martedì 2 giugno 2026

Non esistono più sudditi: elogio del dissenso nel tempo dell'odio

 


​In occasione degli 80 anni della Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella ha ricordato davanti agli ambasciatori una verità parimenti solenne e urgente:
​«Alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui».
​Questo monito vale oggi più che mai, e non solo sullo scacchiere dei conflitti internazionali.  Quante volte, nel nostro quotidiano, sperimentiamo azioni rancorose sul posto di lavoro o nei rapporti gerarchici? Dinamiche tossiche che minacciano, giorno dopo giorno, la coesistenza pacifica.
​Proprio oggi, celebrando la nascita della Repubblica italiana e la storica transizione dalla monarchia, dovremmo ricordare un dato fondamentale: da noi non esistono monarchi assoluti.
​Ci sono persone che oggi dirigono aziende o scuole come se fossero dei re, dimenticando che non esistono più né sovrani né sudditi. Repubblica significa, per sua stessa etimologia, "cosa di tutti" e non di pochi.
​Come spiego nel mio ultimo libro, Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio, il dissenso non è un insulto, ma un atto di libertà. Un esercizio democratico che non può e non deve essere pagato con l’odio, la discriminazione o la miopia del blocco preventivo sui social media. Educare al dissenso significa educare alla democrazia.
​Prendiamo allora l'impegno di cambiare rotta, partendo dai nostri linguaggi. Come diceva papa Bergoglio: "Disarmiamo le parole".

​Viva la Repubblica. Viva la libertà di pensare.

©  Cristian A. Porcino Ferrara