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giovedì 2 ottobre 2025

Spalle al muro: il peso nascosto della demenza

 


La demenza senile è una malattia che non isola mai una sola persona: è una frattura silenziosa che attraversa le famiglie, un lento dissolversi che porta via chi si ammala e chi lo accompagna. Colpisce la memoria, i pensieri, l’identità stessa: noi siamo i nostri ricordi, e quando vacillano diventiamo lenti frammenti di noi stessi, fino a sembrare corpi presenti ma anime assenti.
Ho conosciuto questa realtà nel dolore di vedere mio padre scomparire giorno dopo giorno, divorato dalla malattia, fino a scoprirmi non più soltanto figlio, ma padre di mio padre. La sua fragilità ha cambiato il volto della mia vita, insegnandomi che si cresce anche così: quando il tempo non si misura più solo nei propri giorni, ma nell’intensità con cui si vive accanto a chi ti ha messo al mondo.
Eppure, troppo spesso, la società e le istituzioni trattano tutto questo con superficialità. Nei pronto soccorso i sintomi vengono minimizzati, l’ascolto è distratto, e la storia di un essere umano si riduce a una diagnosi. Renato Zero, in Spalle al muro, canta: “Vecchio, diranno che sei vecchio, con tutta quella forza che c’è in te. Vecchio, sì
con quello che hai da dire
Ma vali quattro lire, dovresti già morire
tempo non c'è ne più
Non te ne danno più...".
Parole che descrivono bene lo stigma che accompagna chi invecchia: come se la malattia potesse cancellare dignità e vita.
La psicologa Dawn Brooker ci ricorda che la cura deve essere centrata sulla persona, non solo sulla diagnosi. Dietro ogni sguardo smarrito resta sempre una storia che chiede rispetto. Anche Teepa Snow ci invita a cambiare prospettiva: la persona con demenza non ci “dà un problema”, ma “vive un problema”.
Il dolore di chi assiste è silenzioso ma profondo: stress, isolamento, rinunce lavorative, logoramento interiore. Spesso si sacrifica tempo, opportunità, etc. Dietro ogni malato c’è un essere umano da custodire, e dietro ogni persona che si prende cura di un familiare affetto da demenza c’è un cuore che resiste, pur con le spalle al muro.
Forse il compito più grande che abbiamo come società è non dimenticarlo. La dignità non deve mai essere un lusso, ma un diritto che dura fino all’ultimo respiro.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

domenica 10 dicembre 2023

L'antica sapienza, quando la filosofia dialoga con ognuno di noi


 “Alle medie fu l’incontro con Platone e di conseguenza con Socrate a lenire le mie giovani ferite.

I libri mi hanno salvato da una voglia costante di sparire nel nulla. 

Forse come sostiene Andrè Aciman: “Chi legge lo fa per nascondersi. 

Per nascondere chi è realmente.

 E chi si nasconde non sempre si piace”.

Con questo breve saggio dal titolo “Sulle tracce dell’altrove”, il prof Cristian A. Porcino Ferrara, conosciuto come Il filosofo impertinente, ci accompagna nei meandri della sua mente e delle sue riflessioni, a partire dall’incontro con l’Antica Sapienza che è la protagonista del primo capitolo e apre il libro.   

Come coetanea dell’autore, classe 1981, non ho faticato a riconoscermi  nella descrizione della nostra generazione, cresciuta sicuramente in modo sereno, a pane e Bim Bum Bam, ma dove certi tipi di discorsi inerenti all’educazione sessuale e all’affettività, non si affrontavano in modo specifico o erano del tutto assenti.

Ognuno di noi si faceva una propria personale idea su tutta la sfera delle relazioni interpersonali, attingendo a giornalini ben poco attendibili come il settimanale “Cioè”.

C’era molta remore a parlare di certi argomenti in famiglia, meno che mai a scuola. 

La nostra adolescenza è stata un po’ nebulosa, molti di noi avevano concezioni ingenue e infantili che si sono portati dietro fino all’età adulta; mentre oggi basta un click per farsi un’idea scientifica su qualsiasi argomento, noi che non avevamo né Internet, né i social, vivevamo in una bolla e le nostre amicizie non sconfinano oltre i nostri ristretti ambienti di vita.

Non so dire col senno di poi, se questa ristrettezza ci possa aver salvato da tanti pericoli che vedo negli adolescenti di oggi, certamente posso affermare di essere stata felice fino ad un certo momento nella mia bolla, ma di aver poi realizzato di aver vissuto in modo molto limitato.

Non era facile per noi capire di avere un problema o semplicemente una diversità e condividerle con gli altri. In un capitolo del saggio l’autore esprime molto bene questa difficoltà, quella che veniva considerata come “devianza dalla norma” non si poteva manifestare, pena la condanna ad una vita da emarginato.

In questa solitudine e impossibilità di comunicare con l’altro, l’incontro con la filosofia e la letteratura ha teso una mano al Prof Cristian A. Porcino nel suo cammino di vita e di consapevolezza; autori come Wilde, Rimbaud, Proust, Verlaine, Forster, Pasolini,  gli permisero di accendere un faro  nel fitto e intricato caos dei sentimenti.

Il prof. Porcino ci parla inoltre del suo illuminante incontro con il filosofo Manlio Sgalambro, che ha collaborato con Franco Battiato (altro suo idolo insieme a Renato Zero) alla scrittura dei testi di un suo disco, e che ha probabilmente contribuito ad accendere in lui il fuoco per la filosofia.

Devo dire che la filosofia è stata anche per me una disciplina piuttosto ammaliante; ricordo di aver letto L’apologia di Socrate a 16 anni e di averla trovata affascinante, così come tutta la teoria Platonica della conoscenza. Inutile dire che anche Renato Zero è stato la colonna sonora di gran parte della mia adolescenza, con canzoni come Marciapiedi, Periferia, Inventi, Sogni di latta o La favola mia.

Ma sono molti gli artisti citati nel saggio che non conoscevo e che andrò sicuramente ad approfondire, ad esempio Calum Scott, autore di una canzone dal titolo “No Matter What” che mi ha profondamente commosso.

Nel saggio il Professor Cristian A. Porcino ci accompagna sulle tracce dell’altrove trattando anche una serie di altre tematiche sensibili come il corpo esposto, le religiosità tossica, la sessualità, la violenza di genere, e la lotta all’omofobia.

Io ringrazio sentitamente il filosofo-impertinente per la fiducia che mi ha accordato affidando proprio a me il suo prezioso saggio.

Non è facile parlare di tematiche così personali ed aprirsi ai propri lettori con sincerità, mostrando le proprie fragilità e prendendosi  anche le responsabilità per l’assunzione di prese di posizione forti e coraggiose. 

Ho letto nella biografia che questo saggio è solo l’ultimo di tanti altri testi pubblicati in passato dall’autore, ad esempio “I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero” o “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne”e che credo valga la pena di scoprire.

Credo che sia un ottimo libro da regalare e da auto-regalarsi se ci concediamo il lusso di lasciarci prendere per mano e guidare dalle profonde riflessioni filosofiche ed esistenziali disseminate nel saggio dal Professor Cristian A. Porcino Ferrara.


(Serena Bufano)

 


“Sulle tracce dell’altrove “ è in vendita su Amazon 

mercoledì 29 novembre 2017

"CHIEDI DI LUI", ZERO A 360°


Se dobbiamo dare un voto da 1 a 10... 11!!! Molte sono le parti apprezzabili, in particolare (oltre naturalmente a Renato) lo spaccato dell'Italia dagli anni '70 ai giorni nostri, autorevolmente certificato sia da stralci di esperienze vissute sia da citazioni di illustri personaggi, filosofi, letterati, poeti, registi, direttori d'orchestra, politici. Certamente gli inizi del Nostro non sono stati facili, in quegli anni non era uno scherzo sdoganare la sua diversità, ma alla fine la sua perseveranza l'ha premiato. Positiva l'attenzione ai primi passi nel mondo artistico perché secondo noi i primi due album sono la sua vera carta d'identità. Di solito i biografi trattano con molta superficialità questa primissima fase della carriera di Zero o la presentano con un'ottica "edulcorata" tipica delle celebrazioni, aspetto per fortuna del tutto assente nel libro. La caratteristica principale di "Chiedi di lui" è l'equilibrio, non si cerca di imporre una tesi pur non nascondendo le proprie preferenze. E qui arrivano le dolenti note. Proprio perché siamo di fronte a una narrazione rigorosa i contrasti fra lo Zero delle origini e quello attuale emergono soprattutto nella seconda parte. Dalle pagine emerge sicuramente un Renato ambiguo, ma non sessualmente quanto negli atteggiamenti verso la religione, la politica e alcuni temi da lui all'inizio rivendicati e poi via via sempre più negati. In questo si è dimostrato contraddittorio, forse anche per convenienza. Si deve avere anche il coraggio di criticare o comunque di non nascondere l'evidenza come fanno troppi fans col paraocchi. Insomma il libro di Daniela e Cristian offre una panoramica a 360° dell'artista in cui si può ritrovare anche chi, come me (Marina), ha avuto l'occasione di frequentarlo da vicino per un lungo periodo.

Marina e Roberto

giovedì 2 novembre 2017

Omaggio a Pier Paolo Pasolini


Quarantadue anni senza Pier Paolo Pasolini. Per ricordarlo stralci dell’intervista a Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara autori del libro “Chiedi di lui 2.0 Ancora un viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”
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4) Avete dedicato molta parte della vostra opera alla relazione tra Renato e Pasolini. Non solo nella prima parte della sua carriera, come sarebbe logico supporre, ma anche nella seconda (mi sembra anzi che quella di Cristian sia più corposa). La vicinanza di Pier Paolo alla musica popolare è notoria ma perché nessuno sembra mai accorgersi delle tracce “pasoliniane” in Zero? Al limite si fa un generico accenno alle periferie romane, ma fermi lì. Mentre con De André, Giovanna Marini, De Gregori il discorso cambia notevolmente…

Cristian: «Con Pasolini ho un rapporto speciale e l’ho raccontato anche nel libro. Da ragazzino fui preso di mira da un insegnante che detestava Pier Paolo e lo considerava l’untore, il male assoluto. Nel mio lavoro precedente (“Tutta colpa del whisky” ndr) ho definito Pier Paolo un “maestro dell’esistere”. Pasolini è stato spesso trattato con snobberia, senza tener conto che la sua linfa poetica era alimentata dal popolo, dalla gente comune. In virtù di questo Pasolini può essere considerato un artista pop. Celebri le sue inchieste on the road. Per quanto riguarda Renato Zero all’inizio non fu preso in considerazione perché nelle sue canzoni raccontava le periferie esistenziali, mentre molti cantautori erano più propensi a narrare realtà sociali intrise di ideologie. Oggi però le cose sono sostanzialmente cambiate e Zero è amato e compreso dalla gente».

Daniela: «Le cose sono cambiate ma anche Zero è profondamente cambiato. E onestamente adesso non lo si può più accostare a Pasolini, nemmeno per analogia (non dimentichiamo che lui stesso ne prese le distanze in un’intervista del 2010). Un tempo, però, senza Pier Paolo sarebbe stato difficile comprendere del tutto l’opera di Renato. La scarsa considerazione nei suoi confronti non mi stupisce. La cultura italiana è spocchiosa e, di conseguenza, provinciale. Menzionare De André o Giovanna Marini è considerato un punto d’onore, citare Renato Zero no. Di qui la scarsa attenzione verso un artista che, al contrario, è stato fino a un certo punto il più vicino di tutti al mondo di Pasolini».

5) De André, Zero, Pasolini… Quali legami, quali differenze?

Cristian: «Sicuramente ci sono dei legami e non solo con il mondo pasoliniano, ma in questa sede è quasi impossibile elencarli tutti. In parte mi sono già occupato della tematica culturale nel mio libro “I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero”. Lascio dunque la parola a Daniela».

Daniela: «Fabrizio aveva un approccio decisamente più intellettuale, di testa; o meglio, aveva il cuore in testa. Renato esattamente l’opposto. Ma cito solo un esempio. Il 28 novembre scorso, coi miei studenti di Ragioneria, organizzai un incontro [fra i partecipanti lo scrittore Mattia Morretta, ndr] dedicato al poeta nel 40° della morte. Aggregammo ai brani del poeta alcune canzoni, fra cui “Casal de’ pazzi” che venne eseguita dal vivo. Un mio collega, dopo averla ascoltata, ha esclamato: “Però! Più l’ascolto e più mi piace, ha un bel testo ed è musicalmente molto elaborata”. Ma prima di quel giorno non la conosceva nessuno».

6) Posto esista, qual è il disco o il brano più pasoliniano di Renato?

Cristian: «Ma un brano o un album in particolare non saprei indicarlo. Chiaramente il Renato Zero degli esordi è più vicino al mondo pasoliniano di quanto, invece, lo sia adesso. Per carità non so se Zero abbia mai letto Pasolini, ma ne condivideva, certamente molti aspetti, anche in modo inconsapevole. “Quando non sei più di nessuno” uscito nel 1993 in un certo qual modo conteneva tracce di quell’universo lì. Infatti al suo interno si trovava “Casal de’ pazzi”. Anche “Per non essere così” è un brano che mi riporta alla mente il mondo di “Accattone”; oppure “ Pionieri” o “Marciapiedi”».

Daniela: «Nemmeno per me esiste un disco “pasoliniano” al cento per cento nella produzione di Renato. Neppure “Zerofobia”, che nella sua metropolitanità esasperata è invece il suo album meno europeo, autenticamente e visceralmente rock. Quindi ben oltre la periferia di Pier Paolo, al limite più confinante con alcuni paesaggi di Testori, che non a caso era e viveva a Milano. Purtroppo oggi l’aggettivo “pasoliniano” è abusato e finisce per significare tutto e niente: qualsiasi situazione scollacciata, qualsiasi canzone con allusioni forti (o circa) viene sbrigativamente definita “pasoliniana”, quando spesso non lo è affatto. Comunque, sono d’accordo con Cristian; forse è proprio in “Artide Antartide” che troviamo affreschi, sia pure un po’ manieristici, capaci di rievocare alcune pellicole di PPP».

Intervista pubblicata su “Eretico & Corsaro” – Marzo 2016. Il libro è in vendita su Amazon

domenica 4 giugno 2017

Quelle strane occasioni… - A proposito di “Chiedi di lui 2.0”


Sfogliando il bello e ricco libro di Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara su Renato Zero si capisce quanto la fine degli anni ’70 sia stata importante. Noi, giovanissimi ai tempi, non ce ne rendevamo conto, ma quello fu forse l’ultimo strascico della contestazione. Gli scontri all’interno della famiglia erano diretti, spesso aspri. Seguire un personaggio come Zero era in un certo senso un atto “politico”. Senza la seriosità di partiti e movimenti ma sensibili a tutti gli stimoli di novità che provenivano dal mondo della cultura popolare, visiva e musicale. Renato li rappresentava totalmente e non era impresa facile: all’epoca, tutti i cantautori erano al massimo dell’inventiva e ogni disco era più bello dell’altro. Ma Renato era un mondo a parte, un mondo dove il privato, come scrive Daniela, diventava davvero politico, o forse sociale, comunque rivoluzionario. Una rivoluzione incruenta e colorata ma ugualmente potente. E qui sorge anche un rammarico. Proseguendo nella lettura, e avvicinandoci agli anni più recenti (il volume è infatti diviso in due parti, diverse ma complementari), si ha quasi la sensazione di trovarsi di fronte a un altro artista, con un’altra storia. Fino a un certo punto, e anche in tal caso il percorso è reso molto bene da Cristian, si poteva parlare di maturità ed evoluzione: ma a partire soprattutto dalle ultime prove è chiara l’impressione di una svolta netta in una dimensione più decisamente nazionalpopolare e conservatrice. Mentre in principio queste componenti erano equamente dosate, d’un tratto sono diventate predominanti al punto quasi da “trasformare” il personaggio. In tal senso appare molto interessante il capitolo in cui si analizza il rapporto tra Zero e la comunità Lgbt. Il rammarico è dovuto proprio al confronto tra le potenzialità dimostrate da Zero e le successive scelte. Insomma ci si domanda a quali risultati avrebbe potuto approdare un artista unico come lui se avesse continuato sulla strada del glam-rock e della sperimentazione piuttosto che adagiarsi su un repertorio simil-classico (come dimostra l’ultimo, controverso “Zerovskji”) e temi rassicuranti per il grande pubblico. Quest’ultima opzione si è rivelata sicuramente più fruttuosa in termini di popolarità ma dal punto di vista musicale mi sorge il dubbio si sia persa, o ridimensionata, un’occasione unica, soprattutto in Italia dove il discorso artistico appariva così prevedibile e stantio. I due autori non propongono tesi preconcette, lasciano aperte tante domande e questo per me è un altro grande vantaggio. Lo scopo dei libri è infatti quello di stimolare degli interrogativi, non di imporre la propria visione come una verità assoluta. Forse la parola “fine” sul cantautore Zero è destinata a rimanere aperta, a suscitare tanto interesse e qualche rimpianto.

Carlo Giordano

martedì 23 maggio 2017

Cinquant'anni di Zerofollia


Cinquant'anni di carriera, un doppio album, una tournée e la lettura di un libro che è stato definito dalla stampa come la Bibbia dei sorcini. Il modo migliore per celebrare uno degli artisti più importanti nel nostro cantautorato! Il libro "Chiedi di lui 2.0 Ancora un viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" è in vendita su Amazon.

giovedì 2 febbraio 2017

Un libro per combattere l’omofobia e la violenza sulle donne


"Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne" di Cristian A. Porcino Ferrara è un saggio ben strutturato e, come sempre, scritto bene. Inoltre c'è l'elemento della novità: nessuno ha trattato due temi così delicati e importanti attraverso l'analisi dei testi di celebri canzoni. Porcino Ferrara, filosofo e scrittore indipendente, ha creduto fortemente nell’uscita del libro nonostante i diversi apprezzamenti ricevuti da editori non disposti, però, ad investire economicamente su di un libro che si occupa dei cosiddetti “perduti della storia” (definizione racchiusa nella prefazione di D. Tuscano). Una scelta vittoriosa, quella del nostro autore, se pensiamo che il libro ha ottenuto anche il plauso della senatrice Monica Cirinnà. L’autore ricostruisce le vicende storiche che si celano dietro la tardiva emancipazione dell’universo femminile a causa di una società maschilista e aggressiva, spalleggiata, quasi sempre, dai rappresentanti religiosi (anch’essi, ahimè, maschi!). Inoltre si affronta con competenza la radice dell’intolleranza omofobica e le relative aggressioni a chi ha un orientamento sentimentale diverso dal proprio. A conclusione del libro si trova un progetto educativo per sensibilizzare gli studenti delle scuole sulle diverse forme di affettività. Cristian insiste nel sostenere che la violenza e l’intolleranza sono manifestazioni proprie dell’ignoranza, e di conseguenza vanno combattute con la conoscenza. Un testo che, a parer mio, deve essere letto proprio per contrastare comportamenti e situazioni ancora così frequenti nella nostra società. È notizia di questi giorni di una nuova aggressione omofoba a Milano, e della legge votata in Russia che depenalizza la violenza domestica su donne e bambini. In tal senso il viaggio dentro la storia operato da Porcino Ferrara si fa ancor più illuminante per noi lettori. Dunque auspicando una rapida diffusione del volume vi esorto alla lettura di un libro così tanto sentito e ispirato.

(Federica Giuliani)

Su “Compagni di strada” 29/01/2017

Il libro può essere ordinato nelle librerie Mondadori e Giunti oppure si può acquistare su Amazon.

martedì 10 gennaio 2017

Omaggio a Zygmunt Bauman


Omaggio a Zygmunt Bauman: "...nella Babele delle odierne identità "liquide", l'evoluzione sociale e sessuale [tende] sempre più verso il pansessualismo [...]. La definizione di "società liquida" è stata coniata dal filosofo e sociologo Zygmunt Bauman per spiegare i fenomeni sociali che si succedono e si deteriorano con così tanta rapidità." Tratto dal libro "Chiedi di lui 2.0 Ancora un viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" di D. Tuscano e Porcino Ferrara.

© Riproduzione riservata

domenica 8 gennaio 2017

David Bowie e Renato Zero: due icone a confronto


L'"anno orribile" della musica, il 2016, si aprì con la scomparsa di David Bowie. L'anno che si apre ne ricorda oggi la figura. Bowie era uno di quei personaggi di cui rinfrancava conoscere l'esistenza, perché era un genio imprevedibile. Anche quando sbagliava, anche quando gli esperimenti non erano perfettamente fruibili né riusciti. Anzi, proprio per questa volontà di superarsi, nel bene e nel male.
Un amplissimo e interessante excursus sulla sua arte si trova nel libro "Chiedi di lui 2.0 Ancora un viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" dove si pone in relazione la sua musica con quella di un amato cantautore nostrano, anch'egli per lungo tempo uno sperimentatore.

venerdì 16 settembre 2016

I“Perduti della storia”


Cristian A. Porcino Ferrara, noto scrittore e filosofo siciliano, da qualche tempo pone la sua attenzione sui problemi legati all’omofobia e il femminicidio, veri drammi di un mondo definito “moderno”, che nasconde una realtà ostile nei confronti dell’omosessualità, e il disprezzo per la donna in cerca d’amore, quello vero.
L’autore stavolta lo ha fatto con un’opera saggistica finalizzata allo studio e all’analisi dei testi letterari di composizione musicali, citando artisti e canzoni dei giorni nostri, componimenti musicali che fanno parte della storia della musica mondiale, perché anche in musica tali tematiche hanno un loro peso per nulla esibizionistico.
“Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è stato pubblicato nel novembre del 2013, e dopo il successo ottenuto dalla prima edizione, l’editore ha pensato bene di ripubblicarlo nel mese di giugno 2016. Il libro raccoglie sfumature di un maschilismo che ha le sue origini sin dalla Bibbia, dove Dio è maschio e la donna è quasi un essere immorale: fu infatti Eva a tentare Adamo, spingendolo ad assaggiare il frutto proibito.
Cristian scrive: “Le donne e gli omosessuali fanno parte della nostra storia. Siamo sicuri sia davvero così? Le donne, come gli omosessuali, sono esseri marginali, ovvero i ‘perduti della storia’, oggetti e non soggetti.”
Come già citato, molti artisti della musica pop e rock si sono confrontati con successo con questi argomenti, mettendosi in gioco e manifestando la propria opinione in merito; da Madonna a Elton John, da Mia Martini ai Pooh, per finire alla giovanissima Francesca Michielin, raccontano con grande abilità le storie tragiche del nostro quotidiano. Il libro è ben scritto e ricco di citazioni; l’autore riesce a sollecitare il lettore su questi temi, forse anche con quel pizzico di tristezza per la consapevolezza di un mondo così astioso.
(Antonio Agosta) - Orizzonte magazine, 13 settembre 2016


Il libro è in vendita su: www.amazon.it, www.giuntialpunto.it, www.lulu.com, etc

venerdì 22 luglio 2016

Un filosofo pop contro l’omofobia e il femminicidio


Se c’è una definizione in grado di racchiudere l’essenza di Cristian A. Porcino Ferrara è di sicuro quella di filosofo pop. Non ha mai disdegnato di analizzare o giustapporre problematiche, fenomeni e icone che appartengono alla cultura popolare; pensiamo ad esempio a Renato Zero oggetto di un altro bel saggio scritto da Porcino in coppia con Daniela Tuscano.
Ciò che emerge con chiarezza dal libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è l’estrema attualità, e l’approfondita disamina di due temi che stanno sconvolgendo il nostro presente. Un testo che stimola l’uzzolo del lettore e lo spinge a divorare il libro in un batter di ciglia. Già in passato l’autore si è cimentato nello studio delle canzoni dei nostri cantautori, e ancora una volta riesce a fendere il muro dell’omertà e dell’indifferenza che racchiude la tematica dell’omosessualità e del femminicidio.
Dall’omofobia radicata nel mondo del calcio alla femminofobia di cui si è fatta promotrice la religione e non solo. Troviamo inoltre il sessismo linguistico e la campagna elettorale Usa tra Hillary Clinton e Donald Trump, la legge sulle unioni civili e i significati di alcune canzoni di artisti come Elton John, Renato Zero, Francesca Michielin, Madonna, Mika e tanti altri. Colpisce alla fine il progetto educativo ideato per essere realizzato nelle scuole. “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è un valido sussidio per insegnanti, genitori ed educatori, accattivante nel linguaggio e quindi particolarmente adatto ai più giovani. Infine va segnalata la dedica iniziale di Porcino rivolta a Eddie Justice, vittima del massacro di Orlando, e a Sara Di Pietrantonio.

Articolo di: Gianni Buonafede su “Ulisse” 21/07/2016


Il libro è in vendita su www.amazon.it

giovedì 7 luglio 2016

…E il discorso continua…


Colloquio con Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara, autori di “Chiedi di lui 2.0 - Ancora un viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”

1) Sembra abbiate inventato una formula nuova: il libro si presenta infatti come un romanzo ma ha il rigore d’un saggio. Quanto c'è del vostro percorso parallelamente a Zero?


Daniela e Cristian: «Molto, diremmo. Esistono parecchi libri su Renato Zero ma quello che a noi, interessava raccontare era proprio il percorso individuale di due soggetti cresciuti con la musica di Zero. Siamo rispettivamente una docente di lettere (Daniela) e un filosofo (Cristian) e nel nostro background individuale le canzoni di Renato Zero (e non solo) ci hanno sempre accompagnato. Non sopportiamo chi sostiene di avere la verità in tasca e di conseguenza spaccia le proprie opere come libri-verità sull’artista. Noi ci siamo basati su uno studio certosino e su testimonianze dirette dell’opera e dell’artista, ma a quest’ultimo abbiamo affiancato la nostra sensibilità personale. Crediamo sia questo il segreto per cui il libro è così tanto apprezzato, ed è per questo che ne abbiamo dato alle stampe una nuova edizione».

2) Perché, Cristian, scrivi che è poco condivisibile l’amarezza di sentirsi incompreso, che emerge dall’ultimo brano “Gli anni miei raccontano”?

Cristian: «Se mi guardo intorno non posso affermare, come fece il filosofo Leibniz, che “il nostro è il migliore dei mondi possibili”, ma non posso nemmeno dire il contrario avendo conosciuto solo questo pianeta. Detto questo la musica e l’arrangiamento de “Gli anni miei raccontano” sono interessanti ma il testo della canzone è leggermente sbilanciato. Ad esempio in questo brano il cantautore romano dichiara di voler “rinascere un universo più in là”. Il titolo della canzone rimanda ad un bilancio professionale, ma a onor di logica la sua carriera racconta ben altro, e cioè di esser stato compreso e amato da una moltitudine di persone. Talvolta occorre avere uno spiccato senso della realtà e, a mio parere, in questo brano manca qualcosa; forse la piena consapevolezza di aver costruito una meravigliosa e invidiabile carriera e il desiderio, come disse il filosofo Nicola Abbagnano, di superare “le colonne d’Ercole del nostro io”».

3) Oggi come allora il cantautore professa una profonda fede: la manifesta ancora con spontaneità?

Cristian: «Agostino d’Ippona diceva che “La verità abita nell’interiorità dell’uomo”. Capisco e comprendo il desiderio di Dio che ha accompagnato Renato Zero negli anni, ma la svolta verso una religiosità totalmente in linea con il Vaticano mi lascia perplesso. Non mi riferisco all’attuale pontefice bensì ai suoi predecessori a cui pare Zero sia molto legato, soprattutto a Wojtyla. Ad esempio nel nuovo album “Alt” troviamo “Gesù”, un brano che esprime tutta la sua cattolicità. Questa canzone potrà essere suonata e intonata benissimo dai papaboys alle giornate mondiali della gioventù. Comunque in “Chiedi di lui 2.0” descrivo dettagliatamente questo cambio repentino in materia religiosa e ne illustro i possibili fattori».

Daniela: «Concordo con Cristian. Aggiungo che in Renato è sempre stato presente un certo clericalismo, rafforzatosi negli anni. Vero è pure che oggigiorno, nell’arte occidentale, Dio è il “grande assente”; anzi, il grande tabù. Pochi hanno avuto il coraggio, persino l’impudenza, di parlarne: Pasolini, Guareschi, Testori… e, a livello di musica commerciale, Celentano, Dalla, Giuni Russo, Ron… e, appunto, Renato. Con risultati alterni, talora felici».

4) Zero e il passato. Un personaggio come lui ancora oggi accresce il suo pubblico grazie a un passato decisivo e importante. Si può dire che questo aspetto, per molti un punto di forza, rappresenti invece, per Zero, il suo tallone d’Achille?

Daniela: «È una domanda molto difficile. Innanzi tutto non giurerei che il pubblico di Zero ultimamente sia cresciuto in maniera esponenziale. Certo, ci sono seguaci di nuova generazione, numerosi, chiassosi anche, soprattutto fedelissimi: al punto da riempire regolarmente stadi e palasport. Il personaggio è poi divenuto familiare, una sua ospitata tv attira sempre un folto pubblico. Ma, attenendosi all’aspetto strettamente musicale, non mi sembra – e magari sbaglio – si stia ripetendo il “miracolo” del decennio 1990-2000, quando applaudire Renato Zero non comportava un’identificazione automatica col “sorcino”. Riguardo al resto, non so cosa dirti: probabilmente sono vere entrambe le cose. Renato è consapevole di dovere la sua fortuna – quella duratura, autentica – a quegli anni lontani ma al tempo stesso non vuol esserne imprigionato. Legittimo, sia chiaro, perfino doveroso, ma parliamoci francamente. Nessun ammiratore di media intelligenza lo vuole costretto in un cliché. Il punto è non dar l’impressione di sminuire o negare il precedente percorso. Il quale è invece esistito e, checché se ne dica, non si può ridurre a mera goliardia o provocazione. Se si lanciano messaggi in tal senso inutile poi sorprendersi di trovare, fra gli attuali supporter di Zero, parecchi alfieri della conservazione. Lo s’è visto anche durante l’ultimo Festival di Sanremo e non può essersi trattato d’un semplice fraintendimento. Un tempo il problema non si sarebbe posto neppure».

5) La rinascita di Zero nel ’91: più un cambiamento voluto o evoluzione naturale dell'artista?

Cristian: «Ogni essere vivente si evolve, e di conseguenza anche una persona che di professione fa l’artista deve necessariamente fare i conti con il proprio vissuto. In una canzone di qualche anno fa Franco Battiato asseriva: “Ma l’uomo non è pietra di tungsteno. E cambia spesso proprietà”. Renato Zero nel 1991 si presentò al pubblico con una grande maturità; un arricchimento interiore che traspariva sia dalla postura ma soprattutto dalla voce. Il re dei sorcini rifletteva sulla vecchiaia e sul significato del declino corporeo di una persona che giunge ad una fase della vita considerata, da molti, come un handicap. Lui era appena quarantenne ma già pronto per un discorso più ampio sulla vita. Direi quindi che la sua è stata proprio un’evoluzione naturale inevitabile. Inoltre non bisogna dimenticare che l’album contenente la canzone presentata nel 1991 a Sanremo s’intitolava “Prometeo”, proprio come uno dei protagonisti della mitologia greca. L’etimologia del nome Prometeo significa proprio “colui che riflette su ciò che ha visto”, e di conseguenza possiamo supporre che Renato Zero si sia riappropriato del suo passato per superarlo e andare avanti. Paradossalmente ha applicato alla sua vita la triade dialettica hegeliana giungendo così ad una sintesi».

Daniela: «Renato visse il suo periodo d’“oscuramento” con molta, forse eccessiva, drammaticità. Probabilmente non riesco a immaginare in tutta la sua portata lo shock provocato dalla perdita di popolarità. Solo che nel suo caso si trattò d’una flessione, non sparì mai dal nostro immaginario. Ignoro naturalmente i retroscena e le tribolazioni di quegli anni. Ma non importa più di tanto. Conta la sua reazione, così emotiva, personalizzata. Cercò di reagire in vari modi: smettere d’essere Zero, un certo Zero, dev’essergli costato parecchio. Occorreva un intervento esterno per calibrare quell’emotività, per parlare di lui meglio di lui. Doveva essere una voce femminile e amica. Renato la trovò in Mariella Nava che per lui compose l’indimenticabile “Spalle al muro”. Il Nostro riuscì così a rappacificarsi, almeno in parte, con quella nuova realtà, guadagnandoci in autorevolezza; ben oltre la cerchia dei fans, come accennavo prima. Ha funzionato per diversi anni».

6) Il cantautore romano è stato spesso eletto, suo malgrado, bandiera della diversità (sessuale ma non solo). Quanto e come questo tema è stato rappresentato nei suoi brani, e quanto Renato Zero è stato in grado di mandare un messaggio chiaro in tal senso?

Cristian
: «Come prima cosa essere eletti a bandiera di qualcosa o qualcuno non è poi così positivo. L’individuo che accetta di essere ridotto ad una semplice etichetta è ridicolo e mortifica la propria individualità. Ciascuno di noi ancor prima di essere eterosessuale o omosessuale è prima di tutto Persona. L’orientamento sentimentale non può identificarci totalmente oscurando la nostra vita e la nostra professionalità. Zero sin dall’inizio ha descritto e rappresentato questa tematica ma poi con il tempo si è allontanato da essa e da tutto ciò che era affine al mondo lgbt. Nei primi lavori e per diversi anni il suo messaggio era quasi intelligibile poi tutto è cambiato, probabilmente, per via di una religiosità che mal si sposava con una società bigotta e ignorante. Tutto sta nella consapevolezza di sé. A tal proposito mi piace ricordare lo scrittore David Foster Wallace che nel 2005 al Kenyon College raccontò una storia di un pesce più vecchio che salutava due pesci ancor giovani chiedendogli com’era l’acqua in cui nuotavano. Ebbene i due pesciolini risposero “Che diavolo è l’acqua?”. I pesci giovani non avevano consapevolezza dell’habitat in cui esistevano. Parafrasando Wallace il valore della nostra vita non sta nella conoscenza ma nella consapevolezza di ciò che è ovvio, e su cui non riflettiamo quasi mai. Questa è, a mio avviso, una chiave di lettura per capire i mutamenti nel tempo di una persona e di conseguenza di un artista. Comunque la questione è molto complessa pertanto consiglio di leggere il nostro libro, e l’apposito capitolo in cui cerco di far luce su tale argomento».

Daniela: «Lasciando garrire le bandiere altrove, oggi il termine “diversità” per connotare certe condizioni può sembrare, e spesso fortunatamente è, anacronistico. Tuttavia, se serve a complicare la singola realtà, se innesca un processo di drammatizzazione, l’accetto. Di conseguenza sì, in questo senso Renato è stato un “diverso”. Poi, il tempo delle allusioni è finito. Adesso la solidarietà va dimostrata esplicitamente e nelle sedi opportune; e il testimone è passato ad altri».

7) A settembre rivedremo Renato in tv…


Daniela e Cristian
: «Certo, con le registrazioni degli spettacoli veronesi. Poi partirà il tour invernale. Il discorso, in un modo o nell’altro, continua…».

Articolo di Federico Diatz (ZEROlandia, 7/7/2016)
Foto: (Gabriele De Rosa)
Il libro è in vendita su: www.amazon.it e www.lulu.com

sabato 25 giugno 2016

Il mito di Michael Jackson rivive nel libro dedicato a Renato Zero


In occasione del settimo anniversario della morte di Michael Jackson un interessante parallelismo tra la figura di Renato Zero e quella dello showman americano. Entrambi istrionici, perfezionisti, generosi sul palco e misteriosi nella vita, diversi come stile ma accomunati dal pop scenografico, con un vissuto drammatico alle spalle più intuito che esplicitato. Cristian A. Porcino Ferrara, co-autore insieme a Daniela Tuscano di “Chiedi di lui 2.0”, riporta alcune teorie e analizza certi messaggi nascosti nelle canzoni di Jackson. Secondo il filosofo siciliano Michael è stato non solo il più grande performer del mondo, ma l’artista che si è prodigato maggiormente per difendere i diritti delle persone più bisognose. Questo reale altruismo a molti non piacque, e ciò spiegherebbe perché in vita (e non solo) il Re del Pop fu calunniato, diffamato e dilaniato come un cervo da lupi affamati. Dalla lettura del testo veniamo a conoscenza della grande ammirazione di Renato Zero per l’arte di Jackson. “Chiedi di lui 2.0” prosegue con altre chicche e accostamenti originali sull’universo musicale e culturale del Re dei Sorcini. Per i lettori, dunque, non resta che lasciarsi trasportare dall’entusiasmante libro di Tuscano e Porcino Ferrara.
(Tiziano Magrì)

mercoledì 22 giugno 2016

“Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” di Cristian A. Porcino Ferrara


Piccoli volumi hanno talora il pregio delle grandi opere. A questa categoria appartiene l'opera di Cristian A. Porcino Ferrara, appassionante, suasiva, agile ma al tempo stesso densa e corposa. Attraverso lo studio di alcune canzoni di artisti del calibro di Elton John, Madonna, Lady Gaga, Renato Zero, Francesca Michielin, Adriano Celentano, Hozier, Mika, Katy Perry, Mia Martini, i Pooh e Macklemore l'autore stimola il lettore sulla questione dell'omofobia e del femminicidio. Il libro contiene inoltre un progetto educativo da attivare nelle scuole per spiegare ai ragazzi l'identità di genere e le varie forme di affettività.

Dati tecnici del libro:
“Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” di Cristian A. Porcino Ferrara
158 pp,
€ 15,00,
Isbn: 978-1-326-71874-9.
In vendita su: www.lulu.com e www.amazon.it

mercoledì 4 maggio 2016

Uno Zero… a nudo. Nuovo saggio dedicato al cantautore



(ANDREA LANZA) - Un libro colto e particolareggiato che illustra la carriera e l’umanità di Renato Zero. Ecco l’ultima fatica del tandem Daniela Tuscano-Cristian A. Porcino Ferrara. Chiedi di lui 2.0 (edizioni Lulu) ha la forma di un viaggio avventuroso, esauriente. Persino troppo, forse, per un artista importante per il panorama culturale italiano ma il cui vero talento è talora rimasto sottotraccia. L’opera ha il pregio di illuminare meglio il lettore sulla parabola per molti aspetti imprevedibile dello Zero nazionale. Da emarginato e, forse suo malgrado, rappresentante delle minoranze, Renato si è conquistato un pubblico che – a ripercorrere le pagine del libro, dagli esordi nei sobborghi della Roma alla “ragazzi di vita” ai luccicanti giorni nostri – per molto tempo l’aveva deriso e detestato. Si rimane stupiti dalla multiformità di esperienze maturate da un autore troppo sbrigativamente identificato solo come il Re dei Sorcini mentre è stato forse l’unico davvero rock. Al tempo stesso si prova un po’ di rammarico per quello che sarebbe potuto diventare, al di là dei grandi numeri, se avesse lasciato espandersi del tutto la sua vena iconoclasta senza indulgere alle propensioni conservatrici che, pur esistenti fin dall’inizio, un tempo erano equamente controbilanciate. Ciò emerge anche nell’ultimo album Alt, gradevole e volonteroso nella sua ricerca d’impegno ma con una copertina che richiama un passato provocatore in verità non presente nel disco (e sembra che i recenti servizi su di lui siano tesi quasi ad “aggiustare il tiro” dopo la mancata solidarietà ai diritti civili sul palco di Sanremo). Esistono sì appelli alla tolleranza ma, restando sulle generali, possono essere interpretati - e smentiti - in varie direzioni, dalla disabilità alla emarginazione dei diversi. Comunque, Zero rimane una pietra miliare nel panorama musicale nostrano ed è giusto che un libro lo sottolinei, anche con insistenza. Chiedi di lui 2.0 restituisce Renato Zero al suo pubblico originario, ridisegna la sua ragion d’essere spogliandolo di tutte le sovrastrutture di cui è stato ammantato nel corso degli anni. Ce lo riconsegna nella sua “vera” rivoluzione, “maledetto” senza dimenticarne il lato clownesco e anche moralista, la tensione religiosa, ma lontana da ridicole “santificazioni” così come da sterili filippiche di fans delusi.

martedì 12 aprile 2016

ALT: ORA CHIEDIAMO… DI RENATO! - Nuovo libro e nuovo disco


Comprendere lo Zero di oggi alla luce delle sue radici: questo sembra essere l’intento di Daniela Tuscano e Cristian A.Porcino Ferrara che col nuovo libro Chiedi di lui 2.0 [si acquista online su Lulu e Amazon ndr] non si limitano a ripercorrere – con una puntualità finora sconosciuta e sorprendente – le tappe della carriera artistica e umana del cantautore romano, ma a narrare come lo hanno vissuto e cosa ha rappresentato per la storia e l’immaginario italiano. I nostri autori partono dalle radici e arrivano fino ai giorni nostri colmando un vuoto. Infatti la maggior parte del pubblico tende a cogliere solo alcune parti della sua personalità sfaccettata mentre certe sue scelte, nel bene e nel male, si capiscono solo conoscendo tutto il suo cammino.



- Con un libro come il vostro non occorrerebbe sviscerare Alt canzone per canzone. Ma proviamoci lo stesso. Si ha come l’impressione che tutto sia stato detto e oggi si cerchino punti fermi, serenità….

Cristian: «Alt è un album di qualità, in grado di stimolare una riflessione sul mondo circostante. Sicuramente non un capolavoro ma ugualmente interessante. A mio avviso è un disco profondamente cattolico. La terminologia usata da Zero appartiene alla tradizione culturale giudaico-cattolica. Cito solo alcuni esempi: per ben due volte si chiamano in causa le schiere angeliche e non solamente nel brano che s’intitola, per l’appunto, Il cielo è degli angeli ma anche in Gesù (ognuno ha le sue credenze riguardo l’esistenza delle creature celesti, ma consiglierei la lettura illuminante del libro apposito del teologo Helmut Fischer). Si parla di assoluzione in Vi assolverete mai e di farisei, mentre ne Il tuo sorriso si fa riferimento ai trenta denari, cifra pagata a Giuda per il suo tradimento. Poi dopo Padre nostro (1981), Ave Maria (1993), La pace sia con te (1998), Non si fa giorno mai (2003), Immi Ruah (2005), La vita è un dono (2005), Il sole che non vedi (2009) era, forse, l’ora di Gesù. Sette brani, molto ma molto diversi fra loro, che potrebbero formare una messa laica già annunciata diversi anni fa dal re dei sorcini. In Gesù ci sono tutti gli elementi del cattolicesimo: i già citati angeli, l’Arca (di Noè o dell’Allenza?), il verso “La natura hai i suoi limiti!” piacerà molto alla CEI e poi il perdono. Infine il brano Vi assolverete mai ha un finale quasi liturgico. In Chiedi Renato augura di trovare un “Dio nel quale credi” e si citano i “dieci comandamenti”. Dall’ascolto di Alt si evince il legame di Zero con la fede di appartenenza».

Daniela
: «Concordo con Cristian, sia io sia lui abbiamo dedicato molto spazio al cattolicesimo nelle canzoni di Renato. A questo proposito mi vengono in mente certe amare considerazioni di Ron, altro autore dichiaratamente (ma, a mio parere, più discretamente e intimamente) cattolico: in Usa o in Inghilterra nessuno si scandalizza se qualcuno termina un suo concerto invocando la benedizione di Dio sul suo pubblico; qui succederebbe un disastro. D’altro lato è vero che i Paesi anglosassoni, di tradizione protestante, hanno un background profondamente secolarizzato. Nella nostra storia c’è invece l’influenza del Papato che molti avvertono come zavorra. Per questo comporre brani esplicitamente “religiosi” è un rischio che in pochi hanno voluto correre. A questo aggiungiamo la perdita delle nostre radici, di quello che Testori chiamava “il nostro latino”, per cui oggi aver fama d’intelligente significa necessariamente essere antireligiosi e più segnatamente anticattolici. Tutto quanto non ci ha del resto resi più tolleranti e aperti intellettualmente, ma solo più cinici e insensibili: basti pensare alla scarsa sensibilità verso il dramma dei profughi e dei cristiani del Medio Oriente. Zero in questo senso è andato controcorrente, almeno nella prima parte della carriera. E ha fatto bene a “rivendicarlo”. In seguito ha accentuato, in positivo e in negativo, il carattere italiano e, direi, romano della sua religiosità. Certo, il tono declamatorio non manca, benché meno accentuato che nel recente passato, però…».

- Concordate con chi considera Alt il disco più impegnato di Zero?

Cristian/Daniela: «Diremmo che occorre uscire dall’equivoco di fondo a cui Renato, suo malgrado, ha preso parte durante la presentazione del disco. La stampa nazionale dipinge Alt come l’album più impegnato di Zero, quando da 50 anni i suoi dischi raccontano la vita in tutte le sue sfaccettature. Chi sostiene questo non conosce bene il percorso artistico di Zero e lo invitiamo a leggere il nostro libro per rendersene conto!».

- Quali sono i pezzi più riusciti secondo voi?


Cristian: «Le canzoni che secondo me rappresentano meglio l’album sono: In questo misero show, La voce che ti do e Rivoluzione. Il testo della seconda traccia dell’album è un bel ritratto sulla condizione dell’Arte in un paese che non valorizza le sue eccellenze. La voce che ti do è un piccolo capolavoro di testo e musica. Mentre Rivoluzione è più incisiva di Chiedi. È con Rivoluzione che Zero stimola i suoi ascoltatori a scendere in piazza a protestare. Nel singolo di lancio scelto, invece, manca il referente principale a cui l’individuo deve chiedere qualcosa e sembra, più che altro, una sequela di luoghi comuni».

Daniela: «Come è accaduto in varie occasioni i singoli di lancio non si sono rivelati i migliori dell’album (a mo’ di esempio ricordo A braccia aperte, che non si poteva certo considerare il brano più incisivo d’un disco potente come Cattura). Io pure ho apprezzato In questo misero show fin dal primo ascolto. Senza dubbio quella più elaborata e impegnativa resta La voce che ti do e, visto che si è accennato alle assoluzioni, non disprezzo nemmeno Gesù almeno a livello d’intuizione: l’idea suggerita da Renato, di questo Cristo che in fondo rappresenta il nostro anelito a una maggiore umanità, non sarà originalissima ma in questo periodo è utile. Ma, almeno finora, in cima alla mia personale classifica si trova La lista, e non tanto per le spiegazioni fornite da lui; ma perché è vicina alle sue corde e perché da essa emerge un Renato “vecchio”. Sotto certi aspetti potrebbe essere un Tragico samba quarant’anni dopo. Ho l’impressione che soprattutto un brano simile rispecchi una realtà da lui conosciuta pienamente. E mi piace sia “vecchio” – non invecchiato – perché questo è il suo mondo oggi. Renato ha cantato la terza età quando ancora vi era ben lontano; adesso, in epoca di giovanilismi a tutti i costi (mentre, fra l’altro, la popolazione incanutisce sempre più) è salutare mostrarsi coi propri acciacchi e rughe, senza vergognarsene».

- Come giudicate suoni e tematiche?


Cristian: «I suoni sono in linea con un disco che ha il compito di far riflettere l’ascoltatore. Suoni delicati e per certi aspetti meditativi. Le tematiche come accennavo prima sono in prevalenza di derivazione spirituale e predomina l’indignazione per una contemporaneità sempre più edonista e indifferente ai mali del mondo».

Daniela: «Io ho sempre preferito l’essenzialità e i suoni crudi, quindi l’eccesso d’ariosità e d’archi era molto lontano dal mio sentire. Renato era potenzialmente un Frank Zappa ma ha optato molto presto per il pop, e un certo pop. In questo disco però si avverte la necessità di “asciugarsi”, la miscellanea di più stili non è ridondante e ciò è senza dubbio positivo».

(Engy Arlotta) - AlzoZero aprile 2016

sabato 2 aprile 2016

“Chiedi di lui 2.0: Un’enciclopedia su Renato Zero!”


È possibile coniugare la cultura, il divertimento e la musica leggera? Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara sono convinti di sì e hanno ragione. Hanno infatti realizzato un’opera dedicata a un popolarissimo cantautore italiano, Renato Zero, riuscendo nei tre intenti. Non era impresa facile perché la dote prima per realizzare un libro è saper scrivere. Sembra ovvio ma non lo è, al giorno d’oggi. Bisogna poi riuscire a coinvolgere: e anche quest’obiettivo è stato raggiunto. In terzo luogo è necessario interessare. Renato Zero attraversa con le sue canzoni 40 anni di costume, arte, addirittura politica. È stato il più internazionale dei cantanti italiani, il più provocatorio ma anche il più frainteso. Daniela e Cristian ripercorrono, con una ricchezza di particolari e dettagli finora non riscontrata in nessun’altra pubblicazione a tema, la carriera e la vita di questo poliedrico autore dagli inizi periferici e pasoliniani, alle provocazioni, forti ma mai gratuite, alle cadute fino alla glorificazione attuale. Il tutto con passione ma senza sconti. I nostri amici non nascondono nessuna luce ma nemmeno le ombre, riuscendo (anche questo un piccolo miracolo) a realizzare un equilibrio invidiabile tra informazione, notizie inedite, la recente mostra a lui dedicata, testimonianze in prima persona ma anche competenza e professionale distacco. Fanno anche piazza pulita degli equivoci (spesso voluti) di molti sulla figura di Zero, soprattutto oggi, quando l’artista sembra essersi volto a un pubblico più tradizionale e a un’immagine più rassicurante. Non manca nemmeno una disamina efficace su certe prese di posizione controverse, non escluso l’ultimo Sanremo. Un’opera, diciamolo pure, “enciclopedica” che non sembra mirata solo al sorcino affezionato ma a qualsiasi appassionato di (contro)cultura degli anni ’70, spettacolo, filosofia, sessualità e religione, argomenti di solito affrontati dagli specialisti e qui invece proposti con un taglio accessibile a tutti e al tempo stesso profondo.

(Alessia Brusorio)

Il libro è in vendita su amazon

lunedì 14 marzo 2016

“Chiedi di lui 2.0 – Ancora un viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara


«“Chiedi di lui 2.0” ha il pregio delle opere letterarie e, dopo l’ultima pagina, hai voglia di cominciare daccapo. Perché la storia non finisce. Perché è della nostra vita che si parla. Perché quella musica, siamo noi. La nostra anima, un fiume inesauribile».
Dati tecnici del libro: “Chiedi di lui 2.0 – Ancora un viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara, Lulu Edition, pp. 212, € 18,00, Isbn: 978-1-326-59680-4.
Il libro è in vendita su: www.lulu.com, www.amazon.it, ww.amazon.com, etc.

domenica 13 dicembre 2015

Rassegna stampa libro: “Chiedi di lui- Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian Porcino


- «Decriptare una figura complessa come quella di Renato Zero non è mai stata un’impresa facile, e quelli che finora vi si sono cimentati hanno offerto contributi pressoché trascurabili (salvo rare eccezioni), talvolta pericolosamente fuorvianti (…) Lo sanno bene Daniela Tuscano (insegnante, scrittrice e blogger) e Cristian Porcino (filosofo, scrittore e critico letterario), coautori di Chiedi di lui, un saggio che finalmente rende giustizia, pagina dopo pagina, alla vera storia e alla vera sostanza del cantautore romano. Un’analisi schietta, puntuale, attenta, condotta dall’interno, vissuta, condivisa.» Amedit Magazine – Giugno 2014.


- «Quasi una bibbia dedicata al grande cantautore romano Renato Fiacchini, nome d’arte di Renato Zero, artista dall’aspetto eccentrico e dalla vita singolare, volta all’eccesso verso il suo pubblico che lo segue da anni. “Chiedi di lui-Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”, è il frutto della collaborazione fra due scrittori con la stessa passione per il grande Renato: Daniela Tuscano, insegnante, scrittrice e blogger, con Cristian Porcino, filosofo, scrittore e critico letterario (…) Un’opera saggistica scritta con una narrazione originale dalla stesura dinamica e incantevole. Un lungo percorso di quarant’anni di successi passati sotto i riflettori e davanti a tanti sorcini, ammiratori di ogni età, per percorrere insieme periodi storici irripetibili.» (Antonio Agosta) Generazione web, aprile 2015.


- «Definire saggio questo volume è piuttosto riduttivo: si legge infatti come un romanzo diviso in tre parti. La prima, composta da Daniela, ripercorre gli inizi della carriera del cantautore con una ricca aneddotica inframmezzata da ricordi personali e calata nel contesto sociale del tempo, vale a dire gli anni '70. Quelli del Renato trasgressivo e innovatore che l'autrice conosce molto bene e che ci fa vivere come un film, o forse un avventuroso documentario in bianco e nero. I colori li metteva Zero con le sue invenzioni […] Cristian Porcino si occupa dell'artista già affermato, che dopo il cono d'ombra degli anni Ottanta riemerge dalle proprie ceneri con fatica ma una rinnovata sicurezza di se'. Cristian pur presentandosi anch'egli in prima persona ha un taglio molto diverso da quello di Daniela ma questo invece di essere un limite, è un pregio, in quanto rende il testo molto più completo. Porcino mette in rilievo i legami tra i messaggi di Zero e quelli di alcuni filosofi contemporanei (in passato ha scritto un saggio in proposito)» (Fabio La Tosa) Musiccafe.forumfree.it, agosto 2014.


- «Come hanno sottolineato gli autori, l’opera non racconta solo la storia di uno dei maggiori artisti italiani ma dipinge anche l’epoca vissuta e modificata dal cantante stesso. Si tratta di un libro di cultura e non una semplice biografia musicale ma di un saggio che rende giustizia alla vera storia e alla sostanza del cantautore romano, con sullo sfondo gli anni Settanta» (M. Vas.) La provincia di Lecco, marzo 2015.


- «La ricerca del divino nella musica di Renato Zero" è stato il primo, interessante appuntamento dei pomeriggi culturali programmati dalla Comunità Episcopale "Gesù Buon Pastore" . Un momento di incontro con Daniela Tuscano, autrice - assieme a Cristian Porcino - del libro "Chiedi di lui", esplorazione nel cuore dell'universo musicale di Renato Zero […] La domanda sul senso della ricerca interiore nella musica di Zero, grazie alla variegata analisi di Daniela, ha trovato la giusta collocazione nella vicende biografiche dell'artista cresciuto nelle borgate romane, con una situazione di disagio iniziale, forse legata alla difficoltà ad esprimere un'identità di genere o, semplicemente, orientamento affettivo, ma con una reazione creativa e piena di dignità che ha portato Renato a “vivere” profondamente sé stesso, facendo del palcoscenico il suo rifugio, il luogo di maggiore autenticità e scavo interiore, a cominciare da quando, giovanissimo, calcava le scene del Piper di via Tagliamento. La sua storia interseca la rivoluzione il costume è nata dal Sessantotto che attraversa l'Occidente e, tardivamente, anche l'Italia. […] Nel corso degli interventi è emerso come quella di Renato Zero sia rimasta, o percepita, come una "rivoluzione a metà" poiché l'artista sembra essersi staccato, con silenzi e osservazioni/dichiarazioni pubbliche di tono piuttosto stridente con la sua storia, questo suo essere profondo. Questo è stato motivo di delusione per il mondo LGBT ma anche per alcuni sorcini e sorcine che hanno trovato nella musica di Renato Zero nonché nella spettacolarizzazione di certi valori e modi di essere, una fonte d'ispirazione ed un motivo di coraggio per vivere in modo più autentico la loro intimità. Una risposta si può comunque trovare nella parte redatta da Cristian Porcino, secondo cui, se tale mutamento è innegabile, resta vero che Renato non ha voluto rappresentare mai altri che sé stesso. D'altro lato, un aspetto non trascurabile di questo spostamento in senso più conservatore si ha anche nell'approccio alla tematica religiosa: presente da sempre, un tempo risultava più spontanea e piena di stimolanti interrogativi che adesso paiono aver ceduto il posto a una ortodossia senza repliche, fermo restando il valore filosofico d'un brano recente come "La vita è un dono".» (Madre Maria Vittoria Longhitano) Comunità "Gesù Buon Pastore”, marzo 2015.


- «"Chiedi di lui" - viaggio nell'universo musicale di Renato Zero - è un piccolo miracolo e un grande libro. Piccolo perché non è facile ottenere lusinghieri risultati di vendite per due autori poco conosciuti e non supportati da adeguato battage pubblicitario. Ma è accaduto. E, a distanza di quasi un anno, l'opera continua a destare interesse e curiosità. Grande perché "Chiedi di lui" affascina per la scrittura vivace, la completezza delle informazioni, l'originalità della narrazione.» (Emilio Bacchetta) Color Porpora, dicembre 2014.


- « “Chiedi di lui” diario appassionante e documentato che si legge come un romanzo e abbraccia tutta la carriera del cantante romano, dagli esordi agli ultimi tempi, ricco di testimonianze dirette di amici e fans.» (Giuseppe Scano) Compagni di strada, giugno 2014.


- «Nell'orbita di Zero, scorrono anni eccitanti, dolenti, perduti, imperdibili. Indispensabili. Daniela li racconta raccontandosi, e altro modo non c'era. Fogli di calendario che ancora volano dentro noi, con quell'accompagnamento che da musicale si fa vitale, bizzarro ma assai più denso di quanto certa critica spocchiosa avrebbe preteso; si può ben dire che, a lungo, Renato Zero puntellò i giorni traballanti di tanti, e a sua volta venne difeso da nessun altro se non un pubblico sempre più vasto, deciso e geneticamente modificato da lui. Credeteci, che è difficile rievocare tutto questo casino: Daniela ci è riuscita, e il suo libro è la colonna sonora di una colonna sonora. La seconda parte spetta a Cristian Porcino, che continua l'approccio personalistico ma alle prese con una stagione matura più ricca di superlativi che di magia.» (Massimo Del Papa) Babysnakes, maggio 2014.


- «Un lungo viaggio tra le parole e le note di una favola che continua a raccontarsi senza conoscere epilogo, ma anche un album di famiglia che Daniela Tuscano e Cristian Porcino ricostruiscono con precisione, lucidità e grande affetto. (…) Per chi apprezza Renato Zero, per chi è curioso e vuole saperne qualcosa in più e per chi continua a chiedersi come un artista, possa e sappia calcare la scena per quattro decenni continuando a entusiasmare un pubblico che mette insieme il quattordicenne e il settantenne.» (Fabio Maria Marongiu), febbraio 2014.


- «Daniela Tuscano, insegnante, blogger e scrittrice milanese, classe 1964. Cristian Porcino, filosofo, romanziere e autore di diversi saggi, di Catania, 33 anni. Cosa li accomuna? La passione per Renato Zero, naturalmente. Che li ha spinti a scrivere un libro («Chiedi di lui», ed. Lulu).» Sorriso di donna, maggio 2014.


- «Sorcino da tanto? Da poco? Dipende. Per alcuni sono solo agli inizi, data la mia età ancora giovane. Per me da sempre, visto che la zerofollia mi è stata trasmessa fin dalle fasce. Ma non smetto mai di cercare quello che non ho potuto vivere. E questa mia ricerca è stata esaudita da "Chiedi di lui, viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" scritto da Daniela Tuscano e Cristian Porcino. Forse il miglior libro in circolazione su R. Z. (…) I due autori tentano di mostrare Renato per come è e non per come si desidera. Nel bene e nel male. Lo prova il fatto che non ci sono gossip che altri magari citerebbero, anche a sproposito, per affermare le loro tesi ma solo racconti e ricordi, documentati e puntuali. Questo per me è molto importante. E ciascuno si goda Renato!” (Domenico Della Maddalena, ottobre 2015.


- «Non sono una sorcina o fan propriamente detta, ma Renato ha attraversato momenti fondamentali della mia vita. La prima immagine che ho catturato di lui, intorno ai dieci anni, era quella d'un uomo già maturo: col dito sulla bocca, lo sguardo sornione e ironico di chi la sa lunga... Ma che sembrava soprattutto rivolto a me e mi dicesse: ti leggo. (…) Sono quindi stata molto contenta di ritrovare tutti questi passaggi e atmosfere nel libro di Daniela e Cristian, mi sono serviti per contestualizzare meglio la sua figura dato che per ragioni anagrafiche non ho potuto viverli.» (Aly A.), agosto 2015.


- «Un romanzo-verità su Renato Zero, che si fa apprezzare per la fluidità della scrittura e la ricchezza dei contenuti. (…) È un libro “per tutti” che soddisfa tutte le esigenze perché vi si ritrova il Renato degli esordi beat e pasoliniani (finalmente in modo appropriato, senza accostamenti fuori luogo ma con documentata puntualità) e quello del successo, prima scandaloso poi accettato, il periodo buio, la rinascita e la consacrazione degli ultimi anni.» (Renato Porcelli), Ulisse, novembre 2015.

Il libro è in vendita su: www.lulu.com e www.amazon.it

martedì 1 dicembre 2015

Rassegna stampa libro “6 Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” di Cristian Porcino


- «“6 canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è il titolo del libro di Cristian Porcino. Che rapporto corre tra violenza sulle donne e omofobia? Apparentemente sembrano temi lontani e non correlati, in realtà se riflettiamo ci accorgiamo del fatto che i due argomenti hanno in comune la violenza. La prevaricazione maschile è violenza sul femminile, l’omofobia è violenza sul diverso (considerato diverso da chi non accetta il confronto con l’altro perché non etero). Un ragionamento importante da affrontare con i giovani e nelle scuole per una cultura dell’accoglimento, l’autore attraverso lo studio di 6 canzoni di artisti come Elton John, Madonna, Lady Gaga, Renato Zero, Mia Martini e i Pooh invita ad una riflessione e prepara un progetto da avviare nelle scuole» (Maria Giovanna Farina – filosofa e scrittrice).


- Curiosando su amazon ho scoperto il libro “6 Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne”. Libri che trattano queste piaghe sociali sono ben pochi e solitamente scritti con una terminologia accademica, diciamo per addetti ai lavori. Porcino, invece, utilizza un linguaggio diretto, colto ma non ridondante. Io non ho fatto l’università e mi sono fermata al diploma. Purtroppo a quei tempi restare incinta in giovane età non permetteva grandi avanzamenti culturali e lavorativi alle donne della mia generazione. Però non ho mai smesso di leggere e documentarmi. Ho così appreso tante curiosità seminate nelle canzoni spiegate nel libro e ascoltate per tanti anni con troppa leggerezza e quindi non capite fino in fondo. Non avevo mai compreso Madonna e le sue canzoni; la consideravo solo una provocatrice. Mentre scopro, con sorpresa e interesse, la sua battaglia in favore dell’emancipazione delle donne. Utili gli aneddoti storici racchiusi nei brevi excursus che aprono il volume. Così come ho apprezzato il progetto educativo ideato dall’autore per essere attuato nelle scuole italiane. Mi permetto quindi di consigliare questo volume che “ha il pregio delle grandi opere….è appassionante, suasiva e agile ma al tempo stesso dura e corposa” come scrive Daniela Tuscano nella Prefazione. I nostri figli, specialmente i figli maschi, devono crescere con la consapevolezza che gli stereotipi e i pregiudizi offendono la loro intelligenza. Soprattutto quel machismo imperante che deve essere definitivamente estirpato dalla nostra cultura» Ada Romano (lettrice).


- «L'autore (che mostra, come nelle sue precedenti opere, un'estesa conoscenza in campo filosofico, storico, psicologico e musicale) decide volontariamente di non soffermarsi su una sterile trattazione degli argomenti proposti, ma coglie anche l'occasione per esporre il suo pensiero e la sua ferma denuncia su ciò che degrada l'intelletto e il vivere umano quali il pregiudizio, la discriminazione, la sopraffazione nei confronti del prossimo ritenuto "diverso"; regalando, alla saggistica italiana un lavoro estremamente completo (…) Ecco quindi che il Dott. Porcino inizia la sua opera citando testi ed episodi biblici e storici (dando anche consigli preziosi su quale sia il giusto approccio alla lettura della Bibbia per permettere una presa di coscienza sana delle tematiche sociali/religiose descritte nel testo sacro dei Cristiani), nella piena e forte volontà di scardinare il pregiudizio sulle donne e l'omosessualità (che purtroppo sfocia spesso in violenza), prendendo per mano la mente e l'anima del lettore in un cammino a piccole tappe fatto di presa di coscienza delle tematiche, il sorgere di importanti quesiti, la risposta a tali quesiti e una nuova presa di coscienza questa volta più matura e consapevole. Ottima la selezione dei pezzi di musica leggera scelti dal Dott. Porcino che con intelligenti accostamenti passa da Madonna a Mia Martini, da Lady Gaga a Renato Zero passando da Elton John e i Pooh, e quasi come fosse un pretesto quello di richiamare i concetti di "universalità" e "uguaglianza" della musica (…)"6 canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne" è educazione vera, un approccio ed insegnamento completo su tematiche scottanti di cui tutti abbiamo indistintamente bisogno per colmare le nostre lacune che forse, prima di leggere questa opera, pensavamo arrogantemente di non avere» Andrea Amendolagine (critico musicale).

Il libro è in vendita su amazon