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venerdì 1 dicembre 2023

Diversamente simili



Incredibili analogie e curiose similitudini che hanno caratterizzato stralci della mia vita sono balzate fuori dalle pagine del breve ma intenso “Sulle tracce dell’altrove”, ennesima fatica letteraria dell’amico Cristian. Un sipario mai completamente chiuso su questa incredibile commedia, a volte dramma, che è la nostra esistenza terrena; passando fra le braccia di personaggi immortali come Franco Battiato, Raffaella Carrà, Manlio Sgalambro e molti altri che attraverso la loro Arte sono riusciti a lenire, se non guarire, le ferite inferte dagli artigli spietati dell’ignoranza e del giudizio.

“L’uomo è la belva più feroce”  afferma il Generale Zaroff nel racconto “The Most Dangerous Game” di Richard Connell (1924); da che mondo è mondo gli umani hanno creato spietati giochi al massacro chiamati “guerre” “battaglie” “inquisizione”… la crudeltà è sempre stata il sollazzo del popolo e la strategia del Potere. Guerre più silenziose ma non meno terribili si consumano nelle famiglie, nelle scuole e in quei luoghi che la società e le chiese vorrebbero indicarci come “templi di edificazione” ma che spesso si rivelano fabbriche di etichette terribili, marchiate a fuoco sui singoli individui colpevoli di essere se stessi. Seguiamo dunque le “tracce dell’altrove” per trovare la nostra strada verso la serenità, facendo della “diversità” il nostro vessillo!

(Marco Meucci)


Il libro “Sulle tracce dell’altrove “ è in vendita su Amazon 

sabato 1 agosto 2015

Rassegna stampa libro “Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara


- «“Pensiero riflesso”, il nuovo libro di Cristian Porcino tiene insieme filosofia accademica con filosofia divulgativa. I suoi incontri reali con alcuni autori che lo accompagnano mostrano un percorso concreto nel mondo, altri come Socrate o Andy Warhol manifestano lo studio sui libri. Credo sia questa commistione a tenere insieme egregiamente il suo scritto.
Dal libro: «Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Un grande in bocca al lupo all'autore e alla sua creatività culturale» (Maria Giovanna Farina) pubblicato su “L’accento di Socrate” febbraio 2015


- «Come può uno scoglio arginare il mare?. In verità siamo noi quello scoglio quando tentiamo di tamponare la vasta e immensa distesa del Sapere». Frase estrapolata da un vecchio testo di Lucio Battisti e riadattata nel nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara, scrittore e filosofo catanese, “Pensiero riflesso”, opera pubblicata dalla casa editrice Lulu Edition, Prima edizione, anno 2015. Dopo diversi tributi editoriali dedicati a personaggi importanti della musica italiana ed estera, come Michael Jackson, stavolta l’autore ha pensato bene di scrivere un’opera sul percorso della filosofia antica riadattata in chiave moderna attraverso le sue esperienze personali, come riflesso dell’essere e dell’esistenza umana e dal senso di stupore dell’inquietudine collaudata dall’uomo.
Nulla di teorico o di formativo scolastico. L’autore non vuole riprendere un percorso catechizzato per un vasto pubblico pagante, semmai riprendere un cammino filosofico personale percepito da colui che scrive. Porcino Ferrara, sempre l’autore, vuole investire su se stesso e non sull’apparenza. Ed è per questo motivo che non ha proposto la sua bozza alle case editrici tradizionali. E non vuole essere deriso per il suo modo di ragionare da filosofo in una società caotica come quella attuale. La filosofia, in Italia, è cosa lontana dal resto dei paesi europei. Forse, considerata solo come materia di studio e di poco importante nella vita di tutti i giorni.
Ritornando all’opera, “Pensiero riflesso”, Cristian A. Porcino Ferrara fa riferimento alla filosofia di Nice, Friedrich Wilhelm Nietzsche, scrittore e filosofo germano nato alla fine dell’800. Nice vuole colpire il cristianesimo smascherando l’inautenticità del Vangelo di Gesù, come portavoce di vita eterna. Però, tuttavia, sempre secondo Nice, il superuomo non necessità di verità astratte proiettate nell’aldilà. L’uomo è consapevole di essere superiore a tutto e tutti. Forse, non la pensa così il cantautore italiano Vasco Rossi. Nei testi presenti nei suoi ultimi pezzi, da alta classifica, ascoltati e cantati a loro insaputa anche dai più giovani, Vasco fa eco delle teorie nicciane, ammettendo di essere scosso dal fatto che la religione tenta di stordire la nostra capacità raziocinante. “Quando cammino su queste dannate nuvole/vedo le cose che sfuggono dalla mia mente/Niente dura, niente dura. E questo lo sai”. Un Vasco Rossi rivolto a quel modo opposto a Nice, come risposta a una vita avversa.
«L’Uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da sé stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa». Una filosofia vissuta ai giorni nostri, senza fronzoli e stravaganze intellettuali. Cristian A. Porcino Ferrara, uomo nelle vesti di un moderno pensatore, crede al pensiero dell’attimo fuggente come alternativa al marcio nascosto dietro false ideologie. “L’attimo Fuggente”, pellicola americana del 1989 interpretata magistralmente dall’attore Robin Williams. Nel film, Williams insegnava ai suoi studenti ad andare oltre il vuoto e cercare il senso della vita attraverso la filosofia che si nasconde dentro una poesia. Oggi, è difficile trovare un professore che stimoli i suoi studenti ad aprirsi al mondo e accettare quello che si cela nel vuoto esistenziale, non conviene a nessuno. Come parlare del piacere fai da te, in altre parole la masturbazione, che non è quella intellettuale. Ancora oggi ci sono uomini e donne che sono cresciuti con profondi sensi di colpa. L’amore vero è anche filosofia pura. Detto da Woody Allen e Lo stesso Federico Fellini nei suoi film. “I filosofi possono aiutarvi a pensare ma non possono pensare al posto vostro: hanno percorso una parte del cammino e grazie a loro non dovete più cominciare da zero, però la vostra vita nel mondo che vi è toccato in sorte la dovete pensare voi… e nessun altro”. Pensiero riflesso è un’opera, un saggio filosofico scritto con un linguaggio semplice e appagato, quasi un manifestato al male di vivere occultato dalla consapevolezza di essere vivi.
All’interno dell’opera ci sono delle belle dediche scritte dai filosofi Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro e Massimo Cacciari. La filosofia non è cosa di tutti» (Antonio Agosta) pubblicato su “Generazioneweb” febbraio 2015

- «"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico"» (Collettivo Zero) pubblicato su “Ulisse - Compagni di viaggio” gennaio 2015

- «“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” è sicuramente un libro atipico nel suo insieme. Porcino Ferrara si addentra nella spiegazione di figure legate certamente al mondo filosofico ma anche correlate alla cultura popolare; caratteristica già presente in alcune opere del filosofo catanese. Dopo l’avvento dello scrittore Luciano De Crescenzo, a cui peraltro il libro è interamente dedicato, la filosofia ha ritrovato una nuova linfa vitale. Il libro utilizza un registro divulgativo, con toni a tratti ironici e mai pedanti. L’autore si racconta e utilizza i suoi ricordi per spiegare i concetti e le vicende senza far sentire il lettore estraneo alla narrazione. Fra le pagine del libro troviamo una filosofia della sessualità, una del sorriso e diverse figure che acquisiscono una nuova luce grazie alla preziosa spiegazione dell’autore; pensiamo, ad esempio, a Robin Williams, l’oscuro Manlio Sgalambro, la musica di Franco Battiato, la pop-art e il genio di Warhol e perfino una filosofia del pallone. Leggendo “Pensiero Riflesso” mi è venuta in mente una delle tante lettere che il grande Seneca scrisse a Lucilio, e in particolar modo quando affermò, parlando del libro di un filosofo dell'epoca: «il suo stile ha una sua caratteristica peculiare che consiste soprattutto nell’andare diritto allo scopo, che poi, come metodo, sarebbe quello di trattare un argomento per volta e sempre con la massima chiarezza: fluisce ma non straripa, è ordinato ma non ricama, e nel contempo ha un suo fascino (…) e un alto contenuto morale». Grazie al linguaggio accessibile utilizzato da Porcino Ferrara “Pensiero Riflesso” insegna ma non catechizza, discute di etica ma non fa la morale, affascina ma non stordisce con inutili giochi di parole. Insomma un buon libro che fa trasparire la totale devozione dell’autore alla materia trattata. Anche solo per questo dovremmo essergliene un po’ grati.» (Ismaele Carbone) “Pagine letterarie”, luglio 2015

- “UN "PENSIERO RIFLESSO"... IN UN BICCHIERE DI WHISKY”:
« Filosofia come compagna di vita, come narrazione di se' e non solo del Se', come autobiografia, occasione per raccontarsi, romanzarsi, "poetarsi": questo il filo portante del lavoro di Cristian Porcino, intitolato "Pensiero riflesso". Cioè in vista, confessione scagliata e vibrante, carnale, esplicitata quasi con impudicizia. Urlo di rabbia, anche. Idea non nuova, anzi inserita nel solco della grande tradizione filosofica. Siamo noi contemporanei ad aver confinato la filosofia fra le materie astratte, o forse aride, e in una forma espressiva - quella saggistica - che richiama a un periodare pedante, scolastico e impersonale. Occorre ricordare che per gli antichi era tutto l'opposto? Che Socrate aveva appreso l'arte fra le braccia di Diotima e che i suoi trattati portavano il nome dei suoi allievi? Erano innanzi tutto dialoghi, fra un triclinio e un sospiro di passione. Perché la filosofia è spirito; quindi materia. Rinnova la materia. Non v'è separazione fra i due, ma nobilitazione della seconda grazie alla prima. E per questo Porcino riesce a intessere un inno alla vita malgrado gli schiaffi ricevuti, la considerazione che, in un mondo come l'attuale, il pensiero autentico, composito, "riflesso" (sincero) non solo non è apprezzato ma osteggiato. Si prediligono i tuttologi, che in realtà non dicono nulla, i raccomandati, i salumieri dell'affabulazione. Porcino esordisce con una silloge poetica assai pregevole (a mio parere, la parte migliore del libro) con echi vagamente ungarettiani (da "Sentimento del tempo") dal punto di vista stilistico e tributario, nei contenuti, di Bukowski e Busi. In verità, non ne possiede il disincanto e il cinismo, semmai la dolente passione. Tra le composizioni più riuscite primeggiano "Chi salverà il mondo" e "I maestri dell'esistere" (e tra questi ultimi figurano anche maestre donne, finalmente!), "O-Dio" e la catulliana "Amo e Odio" dove lo scrittore reclama una fede che non ha trovato, ma che gli spetta, in certo senso, di diritto: la fede nell'umano, la speranza. Il discorso prosegue nel suo secondo volume, "Tutta colpa del whisky": in esso Porcino rivendica un sapere "aristocratico" (nel senso etimologico di migliore) che non può essere per la massa, ma per chi riesce a indagarne e apprezzarne la profonda poliedricità (di qui un ironico, ma non troppo, "Elogio del lei" da contrapporre a un tu non più sinonimo di eguaglianza e comunione, ma d'omologazione dozzinale). Un folle, ma non per le folle, come sottolinea in un altro passo. Non è facile uscire dalla spersonalizzazione della società post-consumistica, che dona solo l'illusione di potersi esprimere liberamente, e che invece - lo ha sottolineato di recente Umberto Eco - permette a qualsiasi imbecille di sentirsi un "maître-a-penser". Chi invece orienta la cosiddetta opinione pubblica, e i gusti artistico-letterari, sono sempre roccaforti (fili spinati?) di baroni ben decisi a difendere la loro inespugnabilità. Cristian prova a fendere alcune sane "picconate" col "whisky" del suo sapere, genuino ed entusiasta, col nerbo d'un giovane che malgrado le ferite non è disposto a lasciarsi domare, e spazia dal card. Martini a De Crescenzo ai grandi filosofi orientali - anche in tal senso, la consapevolezza che la Sofia vive pure nell'altra sponda del Mediterraneo, non solo tra le nebbie del Nord o in un malinteso neoclassicismo -. Del resto, Cristian è siciliano: e nessuno sfugge alle proprie radici.» Daniela Tuscano (insegnante e scrittrice), recensione pubblicata su “Il Giornale dell’Etna” agosto 2015



Il libro è in vendita su: www.amazon.it

martedì 20 gennaio 2015

Filosofia per tutti: quando il pensiero scandisce l’esistenza.

(Intervista a cura del Collettivo Zero)


"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico". Ne abbiamo parlato col suo giovane autore.


Il libro di un filosofo sulla filosofia. Al giorno d'oggi, un'impresa rischiosa, persino azzardata...

«Beh, a 34 anni posso pure permettermi di scrivere un libro senza dover pensare necessariamente al tipo di pubblico che lo leggerà. Sono stanco d’inseguire qualcuno. Volevo raccontare la filosofia così come l’ho percepita io. Credo che dietro questa splendida disciplina ognuno di noi può facilmente trovare un terreno fertile per raccogliere validi spunti riflessivi. Quando ho deciso di scrivere questo libro non mi sono posto il problema di chi lo avrebbe successivamente pubblicato. È da un pezzo che non mi pongo più simili domande. Non l’ho nemmeno proposto alle case editrici tradizionali».

In che senso? Ci spieghi meglio.

«In Italia siamo rimasti indietro culturalmente rispetto agli altri paesi europei e non solo. Il self-publishing, soltanto da noi, è considerato qualcosa da demonizzare a tutti i costi. Quello che la gente non sa è che esiste una stragrande maggioranza di tipografi spacciati per editori pronti a pubblicare qualunque ciarpame pur di incassare contribuiti di stampa o di distribuzione. A maggior ragione in un contesto editoriale dove tutto appare come un sistema poco meritocratico, preferisco investire personalmente sulla mia opera. Può apparire presuntuoso ma non è così. E poi non rappresento nessuno a parte me stesso quindi non vedo perché desiderare degli editori a cui non interessa la sostanza ma solo l’apparenza! Questo discorso naturalmente riguarda soltanto l’Italia. Fortunatamente ho avuto l’onore di vedere pubblicata una mia opera tradotta e venduta in America, Canada e Inghilterra».


Nel suo lavoro appare evidente la sua ostilità verso il mondo accademico...

«Io non sono ostile al mondo universitario perché in ogni facoltà esistono le cosiddette “mosche bianche”; ciononostante bisogna tenere presente che in questi ambiti si va spesso avanti solo per raccomandazione o per nepotismo. Ecco nel mio nuovo libro ho fotografato alcune situazioni di professori disposti ad affossare l’opera di qualcuno, come ad esempio De Crescenzo o Sgalambro, perché non appartenenti a nessun sistema corporativo.

Il mondo accademico è legato troppo al passato e proprio per questo non riesce a competere con le università straniere. Dobbiamo solo pensare, per ritornare alla domanda di prima, che molti libri pubblicati dai professori cosa sono se non autopubblicazioni con l’avallo dell’università? Spesso sono editati da cooperative universitarie che tutelano il “pensiero” accademico locale. Testi inutili o studi che nulla aggiungono all’opera di un dato autore. A parte la loro visibilità e uno stipendio di tutto rispetto, perché dovrei invidiarli?».




Sembra comunque lei prediliga gli spiriti eccentrici, quali De Crescenzo o Sgalambro.

«Diciamo che preferisco le personalità originali. Detto ciò gli incontri non li progetti ma ti capitano. Proprio per questo nel testo li ho definiti “incontri straordinari”. A loro sono legati alcuni aneddoti personali raccontati nel libro. De Crescenzo e Sgalambro sono due uomini del sud. Ognuno di loro ama ed ha amato la filosofia in modo diverso. Il primo con ironia, il secondo con piglio critico. Eppure nel testo non faccio parallelismi fra i due perché sarebbe assurdo farli. Li cito perché in egual misura hanno contribuito alla mia formazione filosofica. Luciano De Crescenzo non si definisce un filosofo pur essendolo, mentre Manlio Sgalambro lo era non solo per definizione ma per costituzione. C’è da dire che anche Sgalambro ha sperimentato, grazie alla fattiva collaborazione con Franco Battiato, altre realtà come la musica, il cinema, il concerto. Sperimentare nuove forme di comunicazione non ti rende meno autorevole rispetto a chi da 30anni va vanti sempre con la stessa solfa e pontifica dal suo scanno di Matusalemme. Chi ama la filosofia non si può porre certe preclusioni mentali. L’idiozia è l’antitesi della filosofia!».


Lei non esita a mescolare cultura "alta" ed espressioni artistiche più schiettamente popolari, come le canzoni moderne. Ho in mente due suoi precedenti saggi, I cantautori e la filosofia e Chiedi di lui [con Daniela Tuscano], dedicato a Renato Zero. Del resto, è in buona compagnia: già Pasolini dimostrò di non temere tali contaminazioni.

«Infatti la migliore alleata della filosofia è proprio la musica. Me ne occupo da anni, quando già nel 2008 pubblicai I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero (Edizioni Libreria Croce)
. Da quel momento ho spesso accostato dei ragionamenti di stampo filosofico alle canzoni pop. Quindi anche in questo libro non mancano dei riferimenti musicali. Troviamo un capitolo dedicato a Vasco Rossi e ai suoi ultimi album Vivere o niente e Sono Innocente; altri rivolti allo stesso Franco Battiato.

La filosofia non si trova solo in determinati contesti ma in ogni cosa, perché filosofia è sinonimo di esistenza. All’interno del testo ci sono diversi capitoli dedicati al cinema come ad esempio il genio di Woody Allen o il compianto Robin Williams, e molto altro ancora. Diciamo che è un viaggio a 360 gradi all’interno della cultura intesa nel suo insieme.

Perfino gli amanti del calcio non rimarranno delusi, a loro e al grande campione Alessandro Del Piero ho dedicato un intero capitolo».


Il libro è in vendita su amazon (cartaceo) e lulu.com (cartaceo ed eBook).


Pubblicato su: Ulisse- Compagni di strada, gennaio 2015

giovedì 1 gennaio 2015

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara, Lulu Edition, pp. 171, € 12,00 (cartaceo), ebook (€ 5,00), ISBN: 978-1-326-13969-8, (2015).
«Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Il libro è in vendita su www.amazon.it e su www.lulu.com. Cliccate a destra nell’area corrispondente alla cover del libro e sarete indirizzati al link per l’acquisto.

sabato 25 maggio 2013

Presentazione del libro “L’illusion comique” di Manlio Sgalambro

Il 24 maggio alle ore 18:00 presso la libreria “Voltapagina” di Catania, il filosofo Manlio Sgalambro ha presentato il suo ultimo libro “L’illusion comique” pubblicato da Le Farfalle Edizioni. L’autore, introdotto per l’occasione dall’editore e amico, il poeta Angelo Scandurra, ha iniziato leggendo l’incipit de “L’illusion comique”; una pièce teatrale in tre atti, interamente dedicata al filosofo Arthur Schopenhauer. Il pubblico presente in sala è rimasto rapito dalla forza evocativa dei concetti espressi dal Prof. Sgalambro. Poi dopo varie letture, richieste a gran voce, si è animato un dibattito filosofico in cui sono state poste diverse domande all’autore sul senso della vita, il ritorno all’origine, l’impermanenza del tempo, il significato del termine anima, il tramonto della filosofia in Occidente, ecc. Si è parlato inoltre della rivalità fra lo stesso Schopenhauer e Hegel. Lo scrittore siciliano ha dichiarato in tono ironico ma categorico che la vita non ha un senso e un perché, e ha esposto la sua visione meccanicistica della vita. L’esistenza ordinaria è così spogliata da quella pellicola metafisica in cui tutte le religioni del mondo hanno tentato di avvolgere gli uomini nel corso dei secoli. Emozionante lo scambio di vedute tra lo stesso Sgalambro e un amico d’infanzia. Quest’ultimo ha sostenuto di trovare consolazione pensando che forse dopo la morte ciascuno di noi ritornerà all’atomo, coniando inoltre un nuovo neologismo utile per definire i nostri tempi in cui tutti tentano di “essere o sembrare qualcuno”, l’anonimatologia. “L’illusion comique” racconta la filosofia di Schopenhauer da un punto di vista inedito e originale, privo di quel sentimentalismo becero che ha smembrato il pensiero di un grande filosofo, per ridurlo a piccoli e insensati aforismi da allegare ai cioccolatini degli innamorati. Manlio Sgalambro, libero pensatore, ci ha regalato una lezione di pura filosofia e non come quelle impartite da certi aulici professorucoli che lo stesso Schopenhauer disprezzava perché li riteneva uomini senza testicoli. “Il grande principio della ‘rappresentazione unisce in modo inestricabile il teatro del Globo, Kant e Schopenhauer. (Questi ultimi due, come è noto, applicarono il ‘principio della rappresentazione’ all’intero mondo e quindi appartengono di diritto al teatro). O se così vogliamo dire diventano, nell’età del teatro in cui ci troviamo, la ‘commedia’ che presentiamo a lor signori. Diventano, con il loro permesso, una illusion comique”. In conclusione “L’illusion comique” è un altro piccolo capolavoro del filosofo di Lentini, da leggere attentamente e da custodire con altrettanta cura. Cristian Porcino © Riproduzione riservata

giovedì 24 maggio 2012

“Nell’anno della pecora di ferro” di Manlio Sgalambro

(“Nell’anno della pecora di ferro” di Manlio Sgalambro, Il Girasole Edizioni, pp. 34, € 13,00). L’ultima raccolta poetica del filosofo di Lentini reca un titolo accattivante ed evocativo. Il significato lo spiega lo stesso autore nel risvolto di copertina: “L’anno della pecora di ferro, secondo un antico calendario cinese, è quello del declino e dell’imbarbarimento. La stessa poesia diventa impoetica, un gesto laringo – buccale”. I versi di Sgalambro possono apparire a dei lettori poco avvezzi alla sua scrittura come dei pensieri inesplicabili, ermetici e oscuri. Ma i suoi versi sono al contempo caustici e cicatrizzanti, feroci e amabili, deliranti e realistici. In lui riecheggiano echi di ricordi passati o solamente preconizzazioni di eventi futuri. Riflessioni fulgide ed esemplari di un pensatore non organico ad alcun sistema accademico, ma ancora in grado di dire qualcosa di vero in un magma scomposto di rumori e voci. Grazie all’intuizione del poeta Angelo Scandurra il volume è stato pubblicato in una pregevole edizione con carta tirata a mano. Un libro per certi aspetti d’altri tempi, che descrive con crudo realismo l’essenza di questa civiltà schiava di automatismi e clichè. Da leggere assolutamente. Cristian Porcino © Riproduzione riservata