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mercoledì 15 novembre 2017

“Napoli mia” di Luciano De Crescenzo


(“Napoli mia” di Luciano De Crescenzo, Mondadori, pp. 221, € 18,00).

A quarant’anni dalla pubblicazione di Così parlò Bellavista Luciano De Crescenzo ritorna al suo primo amore: la fotografia. Una passione nata per caso ma che fu determinante per la sua carriera di osservatore e narratore speciale. De Crescenzo dopo aver ritrovato uno scatolone colmo di fotografie scattate in giro per Napoli decide di dare un volto a quei personaggi che per tanto tempo ha descritto nei suoi libri di filosofia. Per l’occasione ha raccolto in un unico volume stralci dei suoi libri più famosi e fotografie inedite di una Napoli (e un’Italia) che non esiste più. L’autore non è convinto di ciò ed infatti sostiene che Napoli “non è una semplice città, ma uno stato d’animo”. Come sosteneva Roland Barthes: “È vero che la foto è un testimone, ma un testimone di ciò che non è più. Anche se il soggetto è sempre vivo, è un momento del soggetto quello che è stato fotografato, e quel momento non è più”.
Grazie alla proverbiale dote narrativa dello scrittore partenopeo ci immergiamo ancora una volta nell’affascinante universo decrescenziano. In definitiva un fotoracconto di una città che è da sempre nel cuore degli italiani.
“Ogni luogo del mondo avrebbe bisogno di un po’ di Napoli”.
Assolutamente consigliato.


Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

sabato 9 luglio 2016

Luciano De Crescenzo e "Pensiero Riflesso"


Luciano De Crescenzo ha scritto a Cristian A. Porcino Ferrara per ringraziarlo di avergli dedicato il libro "Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io" incentrato sulla sua opera letteraria e filosofica.

mercoledì 3 febbraio 2016

“Ti voglio bene assai” di Luciano De Crescenzo


(“Ti voglio bene assai. Storia (e filosofia) della canzone napoletana” di Luciano De Crescenzo, Mondadori, pp. 140, € 17,00).

In questo nuovo progetto editoriale Luciano De Crescenzo omaggia la canzone napoletana suddividendo il libro in due parti. Nella prima sezione troviamo una carrellata di date e personaggi storici, mentre nella seconda alcune descrizioni delle canzoni più amate dal filosofo partenopeo. Troviamo “ ‘O sole mio”, “Era de maggio”, “Malafemmena” e tante altre. Ad ognuna di queste Luciano associa i ricordi dei suoi primi innamoramenti e le relative delusioni d’amore. Con il solito stile diretto e ironico l’autore ci fa scoprire la filosofia che si cela dietro la storia della canzone napoletana apprezzata e interpretata in tutto il mondo. “È come se le canzoni fossero dei tamburi emozionali che influenzano il battito del nostro cuore. Quando siamo felici, il battito accelera e ci regala un ritmo scanzonato, quando siamo un po' tristi, invece, il battito rallenta e prende la forma di una malinconica nenia. Ci consolano, sono una specie di medicina, un antinfiammatorio dell'anima. Persino Platone e Aristotele erano convinti che l'arte della musica potesse ristabilire l'equilibrio interiore e in alcuni casi incidere sulla morale dell'individuo”. Si nota, però, la mancanza di un capolavoro come “Napule è” di Pino Daniele.
In definitiva un testo assolutamente consigliato.

Cristian Porcino

© Riproduzione riservata

domenica 6 dicembre 2015

Sesso, spiritualità e ironia nei libri di Cristian A. Porcino Ferrara. Intervista al filosofo catanese

Due libri in un solo anno. “Pensiero Riflesso” è un saggio divulgativo che parla di filosofia con un’attenzione particolare rivolta verso tutti. Ironia, competenza e passione sono caratteristiche che si riscontrano nella lettura di questo testo definito dalla critica “gioioso”. Mentre in “Tutta colpa del whisky” Cristian A. Porcino Ferrara si affida ai versi poetici e alla prosa per aprire, come uno scrigno, il proprio cuore e intelletto al lettore. E ci riesce con una precisione chirurgica evidenziata dalla terminologia ben precisa e una sensibilità disarmante. Rivive in lui l’impeto di Novalis e la forza espressiva di Thoreau; il tutto sapientamente miscelato da una notevole verve linguistica. Ho incontrato l’autore per una piccola ma significativa chiacchierata su alcuni argomenti da lui sviluppati. L’appuntamento è fissato per le ore 10.00 di una freddosa mattinata novembrina. L’autore arriva con largo anticipo e di comune accordo decidiamo di conversare seduti su una panchina dell’ex monastero dei Benedettini, storica sede della facoltà di Lettere e Filosofia di Catania.

1) Nel capitolo “Filosofia e sessualità”, incluso nel libro “Pensiero Riflesso”, lei insiste sul lato spirituale di ogni essere umano e sulla mortificazione corporea operata dalle religioni. Può spiegarci questo concetto?

«L’uomo contemporaneo è malato di sesso. Non è più in grado di amare e di sperimentare i suoi sentimenti. Ne parla tanto, legge libri porno splatter, lo guarda nei canali preposti e ne fa, però, sempre meno. L’interesse si esaurisce in pochissimo tempo e, di fatto, svilisce la sua natura. Non siamo solo un corpo. Ciò che ho inteso descrivere nel libro consiste proprio nel delineare la liberalizzazione della nostra sessualità. Ciascuno di noi ha diritto di vivere la propria sessualità senza doverne rendere conto a nessun prete, rabbino, imam, monaco buddista, guru, asceta induista o altro pettegolo di turno. Tale liberazione dal condizionamento sessuale legato, in qualche modo, ai dogmi e precetti religiosi non ci ha reso, però, davvero liberi di sperimentarsi e accertarci. Non possiamo mortificare il corpo e le sue esigenze, ma non possiamo nemmeno ignorare le continue istanze del nostro spirito. Corpo e spirito non sono due entità separate. E in tutto questo non c’entra nulla la religione. La mia è una riflessione filosofica sulla sessualità e non un manuale di sessuologia.»

2) Lei in “Pensiero Riflesso” scrive di rifiutare il concetto di peccato. Perché?

«Io mi definisco un soggetto senza peccato perché non accetto l’idea inculcata dalle religioni di essere considerato a priori in errore. Mi sembra una banalizzazione dell’esistere. Ciò che taluni chiamano peccato io lo chiamo, invece, vivere. Si cade in errore e si impara anche da quello che abbiamo sbagliato, ma non esistono colpe che devono essere mondate da qualcuno. Soprattutto non esistono colpe commesse da personaggi mitologici e per di più tramandabili da una generazione all’altra. Sostenere questo è un po’ come pensare che quello che ci accade è colpa di Zeus, Voldemort o la strega Bacheca. Lascio ad altri il privilegio di avvertirsi continuamente come dei “poveri peccatori” da redimere.»


3) In “Tutta colpa del whisky” troviamo la poesia “O-DIO” . Lei sostiene che il termine italiano di odio include, in modo implicito, il lato negativo di ogni espressione religiosa. Perché?

«Esattamente. Nella parola odio è inteso lo stretto legame dell’essere umano con la divinità idealizzata. Attenzione parlo di costruzione ideologica e non del vero legame con la divinità in cui si crede. Tutte le religioni sono state create dagli esseri umani, e di conseguenza sono portatrici di conflitti e delusioni. Ovviamente tutto questo esula dalla concezione personale e individuale di Dio. Io la penso proprio come Albert Einstein. Davanti alle leggi ignote dell’intero universo tutti noi siamo proprio come quel bambino che entra in una biblioteca ricca di volumi scritti in lingue diverse. Si domanda chi ha redatto quei volumi ma non sa chi o perché. Il bambino sospetta che ci sia qualcosa o qualcuno dietro quell’ordine ma non sa decifrarlo o spiegarlo. Il mistero lo affascina e lo spinge alla continua ricerca del significato nascosto. Per quanto mi riguarda non ho ancora trovato tale traduttore universale e mi tengo strettamente privato il mio rapporto e la mia visione di Dio.»

4) Ma non crede che certi ideali religiosi possano essere strumentalizzati da interessi politici?

«Spesso religione e politica si sono rivelati due lati perfetti della stessa medaglia e questo lo aveva ben capito Baruch Spinoza. Però rimango affascinato da tutte le religioni perché in ciascuna confessione esiste il concetto di fondo di anelare al Bene supremo. Ben altro discorso è come lo si raggiunge e, per l’appunto, con quali mezzi. Da filosofo mi astengo dai giudizi di valore. Li lascio ai populisti che popolano i palinsesti televisivi. Mi preme sottolineare che le religioni, e i propri fedeli, dovrebbero frequentarsi di più e concentrarsi maggiormente su quello che li unisce e non solo su quello che li differenzia. Il Dalai Lama, ad esempio, ne ha sposato la causa.»

5) Su quest’ultimo punto mi ha fatto venire in mente il caso Oriana Fallaci da lei trattato in “Tutta colpa del whisky”. Sa che in questo periodo la Fallaci è stata citata nuovamente a sostegno delle tesi anti islamiche? Cosa ne pensa?

«Recentemente Marco Travaglio ha detto che Oriana Fallaci era una grande scrittrice ma una pessima giornalista perché aveva un rapporto soggettivo con la verità. Va bene, tuttavia Fallaci non è mica l’unica a trovarsi in queste condizioni. Almeno lei aveva un talento indiscutibile da narratrice, laddove in tv e nelle redazioni dei giornali si vedono, invece, molti pennivendoli di dubbio talento. Chi cita Oriana Fallaci quasi sicuramente non ha letto le opere della scrittrice fiorentina e ha distorto, volutamente, il pensiero. Dietro certe sue affermazioni non c’è solamente rabbia ma soprattutto scarsa conoscenza della materia trattata. Affermare che ogni musulmano è un terrorista è come dire che ogni cattolico è un pedofilo perché certi preti e cardinali si sono macchiati di tale abominio. Inutile tirare fuori dal cassetto il versetto coranico detto della spada. Anche nella Bibbia troviamo frasi durissime e fraintendibili. Si veda Esodo 21:24-27 oppure Levitico 24:19-20. Chi uccide in nome di Dio è un criminale, punto. Non importa la confessione religiosa dell’assassino o degli assassini. Restano criminali a prescindere dal loro credo. Come ci ricorda costantemente papa Francesco non si può uccidere per conto di Dio. Chi crede in una divinità deve essere testimone di pace. Fortunamente il cattolicesimo ha in Bergoglio non solo un punto di riferimento solido, bensì un vero pellegrino di Pace e di Speranza che si spende quotidianamente per la fratellanza universale. Come vede questo papa è riuscito a conquistare anche un laico come me.»
(A. Milazzo)
Pubblicata su “Vivereoggi"- novembre 2015

Per acquistare “Pensiero Riflesso”: http://www.amazon.it/Pensiero-Riflesso-Filosofia-Porcino-Ferrara/dp/132613969X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1421567090&sr=1-1&keywords=porcino+ferrara
Per “Tutta colpa del whisky”: http://www.amazon.it/Tutta-whisky-Cristian-Porcino-Ferrara/dp/1326274139/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1434013845&sr=1-1&keywords=cristian+porcino

sabato 1 agosto 2015

Rassegna stampa libro “Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara


- «“Pensiero riflesso”, il nuovo libro di Cristian Porcino tiene insieme filosofia accademica con filosofia divulgativa. I suoi incontri reali con alcuni autori che lo accompagnano mostrano un percorso concreto nel mondo, altri come Socrate o Andy Warhol manifestano lo studio sui libri. Credo sia questa commistione a tenere insieme egregiamente il suo scritto.
Dal libro: «Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Un grande in bocca al lupo all'autore e alla sua creatività culturale» (Maria Giovanna Farina) pubblicato su “L’accento di Socrate” febbraio 2015


- «Come può uno scoglio arginare il mare?. In verità siamo noi quello scoglio quando tentiamo di tamponare la vasta e immensa distesa del Sapere». Frase estrapolata da un vecchio testo di Lucio Battisti e riadattata nel nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara, scrittore e filosofo catanese, “Pensiero riflesso”, opera pubblicata dalla casa editrice Lulu Edition, Prima edizione, anno 2015. Dopo diversi tributi editoriali dedicati a personaggi importanti della musica italiana ed estera, come Michael Jackson, stavolta l’autore ha pensato bene di scrivere un’opera sul percorso della filosofia antica riadattata in chiave moderna attraverso le sue esperienze personali, come riflesso dell’essere e dell’esistenza umana e dal senso di stupore dell’inquietudine collaudata dall’uomo.
Nulla di teorico o di formativo scolastico. L’autore non vuole riprendere un percorso catechizzato per un vasto pubblico pagante, semmai riprendere un cammino filosofico personale percepito da colui che scrive. Porcino Ferrara, sempre l’autore, vuole investire su se stesso e non sull’apparenza. Ed è per questo motivo che non ha proposto la sua bozza alle case editrici tradizionali. E non vuole essere deriso per il suo modo di ragionare da filosofo in una società caotica come quella attuale. La filosofia, in Italia, è cosa lontana dal resto dei paesi europei. Forse, considerata solo come materia di studio e di poco importante nella vita di tutti i giorni.
Ritornando all’opera, “Pensiero riflesso”, Cristian A. Porcino Ferrara fa riferimento alla filosofia di Nice, Friedrich Wilhelm Nietzsche, scrittore e filosofo germano nato alla fine dell’800. Nice vuole colpire il cristianesimo smascherando l’inautenticità del Vangelo di Gesù, come portavoce di vita eterna. Però, tuttavia, sempre secondo Nice, il superuomo non necessità di verità astratte proiettate nell’aldilà. L’uomo è consapevole di essere superiore a tutto e tutti. Forse, non la pensa così il cantautore italiano Vasco Rossi. Nei testi presenti nei suoi ultimi pezzi, da alta classifica, ascoltati e cantati a loro insaputa anche dai più giovani, Vasco fa eco delle teorie nicciane, ammettendo di essere scosso dal fatto che la religione tenta di stordire la nostra capacità raziocinante. “Quando cammino su queste dannate nuvole/vedo le cose che sfuggono dalla mia mente/Niente dura, niente dura. E questo lo sai”. Un Vasco Rossi rivolto a quel modo opposto a Nice, come risposta a una vita avversa.
«L’Uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da sé stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa». Una filosofia vissuta ai giorni nostri, senza fronzoli e stravaganze intellettuali. Cristian A. Porcino Ferrara, uomo nelle vesti di un moderno pensatore, crede al pensiero dell’attimo fuggente come alternativa al marcio nascosto dietro false ideologie. “L’attimo Fuggente”, pellicola americana del 1989 interpretata magistralmente dall’attore Robin Williams. Nel film, Williams insegnava ai suoi studenti ad andare oltre il vuoto e cercare il senso della vita attraverso la filosofia che si nasconde dentro una poesia. Oggi, è difficile trovare un professore che stimoli i suoi studenti ad aprirsi al mondo e accettare quello che si cela nel vuoto esistenziale, non conviene a nessuno. Come parlare del piacere fai da te, in altre parole la masturbazione, che non è quella intellettuale. Ancora oggi ci sono uomini e donne che sono cresciuti con profondi sensi di colpa. L’amore vero è anche filosofia pura. Detto da Woody Allen e Lo stesso Federico Fellini nei suoi film. “I filosofi possono aiutarvi a pensare ma non possono pensare al posto vostro: hanno percorso una parte del cammino e grazie a loro non dovete più cominciare da zero, però la vostra vita nel mondo che vi è toccato in sorte la dovete pensare voi… e nessun altro”. Pensiero riflesso è un’opera, un saggio filosofico scritto con un linguaggio semplice e appagato, quasi un manifestato al male di vivere occultato dalla consapevolezza di essere vivi.
All’interno dell’opera ci sono delle belle dediche scritte dai filosofi Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro e Massimo Cacciari. La filosofia non è cosa di tutti» (Antonio Agosta) pubblicato su “Generazioneweb” febbraio 2015

- «"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico"» (Collettivo Zero) pubblicato su “Ulisse - Compagni di viaggio” gennaio 2015

- «“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” è sicuramente un libro atipico nel suo insieme. Porcino Ferrara si addentra nella spiegazione di figure legate certamente al mondo filosofico ma anche correlate alla cultura popolare; caratteristica già presente in alcune opere del filosofo catanese. Dopo l’avvento dello scrittore Luciano De Crescenzo, a cui peraltro il libro è interamente dedicato, la filosofia ha ritrovato una nuova linfa vitale. Il libro utilizza un registro divulgativo, con toni a tratti ironici e mai pedanti. L’autore si racconta e utilizza i suoi ricordi per spiegare i concetti e le vicende senza far sentire il lettore estraneo alla narrazione. Fra le pagine del libro troviamo una filosofia della sessualità, una del sorriso e diverse figure che acquisiscono una nuova luce grazie alla preziosa spiegazione dell’autore; pensiamo, ad esempio, a Robin Williams, l’oscuro Manlio Sgalambro, la musica di Franco Battiato, la pop-art e il genio di Warhol e perfino una filosofia del pallone. Leggendo “Pensiero Riflesso” mi è venuta in mente una delle tante lettere che il grande Seneca scrisse a Lucilio, e in particolar modo quando affermò, parlando del libro di un filosofo dell'epoca: «il suo stile ha una sua caratteristica peculiare che consiste soprattutto nell’andare diritto allo scopo, che poi, come metodo, sarebbe quello di trattare un argomento per volta e sempre con la massima chiarezza: fluisce ma non straripa, è ordinato ma non ricama, e nel contempo ha un suo fascino (…) e un alto contenuto morale». Grazie al linguaggio accessibile utilizzato da Porcino Ferrara “Pensiero Riflesso” insegna ma non catechizza, discute di etica ma non fa la morale, affascina ma non stordisce con inutili giochi di parole. Insomma un buon libro che fa trasparire la totale devozione dell’autore alla materia trattata. Anche solo per questo dovremmo essergliene un po’ grati.» (Ismaele Carbone) “Pagine letterarie”, luglio 2015

- “UN "PENSIERO RIFLESSO"... IN UN BICCHIERE DI WHISKY”:
« Filosofia come compagna di vita, come narrazione di se' e non solo del Se', come autobiografia, occasione per raccontarsi, romanzarsi, "poetarsi": questo il filo portante del lavoro di Cristian Porcino, intitolato "Pensiero riflesso". Cioè in vista, confessione scagliata e vibrante, carnale, esplicitata quasi con impudicizia. Urlo di rabbia, anche. Idea non nuova, anzi inserita nel solco della grande tradizione filosofica. Siamo noi contemporanei ad aver confinato la filosofia fra le materie astratte, o forse aride, e in una forma espressiva - quella saggistica - che richiama a un periodare pedante, scolastico e impersonale. Occorre ricordare che per gli antichi era tutto l'opposto? Che Socrate aveva appreso l'arte fra le braccia di Diotima e che i suoi trattati portavano il nome dei suoi allievi? Erano innanzi tutto dialoghi, fra un triclinio e un sospiro di passione. Perché la filosofia è spirito; quindi materia. Rinnova la materia. Non v'è separazione fra i due, ma nobilitazione della seconda grazie alla prima. E per questo Porcino riesce a intessere un inno alla vita malgrado gli schiaffi ricevuti, la considerazione che, in un mondo come l'attuale, il pensiero autentico, composito, "riflesso" (sincero) non solo non è apprezzato ma osteggiato. Si prediligono i tuttologi, che in realtà non dicono nulla, i raccomandati, i salumieri dell'affabulazione. Porcino esordisce con una silloge poetica assai pregevole (a mio parere, la parte migliore del libro) con echi vagamente ungarettiani (da "Sentimento del tempo") dal punto di vista stilistico e tributario, nei contenuti, di Bukowski e Busi. In verità, non ne possiede il disincanto e il cinismo, semmai la dolente passione. Tra le composizioni più riuscite primeggiano "Chi salverà il mondo" e "I maestri dell'esistere" (e tra questi ultimi figurano anche maestre donne, finalmente!), "O-Dio" e la catulliana "Amo e Odio" dove lo scrittore reclama una fede che non ha trovato, ma che gli spetta, in certo senso, di diritto: la fede nell'umano, la speranza. Il discorso prosegue nel suo secondo volume, "Tutta colpa del whisky": in esso Porcino rivendica un sapere "aristocratico" (nel senso etimologico di migliore) che non può essere per la massa, ma per chi riesce a indagarne e apprezzarne la profonda poliedricità (di qui un ironico, ma non troppo, "Elogio del lei" da contrapporre a un tu non più sinonimo di eguaglianza e comunione, ma d'omologazione dozzinale). Un folle, ma non per le folle, come sottolinea in un altro passo. Non è facile uscire dalla spersonalizzazione della società post-consumistica, che dona solo l'illusione di potersi esprimere liberamente, e che invece - lo ha sottolineato di recente Umberto Eco - permette a qualsiasi imbecille di sentirsi un "maître-a-penser". Chi invece orienta la cosiddetta opinione pubblica, e i gusti artistico-letterari, sono sempre roccaforti (fili spinati?) di baroni ben decisi a difendere la loro inespugnabilità. Cristian prova a fendere alcune sane "picconate" col "whisky" del suo sapere, genuino ed entusiasta, col nerbo d'un giovane che malgrado le ferite non è disposto a lasciarsi domare, e spazia dal card. Martini a De Crescenzo ai grandi filosofi orientali - anche in tal senso, la consapevolezza che la Sofia vive pure nell'altra sponda del Mediterraneo, non solo tra le nebbie del Nord o in un malinteso neoclassicismo -. Del resto, Cristian è siciliano: e nessuno sfugge alle proprie radici.» Daniela Tuscano (insegnante e scrittrice), recensione pubblicata su “Il Giornale dell’Etna” agosto 2015



Il libro è in vendita su: www.amazon.it

martedì 20 gennaio 2015

Filosofia per tutti: quando il pensiero scandisce l’esistenza.

(Intervista a cura del Collettivo Zero)


"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico". Ne abbiamo parlato col suo giovane autore.


Il libro di un filosofo sulla filosofia. Al giorno d'oggi, un'impresa rischiosa, persino azzardata...

«Beh, a 34 anni posso pure permettermi di scrivere un libro senza dover pensare necessariamente al tipo di pubblico che lo leggerà. Sono stanco d’inseguire qualcuno. Volevo raccontare la filosofia così come l’ho percepita io. Credo che dietro questa splendida disciplina ognuno di noi può facilmente trovare un terreno fertile per raccogliere validi spunti riflessivi. Quando ho deciso di scrivere questo libro non mi sono posto il problema di chi lo avrebbe successivamente pubblicato. È da un pezzo che non mi pongo più simili domande. Non l’ho nemmeno proposto alle case editrici tradizionali».

In che senso? Ci spieghi meglio.

«In Italia siamo rimasti indietro culturalmente rispetto agli altri paesi europei e non solo. Il self-publishing, soltanto da noi, è considerato qualcosa da demonizzare a tutti i costi. Quello che la gente non sa è che esiste una stragrande maggioranza di tipografi spacciati per editori pronti a pubblicare qualunque ciarpame pur di incassare contribuiti di stampa o di distribuzione. A maggior ragione in un contesto editoriale dove tutto appare come un sistema poco meritocratico, preferisco investire personalmente sulla mia opera. Può apparire presuntuoso ma non è così. E poi non rappresento nessuno a parte me stesso quindi non vedo perché desiderare degli editori a cui non interessa la sostanza ma solo l’apparenza! Questo discorso naturalmente riguarda soltanto l’Italia. Fortunatamente ho avuto l’onore di vedere pubblicata una mia opera tradotta e venduta in America, Canada e Inghilterra».


Nel suo lavoro appare evidente la sua ostilità verso il mondo accademico...

«Io non sono ostile al mondo universitario perché in ogni facoltà esistono le cosiddette “mosche bianche”; ciononostante bisogna tenere presente che in questi ambiti si va spesso avanti solo per raccomandazione o per nepotismo. Ecco nel mio nuovo libro ho fotografato alcune situazioni di professori disposti ad affossare l’opera di qualcuno, come ad esempio De Crescenzo o Sgalambro, perché non appartenenti a nessun sistema corporativo.

Il mondo accademico è legato troppo al passato e proprio per questo non riesce a competere con le università straniere. Dobbiamo solo pensare, per ritornare alla domanda di prima, che molti libri pubblicati dai professori cosa sono se non autopubblicazioni con l’avallo dell’università? Spesso sono editati da cooperative universitarie che tutelano il “pensiero” accademico locale. Testi inutili o studi che nulla aggiungono all’opera di un dato autore. A parte la loro visibilità e uno stipendio di tutto rispetto, perché dovrei invidiarli?».




Sembra comunque lei prediliga gli spiriti eccentrici, quali De Crescenzo o Sgalambro.

«Diciamo che preferisco le personalità originali. Detto ciò gli incontri non li progetti ma ti capitano. Proprio per questo nel testo li ho definiti “incontri straordinari”. A loro sono legati alcuni aneddoti personali raccontati nel libro. De Crescenzo e Sgalambro sono due uomini del sud. Ognuno di loro ama ed ha amato la filosofia in modo diverso. Il primo con ironia, il secondo con piglio critico. Eppure nel testo non faccio parallelismi fra i due perché sarebbe assurdo farli. Li cito perché in egual misura hanno contribuito alla mia formazione filosofica. Luciano De Crescenzo non si definisce un filosofo pur essendolo, mentre Manlio Sgalambro lo era non solo per definizione ma per costituzione. C’è da dire che anche Sgalambro ha sperimentato, grazie alla fattiva collaborazione con Franco Battiato, altre realtà come la musica, il cinema, il concerto. Sperimentare nuove forme di comunicazione non ti rende meno autorevole rispetto a chi da 30anni va vanti sempre con la stessa solfa e pontifica dal suo scanno di Matusalemme. Chi ama la filosofia non si può porre certe preclusioni mentali. L’idiozia è l’antitesi della filosofia!».


Lei non esita a mescolare cultura "alta" ed espressioni artistiche più schiettamente popolari, come le canzoni moderne. Ho in mente due suoi precedenti saggi, I cantautori e la filosofia e Chiedi di lui [con Daniela Tuscano], dedicato a Renato Zero. Del resto, è in buona compagnia: già Pasolini dimostrò di non temere tali contaminazioni.

«Infatti la migliore alleata della filosofia è proprio la musica. Me ne occupo da anni, quando già nel 2008 pubblicai I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero (Edizioni Libreria Croce)
. Da quel momento ho spesso accostato dei ragionamenti di stampo filosofico alle canzoni pop. Quindi anche in questo libro non mancano dei riferimenti musicali. Troviamo un capitolo dedicato a Vasco Rossi e ai suoi ultimi album Vivere o niente e Sono Innocente; altri rivolti allo stesso Franco Battiato.

La filosofia non si trova solo in determinati contesti ma in ogni cosa, perché filosofia è sinonimo di esistenza. All’interno del testo ci sono diversi capitoli dedicati al cinema come ad esempio il genio di Woody Allen o il compianto Robin Williams, e molto altro ancora. Diciamo che è un viaggio a 360 gradi all’interno della cultura intesa nel suo insieme.

Perfino gli amanti del calcio non rimarranno delusi, a loro e al grande campione Alessandro Del Piero ho dedicato un intero capitolo».


Il libro è in vendita su amazon (cartaceo) e lulu.com (cartaceo ed eBook).


Pubblicato su: Ulisse- Compagni di strada, gennaio 2015

giovedì 1 gennaio 2015

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara, Lulu Edition, pp. 171, € 12,00 (cartaceo), ebook (€ 5,00), ISBN: 978-1-326-13969-8, (2015).
«Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Il libro è in vendita su www.amazon.it e su www.lulu.com. Cliccate a destra nell’area corrispondente alla cover del libro e sarete indirizzati al link per l’acquisto.