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venerdì 27 marzo 2026

La mia intervista su Recensissimo: pedagogia, parola e odio sociale

 



Ieri sera sono stato ospite in diretta Instagram sulla pagina Recensissimo, dove Serena Bufano e Cristian Panzera mi hanno dedicato un'intervista intensa, profonda e — lo dico senza retorica — tutt'altro che banale.
Abbiamo parlato del mio ultimo libro
Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio.
Un viaggio attraverso temi che sento urgenti e necessari:
🔹 il potere della parola e la sua distorsione in una società che sembra aver fatto dell'odio la sua lingua madre — nella vita, sui social, ovunque
🔹 la mistificazione dei messaggi e come ci condiziona senza che ce ne accorgiamo
🔹 Pier Paolo Pasolini e la figura del cattivo maestro — una definizione che nel libro rileggo e reinterpreto
🔹 il ruolo degli insegnanti, categoria su cui ricadono troppe colpe, mentre famiglie e istituzioni sembrano aver perso il contatto con la realtà
Ringrazio di cuore Serena e Cris per lo spazio che mi hanno concesso e per la qualità delle domande: il tipo di conversazione che ti fa venire voglia di continuare a scrivere.
👇 Obliquo Presente è in vendita su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Obliquo-presente-pedagogia-dissenso-dellodio/dp/B0GHPTCXGB
▶️ Qui accanto il link per rivedere la diretta → https://www.instagram.com/reel/DWXI0WdiGxY/?igsh=Mm82c3VscGg2bmhz

martedì 28 ottobre 2025

A Pier Paolo, il mio cattivo maestro. Cinquant’anni dopo, le sue parole bruciano ancora

 


Caro Pier Paolo,
sono trascorsi cinquant’anni dal tuo barbaro assassinio. Ci sono voluti cinquant’anni e la tua morte violenta perché si riconoscesse la forza della tua denuncia sociale. La nomenclatura umana da te tracciata all'epoca fu osteggiata da ogni parte politica. Rifiutato e considerato un reietto — un paria molto amato all’estero, ma mal visto in patria.
Adesso ogni partito politico ti tira per la giacchetta per portarti dalla propria parte, e mi fa sorridere vederti citato da chi, un tempo, ti additava come il mostro da silenziare. Dopo cinquant’anni sei entrato nei programmi scolastici e sei diventato perfino traccia dell’esame di maturità.
Col senno di poi, si sono accorti che la tua opera era profetica, e che la tua visione — allora definita pessimista e nefasta — è diventata la nostra realtà.
Eppure,  ai tempi del liceo, venni umiliato e deriso da un docente che ti vedeva come un untore: tu, il diverso, colui che rischiava di compromettere la supposta normalità a cui ogni maschio doveva aspirare.
Ti scelsi con consapevolezza come “cattivo maestro” e ti portai a scuola.
Mi chiedo spesso cosa avresti pensato di un’epoca in cui il linguaggio è usato come arma e chi possiede il potere lo impiega per manipolare la verità. [...]
Oggi continuo a leggerti, a interrogarmi, a cercare nelle tue parole e nelle tue immagini quella libertà che ancora ci spaventa.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

lunedì 20 ottobre 2025

Quando la gente non capisce, fabbrica scaffali!


 

Pier Paolo Pasolini diceva: “Quando la gente non capisce, fabbrica scaffali.
E in effetti, aveva ragione.
Capire è un esercizio faticoso. Richiede ascolto, empatia, tempo — e soprattutto la disponibilità a mettere in discussione sé stessi.
Giudicare, invece, è un gesto istintivo, quasi consolatorio: non richiede alcuna fatica e, sui social, “rende” anche di più.
Viviamo in un’epoca in cui l’opinione è diventata moneta di scambio e il pensiero critico un lusso per pochi. Si reagisce, si etichetta, si scomunica: tutto in nome di un’inconsapevole ansia di appartenenza.
Vai a spiegare, allora, ai professionisti del nulla — i de-pensanti di mestiere — che il “Gender” e la “cultura Woke” non esistono come spauracchi ideologici, ma come caricature costruite per alimentare paura e clic.
Heidegger diceva: “Il nulla nulleggia.
E oggi quel nulla prende forma nel linguaggio dell’odio, somministrato quotidianamente sotto forma di pregiudizio, sarcasmo e violenza verbale.
Un nulla che parla tanto, ma non dice nulla.



E intanto, uccide la possibilità stessa di capire. Ben diceva Umberto Eco quando sosteneva: "Avere un nemico è cruciale per definire l'identità di un gruppo, misurare il proprio sistema di valori, dimostrare il proprio valore nell'affrontarlo e rafforzare la coesione sociale. Quando un nemico reale manca, viene costruito per soddisfare questa esigenza".
E così, mentre siamo impegnati a costruire il nemico, gli scaffali si riempiono, uccidendo la possibilità stessa di capire.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

sabato 27 settembre 2025

Riconosci il tuo Altrove

 


Sulle tracce dell’altrove di Cristian A. Porcino Ferrara è un saggio breve ma potente, che fonde introspezione, memoria e cultura in un viaggio verso ciò che ci definisce e, spesso, ci sfugge. Con un linguaggio evocativo e una fitta rete di riferimenti – da Battiato a Platone, da Shepard a Pasolini – l’autore indaga temi universali come la bellezza, l’identità, la spiritualità e la diversità, parlando direttamente al lettore contemporaneo.

Perfetto per chi ama riflettere, per chi cerca nella parola scritta una bussola etica ed estetica, il libro si posiziona come una lettura colta ma accessibile, capace di unire empatia e pensiero critico. Un invito a riconoscere il proprio “altrove” - non come fuga, ma come verità.
Il libro è in vendita su Amazon

venerdì 4 marzo 2022

Pasolini 100

Le mie lezioni per ricordare il centenario della nascita di un intellettuale scomodo ed immenso: Pier Paolo Pasolini 



giovedì 2 novembre 2017

Omaggio a Pier Paolo Pasolini


Quarantadue anni senza Pier Paolo Pasolini. Per ricordarlo stralci dell’intervista a Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara autori del libro “Chiedi di lui 2.0 Ancora un viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”
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4) Avete dedicato molta parte della vostra opera alla relazione tra Renato e Pasolini. Non solo nella prima parte della sua carriera, come sarebbe logico supporre, ma anche nella seconda (mi sembra anzi che quella di Cristian sia più corposa). La vicinanza di Pier Paolo alla musica popolare è notoria ma perché nessuno sembra mai accorgersi delle tracce “pasoliniane” in Zero? Al limite si fa un generico accenno alle periferie romane, ma fermi lì. Mentre con De André, Giovanna Marini, De Gregori il discorso cambia notevolmente…

Cristian: «Con Pasolini ho un rapporto speciale e l’ho raccontato anche nel libro. Da ragazzino fui preso di mira da un insegnante che detestava Pier Paolo e lo considerava l’untore, il male assoluto. Nel mio lavoro precedente (“Tutta colpa del whisky” ndr) ho definito Pier Paolo un “maestro dell’esistere”. Pasolini è stato spesso trattato con snobberia, senza tener conto che la sua linfa poetica era alimentata dal popolo, dalla gente comune. In virtù di questo Pasolini può essere considerato un artista pop. Celebri le sue inchieste on the road. Per quanto riguarda Renato Zero all’inizio non fu preso in considerazione perché nelle sue canzoni raccontava le periferie esistenziali, mentre molti cantautori erano più propensi a narrare realtà sociali intrise di ideologie. Oggi però le cose sono sostanzialmente cambiate e Zero è amato e compreso dalla gente».

Daniela: «Le cose sono cambiate ma anche Zero è profondamente cambiato. E onestamente adesso non lo si può più accostare a Pasolini, nemmeno per analogia (non dimentichiamo che lui stesso ne prese le distanze in un’intervista del 2010). Un tempo, però, senza Pier Paolo sarebbe stato difficile comprendere del tutto l’opera di Renato. La scarsa considerazione nei suoi confronti non mi stupisce. La cultura italiana è spocchiosa e, di conseguenza, provinciale. Menzionare De André o Giovanna Marini è considerato un punto d’onore, citare Renato Zero no. Di qui la scarsa attenzione verso un artista che, al contrario, è stato fino a un certo punto il più vicino di tutti al mondo di Pasolini».

5) De André, Zero, Pasolini… Quali legami, quali differenze?

Cristian: «Sicuramente ci sono dei legami e non solo con il mondo pasoliniano, ma in questa sede è quasi impossibile elencarli tutti. In parte mi sono già occupato della tematica culturale nel mio libro “I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero”. Lascio dunque la parola a Daniela».

Daniela: «Fabrizio aveva un approccio decisamente più intellettuale, di testa; o meglio, aveva il cuore in testa. Renato esattamente l’opposto. Ma cito solo un esempio. Il 28 novembre scorso, coi miei studenti di Ragioneria, organizzai un incontro [fra i partecipanti lo scrittore Mattia Morretta, ndr] dedicato al poeta nel 40° della morte. Aggregammo ai brani del poeta alcune canzoni, fra cui “Casal de’ pazzi” che venne eseguita dal vivo. Un mio collega, dopo averla ascoltata, ha esclamato: “Però! Più l’ascolto e più mi piace, ha un bel testo ed è musicalmente molto elaborata”. Ma prima di quel giorno non la conosceva nessuno».

6) Posto esista, qual è il disco o il brano più pasoliniano di Renato?

Cristian: «Ma un brano o un album in particolare non saprei indicarlo. Chiaramente il Renato Zero degli esordi è più vicino al mondo pasoliniano di quanto, invece, lo sia adesso. Per carità non so se Zero abbia mai letto Pasolini, ma ne condivideva, certamente molti aspetti, anche in modo inconsapevole. “Quando non sei più di nessuno” uscito nel 1993 in un certo qual modo conteneva tracce di quell’universo lì. Infatti al suo interno si trovava “Casal de’ pazzi”. Anche “Per non essere così” è un brano che mi riporta alla mente il mondo di “Accattone”; oppure “ Pionieri” o “Marciapiedi”».

Daniela: «Nemmeno per me esiste un disco “pasoliniano” al cento per cento nella produzione di Renato. Neppure “Zerofobia”, che nella sua metropolitanità esasperata è invece il suo album meno europeo, autenticamente e visceralmente rock. Quindi ben oltre la periferia di Pier Paolo, al limite più confinante con alcuni paesaggi di Testori, che non a caso era e viveva a Milano. Purtroppo oggi l’aggettivo “pasoliniano” è abusato e finisce per significare tutto e niente: qualsiasi situazione scollacciata, qualsiasi canzone con allusioni forti (o circa) viene sbrigativamente definita “pasoliniana”, quando spesso non lo è affatto. Comunque, sono d’accordo con Cristian; forse è proprio in “Artide Antartide” che troviamo affreschi, sia pure un po’ manieristici, capaci di rievocare alcune pellicole di PPP».

Intervista pubblicata su “Eretico & Corsaro” – Marzo 2016. Il libro è in vendita su Amazon

giovedì 5 novembre 2015

“Chiedi di lui” un romanzo verità su Renato Zero.

Un romanzo-verità su Renato Zero, che si fa apprezzare per la fluidità della scrittura e la ricchezza dei contenuti. “Chiedi di lui, viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” è un libro originale e completo, diviso in tre parti, che abbracciano l’intera carriera del cantante romano. È un libro “per tutti” che soddisfa tutte le esigenze perché vi si ritrova il Renato degli esordi beat e pasoliniani (finalmente in modo appropriato, senza accostamenti fuori luogo ma con documentata puntualità) e quello del successo, prima scandaloso poi accettato, il periodo buio, la rinascita e la consacrazione degli ultimi anni. E sullo sfondo le vicende storiche, sociali, politiche, sessuali e di costume di 40 anni di quest’Italia che ci fanno capire come Renato abbia rappresentato benissimo uno spaccato del nostro vissuto. Daniela Tuscano e Cristian Porcino, gli autori del volume, sono da lungo tempo attenti osservatori dell'artista. Si sono basati su testimonianze dirette e personali e sulla loro capacità critica, senza farsi condizionare dal gossip o dalla loro stessa passione. Sono infatti convinto che un libro “vero” su Renato può essere scritto solo da chi lo apprezza sinceramente, ma anche questo è un rischio perché si può sconfinare nella glorificazione o finire per “modellarlo” secondo i propri gusti, dimenticando la sua realtà. Questo rischio nel libro di Daniela e Cristian è stato evitato perché si conserva la giusta capacità di analisi senza perdere l'ammirazione. Un piccolo classico, insomma, che resisterà alle mode e al passare del tempo.

Renato Porcelli

venerdì 2 ottobre 2015

"Chiedi di lui", un libro onesto


Sorcino da tanto? Da poco? Dipende. Per alcuni sono solo agli inizi, data la mia età ancora giovane. Per me da sempre, visto che la zerofollia mi è stata trasmessa fin dalle fasce. Ma non smetto mai di cercare quello che non ho potuto vivere. E questa mia ricerca è stata esaudita da "Chiedi di lui, viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" scritto da Daniela Tuscano e Cristian Porcino. Forse il miglior libro in circolazione su R. Z. L'ho scoperto per caso dopo aver letto, purtroppo non subito, una bella intervista di "Amedit". È un racconto lungo suddiviso in due parti: le origini, con lo sfondo della Roma e dell'Italia degli anni '60 e soprattutto '70, con un preciso riguardo a Pasolini ma non solo. Si trovano aneddoti personali, testimonianze di chi gli è stato vicino, interviste sconosciute o dimenticate. E tanta musica e arte, viste con gli occhi di chi c'era (beati loro) ma con imparzialità. Anche nella seconda parte, che affronta il Renato più recente e, per me, meno intrigante dal punto di vista musicale, c'è una lettura personale e filosofica profonda, mai scontata. Insomma si legge con piacere anche se non si ha una grande familiarità con la carta stampata. Io lo giudico un libro onesto perché è scritto con passione ma sa essere obbiettivo, non nasconde le contraddizioni e, pur esternando le proprie preferenze, non snatura il personaggio. I due autori tentano di mostrare Renato per come è e non per come si desidera. Nel bene e nel male. Lo prova il fatto che non ci sono gossip che altri magari citerebbero, anche a sproposito, per affermare le loro tesi ma solo racconti e ricordi, documentati e puntuali. Questo per me è molto importante. E ciascuno si goda Renato!

Domenico Della Maddalena