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domenica 25 gennaio 2026

Obliquo PRESENTE.

 


COMUNICATO STAMPA

Dire ciò che spesso viene taciuto è un atto di responsabilità È uscito Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara. In un tempo segnato dall’odio, dalla polarizzazione e dalla semplificazione del discorso pubblico, Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara si propone come un libro necessario: un attraversamento critico del nostro presente, osservato “di sbieco”, fuori dalle retoriche dominanti e dalle verità accomodanti. Il volume raccoglie saggi intensi e personali che intrecciano esperienza individuale e riflessione culturale, affrontando temi centrali del dibattito contemporaneo: il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività, il diritto di amare senza nascondersi. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto ma anche di possibilità, spazi decisivi in cui si gioca una parte fondamentale del nostro tempo. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, Obliquo presente indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato, senza mai rinunciare a uno sguardo critico sulle istituzioni culturali e simboliche. Il libro affronta anche alcune profonde incongruenze tra il messaggio originario di Francesco d’Assisi e ciò che è stato fatto in suo nome, l’inazione di Leone XIV, il ruolo della lingua come dispositivo di potere, l’insegnamento come luogo di responsabilità, conflitto e scelta, il funzionamento del mercato editoriale e le dinamiche spesso invisibili che lo attraversano. Senza retorica, ma con una scrittura autentica e radicale, il testo è attraversato anche dalla malattia, dal lutto e dalla perdita del padre, elementi che restituiscono alla riflessione teorica una dimensione profondamente umana e incarnata. Obliquo presente è, in ultima istanza, un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo. Un libro che invita a non tacere, a dissentire responsabilmente, a rimettere al centro la parola come gesto etico e culturale. 

Nota sull’autore 

Cristian A. Porcino Ferrara è docente, filosofo e critico letterario catanese. È autore di numerosi saggi dedicati ai temi dell’educazione, del linguaggio e dell’identità. Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio è il suo ventinovesimo libro e rappresenta una sintesi matura del suo percorso di ricerca e scrittura. 

Obliquo PRESENTE disponibile ora su Amazon

 Informazioni: obliquopresente@virgilio.it

lunedì 19 gennaio 2026

"Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio" di Cristian A. Porcino Ferrara

 


Dire ciò che spesso viene taciuto è un atto di responsabilità.
Viviamo nel tempo dell’odio, della semplificazione, delle parole urlate.
Eppure esiste ancora uno spazio possibile: quello del dissenso, dell’educazione, dell’amore che non si nasconde.
📘 Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio
di Cristian A. Porcino Ferrara

Un libro che intreccia esperienza personale e riflessione culturale.
Coming out, omofobia, eteronormatività, diritto di amare.
La scuola, i giovani e il linguaggio come luoghi di conflitto e di possibilità.
Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, queste pagine attraversano identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato.
Senza retorica, ma con una scrittura autentica e necessaria, il libro affronta anche la malattia, il lutto, la perdita del padre.

✨ È un libro sull’amore.
Quello che resiste.
Quello che educa.
Quello che può ancora cambiare il mondo.

⏳ In uscita tra pochissimi giorni su Amazon.
Restate in ascolto. Questo presente va guardato di sbieco.

sabato 20 settembre 2025

Il Potere Incolore: quando un leader religioso sceglie il silenzio

 


C’è qualcosa di inquietante nel potere quando si presenta in punta di piedi. Quando governa, decide, indirizza… ma senza mai veramente esporsi. È il caso dell’attuale pontefice della chiesa cattolica, Leone XIV: un uomo potente, rispettato, indubbiamente influente. Ma anche, inevitabilmente, incolore.

Lo si ascolta parlare, ma raramente dire. I suoi discorsi scorrono come acqua liscia su una superficie di vetro: puliti, levigati, privi di attrito. Mai un’espressione fuori posto, mai un’affermazione che rischi di dividere, turbare o infiammare. Il suo stile è quello della neutralità assoluta – e forse anche dell’opacità.

Non è che manchino i temi su cui prendere posizione. Il mondo è attraversato da fratture profonde: crisi climatiche, guerre, disuguaglianze crescenti, conflitti etici. In molti guardano a lui aspettandosi una parola chiara, una direzione, un coraggio. Ma le risposte sono spesso fumose, ambigue, incapsulate in una prudenza che rasenta l’inazione.

Il confronto con il predecessore diventa inevitabile. Papa Francesco era un uomo dai modi meno raffinati, a volte irruenti, certo. Ma vero. Esposto. A tratti persino scomodo. Le sue dichiarazioni erano oggetto di critiche, satire, interpretazioni forzate… ma mai di indifferenza. Perché dietro ogni sua parola si sentiva la volontà di esserci, anche nel rischio, anche nell’errore.

Ora invece regna una calma sospetta. Nessuno scandalo, nessuna gaffe, nessun titolo controverso. Ma anche nessuna scossa. Si respira una leadership prudente fino all’afonia, incapace di scuotere le coscienze o di infiammare un dibattito. Un governo del silenzio, che tiene in ordine tutto ma non accende nulla.

E allora viene da chiedersi: è questo ciò che serve oggi? Un’autorità che si limita a evitare il conflitto, o un uomo che, pur sbagliando, si espone, si compromette, si fa carico del peso del proprio tempo?
Forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di voci imperfette ma vere. Non di eco impeccabili.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara 

lunedì 19 maggio 2025

Leone XIV e la concezione di famiglia

 



Papa Leone XIV durante l'udienza al Corpo diplomatico presente in Vaticano ha detto che è responsabilità di chi governa investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Quest'ultima è una citazione della Rerum Novarum del suo illustre predecessore Leone XIII. Evidentemente la concezione di famiglia di Robert Francis Prevost è identica alla concezione ampiamente diffusa nel 1891 (anno della pubblicazione dell'enciclica citata). Ora nessuno si aspetta da un pontefice una totale apertura alle unioni non tradizionali ma certamente nemmeno un ritorno al passato che è totalmente anacronistico e fuori dal tempo. È evidente che per Prevost noi non esistiamo e non possiamo costruire famiglie e a questo punto sorge un dubbio. Ieri ha affermato: "Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia". 

Come possiamo definirci membri di un'unica famiglia se al suo interno esiste chi ti ritiene invisibile e ti nega il diritto alla felicità?

Come ha ricordato la sociologa Chiara Saraceno a Left (19/12/2014) la famiglia naturale non esiste perché:

"La famiglia è una costruzione sociale, legale e normativa. Sono le norme che definiscono quali rapporti di sesso o di generazione sono familiari oppure no. E se noi guardiamo la famiglia da un punto di vista antropologico e storico, scopriamo che il modo in cui questo processo normativo è avvenuto è variato molto nel tempo e nello spazio".

Non abbiamo quindi certamente bisogno dell'approvazione più o meno benevola di un rappresentante religioso per esistere ed essere legittimati né tantomeno di carità selettiva.

Fortunatamente a bilanciare certe dichiarazioni è intervenuto il nostro caro e amato Presidente della Repubblica che ha compreso il dolore che si cela dietro l'indifferenza e la discriminazione. In occasione della giornata contro l'omofobia Sergio Mattarella ha detto: "Il tema della Giornata odierna - il potere delle comunità - richiama al valore del vivere insieme, con rispetto. Una comunità inclusiva sa di dover proteggere le differenze per costruire una società più giusta e più coesa, ampliando così la libertà di tutti".

Senza uguaglianza non c'è libertà.

© Cristian A. Porcino Ferrara

martedì 28 gennaio 2025

Il potere dell'accettazione

 


Sulle tracce dell'altrove di Cristian A. Porcino Ferrara affronta temi di grande attualità, come la letteratura, i diritti civili, la religione e l'omofobia. Il Prof. Porcino esplora come la letteratura possa fungere da potente strumento per riflettere sull'identità, la diversità (un termine che l'autore non apprezza) e la lotta per i diritti delle minoranze, in particolare nel contesto della comunità LGBTQ+. Attraverso la sua analisi, l’autore invita i lettori a mettere in discussione le norme sociali e a considerare l'importanza dell'accettazione e del rispetto per tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento sessuale. Inoltre, il libro esamina anche il ruolo della religione nel plasmare gli atteggiamenti verso l’omosessualità, un argomento spesso delicato e controverso. Le parole di Magnus Hirschfeld, a distanza di anni, risuonano ancor più forti tra queste pagine “Verrà presto il giorno in cui la scienza prevarrà sull’errore, la giustizia sull’ingiustizia, l’amore umano sull’odio e sull’ignoranza”.

Porcino Ferrara cerca di avviare un dialogo su come le credenze religiose possano influenzare la percezione dei diritti umani e della dignità di ogni individuo. In sintesi, Sulle tracce dell'altrove è un'opera arricchente che unisce la critica letteraria a una profonda analisi sociale, promuovendo una maggiore comprensione ed empatia verso le esperienze di chi spesso viene emarginato. 


(Aidi75)


Il libro è disponibile su Amazon

sabato 22 aprile 2023

Lo scrittore Stefano Benaglia recensisce “Sulle tracce dell’altrove”


 Leggere questo 27° libro dello scrittore, professore e filosofo Cristian Adriano Porcino Ferrara è come fare un tuffo in un lago di sensazioni e di emozioni, un lago a volte placido ed altre tempestoso. 

Cristian cita come esempio le avversità patite da Origene, Diogene, Montaigne, oppure inflitte da Paolo di Tarso, papa Wojtyla e papa Ratzinger, per analizzare attentamente e con oggettività le responsabilità della religione nel tarpare le ali e nell’opprimere con sensi di colpa l’adolescenza di tanti di noi: “Si rubano ai giovani i momenti dei primi amori, delle prime infatuazioni, momenti che non torneranno più, frammenti di esistenza amputati da un corpo vivo che desiderava solo esprimersi come tutti”.

Altrettanto appassionati sono i ricordi della sua profonda amicizia con il cantautore/poeta/filosofo Franco Battiato, nonché del sodalizio professionale di quest’ultimo con il filosofo Manlio Sgalambro, autore di alcuni testi di Battiato. Sgalambro fu un faro nella vita del nostro Autore, che ebbe modo di incontrarlo in alcune occasioni instaurando con lui un dialogo fatto di punzecchiature ma di stima reciproca. 

Il libro si snoda poi attraverso un excursus di canzoni e film, esaminati dall’Autore in maniera profonda per analizzare i riverberi che essi hanno avuto – e continuano ad avere – nella sua vita e nella vita di molti di noi. Libri come “Tropico del Capricorno”, oppure film come “L’Attimo Fuggente”, da cui l’Autore trae spunto per una riflessione sul rapporto non sempre di interscambio tra professori ed alunni. I brani di Barbra Streisand, Raffaella Carrà, Elton John, Calum Scott e la sua toccante “No Matter What”, Jimmy Sommerveille e lo spietato videoclip di “Smalltown Boy”, Judy Garland con la sua “Over the Rainbow”, dalla quale nacque l’idea della bandiera rainbow delle comunità LGBTQ+ proprio per omaggiare questo testo. 

Attraverso il ricordo di personaggi femminili come Artemisia Gentileschi, Rosa Parks, Eunice Newton Foote, Ruth Bader Ginsburg – solo per citarne alcune – l’Autore trae spunto per affrontare il tema della violenza di genere. 

Toccanti sono poi i tributi-ricordo a Matthew Shepard, vittima dell’onnipresente omofobia; a Bayard Rustin, stretto collaboratore di Martin Luther King sempre tenuto nell’ombra a causa della sua omosessualità dichiarata. 

Insomma: attraverso tante citazioni, tanti aneddoti, tante esperienze vissute in prima persona e messe a nudo come mai prima, l’Autore ci regala un intenso viaggio dentro i sentimenti profondi di ognuno di noi – piacevoli o dolorosi che siano – che da sempre ci accompagnano durante l’intera nostra esistenza. 


(Stefano Benaglia)


“Sulle tracce dell’altrove” è in vendita su Amazon 


domenica 19 febbraio 2023

“Sulle tracce dell’altrove“ il nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara



 «Conosco da tempo l'autore e ho letto diversi suoi testi ma devo ammettere che "Sulle tracce dell'altrove" mi ha spiazzato... parecchio! Mai come questa volta Porcino Ferrara si è messo così a nudo. È stato sempre un tipo diretto ma riservato e in questo nuovo lavoro ha dimostrato un coraggio impareggiabile. In ogni argomento trattato emerge nettamente la preparazione culturale che lo contraddistingue. Nel capitolo forse più importante del libro, "Over the rainbow" , Cristian rivela aspetti della propria vita toccanti e veritieri. Dopo averlo letto mi sono sentito profondamente in colpa per le ferite causate dalla nostra ignoranza e ottusità. Le sue riflessioni ci inchiodano alle nostre responsabilità. Proprio per questo voglio congratularmi per il suo viaggio interiore e le sue lotte. Con il suo libro Porcino Ferrara mi ha ricordato che in quanto padre devo anch'io muovermi per eliminare le discriminazioni in atto. Non possiamo stare fermi a guardare e delegare sempre agli altri il compito di migliorare la società. Solo insieme possiamo ottenere un vero cambiamento. Ma ritornando al libro ho amato il capitolo su Calum Scott, artista che non conoscevo, e quello su RBG o Bayard Rustin. L'omaggio a Raffaella Carrà è veramente sentito e mi ha ricordato che artiste come lei non ci sono più. La storia d'amore di Elio e Oliver di "Chiamami col tuo nome" diventa una chiave di lettura per comprendere ancor di più Platone e il suo Simposio. 

La presenza di Franco Battiato pervade l'intera opera e si comprende benissimo l'influenza del cantautore catanese nell'approccio filosofico di Porcino. Colgo infine l'occasione per dire grazie ad una persona, ad un uomo vero che è sempre rimasto fedele a se stesso senza preoccuparsi dell'opinione altrui. 

Chapeau Cristian A. Porcino Ferrara»


(Nick Amato)


Il libro è in vendita su Amazon


lunedì 6 febbraio 2023

In uscita “Sulle tracce dell’altrove” il nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara

«Con un acuto spirito del viaggio e del confronto ritroviamo un Cristian A. Porcino Ferrara pronto a sondare i sentieri dell'altrove.

Da Franco Battiato a Calum Scott, da Matthew Shepard alla Carrà, da Barbra Streisand a Papa Ratzinger, da Chiamami col tuo nome al Simposio di Platone è impossibile non lasciarsi affascinare da questo dipinto lucido e a tratti ludico del pensiero che ha formato il filosofo, l'insegnante, l'Uomo.»


“Sulle tracce dell’altrove”

pp. 100

Lulu Edition

€ 14,00

ISBN: 978-1-4478-5346-6


Presto in vendita su Amazon 



martedì 11 ottobre 2022

24 anni senza Matthew Shepard



«Il 7 ottobre del 1988 a Fort Collins (Colorado), Matthew Shepard, un giovane studente americano di 21 anni, venne prima derubato e poi torturato e picchiato a morte da due individui conosciuti per caso in un bar. Matthew aveva chiesto un semplice passaggio per tornare a casa ma i due lo portarono in un posto isolato per ucciderlo. Queste belve legarono ad una staccionata il povero Matthew, come uno spaventapasseri, lasciandolo sanguinante e gravemente ferito. Fu ritrovato solamente dopo 18 ore da un ciclista. Shepard giunto in condizioni gravissime all’ospedale Poudre Valley (Fort Collins) muore pochi giorni dopo, il 12 ottobre. Perché i due aguzzini si accanirono selvaggiamente su di lui? Perché Matthew era omosessuale! Gli stessi assassini dichiararono in aula di averlo fatto perché disgustati dall’omosessualità di Matthew. La loro omofobia li aveva spinti all’assassinio di un essere umano solamente perché altro da loro. In breve tempo Matthew divenne il simbolo della lotta all’omofobia in tutto il mondo.» ©️ Cristian A. Porcino Ferrara

domenica 21 agosto 2022

Calum Scott e la lotta contro l’omofobia

 


Adoro Calum Scott e lo dichiaro fin da subito.

Molti in Italia non conoscono nemmeno il suo nome ma in tutta Europa e in Usa ha un seguito da far paura. Classe 1988, nato a Kingston Upon Hull (UK), due album all’attivo (Only human e Bridges) e una carriera lanciatissima nel mondo discografico. 

Mi sono accostato alla sua musica quasi per caso e da quel momento non posso più farne a meno. La sua bellezza così candida e sexy e la sua voce straordinaria avviluppano i miei sensi e riempiono di significato questa mia atipica estate.

Calum nei suoi pezzi ha affrontato il dolore e il travaglio dell’accettazione quando si ha un orientamento sentimentale non eterosessuale. Lo ha fatto con canzoni importanti e dichiarazioni pubbliche.

La prima cosa che mi ha colpito della sua musica è stata proprio la sua voce. Il suo timbro vocale riesce a sciogliere i nodi che si aggrovigliano intorno alla mia anima. Non sapevo nulla della sua storia personale ma il suo affanno interiore mi arrivava dritto al cuore. Ci sono cose che non si possono spiegare con assoluta facilità proprio perché riguardano le emozioni e le sensazioni più intime di un individuo. Io avverto il suo dolore perché l’ho provato anch’io. Grazie ad una grammatica universale dei sentimenti due individui con la stessa sensibilità possono comprendersi immediatamente in ogni parte del pianeta. Quando da giovani sperimentiamo la sofferenza sviluppiamo dentro di noi degli anticorpi in grado di aiutarci nella quotidianità. Le avversità ci hanno aiutato a ri-nascere più volte proprio come sosteneva Maria Zambrano.

Calum nella canzone Boys In The Street (cover di un brano di Greg Holden) racconta il  disagio di un giovane omosessuale nel vivere pienamente e in pubblico i propri sentimenti. Il timore di essere giudicati dalla famiglia frena ogni slancio di affetto rivolto alla persona amata. Nella canzone in questione il padre afferma: 

“Sei l'ultima cosa che volevo, l'ultima cosa di cui ho bisogno
Come risponderò quando i miei amici mi diranno
Mio figlio stava baciando i ragazzi per strada
Mio figlio stava baciando i ragazzi per strada?
”.


Il tema della vergogna ritorna prepotentemente. 

Questo tema accomuna indistintamente donne e persone omosessuali. 

Per secoli siamo stati assoggettati a regole patriarcali e machiste che ci hanno confinato in un ruolo subalterno. Siamo vittime di una maschilità tossica che ci vuole ancora oggi omologati al modello precostituito. Questi maschi alfa hanno cercato di silenziare con ogni mezzo la nostra voce. Noi eravamo afoni! Qualcuno doveva parlare al posto nostro e ovviamente toccava sempre ai maschi eterosessuali perché noi non ne avevamo il diritto.  

Ma ritornando al brano Boys In The Street mi sovviene una riflessione di Jean Paul Sartre. Noi proviamo vergogna non quando siamo da soli ma soltanto quando qualcuno ci osserva e ci scopre. In tal modo ci esponiamo allo sguardo giudicante degli altri. Questo ci spinge a vederci con gli occhi inquisitori degli altri umani. Proprio per questo non bisogna vivere nella menzogna perché chi occulta una parte di sé potrà essere in ogni momento ricattato. 

Il brano di Holden nella versione di Scott risulta più intenso e toccante dell’originale. 

Proseguendo con il testo della canzone ascoltiamo il racconto del padre che ammette di esser stato vittima di una cultura eteronormativa e proprio per questo non riusciva a capire il figlio. Ecco le parole: 

“Mio padre sta morendo
E finalmente si è reso conto che non sto mentendo
Ci sediamo in silenzio, ma stiamo sorridendo
Perché per una volta, non stiamo combattendo
Diceva: "Non c'era modo di sapere perché tutto ciò che mi veniva insegnato era che gli
uomini amano solo le donne, ma ora non ne sono più sicuro
Figlio mio, continua a baciare i ragazzi in strada

Figlio mio, continua a baciare i ragazzi in strada
E quando non ci sarò più, continua a baciare i ragazzi in strada
”.

Spesso i nostri pregiudizi sono proprio il frutto di ciò che abbiamo appreso da piccoli. Sta a noi ricercare sempre la verità per non lasciarci trasportare dalla stupidità e dall’ignoranza.

Nel 2018 Calum Scott ha rivelato l’esperienza traumatica del suo coming out. Da ragazzo confidò il suo orientamento sentimentale al suo migliore amico e questo ragazzino tradì la fiducia di Calum e lo raccontò in giro. Iniziò così per Scott un periodo duro a causa della discriminazione messa in atto dai suoi compagni di scuola. 

Da questa esperienza nacque la canzone dal titolo No Matter What.

La parte iniziale della canzone recita così: 

“Quando ero un ragazzino avevo paura di crescere
Non lo capivo ma ero terrorizzato dall’amore
Mi sentivo come se dovessi scegliere ma era fuori dal mio controllo
Avevo bisogno di essere salvato, stavo impazzendo da solo
Ci ho messo anni per dirlo a mia madre, mi aspettavo il peggio
Ho raccolto tutto il coraggio del mondo

Lei disse: “Ti amo in ogni caso
voglio solo che tu sia felice e che sia sempre te stesso”
Mi ha abbracciato
Ha detto “Non provare ad essere qualcosa che non sei
perché io ti amo in ogni caso”
Lei mi ama, in ogni caso
”.

Queste parole sono un tuffo al cuore e sfido chiunque a non immedesimarsi in questi versi. Chi ha sperimentato l’ansia e la paura di rivelare ai genitori la propria omosessualità comprende perfettamente tale stato d’animo. È stupido dirlo ma è una sensazione che bisogna provare in prima persona perché è difficile da immaginare. Spesso ci lasciamo condizionare dalla paura e costruiamo mostri immaginari. Ignoriamo che nella maggior parte dei casi chi ci sta vicino ha già intuito tutto da molto tempo. I genitori ci amano senza un motivo. Sanno tutto di noi ancor prima di ascoltarci. Il cuore di una madre sa decifrare anche i nostri silenzi. La canzone prosegue così: 

“Sono diventato un po’ più grande buttando via il mio tempo
Cavalcando sul marciapiede, ogni giorno di sole era grigio
Mi fidavo dei miei amici, poi tutto il mio mondo è crollato giù
Vorrei non aver mai detto nulla perché per loro ora sono un estraneo
Sono corso a casa, ho visto mia madre: ce l’avevo scritto in faccia
Mi sentivo come se avessi un cuore di vetro che stava per rompersi
”.

Quando siamo più giovani desideriamo ardentemente condividere le nostre sensazioni con i nostri coetanei. Fidarci è il primo atto di responsabilità che mettiamo in pratica. Non tutti sono degni della nostra fiducia ma non per questo dobbiamo rassegnarci. A tal proposito Ernest Hemingway diceva che: “Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia”. Le delusioni maturate ci rendono più prudenti e purtroppo più diffidenti verso il prossimo. Calum non si è lasciato incattivire e condizionare dall’esperienza passata, ma ha investito tutte le sue energie per non essere come chi lo aveva fatto soffrire.

Calum Scott è un esempio positivo perché ha trasformato tutto il suo dolore in arte, e le sue canzoni sono colme di speranza e di amore. Ha ritrovato la sua serenità interiore e grazie alla sua musica riesce ad essere d’aiuto a moltissime persone che per vari motivi vivono ancora rinchiuse in delle prigioni mentali e desiderano solamente essere liberate. Posso infine affermare, senza paura di essere smentito, che Calum Scott è un figo pazzesco e la sua musica un rimedio alle brutture della vita.  


Cristian A. Porcino Ferrara 

©️ riproduzione riservata


lunedì 17 maggio 2021

Basta Omofobia!

 


Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, bifobia e transfobia. Un sondaggio condotto dal settimanale L’Espresso ha rilevato che in Italia 3 persone su 4 hanno paura di tenersi per mano perché temono di essere investiti dall’odio omofobico. Una toccante poesia di Konstantinos Kavafis si conclude con queste parole: “Più avanti – in una società perfetta – apparirà di certo qualcun altro che mi somigli e agisca da uomo libero”. Noi non viviamo certamente in una società perfetta ma sicuramente più evoluta e aperta di quella in cui viveva il poeta. I versi di Kavafis dopo ben 113 anni ci inchiodano alle nostre responsabilità civili. Gino Strada ha affermato che “I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”. 

La mancanza di tutele legislative genera negli adolescenti un malessere esistenziale gravissimo. Come ha detto in un’intervista Alessandro Zan: “L’incultura dominante fa anche questo: ruba ai giovani Lgbtq+ i momenti dei primi amori, delle prime infatuazioni. Momenti che non tornano più”. 

Proprio per evitare questo dobbiamo batterci per cancellare l’omofobia dalla nostra subcultura.  

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che lo Stato deve: «garantire la promozione dell’individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive. Perché ciò sia possibile, tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di avere garantite le basi per costruire il rispetto di sé. La capacità di emancipazione e di autonomia delle persone è strettamente connessa all’attenzione, al rispetto e alla parità di trattamento che si riceve dagli altri».

Dunque attiviamoci seriamente per contrastare il pregiudizio e l’ignoranza dalle nostre vite.

Nella foto il meraviglioso manifesto creato da una mia allieva, Jennifer, in occasione di questa giornata. 


Cristian Porcino 

® Riproduzione riservata

domenica 9 giugno 2019

Stonewall 50

A 50 anni dai Moti di Stonewall la lotta per i diritti civili continua ininterrottamente. Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” ritorna a New York per celebrare il mese del pride e ricordare che nessuna conquista è mai definitiva.
Il libro è in vendita su Amazon.

giovedì 29 giugno 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente


Giugno è il mese in cui si ricordano i moti di Stonewall e si susseguono nel mondo civilizzato le manifestazioni in sostegno del movimento Lgbt. Purtroppo in questo mese si verificano puntualmente anche episodi più o meno velati di razzismo. Personalmente mi sono occupato di tale piaga sociale nel mio ultimo libro Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne, e nonostante le numerose e importanti battaglie civili le cose sembrano, ahimè, non essere mutate. Ogni anno durante il periodo degli esami di maturità si riscontrano diversi episodi di omofobia in diverse parti d'Italia. Negli ultimi anni alcuni maturandi si sono imbattuti in commissari alquanto reticenti ad accettare e discutere tesine sulla storia dell'omosessualità e non solo. Alcuni di questi commissari si sono rifiutati perfino di ammettere opere letterarie o testi di canzoni che tratta(va)no l'argomento. Non parlo certamente di opere erotiche o di propaganda, ma di vera letteratura. Eppure le opere letterarie non hanno una sessualità e non possono essere discriminate. Tali docenti umanamente impreparati non riescono ancora oggi a comprendere l'essenza del loro lavoro e dell'intero sistema scolastico. L'omofobia interiorizzata non è meno grave di quella visibile.
La scuola è la sede adatta per affrontare questi argomenti, e gli insegnanti non possono rinunciare alla loro funzione di educatori. L'omosessualità, così come l'eterosessualità, non ha nulla di segreto o di scandaloso, e dunque non capisco tale ritrosia nel trattarla senza pregiudizi e fobie. Troppi anni di preconcetti, stereotipi e modelli catodici fuorvianti hanno forse accresciuto in questi docenti un senso di inadeguatezza e timore nell'affrontarla con la dovuta serietà. Ma nulla può giustificare tali paure prive di qualsiasi fondamento. Gli studenti devono sentirsi liberi di affrontare gli argomenti che toccano da vicino le loro giovani esistenze. Se la scuola non si adeguerà a tali istanze formative dovrà fare i conti con le informazioni distorte acquisite dai discenti attraverso chat e siti internet non qualificati. Diceva Don Milani “Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali”. Per esperienza personale posso aggiungere che all'università sperimentai anch'io una certa resistenza a trattare l'argomento omosessualità con professori allineati alle posizioni del Vaticano II (non mi riferisco certamente al concilio ecumenico ma alla visione "papacentrica" di Giovanni Paolo II). Rammento l'approfondimento del corso di filosofia morale dal titolo "Uomo e donna in famiglia" con un excursus storico tra le varie encicliche dei papi! Oppure ricordo un feroce confronto con la docente di letteratura italiana che non voleva riconoscere la straordinaria importanza dell'opera letteraria di Aldo Busi.
Per comprendere meglio il senso di certe preclusioni mentali ho intervistato alcune persone in merito al significato del termine pregiudizio. Eccovi, dunque, alcune opinioni raccolte. Simona, studentessa di psicologia, mi ha risposto: "Il pregiudizio è un meccanismo di difesa che attiviamo nel momento in cui la diversità dell'altro ci spaventa". Alina, invece, definisce il pregiudizio come "un'opinione certa ma errata su qualcuno. Per tirare avanti spesso avvertiamo il bisogno di sicurezza e consideriamo le nostre opinioni, la nostra morale come le migliori in assoluto. Così tutto quello che si discosta dal nostro punto di vista lo rigettiamo per non farci condizionare". Il signor Giovanni, benzinaio da quindici anni, afferma: "Il pregiudizio è un modo negativo per avvicinarmi al mio prossimo". Flaminia gestisce una panetteria in una zona periferica di Catania e mi dice: "Io credo che le persone gay sono esattamente come me. Non bisogna giudicare nessuno in base ai propri gusti sessuali, nazionalità o etnia. Quello che conta sono le azioni che facciamo e di certo non dipendono dalle persone che amiamo o con cui facciamo sesso".
La signora Mara è appena uscita dalla messa del mattino e alla mia domanda risponde con fare scortese facendosi un segno della croce. Evidentemente l'esempio inclusivo di Papa Francesco non ha minimamente toccato la sua fede e il suo cuore.
Le opinioni da me raccolte evidenziano che a parole manifestiamo di essere emancipati e civili, ma nei fatti persiste ancora uno zoccolo duro d'ignoranza che non ci permette di compiere un salto di qualità notevole.
Forse aveva ragione Albert Einstein quando diceva: "È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio". Pertanto mi auguro l'avvento di una società culturalmente evoluta in grado di oltrepassare gli steccati ideologici e annientare i pregiudizi e i soliti stereotipi. Dopotutto "Non bisogna farsi mai ricattare dalla stupidità altrui" (Umberto Eco).

Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

domenica 4 giugno 2017

Quelle strane occasioni… - A proposito di “Chiedi di lui 2.0”


Sfogliando il bello e ricco libro di Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara su Renato Zero si capisce quanto la fine degli anni ’70 sia stata importante. Noi, giovanissimi ai tempi, non ce ne rendevamo conto, ma quello fu forse l’ultimo strascico della contestazione. Gli scontri all’interno della famiglia erano diretti, spesso aspri. Seguire un personaggio come Zero era in un certo senso un atto “politico”. Senza la seriosità di partiti e movimenti ma sensibili a tutti gli stimoli di novità che provenivano dal mondo della cultura popolare, visiva e musicale. Renato li rappresentava totalmente e non era impresa facile: all’epoca, tutti i cantautori erano al massimo dell’inventiva e ogni disco era più bello dell’altro. Ma Renato era un mondo a parte, un mondo dove il privato, come scrive Daniela, diventava davvero politico, o forse sociale, comunque rivoluzionario. Una rivoluzione incruenta e colorata ma ugualmente potente. E qui sorge anche un rammarico. Proseguendo nella lettura, e avvicinandoci agli anni più recenti (il volume è infatti diviso in due parti, diverse ma complementari), si ha quasi la sensazione di trovarsi di fronte a un altro artista, con un’altra storia. Fino a un certo punto, e anche in tal caso il percorso è reso molto bene da Cristian, si poteva parlare di maturità ed evoluzione: ma a partire soprattutto dalle ultime prove è chiara l’impressione di una svolta netta in una dimensione più decisamente nazionalpopolare e conservatrice. Mentre in principio queste componenti erano equamente dosate, d’un tratto sono diventate predominanti al punto quasi da “trasformare” il personaggio. In tal senso appare molto interessante il capitolo in cui si analizza il rapporto tra Zero e la comunità Lgbt. Il rammarico è dovuto proprio al confronto tra le potenzialità dimostrate da Zero e le successive scelte. Insomma ci si domanda a quali risultati avrebbe potuto approdare un artista unico come lui se avesse continuato sulla strada del glam-rock e della sperimentazione piuttosto che adagiarsi su un repertorio simil-classico (come dimostra l’ultimo, controverso “Zerovskji”) e temi rassicuranti per il grande pubblico. Quest’ultima opzione si è rivelata sicuramente più fruttuosa in termini di popolarità ma dal punto di vista musicale mi sorge il dubbio si sia persa, o ridimensionata, un’occasione unica, soprattutto in Italia dove il discorso artistico appariva così prevedibile e stantio. I due autori non propongono tesi preconcette, lasciano aperte tante domande e questo per me è un altro grande vantaggio. Lo scopo dei libri è infatti quello di stimolare degli interrogativi, non di imporre la propria visione come una verità assoluta. Forse la parola “fine” sul cantautore Zero è destinata a rimanere aperta, a suscitare tanto interesse e qualche rimpianto.

Carlo Giordano

domenica 16 aprile 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente


Nel silenzio assordante dei media si consuma un nuovo olocausto. Quest'omocausto viene snobbato dai tg nostrani che ovviamente preferiscono occuparsi degli agnellini adottati, la vendita del Milan ai cinesi, le sfuriate di Morgan e l'isola dei famosi. Durante le celebrazioni pasquali nessuno si è focalizzato sulla tragedia che si compie da diverso tempo nei campi di concentramento ceceni. Le uniche voci fuori dal coro sono state quelle di Amnesty International e di alcune associazioni Lgbt. Questa indifferenza generale mi ripugna profondamente. Ormai abbiamo classificato l'umanità in diverse categorie. Ci sono quelli che vanno salvati a tutti i costi mentre altri possono anche morire, tanto chi se ne frega. È l'evoluzione, bellezza! L'alibi perfetto è far sempre finta di non sapere. L'umanità di questo secolo è diventata medaglia d'oro in questa disciplina olimpionica. Eppure oggi lo sappiamo quello che accade ad Argun ma nessuno di noi si batte per la libertà dei nostri simili. Non riusciamo più ad indignarci perché le emozioni vengono gestite dai mass media e non dalla nostra naturale empatia. C'è un televoto emotivo che ci spinge inconsciamente, e a seconda dei casi, ad accendere e spegnere la nostra sensibilità. Mai un'emozione spontanea! Se le persone vengono seviziate, uccise o torturate perché omosessuali meglio voltarsi dall'altra parte. In una canzone di qualche anno fa Renato Zero diceva: "Nella guerra dei numeri, che speranze hanno i deboli". Ecco, per un mondo che si indigna ad intermittenza un centinaio di persone rapite e torturate sono nulla (sic!). Di queste cento persone, in base al resoconto fornito dalla giornalista Elena Milashina, 50 sono già morte. Scarsi i commenti delle istituzioni italiane. Alcuni esponenti del PD e dei radicali si sono fatti sentire ma altre forze politiche preferiscono il silenzio più assoluto. In fondo la loro omofobia così radicata non disapprova tali crimini contro l'umanità. Ho apprezzato il messaggio pubblico dell'ex premier Matteo Renzi che ha scritto: "Le notizie che arrivano dalla Cecenia lasciano senza parole. Pensare che nel 2017 esistano dei campi di concentramento per uomini "dall'orientamento sessuale non tradizionale o sospetto" fa davvero rabbrividire. Non è un pesce d'aprile ma una drammatica realtà che ci colpisce profondamente.
La dignità e la libertà degli uomini, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, non possono essere lese così per nessun motivo e in nessuna parte del mondo.
I campi di concentramento per gay ci riportano al nazismo: tutti dobbiamo far sentire la nostra protesta, il nostro sdegno
".
Non mi meravigliano le sue parole perché al di là degli steccati ideologici, e dalle simpatie (o antipatie) personali, Matteo Renzi è stato l'unico presidente del Consiglio a prodigarsi in Italia per l'approvazione di una legge sulle unioni civili.
Per il resto non ho sentito nessun altro parlare del dramma ceceno. Nemmeno i soliti porporati che mettono il becco in ogni faccenda umana. Tutti zitti e attenti a pregare l'immagine sacra che ricorda costantemente che tutti sono uguali e meritevoli di amore e rispetto. Evidentemente tutti tranne i gay. Una conclusione che sancisce l'involuzione della specie umana, altro che evoluzione mio caro Charles! Non ho sentito una sola parola sui perseguitati per orientamento sessuale. Nessuno si è prodigato per dar voce ad umani che subiscono il martirio sui loro corpi e il loro spirito. Ma a cosa serve la festa di Pasqua se poi il nostro cuore rimane impietrito e indifferente alle sofferenze di altri esseri umani? Non basta confessarsi, andare in Chiesa e fare una donazione per alleggerire la coscienza. Non basta essere gentili con le persone che conosciamo se poi non riteniamo giusto protestare per una palese violazione dei diritti basilari di ogni persona. I perseguitati e gli oppressi sono tutti, e sottolineo tutti, da tutelare e difendere senza distinzioni. Non si creano classifiche di merito sulla pelle dei sofferenti. Chi soffre merita rispetto, conforto e aiuto. Punto.
"La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si applica ai popoli di ogni paese, quale che sia il loro retaggio culturale, perché tutti gli esseri umani hanno una comune aspirazione alla libertà, all’uguaglianza e alla dignità. La democrazia e il rispetto dei diritti umani fondamentali sono importanti per gli africani e per gli asiatici come per gli europei e gli americani" (Dalai Lama). E la Cecenia non fa eccezione. Auspico dunque indagini ufficiali e immediate da chi per legge tutela i diritti umani. Basta con l'omertà, l'indifferenza e l'opportunismo politico. È giunta l'ora di aprirsi alla Verità.

Cristian Porcino

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domenica 9 aprile 2017

Chiedi di lui... e di me! Quando un libro è "terapeutico"

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una mail di F.T.

“Cari Daniela e Cristian.
Scrivo questa missiva per ringraziarvi del meraviglioso libro che arriva in un momento decisamente importante e doloroso della mia vita.
Mi firmo Francesco, anche se non è il mio vero nome, ho 30 anni e sono iscritto al gruppo Zerolandia.
Leggendo il vostro testo ho trovato molti spunti di riflessione che trovo in linea con il mio percorso attuale e passato.
Il collegamento fra me e voi scaturisce ovviamente da un amore comune, quello per Renato Zero, protagonista del vostro "romanzo verità" socio-culturale (non so se si dica così ma mi piace). Trovo molto affascinante l'intreccio tra l'arte zerica e il contesto di eventi e fatti storici della nostra Italia.
Zero per me, come per molti altri/e, è stato rifugio, libertà, orgoglio, e anche bandiera di quella voglia forte di essere se stessi. Quando, leggendovi, trovo richiami a canzoni come "Un altro pianeta", "L'altra sponda" e "Quello che non ho detto", per non parlare degli aneddoti, dichiarazioni e informazioni contenuti nella prima parte del volume, è inevitabile sentirsi direttamente coinvolti.
In questi primi trent'anni di vita, infatti, avevo tenuto celata una parte di me: oggi comincio a uscire alla luce del sole cosciente di essere finalmente io, omosessuale.
E Renato ha cantato noi, i nostri dolori nell'affrontare l'accettazione del mondo e di noi stessi. Lo ha fatto con la voce, con le parole e anche con la sua estetica.
Quel ragazzino che circa 18 anni fa lo vide per la prima volta in concerto, vide la speranza di poter essere un giorno libero come lui. Oggi ci sono, sto ri-nascendo, finalmente io, aperto al volo di fronte al mondo.
Ultimamente però Renato su questo tema ha fatto confusione, creato dissapori e non chiarezza. E' vero che l'artista non deve essere bandiera né tantomeno obbligatoriamente uscire allo scoperto, e per molto tempo ho sorvolato sulle recenti contraddizioni anche quando erano molto esplicite e somigliavano a rinnegamenti. Però lo scorso anno lo vidi a Sanremo, quel Sanremo così colorato per i nostri diritti, in un momento in cui soffrivo molto perché avevo iniziato un percorso di verità, e da Renato aspettavo parole forti e decise visto il suo personaggio. Sentirlo farfugliare di carrelli della spesa, capannelle di Betlemme, famiglie alla Mulino Bianco (difatti lo hanno applaudito molte pagine omofobe che in teoria dovrebbero essergli lontane anni luce) ha lasciato offeso e deluso me come tanti altri che attendevano Renato dalla parte dell'amore. Un artista del suo calibro veicola pensieri e messaggi ad un grande pubblico. Usando la parola "alieni", Zero ha per l'ennesima volta schiaffeggiato tutti i gay che per anni si sono rifugiati in lui, che è stato libertà ma oggi, a 66 anni suonati, non riesce nemmeno ad usare serenamente la parola "omosessuale" nemmeno se non parla di sé (e in questo caso prende le distanze spesso in modo sdegnato, come se l'omosessualità fosse una vergogna da cui difendersi...).
Ho letto che non aveva bisogno di esprimere solidarietà perché bastava la sua storia, le sue canzoni ecc. Sarebbe così in teoria, ma ormai da anni Zero fa di tutto per cancellare, ridimensionare, dare una svolta a quella storia, facendo capire o anche dicendo chiaramente che qualsiasi associazione tra i suoi brani e certe tematiche è da escludere in partenza. Se a questo si aggiungono i fans attuali, non raramente omofobi e bigotti, il quadro è completo.
Mi chiederete: dopo oltre un anno, ancora con questa storia? E avete ragione. Ma, tutto sommato, lo devo a voi. Perché, come dicevo all'inizio, la lettura del vostro libro ha accompagnato il mio percorso di autoconsapevolezza e se da un lato mi ha fatto rivivere le antiche emozioni, coinvolgendomi anche in quei magici anni che, per motivi anagrafici, non ho potuto assaporare, dall'altro mi ha, necessariamente, spinto a riflettere con maggior lucidità sullo Zero attuale. E quelle sensazioni prima rifiutate o nascoste dietro un indefinito malessere mi sono oggi molto più chiare. E ho deciso: così, non mi sta bene. Non è questione di dichiararsi o no, è questione di rispetto per tanti estimatori che da un po' di tempo si sono distaccati. Io stesso, non mi sono perso uno spettacolo da quando ho cominciato a seguirlo ma ai prossimi concerti non ci sarò. Malgrado i roboanti annunci riguardo a Zerovskij (ma non bastava un quarantennale di Zerofobia?), non vedo spunti veramente originali ma un artista tutto compreso da se stesso, un signore imborghesito e annoiato che a volte parla di realtà forse nemmeno conosciute così bene. Insomma Zero diametralmente opposto a Renato. Ogni tanto, forse, uno scrollone non farebbe male...
Probabilmente questa mia mail non verrà mai pubblicata. So di avere divagato a lungo e me ne scuso. Ma una cosa ancora la voglio dire. Nel libro ovviamente non si parla di Zerovskij ma non è molto importante, sia per quello che ho detto sia perché avete saputo scavare a tal punto nel profondo dell'artista che non serve inserire l'ultimissima news, se ininfluente per capirlo meglio.
Nonostante tutto quindi, attraverso voi, ringrazio l'arte e la musica di Renato per avermi incoraggiato ad essere finalmente me stesso. Sempre attraverso voi sono stato catapultato nella "favola mia" che è stata anche la vostra e di tanti altri... Ma di favola si tratta e
là fuori...
"è molto dura"

F. T.

venerdì 31 marzo 2017

L'intelligenza di Belle


Belle incontra la Bestia e tenta di capirlo. Lei non teme la "diversità" bensì desidera approcciarsi a ciò che non conosce con curiosità e intelligenza. Ognuno di noi è diverso e uguale allo stesso tempo. Occorre dunque andare oltre gli stereotipi e lottare per una cultura dell'accoglimento e del rispetto reciproco. L'ignoranza genera mostri ma la cultura illumina la ragione. Vi consiglio il libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne" dove troverete percorsi, storie, canzoni, film, serie TV e perfino un progetto educativo. Il libro è in vendita su Amazon.

#labellaelabestia #canzonicontrolomofobiaelaviolenzasulledonne

venerdì 16 settembre 2016

I“Perduti della storia”


Cristian A. Porcino Ferrara, noto scrittore e filosofo siciliano, da qualche tempo pone la sua attenzione sui problemi legati all’omofobia e il femminicidio, veri drammi di un mondo definito “moderno”, che nasconde una realtà ostile nei confronti dell’omosessualità, e il disprezzo per la donna in cerca d’amore, quello vero.
L’autore stavolta lo ha fatto con un’opera saggistica finalizzata allo studio e all’analisi dei testi letterari di composizione musicali, citando artisti e canzoni dei giorni nostri, componimenti musicali che fanno parte della storia della musica mondiale, perché anche in musica tali tematiche hanno un loro peso per nulla esibizionistico.
“Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è stato pubblicato nel novembre del 2013, e dopo il successo ottenuto dalla prima edizione, l’editore ha pensato bene di ripubblicarlo nel mese di giugno 2016. Il libro raccoglie sfumature di un maschilismo che ha le sue origini sin dalla Bibbia, dove Dio è maschio e la donna è quasi un essere immorale: fu infatti Eva a tentare Adamo, spingendolo ad assaggiare il frutto proibito.
Cristian scrive: “Le donne e gli omosessuali fanno parte della nostra storia. Siamo sicuri sia davvero così? Le donne, come gli omosessuali, sono esseri marginali, ovvero i ‘perduti della storia’, oggetti e non soggetti.”
Come già citato, molti artisti della musica pop e rock si sono confrontati con successo con questi argomenti, mettendosi in gioco e manifestando la propria opinione in merito; da Madonna a Elton John, da Mia Martini ai Pooh, per finire alla giovanissima Francesca Michielin, raccontano con grande abilità le storie tragiche del nostro quotidiano. Il libro è ben scritto e ricco di citazioni; l’autore riesce a sollecitare il lettore su questi temi, forse anche con quel pizzico di tristezza per la consapevolezza di un mondo così astioso.
(Antonio Agosta) - Orizzonte magazine, 13 settembre 2016


Il libro è in vendita su: www.amazon.it, www.giuntialpunto.it, www.lulu.com, etc

venerdì 22 luglio 2016

Un filosofo pop contro l’omofobia e il femminicidio


Se c’è una definizione in grado di racchiudere l’essenza di Cristian A. Porcino Ferrara è di sicuro quella di filosofo pop. Non ha mai disdegnato di analizzare o giustapporre problematiche, fenomeni e icone che appartengono alla cultura popolare; pensiamo ad esempio a Renato Zero oggetto di un altro bel saggio scritto da Porcino in coppia con Daniela Tuscano.
Ciò che emerge con chiarezza dal libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è l’estrema attualità, e l’approfondita disamina di due temi che stanno sconvolgendo il nostro presente. Un testo che stimola l’uzzolo del lettore e lo spinge a divorare il libro in un batter di ciglia. Già in passato l’autore si è cimentato nello studio delle canzoni dei nostri cantautori, e ancora una volta riesce a fendere il muro dell’omertà e dell’indifferenza che racchiude la tematica dell’omosessualità e del femminicidio.
Dall’omofobia radicata nel mondo del calcio alla femminofobia di cui si è fatta promotrice la religione e non solo. Troviamo inoltre il sessismo linguistico e la campagna elettorale Usa tra Hillary Clinton e Donald Trump, la legge sulle unioni civili e i significati di alcune canzoni di artisti come Elton John, Renato Zero, Francesca Michielin, Madonna, Mika e tanti altri. Colpisce alla fine il progetto educativo ideato per essere realizzato nelle scuole. “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è un valido sussidio per insegnanti, genitori ed educatori, accattivante nel linguaggio e quindi particolarmente adatto ai più giovani. Infine va segnalata la dedica iniziale di Porcino rivolta a Eddie Justice, vittima del massacro di Orlando, e a Sara Di Pietrantonio.

Articolo di: Gianni Buonafede su “Ulisse” 21/07/2016


Il libro è in vendita su www.amazon.it