


Sulle Tracce dell'Altrove
... dalle primissime pagine uno spiraglio di luce pare trapelare dalle righe di ogni foglio. Quello di Cristian A. Porcino Ferrara, si profila fin da subito come un viaggio interiore ricco e profondo, a tratti doloroso, ma sempre lucido.

Una lettura piacevole e fluida, a tratti illuminante, soprattutto quando l'autore tocca temi di rilievo etico-morale come la spiritualità e la religiosità, l'omosessualità e l'esperienza travagliata del coming out etc...

Si coglie in sordina la presenza di un fil rouge che inevitabilmente lega ogni tematica a quella successiva, poiché è la continua ricerca interiore a guidare la mano dell'autore, non vi è mai stacco brutale tra i temi... come un flusso di coscienza scorre e va... come un fiume che non ha inizio né fine... così questo testo ci lascia la parola, apre e invita alla riflessione personale.

Grazie a Cristian A. Porcino Ferrara per essere riuscito a raccogliere spunti riflessivi tanto delicati in una lettura elegante.


Prof.ssa Francesca Curreli


Il libro è in vendita su Amazon 

giovedì 18 luglio 2019

Addio Luciano

La notizia della tua morte mi lascia senza parole. Sei stato un maestro eccezionale e ho avuto la fortuna di conoscerti. La tua dipartita lascia un vuoto incolmabile in chi ha amato i tuoi libri e la tua profonda ironia. Ti immagino adesso a passeggiare e dialogare con il tuo amato Socrate. Buon viaggio “nonno” Luciano. Tuo “nipote” Cristian

mercoledì 2 maggio 2018

Vivo nei panni di un alieno

Altro e Altrove”, è una raccolta di saggi che trattano vari argomenti, spesso legati tra loro. L’autore filosofo, pittore, critico letterario e musicale, Cristian A. Porcino Ferrara, è un paladino dei diritti umani e civili e non ha alcun problema a comunicarlo liberamente anche in questo scritto. Voglio ricordare che il suo libro del 2016 “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne”, ha ricevuto l’apprezzamento del Presidente della Repubblica e il plauso della senatrice Monica Cirinnà. Anche in questa opera c’è un costante richiamo alla lotta contro l’omofobia e a diverse altre tematiche che vanno, per citarne qualcuna, dagli scandali in Vaticano ai diritti gay, dalla sessualità repressa dei supereroi alle serie tv, ai social network e al loro uso spropositato e illecito, dalla morte di Lady Diana a quella del cantante George Michael e molte altre…
L’autore dimostra di conoscere diversi testi sia religiosi che politici, ma anche filosofici e musicali e riesce a rispondere e controbattere esprimendo la sua ferrea opinione, facendo valere le sue idee che, comunque, ritiene giuste per sé. Pur non condividendo alcuni principi politici e religiosi di Porcino, l’ho sempre ammirato per la sua voglia e la sua costanza nel documentarsi per poi mettere nero su bianco, motivando ogni parola, ogni pensiero, ogni passo. Potrebbe sembrare pungente, ma non lo è: dice ciò che pensa giusto o sbagliato che possa apparire al lettore. Non vuole ergersi a professore e inculcare il suo pensiero ma, avendo lui stesso sete di conoscenza, vuole palesarlo affinché resti in qualche modo scolpito nella mente di chi lo legge o lo ascolta. La “conoscenza”, infatti, diventa la parola che più incontriamo in questo testo: l’autore invita a aprirsi alla conoscenza, a essere curiosi, a vivere di empatia e conoscenza insieme e abbraccia il pensiero del filosofo Jiddu Krishnamurti il quale asserisce che “la più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”. Immagina che gli altri lo vedano come un alieno e lui stesso si sente un po’ di un altro pianeta, appunto un “altro e altrove che non si accontenta di ciò che vede perché nulla soddisfa la sua innata curiosità”.

Viviana Cosentino


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giovedì 11 maggio 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente


Qualcuno mi ha chiesto via mail di scrivere una riflessione sull'infelicità. Caro lettore, cara lettrice eccoti una mia breve considerazione sull'argomento.
Ognuno di noi viene al mondo senza il proprio consenso. Nasciamo e poi ci emancipiamo grazie agli insegnamenti ricevuti e alle nozioni apprese. Nessuno però ci dice che tutti noi abbiamo un progetto di vita da seguire. James Hillman, grande psicologo e filosofo, lo sapeva bene. Aveva letto Platone e ne aveva condiviso la concezione dell'anima e il valore del mito. La nostra infelicità scaturisce dal non seguire i nostri progetti. Rinunciando al compiersi del nostro destino mettiamo a repentaglio la nostra felicità. Il daimon interiore, lo spirito guida che ci accompagna durante la nostra esistenza, può solo suggerire ed inviarci dei segnali. Spetta però a noi prendere le decisioni finali e realizzarle. Ovviamente tutte le volte che rinunciamo a qualcosa per non scontentare le aspettative degli altri diventiamo la causa principale della nostra infelicità. Parafrasando Kurt Vonnegut noi veniamo al mondo con una Virtù originale, altro che peccato! Questa virtù è già in noi e dobbiamo solo prendercene cura, proprio come una ghianda in attesa del suo naturale sviluppo. Troppe sovrastrutture imposte dalla società, e i desideri che gli altri proiettano su di noi alimentano la nostra frustrazione. Crescendo bisogna capire ciò che si vuole e scindere i nostri desideri dalle aspettative dei nostri genitori. Una canzone scritta dal filosofo Manlio Sgalambro e Franco Battiato per Fiorella Mannoia dice: "Imparo dalle rose /Il movimento del dare/ Dagli insetti come difendersi e percepire / Dagli uccelli come si possa estrarre succo dalle foglie / Così parlo a te/ Che non so chi sei". I fiori esistono in modo spontaneo e in sinergia con il creato. Noi ci siamo barricati in strutture tanto fisiche quanto mentali che ci isolano dal Tutto che ci sta attorno. Siamo al contempo parte della natura eppure ci impegniamo a non frequentarla e a rifuggirla. Il filosofo americano Henry David Thoreau scappò dalla cosiddetta civiltà per vivere a contatto diretto con la natura. Immerso nei boschi si dedicava alla riflessione e alla scrittura. Grazie a questa esperienza nel 1854 pubblicò Walden, ovvero la vita nei boschi. Il senso della sua opera era proprio quello di invitare il lettore a ritrovare le proprie radici in quanto essere naturale.
Ricordo ad esempio di aver dormito disteso sul prato di Central Park (NY) e di essermi sentito, al mio risveglio, quasi rigenerato. Paradossalmente tutte le mie negatività e infelicità erano state assorbite dalla terra per restituirmi una sensazione di tranquillità e benessere. Anche gli insetti hanno molto da insegnarci con il loro modo di vivere e di agire. Abbiamo anestetizzato la nostra sana animalità per abbracciare ideali e credi che ci hanno reso più disumani e più insensibili. La canzone continua dicendo:
"L'allegria ci passa accanto / Tra assordanti rumori /Abbiamo perso tempo e lacrime
E nella vita a sorridere e sopportare / Nelle chiese a non pregare / Nelle scuole a non comprendere / E ad ascoltare altre visioni del mondo
".
Sordi ai richiami del mondo naturale non siamo in grado di capire quando la felicità transita vicino alle nostre vite. Ci disperiamo per inezie e ci disinteressiamo dei problemi che riguardano l'umanità. Il mondo ci parla costantemente ma dobbiamo essere in grado di ascoltarlo. Non è nelle preghiere imparate a memoria che troveremo pace, né tanto meno ci salveremo ricordando alcune nozioni apprese sui banchi di scuola. Dobbiamo accostarci umilmente alle varie visioni di questo mondo e scorgere il nostro progetto di vita. Dentro questo caos dobbiamo percepire la nostra essenza di luce, la nostra unicità. Ovviamente non sarà facile, ma nulla in questa vita può dirsi semplice. Hillman è stato il padre della psicologia archetipica e definiva se stesso come 'figlio dell'anima'. L'anima ci parla continuamente e si serve di immagini da decriptare. Pertanto quando ci sentiamo vuoti e senza significato ricordiamo che il nostro daimon ci invita costantemente a riappropriarci del contenuto originario. Forse la soluzione è a portata di mano.
"Non essere consapevoli vuol dire non esistere" (Marshall McLuhan).

Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

lunedì 10 aprile 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente


Ricordo che un tempo ero affascinato dalla simbologia pasquale, e non mi perdevo nessuna celebrazione religiosa o una pomposa manifestazione pubblica di tipica devozione popolare. Forse perché sono nato il lunedì di Pasqua, oppure perché da ragazzo il mio rapporto con la fede cattolica poteva definirsi davvero intenso. Per anni ho fatto il ministrante e sono stato scelto più volte dai sacerdoti per il rito della lavanda dei piedi del giovedì santo. Ciononostante anche se oggi non sono più credente trovo sempre coinvolgente la celebrazione della morte e resurrezione di Gesù. La Pasqua non è una festa di origine cristiana ma risale all'Antico Testamento. Gli ebrei la celebrano ancora oggi (Pesach) e ricordano la liberazione del popolo eletto dalla schiavitù d'Egitto. In lingua ebraica Pesach significa passaggio. In entrambe le tradizioni si affronta il tema della rinascita e della transizione da una condizione all'altra. Dalla schiavitù alla libertà (Pasqua ebraica), e dalla morte alla resurrezione (Pasqua cristiana). Tranquillizzatevi, non ho alcuna intenzione di propinarVi una mini lezione di catechismo bensì mi preme sottolineare la visione filosofica che si cela dietro la festa di Pasqua. Jiddu Krishnamurti sosteneva che per poter vivere dobbiamo morire e rinascere quotidianamente. Lui si riferiva alla morte dell'io, alla rinuncia dell'ambizione ed egoismo. Morire alle piccole cose per poi approdare ad una nuova nascita e aprirsi alla Conoscenza. Se non ci accostiamo al mondo con lo stupore della prima volta non comprenderemo mai il significato della nostra esistenza. Se le vecchie conoscenze muoiono costantemente in noi ci ritroveremo ogni giorno desiderosi di apprendere nuove realtà. Accumulare ricordi, talvolta astiosi e negativi, significa solamente collezionare ciarpame. Tutto quello che non è in grado di spingerci al cambiamento e all'amore universale non è di nessuna utilità. Anche nei PC, smartphone e iPad di tanto in tanto facciamo un po' di pulizie di file cosiddetti inutili. Non bisogna dimenticare che alla base della filosofia c'è lo stupore per ciò che non conosciamo. Per stupirci dobbiamo essere sempre aperti alle novità, alle diverse prospettive di vita. Non dobbiamo sentirci ancorati ad antiche tradizioni che eternano messaggi validi solo per la società che li formulò secoli fa. Occorrono, invece, occhi nuovi ma soprattutto menti vergini per vedere il lato nascosto della nostra realtà esistenziale. Gesù ha sconfitto i pregiudizi e le falsità che si annidano nel cuore dell'uomo. Egli è morto sulla croce ma è risorto dopo aver piegato la morte. Non importa se crediamo o meno alla verità di fede tramandata dai vangeli, ma conta invece se riusciamo ad annientare in noi la stupidità, la violenza, l'ignoranza per poi rifiorire e dotarci di un pensiero nuovo. Essere, in altre parole, persone nuove. Come scrive Enzo Bianchi: "L’uomo nuovo è un orfano felice. L’eredità non ha per lui alcun interesse sostanziale. Illusioni, favole, saperi inutili, di cui liberarsi in ogni modo". Il mio consiglio per celebrare anche laicamente le imminenti festività pasquali è proprio quello di rinunciare alle ostilità e ai facili moralismi. Riflettiamo sui giudizi insensati che elargiamo con così tanta superficialità, e impariamo che le parole uccidono più delle armi. Certe frasi dette in un momento di rabbia si fissano nella memoria di chi ci sta davanti. Le parole scagliate come pietre non solo restano impresse nella memoria per lungo tempo, ma incidono sulla nostra psiche in modo quasi indelebile. Dunque cogliamo tale occasione per sopprimere la nostra individualità, e abbracciamo idealmente la nostra parentela universale. Celebriamo il passaggio o meglio la fuga dalle gabbie del pregiudizio per approdare ad una vita caratterizzata da empatia e Conoscenza. E ricordiamoci sempre che: "La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare" (J. Krishnamurti).

Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

mercoledì 15 marzo 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente /8


Un sabato sera e una banalissima conversazione fra amici di amici imbucati ad una festa. In tale occasione mi trovai a scambiare quattro chiacchiere con un tizio mai conosciuto prima di allora. A prima vista sembrava di media intelligenza, laureato in giurisprudenza e con una loquela non indifferente. Non so come ma mi ritrovai a parlare di John Gray e del suo ottimo saggio Cani di paglia. Il futuro leguleio sembrava rapito dalla discussione, e per un solo attimo pensai che forse anche lui conosceva se non l'autore almeno il libro. Ancor prima di indagare a fondo la questione mi disse: "Certo. Grey è un uomo colto, forse fin troppo intelligente ma il suo rapporto sessualmente deviato con Anastasia Steele, e le sue continue richieste sadomaso mi lasciano più che perplesso"! Non vi dico cosa mi balenò in testa in quel momento. Quell'imbecille aveva confuso il filosofo John Gray con Christian Grey, l'insulso personaggio di Cinquanta sfumature di grigio. Così senza perdere il mio solito aplomb risposi: "Non saprei dire. Io parlavo di Cani di paglia mentre lei si riferiva, ovviamente, a dei libri di paglia. Se mi vuole scusare ho altro da fare". Ma dico si può essere così ignoranti e stupidi?
Questo evento mi ha riportato alla mente un altro episodio accaduto quando scrivevo per un giornale locale. Avevo ultimato un pezzo su Auschwitz e lo proposi alla redattrice. La risposta che ricevetti, a distanza di molti anni, mi raggela ancora il sangue. "Interessante. Cos'è un nuovo gruppo musicale?". Interessante? Auschwitz un gruppo musicale?! Ero mortificato per la sua idiozia, ma lei no. Non riusciva a capire.
Ricordo ancora una mia collega di università che prontamente sollecitata su quale libro di filosofia antica intendeva portare all'esame rispose: "Il libro di Socrate". Ed io: "Intendi dire i libri di Platone?" E lei: "No! Voglio portare il libro che ha scritto Socrate" (sic!). Cosa dire a una persona così? Rimproverarla inutilmente o invitarla a bere la cicuta?
Infine ripenso all'episodio capitatomi all'aeroporto internazionale JFK di New York. Mentre attendevo pazientemente di passare la dogana una coppia di giovani italiani si scervellava per scoprire l'arcano mistero che si celava dietro la lettera F di John Fitzgerald Kennedy. La F, secondo loro, stava per 'Figaro', 'Frank', 'Fidelio' ecc. Insomma la loro ignoranza in storia americana era pari solo a quella del loro paese. Ma il bello doveva ancora venire. All'improvviso il ragazzo diede prova della sua cultura sterminata (nel senso di uccisa): "Non sarà mica una sigla per indicare un titolo nobiliare come Benito Benso conte di Cavour, il dittatore fascista?".
La verità è che queste persone vivono felicemente la loro beata ignoranza e, ahimè, la ostentano con una fierezza imbarazzante. Ma cosa ho fatto di male per imbattermi in codesti individui? Evidentemente devo scontare in questa vita le colpe della mia esistenza precedente. Purtroppo sono ben consapevole che questo è solo l'aperitivo di un buffet infinito, e per giunta organizzato a mia insaputa.

Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

martedì 1 settembre 2015

Rassegna stampa libro “Tutta colpa del whisky” di Cristian A. Porcino Ferrara


- “Quel sapore forte che ci apre la mente”: «Forse è tutta colpa del whisky, la bevanda ricavata dalla distillazione di vari cereali fermentati, con cui ci lasciamo andare nei pensieri aperti della nostra mente per sparare a zero sulla quotidianità di tutti i giorni. La mala politica italiana, i personaggi televisivi, strapagati, che invadono i palinsesti per divertire le nostre serate dalla noia assicurata, e per sottolineare il rispetto che abbiamo, l’uno dell’altro, a scandire un semplice saluto che ha tanto da dire. “Il lei è una forma di cortesia in disuso dal significato non solo formale ma davvero sostanziale”. Ne sa qualcosa Cristian A. Porcino Ferrara, l’autore dell’ultima pubblicazione dal titolo: “Tutta colpa del whisky”, edizione Lulu, maggio 2015. Ferrara lo fa con molta naturalezza nel linguaggio, senza fronzoli che possano distogliere il lettore da una lettura arrabbiata e del tutto autentica, quasi a sottolineare la superficialità di certi individui che ostacolano il nostro percorso di vita. L’autore cerca di enfatizzare, in modo irreligioso, il piffero di Rocco Siffredi, il porno divo tanto osannato dalle donne di tutto il mondo, sventolato sull’Isola dei Famosi come gioiello inconsueto per il genere maschile. Come esprimersi con certi termini considerati offensivi o provocatori. Ci sono altri episodi che possono offendere l’opinione pubblica, atteggiamenti ingiuriosi tali da diventare reati. Il libro inizia con una riflessione interiore a tratti poetica, ricordo di un ragazzino sereno immerso nella libertà dell’amore e della pace, innanzitutto nella salvezza del proprio io. Le piccole imperfezioni del creato “Preziosi scampoli di una umanità in divenire”. Cristian A. Porcino Ferrara, cita anche la grande scrittrice Oriana Fallaci, per tutti l’Oriana. Una donna intelligente, forte, indipendente, ruvida, cinica e antipatica allo stesso tempo. Di lei amava il suo coraggio e la libertà con cui affrontava il suo domani. Lo stesso coraggio che difficilmente troveremo nella donna di tutti i giorni». Antonio Agosta (giornalista), recensione pubblicata su: “Alganews” il 04/07/2015

- «Cristian A. Porcino Ferrara, un filosofo senza peli sulla lingua. Si potrà essere d'accordo o non pensarla come lui che poco importa, l'autore di Tutta colpa del Whisky non scende a compromessi con la società e le sue contraddizioni, ipocrisie e falle culturali. Lui vuole essere se stesso, libero e non in vendita. Questo credo sia il messaggio del libro costituito da poesie e prosa. Dare del tu a chiunque diventa per lui una metafora del vivere odierno.
“Il tu è la moneta dei creduloni che vogliono comperarti per due soldi. Hanno infierito sulla mia persona col solo intento di trafugarmi la sacralità del Sapere.“
Porcino Ferrara non accetta l'ipocrisia e trova in Oriana Fallaci la sua musa e a proposito della celebre scrittrice dice:
“Quasi sempre non ero d'accordo con lei, ma leggerla era un vero piacere. Di lei si poteva dire tutto tranne che non era coraggiosa”. Cosa c'entra il whisky? Lo scoprirete leggendo
». Maria Giovanna Farina (filosofa e scrittrice), recensione pubblicata su “L’accento di Socrate” giugno 2015

- “UN "PENSIERO RIFLESSO"... IN UN BICCHIERE DI WHISKY”:
« Filosofia come compagna di vita, come narrazione di se' e non solo del Se', come autobiografia, occasione per raccontarsi, romanzarsi, "poetarsi": questo il filo portante del lavoro di Cristian Porcino, intitolato "Pensiero riflesso". Cioè in vista, confessione scagliata e vibrante, carnale, esplicitata quasi con impudicizia. Urlo di rabbia, anche. Idea non nuova, anzi inserita nel solco della grande tradizione filosofica. Siamo noi contemporanei ad aver confinato la filosofia fra le materie astratte, o forse aride, e in una forma espressiva - quella saggistica - che richiama a un periodare pedante, scolastico e impersonale. Occorre ricordare che per gli antichi era tutto l'opposto? Che Socrate aveva appreso l'arte fra le braccia di Diotima e che i suoi trattati portavano il nome dei suoi allievi? Erano innanzi tutto dialoghi, fra un triclinio e un sospiro di passione. Perché la filosofia è spirito; quindi materia. Rinnova la materia. Non v'è separazione fra i due, ma nobilitazione della seconda grazie alla prima. E per questo Porcino riesce a intessere un inno alla vita malgrado gli schiaffi ricevuti, la considerazione che, in un mondo come l'attuale, il pensiero autentico, composito, "riflesso" (sincero) non solo non è apprezzato ma osteggiato. Si prediligono i tuttologi, che in realtà non dicono nulla, i raccomandati, i salumieri dell'affabulazione. Porcino esordisce con una silloge poetica assai pregevole (a mio parere, la parte migliore del libro) con echi vagamente ungarettiani (da "Sentimento del tempo") dal punto di vista stilistico e tributario, nei contenuti, di Bukowski e Busi. In verità, non ne possiede il disincanto e il cinismo, semmai la dolente passione. Tra le composizioni più riuscite primeggiano "Chi salverà il mondo" e "I maestri dell'esistere" (e tra questi ultimi figurano anche maestre donne, finalmente!), "O-Dio" e la catulliana "Amo e Odio" dove lo scrittore reclama una fede che non ha trovato, ma che gli spetta, in certo senso, di diritto: la fede nell'umano, la speranza. Il discorso prosegue nel suo secondo volume, "Tutta colpa del whisky": in esso Porcino rivendica un sapere "aristocratico" (nel senso etimologico di migliore) che non può essere per la massa, ma per chi riesce a indagarne e apprezzarne la profonda poliedricità (di qui un ironico, ma non troppo, "Elogio del lei" da contrapporre a un tu non più sinonimo di eguaglianza e comunione, ma d'omologazione dozzinale). Un folle, ma non per le folle, come sottolinea in un altro passo. Non è facile uscire dalla spersonalizzazione della società post-consumistica, che dona solo l'illusione di potersi esprimere liberamente, e che invece - lo ha sottolineato di recente Umberto Eco - permette a qualsiasi imbecille di sentirsi un "maître-a-penser". Chi invece orienta la cosiddetta opinione pubblica, e i gusti artistico-letterari, sono sempre roccaforti (fili spinati?) di baroni ben decisi a difendere la loro inespugnabilità. Cristian prova a fendere alcune sane "picconate" col "whisky" del suo sapere, genuino ed entusiasta, col nerbo d'un giovane che malgrado le ferite non è disposto a lasciarsi domare, e spazia dal card. Martini a De Crescenzo ai grandi filosofi orientali - anche in tal senso, la consapevolezza che la Sofia vive pure nell'altra sponda del Mediterraneo, non solo tra le nebbie del Nord o in un malinteso neoclassicismo -. Del resto, Cristian è siciliano: e nessuno sfugge alle proprie radici.» Daniela Tuscano (insegnante e scrittrice), recensione pubblicata su “Il Giornale dell’Etna” agosto 2015


Il libro è in vendita su amazon

sabato 1 agosto 2015

Rassegna stampa libro “Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara


- «“Pensiero riflesso”, il nuovo libro di Cristian Porcino tiene insieme filosofia accademica con filosofia divulgativa. I suoi incontri reali con alcuni autori che lo accompagnano mostrano un percorso concreto nel mondo, altri come Socrate o Andy Warhol manifestano lo studio sui libri. Credo sia questa commistione a tenere insieme egregiamente il suo scritto.
Dal libro: «Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Un grande in bocca al lupo all'autore e alla sua creatività culturale» (Maria Giovanna Farina) pubblicato su “L’accento di Socrate” febbraio 2015


- «Come può uno scoglio arginare il mare?. In verità siamo noi quello scoglio quando tentiamo di tamponare la vasta e immensa distesa del Sapere». Frase estrapolata da un vecchio testo di Lucio Battisti e riadattata nel nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara, scrittore e filosofo catanese, “Pensiero riflesso”, opera pubblicata dalla casa editrice Lulu Edition, Prima edizione, anno 2015. Dopo diversi tributi editoriali dedicati a personaggi importanti della musica italiana ed estera, come Michael Jackson, stavolta l’autore ha pensato bene di scrivere un’opera sul percorso della filosofia antica riadattata in chiave moderna attraverso le sue esperienze personali, come riflesso dell’essere e dell’esistenza umana e dal senso di stupore dell’inquietudine collaudata dall’uomo.
Nulla di teorico o di formativo scolastico. L’autore non vuole riprendere un percorso catechizzato per un vasto pubblico pagante, semmai riprendere un cammino filosofico personale percepito da colui che scrive. Porcino Ferrara, sempre l’autore, vuole investire su se stesso e non sull’apparenza. Ed è per questo motivo che non ha proposto la sua bozza alle case editrici tradizionali. E non vuole essere deriso per il suo modo di ragionare da filosofo in una società caotica come quella attuale. La filosofia, in Italia, è cosa lontana dal resto dei paesi europei. Forse, considerata solo come materia di studio e di poco importante nella vita di tutti i giorni.
Ritornando all’opera, “Pensiero riflesso”, Cristian A. Porcino Ferrara fa riferimento alla filosofia di Nice, Friedrich Wilhelm Nietzsche, scrittore e filosofo germano nato alla fine dell’800. Nice vuole colpire il cristianesimo smascherando l’inautenticità del Vangelo di Gesù, come portavoce di vita eterna. Però, tuttavia, sempre secondo Nice, il superuomo non necessità di verità astratte proiettate nell’aldilà. L’uomo è consapevole di essere superiore a tutto e tutti. Forse, non la pensa così il cantautore italiano Vasco Rossi. Nei testi presenti nei suoi ultimi pezzi, da alta classifica, ascoltati e cantati a loro insaputa anche dai più giovani, Vasco fa eco delle teorie nicciane, ammettendo di essere scosso dal fatto che la religione tenta di stordire la nostra capacità raziocinante. “Quando cammino su queste dannate nuvole/vedo le cose che sfuggono dalla mia mente/Niente dura, niente dura. E questo lo sai”. Un Vasco Rossi rivolto a quel modo opposto a Nice, come risposta a una vita avversa.
«L’Uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da sé stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa». Una filosofia vissuta ai giorni nostri, senza fronzoli e stravaganze intellettuali. Cristian A. Porcino Ferrara, uomo nelle vesti di un moderno pensatore, crede al pensiero dell’attimo fuggente come alternativa al marcio nascosto dietro false ideologie. “L’attimo Fuggente”, pellicola americana del 1989 interpretata magistralmente dall’attore Robin Williams. Nel film, Williams insegnava ai suoi studenti ad andare oltre il vuoto e cercare il senso della vita attraverso la filosofia che si nasconde dentro una poesia. Oggi, è difficile trovare un professore che stimoli i suoi studenti ad aprirsi al mondo e accettare quello che si cela nel vuoto esistenziale, non conviene a nessuno. Come parlare del piacere fai da te, in altre parole la masturbazione, che non è quella intellettuale. Ancora oggi ci sono uomini e donne che sono cresciuti con profondi sensi di colpa. L’amore vero è anche filosofia pura. Detto da Woody Allen e Lo stesso Federico Fellini nei suoi film. “I filosofi possono aiutarvi a pensare ma non possono pensare al posto vostro: hanno percorso una parte del cammino e grazie a loro non dovete più cominciare da zero, però la vostra vita nel mondo che vi è toccato in sorte la dovete pensare voi… e nessun altro”. Pensiero riflesso è un’opera, un saggio filosofico scritto con un linguaggio semplice e appagato, quasi un manifestato al male di vivere occultato dalla consapevolezza di essere vivi.
All’interno dell’opera ci sono delle belle dediche scritte dai filosofi Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro e Massimo Cacciari. La filosofia non è cosa di tutti» (Antonio Agosta) pubblicato su “Generazioneweb” febbraio 2015

- «"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico"» (Collettivo Zero) pubblicato su “Ulisse - Compagni di viaggio” gennaio 2015

- «“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” è sicuramente un libro atipico nel suo insieme. Porcino Ferrara si addentra nella spiegazione di figure legate certamente al mondo filosofico ma anche correlate alla cultura popolare; caratteristica già presente in alcune opere del filosofo catanese. Dopo l’avvento dello scrittore Luciano De Crescenzo, a cui peraltro il libro è interamente dedicato, la filosofia ha ritrovato una nuova linfa vitale. Il libro utilizza un registro divulgativo, con toni a tratti ironici e mai pedanti. L’autore si racconta e utilizza i suoi ricordi per spiegare i concetti e le vicende senza far sentire il lettore estraneo alla narrazione. Fra le pagine del libro troviamo una filosofia della sessualità, una del sorriso e diverse figure che acquisiscono una nuova luce grazie alla preziosa spiegazione dell’autore; pensiamo, ad esempio, a Robin Williams, l’oscuro Manlio Sgalambro, la musica di Franco Battiato, la pop-art e il genio di Warhol e perfino una filosofia del pallone. Leggendo “Pensiero Riflesso” mi è venuta in mente una delle tante lettere che il grande Seneca scrisse a Lucilio, e in particolar modo quando affermò, parlando del libro di un filosofo dell'epoca: «il suo stile ha una sua caratteristica peculiare che consiste soprattutto nell’andare diritto allo scopo, che poi, come metodo, sarebbe quello di trattare un argomento per volta e sempre con la massima chiarezza: fluisce ma non straripa, è ordinato ma non ricama, e nel contempo ha un suo fascino (…) e un alto contenuto morale». Grazie al linguaggio accessibile utilizzato da Porcino Ferrara “Pensiero Riflesso” insegna ma non catechizza, discute di etica ma non fa la morale, affascina ma non stordisce con inutili giochi di parole. Insomma un buon libro che fa trasparire la totale devozione dell’autore alla materia trattata. Anche solo per questo dovremmo essergliene un po’ grati.» (Ismaele Carbone) “Pagine letterarie”, luglio 2015

- “UN "PENSIERO RIFLESSO"... IN UN BICCHIERE DI WHISKY”:
« Filosofia come compagna di vita, come narrazione di se' e non solo del Se', come autobiografia, occasione per raccontarsi, romanzarsi, "poetarsi": questo il filo portante del lavoro di Cristian Porcino, intitolato "Pensiero riflesso". Cioè in vista, confessione scagliata e vibrante, carnale, esplicitata quasi con impudicizia. Urlo di rabbia, anche. Idea non nuova, anzi inserita nel solco della grande tradizione filosofica. Siamo noi contemporanei ad aver confinato la filosofia fra le materie astratte, o forse aride, e in una forma espressiva - quella saggistica - che richiama a un periodare pedante, scolastico e impersonale. Occorre ricordare che per gli antichi era tutto l'opposto? Che Socrate aveva appreso l'arte fra le braccia di Diotima e che i suoi trattati portavano il nome dei suoi allievi? Erano innanzi tutto dialoghi, fra un triclinio e un sospiro di passione. Perché la filosofia è spirito; quindi materia. Rinnova la materia. Non v'è separazione fra i due, ma nobilitazione della seconda grazie alla prima. E per questo Porcino riesce a intessere un inno alla vita malgrado gli schiaffi ricevuti, la considerazione che, in un mondo come l'attuale, il pensiero autentico, composito, "riflesso" (sincero) non solo non è apprezzato ma osteggiato. Si prediligono i tuttologi, che in realtà non dicono nulla, i raccomandati, i salumieri dell'affabulazione. Porcino esordisce con una silloge poetica assai pregevole (a mio parere, la parte migliore del libro) con echi vagamente ungarettiani (da "Sentimento del tempo") dal punto di vista stilistico e tributario, nei contenuti, di Bukowski e Busi. In verità, non ne possiede il disincanto e il cinismo, semmai la dolente passione. Tra le composizioni più riuscite primeggiano "Chi salverà il mondo" e "I maestri dell'esistere" (e tra questi ultimi figurano anche maestre donne, finalmente!), "O-Dio" e la catulliana "Amo e Odio" dove lo scrittore reclama una fede che non ha trovato, ma che gli spetta, in certo senso, di diritto: la fede nell'umano, la speranza. Il discorso prosegue nel suo secondo volume, "Tutta colpa del whisky": in esso Porcino rivendica un sapere "aristocratico" (nel senso etimologico di migliore) che non può essere per la massa, ma per chi riesce a indagarne e apprezzarne la profonda poliedricità (di qui un ironico, ma non troppo, "Elogio del lei" da contrapporre a un tu non più sinonimo di eguaglianza e comunione, ma d'omologazione dozzinale). Un folle, ma non per le folle, come sottolinea in un altro passo. Non è facile uscire dalla spersonalizzazione della società post-consumistica, che dona solo l'illusione di potersi esprimere liberamente, e che invece - lo ha sottolineato di recente Umberto Eco - permette a qualsiasi imbecille di sentirsi un "maître-a-penser". Chi invece orienta la cosiddetta opinione pubblica, e i gusti artistico-letterari, sono sempre roccaforti (fili spinati?) di baroni ben decisi a difendere la loro inespugnabilità. Cristian prova a fendere alcune sane "picconate" col "whisky" del suo sapere, genuino ed entusiasta, col nerbo d'un giovane che malgrado le ferite non è disposto a lasciarsi domare, e spazia dal card. Martini a De Crescenzo ai grandi filosofi orientali - anche in tal senso, la consapevolezza che la Sofia vive pure nell'altra sponda del Mediterraneo, non solo tra le nebbie del Nord o in un malinteso neoclassicismo -. Del resto, Cristian è siciliano: e nessuno sfugge alle proprie radici.» Daniela Tuscano (insegnante e scrittrice), recensione pubblicata su “Il Giornale dell’Etna” agosto 2015



Il libro è in vendita su: www.amazon.it

giovedì 4 settembre 2014

Uscita la nuova edizione del libro “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino

Uscita la nuova edizione del libro “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino. Con prefazione di Salvatore Scalisi: «L’autore con penna veramente felice, ci fa riflettere sulle mille sfaccettature dell’animo umano e sui tanti miti creati da varie culture che influiscono negativamente o positivamente su ognuno di noi». Dati tecnici del libro: “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 150, € 13,00, Isbn:, in vendita su lulu.com, amazon.it, amazon.com, etc

martedì 2 settembre 2014

In vendita la nuova edizione del libro "Sulla pena di morte. Da Beccaria ad oggi" di Cristian Porcino

In vendita la nuova edizione del libro "Sulla pena di morte. Da Beccaria ad oggi" di Cristian Porcino. (Nuova Edizione) Con prefazione della giornalista Viviana Cosentino: «Questo lavoro denuncia l’inutile orrore prodotto dalla pena di morte e difende il valore inalienabile della persona umana. Il libro, con la sua carica di verità, scuote il lettore dal torpore quasi cinico in cui è precipitato a causa della spettacolarizzazione della morte offerta dai mass media.» Dati tecnici del libro: “Sulla pena di morte. Da Beccaria ad oggi” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 226, codice Isbn: 978-1-326-00455-2, € 13,00. Il libro è in vendita su lulu.com, amazon.it, amazon.com, ecc

lunedì 28 luglio 2014

Versione eBook del romanzo "Un'altra vita" di Cristian Porcino

“Un’altra Vita” di Cristian Porcino, Nuova Edizione. Dalla prefazione di Daniela Tuscano: “Un breve e intenso itinerario alla scoperta di se', l'ingresso nell'età adulta, il coraggio della verità, la voglia di sorprendersi e di osare, un “lieto fine” aperto a un futuro incognito e fascinoso: questo e molto di più è "Un'altra vita", il romanzo di Cristian Porcino uscito oggi in una nuova edizione”. Dati tecnici del libro: “Un’altra vita” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 124, formato eBook € 5,00. In vendita su: www.lulu.com.

Nuova edizione del romanzo “Un’altra Vita” di Cristian Porcino

“Un’altra Vita” di Cristian Porcino, Nuova Edizione. Dalla prefazione di Daniela Tuscano: “Un breve e intenso itinerario alla scoperta di se', l'ingresso nell'età adulta, il coraggio della verità, la voglia di sorprendersi e di osare, un “lieto fine” aperto a un futuro incognito e fascinoso: questo e molto di più è "Un'altra vita", il romanzo di Cristian Porcino uscito oggi in una nuova edizione”. Dati tecnici del libro: “Un’altra vita” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 124, formato cartaceo € 14,00, codice Isbn: 978-1-291-96493-6. in vendita su: www.lulu.com, www.amazon.it, ww.amazon.com, etc.