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venerdì 18 marzo 2016

Renato Zero, Quello che non ha detto, Nuova edizione del libro “Chiedi di lui”, viaggio tra le note dell’artista romano. Incontro con gli autori, Daniela Tuscano e Cristian A. Porcino Ferrara


1) Una nuova edizione di “Chiedi di lui” alla vigilia del nuovo album “Alt”, anche questa godibilissima, ancor più ricca della prima. Ma perché questa scelta?


Cristian e Daniela: «L’idea della nuova edizione è nata l’anno scorso, quindi ben prima dell’annuncio del suo nuovo lavoro. Infatti è uscito prima di “Alt” e non in contemporanea o subito dopo. Abbiamo semplicemente avvertito la necessità di sviluppare altri aspetti che nella prima edizione erano stati solamente abbozzati. “Chiedi di lui 2.0” è sì una nuova edizione, ma al contempo un nuovo libro. Ci sono più di 150 pagine nuove e percorsi del tutto inediti».

2) Di Zero sembra si sappia tutto, in realtà non è così e forse in questo risiede il suo fascino, che ne pensate?

Cristian: «Certamente. In realtà nessuno può sapere tutto di un artista. Ogni libro è un tassello che arricchisce l’immaginario di un artista. Possiamo leggere mille biografie e interviste di quel dato cantante o pittore, ma non scopriremo mai il suo mondo segreto. Quello che tocca a noi scrittori e studiosi è, per l’appunto, analizzare certi aspetti poco conosciuti, anche da un punto di vista semiotico, e studiarli alla luce della logica, della critica e non basarci solo sull’opinione che ne hanno i suoi ammiratori».

Daniela: «Il fascino di Zero risiede proprio nel presentarsi come una sorta di fratello maggiore o amico intimo, uno che ti confida tutto, che è proprio vicino a te. Il coinvolgimento emotivo è totale. Credo che la sua intimità sia molto più variegata, come quella di ognuno di noi. Ma l’artista amplifica e semplifica: l’identificazione scatta automatica specialmente verso personaggi carismatici come lui».

3) Nella prefazione alla nuova edizione leggiamo che Renato proveniva dall’avanguardia e certo questa cosa sorprende: poi si citano sue frequentazioni davvero inaspettate… e si finisce con Parco Lambro. Come mai?

Daniela: «Oggi uno Zero di quel tipo sarebbe inimmaginabile, ma a quei tempi era un passaggio quasi obbligato. In altri contesti, non lo voleva nessuno. Che poi lui si trovasse a suo agio, era un altro paio di maniche. Negli anni Settanta si respirava quell’aria, volenti o nolenti. Peraltro, in ambienti, diciamo così, duri e puri, i suoi primi lavori suscitavano una certa diffidenza dato che si risolvevano nella consueta formula della canzone di tre-quattro minuti. Renato è riuscito a divulgare con l’essenzialità e con una certa facilità di scrittura espressioni artistiche altrimenti riservate a un pubblico di nicchia».

4) Avete dedicato molta parte della vostra opera alla relazione tra Renato e Pasolini. Non solo nella prima parte della sua carriera, come sarebbe logico supporre, ma anche nella seconda (mi sembra anzi che quella di Cristian sia più corposa). La vicinanza di Pier Paolo alla musica popolare è notoria ma perché nessuno sembra mai accorgersi delle tracce “pasoliniane” in Zero? Al limite si fa un generico accenno alle periferie romane, ma fermi lì. Mentre con De André, Giovanna Marini, De Gregori il discorso cambia notevolmente…

Cristian: «Con Pasolini ho un rapporto speciale e l’ho raccontato anche nel libro. Da ragazzino fui preso di mira da un insegnante che detestava Pier Paolo e lo considerava l’untore, il male assoluto. Nel mio lavoro precedente (“Tutta colpa del whisky” ndr) ho definito Pier Paolo un “maestro dell’esistere”. Pasolini è stato spesso trattato con snobberia, senza tener conto che la sua linfa poetica era alimentata dal popolo, dalla gente comune. In virtù di questo Pasolini può essere considerato un artista pop. Celebri le sue inchieste on the road. Per quanto riguarda Renato Zero all’inizio non fu preso in considerazione perché nelle sue canzoni raccontava le periferie esistenziali, mentre molti cantautori erano più propensi a narrare realtà sociali intrise di ideologie. Oggi però le cose sono sostanzialmente cambiate e Zero è amato e compreso dalla gente».

Daniela: «Le cose sono cambiate ma anche Zero è profondamente cambiato. E onestamente adesso non lo si può più accostare a Pasolini, nemmeno per analogia (non dimentichiamo che lui stesso ne prese le distanze in un’intervista del 2010). Un tempo, però, senza Pier Paolo sarebbe stato difficile comprendere del tutto l’opera di Renato. La scarsa considerazione nei suoi confronti non mi stupisce. La cultura italiana è spocchiosa e, di conseguenza, provinciale. Menzionare De André o Giovanna Marini è considerato un punto d’onore, citare Renato Zero no. Di qui la scarsa attenzione verso un artista che, al contrario, è stato fino a un certo punto il più vicino di tutti al mondo di Pasolini».

5) De André, Zero, Pasolini… Quali legami, quali differenze?

Cristia
n: «Sicuramente ci sono dei legami e non solo con il mondo pasoliniano, ma in questa sede è quasi impossibile elencarli tutti. In parte mi sono già occupato della tematica culturale nel mio libro “I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero”. Lascio dunque la parola a Daniela».

Daniela: «Fabrizio aveva un approccio decisamente più intellettuale, di testa; o meglio, aveva il cuore in testa. Renato esattamente l’opposto. Ma cito solo un esempio. Il 28 novembre scorso, coi miei studenti di Ragioneria, organizzai un incontro [fra i partecipanti lo scrittore Mattia Morretta, ndr] dedicato al poeta nel 40° della morte. Aggregammo ai brani del poeta alcune canzoni, fra cui “Casal de’ pazzi” che venne eseguita dal vivo. Un mio collega, dopo averla ascoltata, ha esclamato: “Però! Più l’ascolto e più mi piace, ha un bel testo ed è musicalmente molto elaborata”. Ma prima di quel giorno non la conosceva nessuno».

6) Posto esista, qual è il disco o il brano più pasoliniano di Renato?

Cristian: «Ma un brano o un album in particolare non saprei indicarlo. Chiaramente il Renato Zero degli esordi è più vicino al mondo pasoliniano di quanto, invece, lo sia adesso. Per carità non so se Zero abbia mai letto Pasolini, ma ne condivideva, certamente molti aspetti, anche in modo inconsapevole. “Quando non sei più di nessuno” uscito nel 1993 in un certo qual modo conteneva tracce di quell’universo lì. Infatti al suo interno si trovava “Casal de’ pazzi”. Anche “Per non essere così” è un brano che mi riporta alla mente il mondo di “Accattone”; oppure “ Pionieri” o “Marciapiedi”».

Daniela: «Nemmeno per me esiste un disco “pasoliniano” al cento per cento nella produzione di Renato. Neppure “Zerofobia”, che nella sua metropolitanità esasperata è invece il suo album meno europeo, autenticamente e visceralmente rock. Quindi ben oltre la periferia di Pier Paolo, al limite più confinante con alcuni paesaggi di Testori, che non a caso era e viveva a Milano. Purtroppo oggi l’aggettivo “pasoliniano” è abusato e finisce per significare tutto e niente: qualsiasi situazione scollacciata, qualsiasi canzone con allusioni forti (o circa) viene sbrigativamente definita “pasoliniana”, quando spesso non lo è affatto. Comunque, sono d’accordo con Cristian; forse è proprio in “Artide Antartide” che troviamo affreschi, sia pure un po’ manieristici, capaci di rievocare alcune pellicole di PPP».

7) Un altro artista che ha molto in comune con Pier Paolo è Massimo Ranieri, di cui sta per uscire il film “La Macchinazione”. Anche in tal caso: quali le affinità tra Pasolini, Massimo e Renato? E tra i due cantanti?

Cristian: «Considero Massimo Ranieri uno degli artisti italiani più completi in assoluto. Ha una voce spettacolare e carisma da vendere. La sua presenza in un film o show televisivo è sinonimo di garanzia. Inoltre Ranieri è un eccellente attore di teatro e proprio qualche anno fa ho avuto modo di apprezzarlo dal vivo nello spettacolo “Viviani Varietà”. Con Pasolini Ranieri ha in comune l’aspetto. La sua somiglianza con Pier Paolo è davvero impressionante. Massimo e Renato sono stati, e lo sono ancora, degli istrioni. Devoti alla loro arte si sono cimentati in diversi ruoli e campi artistici. Non a caso la celebre canzone di Charles Aznavour, “L’istrione”, è stata cantata in coppia da Ranieri e Zero durante la trasmissione televisiva TGZDM. Sono certo che “La Macchinazione” renderà il giusto merito a Pier Paolo, sicuramente più del film di Abel Ferrara.»

Daniela: «Aspetto con impazienza il film di Massimo. È un attore molto espressivo. Con Pasolini sarà costretto a diventare espressionista, considerato che, poi, ha dovuto interpretare l’ultimo, e più fosco, capitolo della sua vita. Ecco, somiglianza a parte, per la carnale spontaneità accosto Massimo al Pasolini “friulano”, così goloso della vita, ma anche così ottimisticamente ingenuo e aurorale. Qui invece l’artista napoletano ha dovuto asciugarsi, riporre in un angolo la sua dirompenza meridionale per calarsi nel vuoto dell’uomo incupito, solo, sperduto, dirozzato. Quale che sia il risultato finale, ho fiducia comunque nella buona riuscita dell’opera anche perché l’uomo è umile, sa imparare. In questo è diverso da Renato, che Pier Paolo l’ha spesso subito, sentendoselo gravare sulle spalle in modo talora insopportabile. Poi ha voluto liberarsene. Adesso, Zero somiglia di più a un dispensatore di saggi consigli e sembra aver cancellato la parte nera – “dark”, direi – della sua arte e forse della sua esistenza».

8) Anche Paolo Bonacelli, altro attore pasoliniano (pensiamo a “Salò”) ha lavorato con Renato sia in “Ciao Nì” sia in “Tutti Gli Zeri Del Mondo” [film del ’79 e spettacolo monografico in quattro puntate andato in onda nel 2000, ndr]… Un caso?

Daniela: «Non ne ho la più pallida idea… Può trattarsi, com’è accaduto per “Calore”, d’intertestualità; non va dimenticato che in Bonacelli c’è anche molto Fellini, quell’atmosfera estatica, grottesca e saporosa capace di stendere sulle realtà più sordide un velo d’innocenza fatata».

9) Entrambi ricordate la parentela con Mario Tronti e alcune posizioni di Pasolini contro l’aborto e il divorzio che gli suscitarono fraintendimenti da parte dei settori della sinistra e, al tempo stesso, l’elogio della destra clericale e conservatrice…

Cristian: «Nonostante la parentela con Mario Tronti Renato Zero ha cercato di tenersi ben alla larga dalle correnti politiche. Purtroppo molte frange estremiste di destra amano le sue canzoni e le strumentalizzano per fomentare sentimenti di intolleranza e omofobia».

Daniela: «Tronti appartiene all’antica scuola marxista. È uno spirito immaginifico, con saldi principi morali. Per questo non sorprende la sua opposizione, condivisa da molti intellettuali della sinistra storica, alla tecnocrazia capitalista che trasforma i corpi in merce (utero in affitto oggi, aborto ieri). Pasolini venne strumentalizzato come oggi viene strumentalizzato Zero; fatte le debite proporzioni, sia chiaro. Ma quest’ultimo ha lanciato messaggi più ambigui».

10) Alcuni brani di Renato sono rimasti un po’ in sordina; altri vengono continuamente riproposti. Perché?

Daniela: «Bisognerebbe chiederlo a lui… Certo non è facile operare una selezione dopo 50 anni di carriera e non sta a me suggerire le scalette per i prossimi concerti! Non nascondo, però, che preferirei ascoltare canzoni come, appunto, “Casal de’ pazzi” al posto di altre, magari di maggior impatto, ma meno indicative della ricchezza dell’arte di Renato. Però, lo ripeto, si tratta di scelte molto personali sulle quali non mi pronuncio».

11) A proposito di scelte, cosa ne pensate della copertina di “Alt”? Parrebbe un ritorno a quelle atmosfere “dark” cui ci si riferiva poc’anzi…

Cristian: «La copertina di “Alt” ha un gusto vintage. A me ricorda molto gli anni’80 e in special modo alcuni video dei Pet Shop Boys o di Freddie Mercury e i Village people. Con quel look da Visitors sembra proprio omaggiare quel decennio lì».

Daniela: «Non lo so. Senza dubbio, se voleva scioccare, c’è riuscito. Tutto sta a vedere se rispecchia davvero il contenuto dell’album. A me rievoca certo situazionismo di “Voyeur”, ma le ultime prove, anche i due singoli, non sembrano andare in questa direzione. È pur vero che, a volte, i brani di lancio non esprimono appieno lo “spirito” dell’album. Penso per esempio a “A braccia aperte”: non si può certo dire che fosse il brano più riuscito, né quello più significativo d’un lavoro elaborato come “Cattura”».

12) E le critiche a Madonna?

Cristian: «Zero ha ammesso di non amare Madonna e di non stimarla affatto. Eppure i due artisti rappresentano una tipologia di musica che si concentra anche sull’aspetto visivo della performance musicale. Sull’immagine hanno costruito entrambi una carriera quindi non si capisce da quale pulpito parta la predica o in questo caso la critica di Zero».

13) L’esperienza poco riuscita di TGZDM dimostra che Zero “non è un mito transgenerazionale”, come si legge nel libro; molti, oggi, sarebbero pronti a giurare di sì.

Cristian: «Io non parlerei di esperienza poco riuscita. I programmi televisivi si misurano, ahimé, con i dati Auditel e non con la qualità degli stessi. Detto questo il Renato Zero di TGZDM non era il Renato di oggi. Nel senso che adesso il suo pubblico è enormemente cresciuto ed è diventato un cantante per famiglie. All’epoca manteneva ancora un po’ di quel sano distacco e non temeva la cosiddetta “emarginazione” della maggioranza».

Daniela: «Ho sempre sostenuto che Renato, proveniente dal teatro, non ha i “tempi” televisivi. Ciò premesso, se da un lato concordo con Cristian, dall’altro quell’one-man-show mi ha dato un’idea d’incompiutezza. E non solo per i superospiti negati a Zero. Talora ho avuto davvero la percezione di “vorrei ma non posso”. Quella trasmissione ha tentato di conciliare messaggi importanti, anche forti, e un’immagine sostanzialmente ancora trasgressiva, con la paciosità familiare e familista della prima rete Rai. Un’operazione praticamente impossibile, o impossibile a uno come Renato, che più cerca di “addomesticarsi”, più suscita perplessità».

14) Cristian, come spieghi l’affinità con Jackson e la freddezza con Bowie dopo la morte? E perché, secondo te, Renato è più affine a Elton John?

Cristian: «All’interno del libro troverete diversi capitoli incentrati sul confronto Jackson-Zero e Bowie - Renato. Le reazioni sono diverse perché con il Re del Pop Zero non si è mai sentito in competizione, mentre con Bowie ha subìto, nel tempo, diversi paragoni. Detto ciò la freddezza con cui ha trattato la scomparsa di David Bowie è inaccettabile e leggendo il libro capirete perché. Con Elton sono molte le cose che lo accomunano. Look, brio, comportamenti in scena, etc. Ovviamente Michael, David e Elton sono musicisti mentre Renato no. Comunque nel testo si discute delle sue affinità con questi grandi artisti e non di scopiazzamenti inesistenti. Sia chiaro!»

15) L’ammirazione del cantante per Wojtyla non può essere spiegata anche dal fatto che il papa polacco era stato un grande attore?

Cristian: «Ovviamente. Renato Zero ha portato in scena la maschera teatrale e frequentato il mondo della recitazione. Wojtyla è riuscito ad arrivare alle masse grazie proprio al suo trascorso di attore. Giovanni Paolo II nel suo libro “Alzatevi, Andiamo!” ricordava l’importanza formativa del teatro. Anche il pontefice descritto da Nanni Moretti in “Habemus Papam” dice alla psicologa che il suo lavoro è recitare. Senza offesa per nessuno ma Zero ha sempre avuto delle smanie di grandezza tipiche di un artista e Wojtyla è stato il papa più massmediatico di sempre. Non a caso subito dopo la sua elezione alla soglia di Pietro la Marvel, la casa editrice dei supereroi, gli dedicò un fumetto. La fede con lui è diventata spettacolo. Nacquero le messe di massa celebrate da una vera pop(e) star del Sacro».

16) Forse è vero che il travestito di “Mi vendo” non sarebbe mai andato a un Pride ma resta che le sue canzoni ai Pride ancora oggi sono eseguite. Come si spiega?

Daniela: «Perché nessuno meglio di lui ha saputo ritrarre non solo un’epoca ma uno stato d’animo, un vissuto. Chi c’era in quegli anni non può negarlo».

17) “Che lo si voglia ammettere oppure no Renato Zero, come ho già ricordato diverse volte, ha favorito la discussione sull’omosessualità in una nazione ancorata ancora a retrivi pregiudizi di matrice cattolica… Chi lo nega è solamente in malafede, oppure vuole ricondurre tutto ad una strategia di marketing improntata dal cantante per ingannare il suo pubblico e raggiungere facilmente il successo”. Cristian, queste frasi insieme con la matrice cattolica sembrerebbero smentire la posizione di Zero come un papa laico e così la copertina del nuovo album. Oppure no?

Cristian: «Al legame tra Renato Zero e la fede ho dedicato un intero capitolo. Ormai non è un mistero per nessuno che Zero, in più di un’occasione, si è allineato alle direttive del Vaticano. Zero è un cantante e da lui non mi aspetto nulla in materia di religione. Utilizzerà la sua arte per esprimere la sua spiritualità. Io da filosofo non credente non mi trovo nelle sue riflessioni attuali ma questo riguarda piuttosto me e non lui. Anche alla tematica dell’omosessualità nella canzone italiana ho dedicato un capitolo. Forse per non sminuire i concetti è meglio rimandare alla lettura degli stessi».

18) È stato riportato anche un siparietto frivolo (gossip). Perché questa scelta?

Cristian: «Ci è sembrata una scelta interessante per avvicinarci anche ad un pubblico meno propenso allo studio serio e serioso di un artista. È La gente ama il gossip ed è stato accontentato. Chiaramente più che pettegolezzi sono, per l’appunto, delle parentesi frivole in cui si narra di amicizie, di spettacoli televisivi che dovranno, forse, concretizzarsi, etc.»

Daniela: «Io ho cercato di evitarlo il più possibile, perché lo detesto e non sto nemmeno a scomodare Proust e il valore psicologico che dava al pettegolezzo. Per carità, si parla di artisti pop, fa parte del loro mondo (benché non sia inevitabile). Il punto è che però Renato ha deciso di servirsene in passato e lo sta facendo ancora in questi ultimi tempi. È una scelta professionale pure quella e noi ne abbiamo preso atto».

(Donatella Tinari) – Pubblicata su “Eretico & Corsaro” – Marzo 2016

domenica 13 dicembre 2015

Rassegna stampa libro: “Chiedi di lui- Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian Porcino


- «Decriptare una figura complessa come quella di Renato Zero non è mai stata un’impresa facile, e quelli che finora vi si sono cimentati hanno offerto contributi pressoché trascurabili (salvo rare eccezioni), talvolta pericolosamente fuorvianti (…) Lo sanno bene Daniela Tuscano (insegnante, scrittrice e blogger) e Cristian Porcino (filosofo, scrittore e critico letterario), coautori di Chiedi di lui, un saggio che finalmente rende giustizia, pagina dopo pagina, alla vera storia e alla vera sostanza del cantautore romano. Un’analisi schietta, puntuale, attenta, condotta dall’interno, vissuta, condivisa.» Amedit Magazine – Giugno 2014.


- «Quasi una bibbia dedicata al grande cantautore romano Renato Fiacchini, nome d’arte di Renato Zero, artista dall’aspetto eccentrico e dalla vita singolare, volta all’eccesso verso il suo pubblico che lo segue da anni. “Chiedi di lui-Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”, è il frutto della collaborazione fra due scrittori con la stessa passione per il grande Renato: Daniela Tuscano, insegnante, scrittrice e blogger, con Cristian Porcino, filosofo, scrittore e critico letterario (…) Un’opera saggistica scritta con una narrazione originale dalla stesura dinamica e incantevole. Un lungo percorso di quarant’anni di successi passati sotto i riflettori e davanti a tanti sorcini, ammiratori di ogni età, per percorrere insieme periodi storici irripetibili.» (Antonio Agosta) Generazione web, aprile 2015.


- «Definire saggio questo volume è piuttosto riduttivo: si legge infatti come un romanzo diviso in tre parti. La prima, composta da Daniela, ripercorre gli inizi della carriera del cantautore con una ricca aneddotica inframmezzata da ricordi personali e calata nel contesto sociale del tempo, vale a dire gli anni '70. Quelli del Renato trasgressivo e innovatore che l'autrice conosce molto bene e che ci fa vivere come un film, o forse un avventuroso documentario in bianco e nero. I colori li metteva Zero con le sue invenzioni […] Cristian Porcino si occupa dell'artista già affermato, che dopo il cono d'ombra degli anni Ottanta riemerge dalle proprie ceneri con fatica ma una rinnovata sicurezza di se'. Cristian pur presentandosi anch'egli in prima persona ha un taglio molto diverso da quello di Daniela ma questo invece di essere un limite, è un pregio, in quanto rende il testo molto più completo. Porcino mette in rilievo i legami tra i messaggi di Zero e quelli di alcuni filosofi contemporanei (in passato ha scritto un saggio in proposito)» (Fabio La Tosa) Musiccafe.forumfree.it, agosto 2014.


- «Come hanno sottolineato gli autori, l’opera non racconta solo la storia di uno dei maggiori artisti italiani ma dipinge anche l’epoca vissuta e modificata dal cantante stesso. Si tratta di un libro di cultura e non una semplice biografia musicale ma di un saggio che rende giustizia alla vera storia e alla sostanza del cantautore romano, con sullo sfondo gli anni Settanta» (M. Vas.) La provincia di Lecco, marzo 2015.


- «La ricerca del divino nella musica di Renato Zero" è stato il primo, interessante appuntamento dei pomeriggi culturali programmati dalla Comunità Episcopale "Gesù Buon Pastore" . Un momento di incontro con Daniela Tuscano, autrice - assieme a Cristian Porcino - del libro "Chiedi di lui", esplorazione nel cuore dell'universo musicale di Renato Zero […] La domanda sul senso della ricerca interiore nella musica di Zero, grazie alla variegata analisi di Daniela, ha trovato la giusta collocazione nella vicende biografiche dell'artista cresciuto nelle borgate romane, con una situazione di disagio iniziale, forse legata alla difficoltà ad esprimere un'identità di genere o, semplicemente, orientamento affettivo, ma con una reazione creativa e piena di dignità che ha portato Renato a “vivere” profondamente sé stesso, facendo del palcoscenico il suo rifugio, il luogo di maggiore autenticità e scavo interiore, a cominciare da quando, giovanissimo, calcava le scene del Piper di via Tagliamento. La sua storia interseca la rivoluzione il costume è nata dal Sessantotto che attraversa l'Occidente e, tardivamente, anche l'Italia. […] Nel corso degli interventi è emerso come quella di Renato Zero sia rimasta, o percepita, come una "rivoluzione a metà" poiché l'artista sembra essersi staccato, con silenzi e osservazioni/dichiarazioni pubbliche di tono piuttosto stridente con la sua storia, questo suo essere profondo. Questo è stato motivo di delusione per il mondo LGBT ma anche per alcuni sorcini e sorcine che hanno trovato nella musica di Renato Zero nonché nella spettacolarizzazione di certi valori e modi di essere, una fonte d'ispirazione ed un motivo di coraggio per vivere in modo più autentico la loro intimità. Una risposta si può comunque trovare nella parte redatta da Cristian Porcino, secondo cui, se tale mutamento è innegabile, resta vero che Renato non ha voluto rappresentare mai altri che sé stesso. D'altro lato, un aspetto non trascurabile di questo spostamento in senso più conservatore si ha anche nell'approccio alla tematica religiosa: presente da sempre, un tempo risultava più spontanea e piena di stimolanti interrogativi che adesso paiono aver ceduto il posto a una ortodossia senza repliche, fermo restando il valore filosofico d'un brano recente come "La vita è un dono".» (Madre Maria Vittoria Longhitano) Comunità "Gesù Buon Pastore”, marzo 2015.


- «"Chiedi di lui" - viaggio nell'universo musicale di Renato Zero - è un piccolo miracolo e un grande libro. Piccolo perché non è facile ottenere lusinghieri risultati di vendite per due autori poco conosciuti e non supportati da adeguato battage pubblicitario. Ma è accaduto. E, a distanza di quasi un anno, l'opera continua a destare interesse e curiosità. Grande perché "Chiedi di lui" affascina per la scrittura vivace, la completezza delle informazioni, l'originalità della narrazione.» (Emilio Bacchetta) Color Porpora, dicembre 2014.


- « “Chiedi di lui” diario appassionante e documentato che si legge come un romanzo e abbraccia tutta la carriera del cantante romano, dagli esordi agli ultimi tempi, ricco di testimonianze dirette di amici e fans.» (Giuseppe Scano) Compagni di strada, giugno 2014.


- «Nell'orbita di Zero, scorrono anni eccitanti, dolenti, perduti, imperdibili. Indispensabili. Daniela li racconta raccontandosi, e altro modo non c'era. Fogli di calendario che ancora volano dentro noi, con quell'accompagnamento che da musicale si fa vitale, bizzarro ma assai più denso di quanto certa critica spocchiosa avrebbe preteso; si può ben dire che, a lungo, Renato Zero puntellò i giorni traballanti di tanti, e a sua volta venne difeso da nessun altro se non un pubblico sempre più vasto, deciso e geneticamente modificato da lui. Credeteci, che è difficile rievocare tutto questo casino: Daniela ci è riuscita, e il suo libro è la colonna sonora di una colonna sonora. La seconda parte spetta a Cristian Porcino, che continua l'approccio personalistico ma alle prese con una stagione matura più ricca di superlativi che di magia.» (Massimo Del Papa) Babysnakes, maggio 2014.


- «Un lungo viaggio tra le parole e le note di una favola che continua a raccontarsi senza conoscere epilogo, ma anche un album di famiglia che Daniela Tuscano e Cristian Porcino ricostruiscono con precisione, lucidità e grande affetto. (…) Per chi apprezza Renato Zero, per chi è curioso e vuole saperne qualcosa in più e per chi continua a chiedersi come un artista, possa e sappia calcare la scena per quattro decenni continuando a entusiasmare un pubblico che mette insieme il quattordicenne e il settantenne.» (Fabio Maria Marongiu), febbraio 2014.


- «Daniela Tuscano, insegnante, blogger e scrittrice milanese, classe 1964. Cristian Porcino, filosofo, romanziere e autore di diversi saggi, di Catania, 33 anni. Cosa li accomuna? La passione per Renato Zero, naturalmente. Che li ha spinti a scrivere un libro («Chiedi di lui», ed. Lulu).» Sorriso di donna, maggio 2014.


- «Sorcino da tanto? Da poco? Dipende. Per alcuni sono solo agli inizi, data la mia età ancora giovane. Per me da sempre, visto che la zerofollia mi è stata trasmessa fin dalle fasce. Ma non smetto mai di cercare quello che non ho potuto vivere. E questa mia ricerca è stata esaudita da "Chiedi di lui, viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" scritto da Daniela Tuscano e Cristian Porcino. Forse il miglior libro in circolazione su R. Z. (…) I due autori tentano di mostrare Renato per come è e non per come si desidera. Nel bene e nel male. Lo prova il fatto che non ci sono gossip che altri magari citerebbero, anche a sproposito, per affermare le loro tesi ma solo racconti e ricordi, documentati e puntuali. Questo per me è molto importante. E ciascuno si goda Renato!” (Domenico Della Maddalena, ottobre 2015.


- «Non sono una sorcina o fan propriamente detta, ma Renato ha attraversato momenti fondamentali della mia vita. La prima immagine che ho catturato di lui, intorno ai dieci anni, era quella d'un uomo già maturo: col dito sulla bocca, lo sguardo sornione e ironico di chi la sa lunga... Ma che sembrava soprattutto rivolto a me e mi dicesse: ti leggo. (…) Sono quindi stata molto contenta di ritrovare tutti questi passaggi e atmosfere nel libro di Daniela e Cristian, mi sono serviti per contestualizzare meglio la sua figura dato che per ragioni anagrafiche non ho potuto viverli.» (Aly A.), agosto 2015.


- «Un romanzo-verità su Renato Zero, che si fa apprezzare per la fluidità della scrittura e la ricchezza dei contenuti. (…) È un libro “per tutti” che soddisfa tutte le esigenze perché vi si ritrova il Renato degli esordi beat e pasoliniani (finalmente in modo appropriato, senza accostamenti fuori luogo ma con documentata puntualità) e quello del successo, prima scandaloso poi accettato, il periodo buio, la rinascita e la consacrazione degli ultimi anni.» (Renato Porcelli), Ulisse, novembre 2015.

Il libro è in vendita su: www.lulu.com e www.amazon.it

giovedì 5 novembre 2015

“Chiedi di lui” un romanzo verità su Renato Zero.

Un romanzo-verità su Renato Zero, che si fa apprezzare per la fluidità della scrittura e la ricchezza dei contenuti. “Chiedi di lui, viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” è un libro originale e completo, diviso in tre parti, che abbracciano l’intera carriera del cantante romano. È un libro “per tutti” che soddisfa tutte le esigenze perché vi si ritrova il Renato degli esordi beat e pasoliniani (finalmente in modo appropriato, senza accostamenti fuori luogo ma con documentata puntualità) e quello del successo, prima scandaloso poi accettato, il periodo buio, la rinascita e la consacrazione degli ultimi anni. E sullo sfondo le vicende storiche, sociali, politiche, sessuali e di costume di 40 anni di quest’Italia che ci fanno capire come Renato abbia rappresentato benissimo uno spaccato del nostro vissuto. Daniela Tuscano e Cristian Porcino, gli autori del volume, sono da lungo tempo attenti osservatori dell'artista. Si sono basati su testimonianze dirette e personali e sulla loro capacità critica, senza farsi condizionare dal gossip o dalla loro stessa passione. Sono infatti convinto che un libro “vero” su Renato può essere scritto solo da chi lo apprezza sinceramente, ma anche questo è un rischio perché si può sconfinare nella glorificazione o finire per “modellarlo” secondo i propri gusti, dimenticando la sua realtà. Questo rischio nel libro di Daniela e Cristian è stato evitato perché si conserva la giusta capacità di analisi senza perdere l'ammirazione. Un piccolo classico, insomma, che resisterà alle mode e al passare del tempo.

Renato Porcelli

venerdì 2 ottobre 2015

"Chiedi di lui", un libro onesto


Sorcino da tanto? Da poco? Dipende. Per alcuni sono solo agli inizi, data la mia età ancora giovane. Per me da sempre, visto che la zerofollia mi è stata trasmessa fin dalle fasce. Ma non smetto mai di cercare quello che non ho potuto vivere. E questa mia ricerca è stata esaudita da "Chiedi di lui, viaggio nell'universo musicale di Renato Zero" scritto da Daniela Tuscano e Cristian Porcino. Forse il miglior libro in circolazione su R. Z. L'ho scoperto per caso dopo aver letto, purtroppo non subito, una bella intervista di "Amedit". È un racconto lungo suddiviso in due parti: le origini, con lo sfondo della Roma e dell'Italia degli anni '60 e soprattutto '70, con un preciso riguardo a Pasolini ma non solo. Si trovano aneddoti personali, testimonianze di chi gli è stato vicino, interviste sconosciute o dimenticate. E tanta musica e arte, viste con gli occhi di chi c'era (beati loro) ma con imparzialità. Anche nella seconda parte, che affronta il Renato più recente e, per me, meno intrigante dal punto di vista musicale, c'è una lettura personale e filosofica profonda, mai scontata. Insomma si legge con piacere anche se non si ha una grande familiarità con la carta stampata. Io lo giudico un libro onesto perché è scritto con passione ma sa essere obbiettivo, non nasconde le contraddizioni e, pur esternando le proprie preferenze, non snatura il personaggio. I due autori tentano di mostrare Renato per come è e non per come si desidera. Nel bene e nel male. Lo prova il fatto che non ci sono gossip che altri magari citerebbero, anche a sproposito, per affermare le loro tesi ma solo racconti e ricordi, documentati e puntuali. Questo per me è molto importante. E ciascuno si goda Renato!

Domenico Della Maddalena

giovedì 27 agosto 2015

“Liguritudine” di Daniela Tuscano

Qui, in via Morardo, è tutto un po' selvaggio. Un pittoresco anche troppo partenopeo, fin dalle facce. Se di bimbi, già fanno immaginare futuri splendori di ragazzi, imprendibili e furfanteschi. Accanto permangono volti ponentini, di fissità picassiane, e il crespo dei capelli inanella schiene d'ataviche fatiche. Qui il turista non invade ancora i carruggi. La spaghetteria “La mulattiera” ammannisce delizie d'altri tempi in mezzo a cimeli corsi, cartine preunitarie, biancheria di foggia francese, gufi e poiane, gioghi e tovaglie a quadri bianchi e rossi, su cui rosso spicca un papavero. E non stona. Esalta. Addolcisce ineffabile sapidità. Siamo, in realtà, in un suq orientale che sa di spezie e contenitori di plastica adibiti a vasi . Siamo in Italia. Siamo in un reperto anni Cinquanta. Il capolavoro del luogo è la “sala di lettura”: qui pure, un ammonticchiare assolato di grancasse, pendole, scaffali, ruote di biciclette e piastrelle da cucina. Ed è giusto, perché con la cultura si mangia: e si condivide. Davanti alla saracinesca, simile a quella dove Peppino Impastato si rifugiava per leggere Pasolini, si scambiano chiacchiere e libri. Anch'io ho portato il mio (su Renato Zero), che in verità vi è rimasto poco. Non capita così spesso di trovare un ventenne sparuto innamorato non solo del glam dei '70 ma di... Joe Dallesandro! Caspita! - Ma è vero che Renato lo conosceva?

Io e Cristian, veramente, non l'abbiamo scritto, avendolo scoperto dopo, ma sì, pare che nel '72 Renatino frequentasse spesso il Superstar di Roma in compagnia del sexy divo, e chiedeva insistentemente al dj di mettere le sue canzoni! (Ma quali?). Pur se un sospetto m'era venuto parlando di "Calore", quasi una memoria involontaria, proustiana, sicuramente un caso, ma non si sa mai... Insomma regalo il libro al ragazzetto entusiasta, pazienza se non guadagno nulla, non voglio taccagnare adesso, in quest'antro mezzo marocchino mezzo sabaudo, sopra pagine polverose con nomi russi e il titolo: "La fine di un attore".
Rientro a casa, il basilico è stato letteralmente divorato da una cavalletta che, nei radi momenti di pioggia, l'ha pure adibito a tettoia. Starà lì due giorni, poi sparirà, saltellando in chissà quali universi.

© Daniela Tuscano

giovedì 13 agosto 2015

Intorno a un libro su Renato Zero

Non sono una sorcina o fan propriamente detta, ma Renato ha attraversato momenti fondamentali della mia vita. La prima immagine che ho catturato di lui, intorno ai dieci anni, era quella d'un uomo già maturo: col dito sulla bocca, lo sguardo sornione e ironico di chi la sa lunga... Ma che sembrava soprattutto rivolto a me e mi dicesse: ti leggo. Nemmeno io riuscivo a distogliere il mio e mi accorsi che quegli occhi erano contornati da un filo di trucco e le unghie sulle dita più lunghe rispetto a quelle degli altri uomini. Non sapevo se per vezzo o per chissà cos'altro. Mio padre possedeva alcuni suoi dischi e mi raccontò che il giorno della mia nascita alla radio avevano trasmesso "Il cielo". Questo primo ricordo riaffiorò quand'ero sedicenne e cominciai ad appassionarmi a certe figure camaleontiche, vintage, glam, da Marc Bolan a Lou Reed a David Bowie, Freddie Mercury ecc. La mia amica Lorena mi fece ascoltare Ziggy Stardust e mi venne automatico associarlo a Renato! Sono quindi stata molto contenta di ritrovare tutti questi passaggi e atmosfere nel libro di Daniela e Cristian, mi sono serviti per contestualizzare meglio la sua figura dato che per ragioni anagrafiche non ho potuto viverli. Poi leggendo ho scoperto che Renato ha sofferto di quest'identificazione con l'artista inglese, ma per me non si trattava di un imitatore (anche perché, ripeto, avevo scoperto prima lui) quanto semmai della versione italiana di una corrente di pensiero e di vita. Mi appassionai tanto a quel personaggio dai pantaloni a zampa d'elefante e dai lunghi capelli neri. Io e Lorena arrivammo al punto di truccarci come lui! Anzi io invidiavo un po' la mia amica perché coi suoi tratti calabresi e scuri riusciva a somigliargli molto di più. Successivamente fui colpita da un video di Renato, giovanissimo e bello, Loredana e Mia. Mi diedero un'impressione di autenticità. Interpretavano una scenetta in cui cercavano una scrittura da parte di un impresario e Renato cercava di "prostituirsi" musicalmente pur di ottenere un ingaggio... Che poi in un gustoso passaggio del libro pare sia successa una cosa molto simile con Aragozzini! Diverso tempo dopo Renato tornò a bussare alla mia vita, in un momento di sconforto. Mi ero appena dichiarata alla mia famiglia e mio padre non accettava così facilmente la mia omosessualità. Allora ripensai a una frase de "Il cielo" che diceva "Un altro figlio nasce e non lo vuoi" e mi sentivo indesiderata, un uccello morto nel cuore. Sentivo di averlo deluso come figlia. Ma questa sensazione svanì presto sempre grazie a Renato... insomma a un'altra sua canzone, cioè "Santa Giovanna" che mi fece conoscere un'altra amica e invitava a vivere come si è... La terza invece viene analizzata nella seconda parte del libro cioè "Cercami". Avevo partecipato al Pride di Roma e come brano trainante era stato scelto "Gino e l'Alfetta" di Daniele Silvestri. Ma subito dopo parti' "Cercami" e tutti ci commuovemmo e l'ascoltammo in un silenzio quasi religioso. Quel pezzo infonde un grande ottimismo, una grande speranza nel futuro, una grande fiducia. Edificante, sì, nel senso migliore. Non conosco ancora tutti i brani e forse non è nemmeno importante, ma anche grazie alla lettura appassionante di questo saggio-romanzo ho avuto la conferma dell'immenso karma di Renato... di cui ho scoperto pure le debolezze e i limiti umani, ma mi ha convinta, a me appassionata di astrologia, a studiargli il tema natale... In futuro forse lo pubblicherò. Un abbraccio a tutti/e e grazie per avermi fatto scoprire questo bel libro.
(Aly A.)

"Chiedi di lui" di Daniela Tuscano e Cristian Porcino, pp. 178, Ed. Lulu, 2014. Il libro è in vendita su amazon

mercoledì 11 marzo 2015

CANTO DI PRIMAVERA - A Trezzano s/Naviglio musica, arte e spiritualità sulle note di Renato Zero

Renato Zero e il sacro: binomio possibile? Madre Maria Vittoria Longhitano, presbitera della comunità episcopale "Gesù Buon Pastore" e prima donna sacerdote in Italia, è convinta di sì; e il 21 marzo 2015, a Trezzano sul Naviglio (Milano) propone un "momento di riflessione e passione" sul tema "Renato Zero: la ricerca del divino dietro le maschere della carne" (c/o Ri-MAFLOW, via Boccaccio 1, ore 17.30). Madre Vittoria dialogherà assieme a Daniela Tuscano, autrice con Cristian Porcino del libro "Chiedi di lui - Viaggio nell'universo musicale di Renato Zero".
L'evento sarà allietato dal violino di Jacopo Ciammarughi e si concluderà con un ricco buffet. Un modo diverso e stimolante per salutare l'arrivo della primavera.

Giulio Mezzanotti (DiTuttiColori, 11/3/2015)

giovedì 12 febbraio 2015

Presentazione libro “Chiedi di lui. Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”.

All’interno della rassegna “Un libro al mese”, l’Associazione culturale Arci Kollage c/o Società Operaia - Via Mazzini, 6 - Colico (LC) presenta sabato 28 febbraio ore 17:00 il libro di Daniela Tuscano e Cristian Porcino “Chiedi di lui. Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”. Intermezzi Musicali con Monica Cristini, Roberta Minola, Michela Mansollino. Romina Savino, canto – Paolo Mistretta, percussioni – Carlo Paruzzi, chitarra – Marin Arsene, pianoforte. (Ingresso libero)

martedì 16 dicembre 2014

Riflettori su Renato Zero

"Chiedi di lui" - viaggio nell'universo musicale di Renato Zero - è un piccolo miracolo e un grande libro. Piccolo perché non è facile ottenere lusinghieri risultati di vendite per due autori poco conosciuti e non supportati da adeguato battage pubblicitario. Ma è accaduto. E, a distanza di quasi un anno, l'opera continua a destare interesse e curiosità. Grande perché "Chiedi di lui" affascina per la scrittura vivace, la completezza delle informazioni, l'originalità della narrazione. Il testo è suddiviso in tre parti: nella prima, affidata a Daniela Tuscano, si percorre la prima fase della carriera di Zero; Cristian Porcino si dedica ai suoi anni più recenti; nella terza si trova una nutrita raccolta di testimonianze di "sorcini" di ogni età e non manca nemmeno una inedita galleria fotografica.
Attraverso i brani del cantautore scorrono, come in un film, oltre quarant'anni di vita italiana (e non solo), quarant'anni in cui è cambiato tutto, stravolte convinzioni, ribaltato valori, sovvertito - e ricomposto - rapporti interpersonali. E molto di più.


- E oggi, che cosa resta di tutte quelle strade, di quei tentativi, di quell'allegria, anche? Quanto è davvero mutato e quante sfide restano ancora aperte?

DANIELA: «Esistono periodi storici irripetibili e l'ultimo scorcio del '70 fu uno di questi. Anni tragici per molti, anni tossici, malati, del declino dell'innocenza (e l'assassinio di Pasolini segna, in tal senso, uno spartiacque); e, nel frattempo, di grande sperimentalismo, nell'arte e soprattutto nel costume. Quindi anni anche colorati, provocatori. Un abbozzo di rivoluzione. Dove un personaggio come Renato Zero s'impose come sfavillante meteora. Declinò in un lessico italiano le suggestioni di Marc Bolan, David Bowie, Mick Jagger ecc. Non se ne accorsero in tanti».

- Eppure, voi raccontate che molti insospettabili intellettuali seguono, o hanno seguito Renato Zero. Anche amanti della musica "seria". Come si spiega?

CRISTIAN: «Nel melodramma delle opere liriche dei nostri più grandi compositori è racchiusa una tragicità del tutto connaturale alla vita. In questo Zero si avvicina a quel mondo e ben lo rappresenta. Nella sua intera produzione sono presenti elementi scenografici (e non solo) del mondo del teatro, incluso quello lirico. Il grande Luciano Pavarotti stimava Zero e anche Katia Ricciarelli; perfino il maestro Riccardo Muti ha espresso grande interesse e ammirazione nei confronti delle canzoni del cantautore romano. Il musicista Daniel Barenboim ha detto in un’intervista: “Purtroppo negli ultimi tempi troppe persone vivono senza mai nessun contatto con essa. La musica è finita in una torre d'avorio, puro piacere estetico per pochi eletti. Invece dovrebbe essere prima di tutto educazione alla vita. Se impari a "pensare la musica" capisci tutto: che il tempo può essere oggettivo e soggettivo, la relazione tra passione e disciplina, la necessità di aprirsi agli altri... Se suoni il violino e non ascolti allo stesso tempo il clarinetto non si può far musica”. Per parafrasare il titolo di un libro di Barenboim, “La musica è un tutto”!»

- Non va comunque dimenticato che Zero non è stato solo melodia, ma anche ritmo e rock - aggiunge Daniela. - Io lo conobbi così e per me quell'immediatezza secca ed esplicita è un tesoro da ritrovare assolutamente.

- Mi sorprende l'aggettivo "esplicito" per Renato Zero. Io avrei usato "elusivo/allusivo", ma confesso di non averlo conosciuto agli inizi. Invece, leggendo il libro...

DANIELA: «...ci si rende conto che era proprio così. Si potrebbe aggiungere "spontaneo" che, del resto, non significa improvvisato. Renato era un talento naturale, diciamo pure selvaggio, non un'operazione studiata a tavolino né il frutto di un'elaborazione intellettuale. A differenza di altri cantautori il suo messaggio - non solo le canzoni, ma l'aspetto, il personaggio, la sua stessa vita - giungeva diretto, senza intermediari. Era unico, perfino solo. Ma in ciò risiedeva la sua forza. Oggi taluni scrivono di percezioni, di fraintendimenti, quasi il Nostro intendesse comunicare qualcosa di diverso da ciò che in realtà era. Si propongono interpretazioni capziose di certi suoi brani, si tende a rendere episodico quanto invece costituiva il nerbo della sua intera poetica, si accantonano testimonianze per sottolinearne solo altre. No, se Renato si fosse limitato a dipingere, in maniera magari impeccabile ma distaccata - o, peggio, metaforica -, un mondo che non gli apparteneva non sarebbe entrato nel cuore di tanta gente. Del resto lui stesso non mancava mai di sottolinearlo, ben consapevole che in quello, non nell'essere un semplice esecutore o "traduttore" d'emozioni altrui, risiedeva la sua originalità».

- Naturalmente - incalza Cristian - l'ascoltatore recepisce messaggi che poi rimodula e adatta alla propria vita in base alle esigenze personali. Non si può continuare sulla falsariga d'un repertorio già sentito. Vivere significa anche cambiare idea.


- Cristian, per ragioni anagrafiche ti sei avvicinato a Zero dalla seconda parte della sua carriera. Che cos'hai trovato di stimolante in lui negli ultimi tempi?

CRISTIAN: «Vivevo quel determinato periodo storico e non potevo entusiasmarmi a qualcosa che non conoscevo. Su di me la sua musica ha esercitato una certa influenza soprattutto con i suoi album del passato. Grazie a questi ultimi ho compreso lo Zero che ascoltavo in quel preciso momento. In ogni periodo artistico esiste una certa continuità e dovevo risalire alla fonte di questa sorgente creativa. Ovviamente lo credevo sincero nei suoi messaggi altrimenti non mi sarei mai lasciato trasportare da qualcuno che millantava esperienze ed emozioni mai provate. Ogni artista quando ascolta la propria anima elabora contenuti onirici e immaginifici che provengono da una dimensione esistenziale non definibile. In quel momento il suo Io interiore è nudo e non può fingere. Poi ovviamente torna in sé e magari fatica a comprendere ciò che ha scritto in quel preciso istante. Il processo creativo di un artista è qualcosa che ci avvicina alla nostra origine primigenia, quando eravamo tutt’altro da ciò che siamo oggi».

- Un discorso di coerenza?

CRISTIAN: «La coerenza è d’obbligo per un essere umano adulto, e a maggior ragione per un artista. Solo l’artista, però, è in grado di sapere se ha rispettato la sua voce interiore. Naturalmente, come ho detto, si può cambiare opinione. L’unica cosa che può stonare in tutto il contesto è negare o prendere di fatto le distanze da un passato storico che, nel bene o nel male, ci ha fatto diventare ciò che siamo. Diceva Lao Tzu: “La correzione si converte in falsità”. Diciamo che un artista deve utilizzare più riflessione critica verso se stesso anziché autocelebrazione».

- Avete menzionato Pasolini. E nel libro descrivete Zero come un "pasoliniano inconsapevole"...

DANIELA: «Pasolini è uno dei massimi poeti del Novecento, Renato Zero un cantante pop. Si potrebbe finire qui. Ma c'è quell'aggettivo, inconsapevole, appunto. È sempre il discorso della spontaneità: Zero nella primissima parte della sua vicenda artistica e umana somigliava a un protagonista dei romanzi romani del poeta. In seguito no, negli ultimi anni ne ha anche preso le distanze. Senza volerlo ha però dato voce e a suo modo amplificato, a livello di fruizione popolare, quei marginali tratteggiati da Pier Paolo. La tanto bistrattata "canzonetta", in fondo, serve anche a questo. Ho saputo di gente che si è avvicinata a Pasolini dopo aver ascoltato alcuni vecchi brani di Zero».

CRISTIAN: «Non credo che nei primi anni della sua vita artistica Zero si sia soffermato più di tanto a studiare dettagliatamente l’opera di Pier Paolo. Era totalmente preso dalla sua carriera e dall’inseguire quella voglia di riscatto che albergava in lui. A Pasolini lo legava un certo modo di vivere la periferia e l’esistenza dei più ultimi, ma i due hanno effettuato un percorso esistenziale e artistico ben diverso. Quello di Pasolini estremo e fatale, quello di Zero audace in un primo momento e più rasserenante nella seconda parte della sua carriera».

- Daniela, la tua narrazione si ferma al 1991 anche se apri significativi spiragli sulle decadi successive. Qual è il periodo secondo te più fecondo del Renato maturo?

DANIELA: «L'ho scritto: la seconda metà degli anni Ottanta, cioè quel lasso di tempo oscuro - dal punto di vista delle vendite - non ancora sufficientemente valorizzato e l'intero decennio dei Novanta. Veramente, adesso considero quelle sonorità un po' datate ma all'epoca le trovai interessanti, forse un tantino manieristiche, ma Renato è anche bel canto, più vicino a Claudio Villa che a Modugno. Fra gli album del periodo Duemila ho apprezzato in particolare "Cattura" e le prove dal vivo».

- A breve si inaugurerà "Zero", una mostra multimediale sull'arte di Renato...

DANIELA: «Ovviamente non ne so molto, anzi, come tutti, quasi nulla! Renato, così italiano, ancora una volta sembra ripercorrere le strade dei colleghi d'oltremanica, Beatles e David Bowie. Sarà l'occasione per avvicinare alla poetica di Zero un pubblico più ampio e vario rispetto ai fans abituali? È presto per dirlo. Alcuni suoi pezzi compaiono in alcune antologie scolastiche. Forse ancora poche. Non è necessario un riconoscimento dall'Accademia dei Lincei per i cantautori, come pure qualcuno pretende. I cantautori non sono poeti. Ma un loro spazio nell'immaginario e, perché no, nella creazione d'un nuovo linguaggio popolare probabilmente lo meritano».

CRISTIAN: «Concordo con Daniela. Si sa molto poco di questo evento, e quindi non posso esprimermi in tal senso. Nondimeno una carriera non è fatta esclusivamente di momenti visibili da accumulare ed esporre in vetrina. Il visibile non corrisponde certamente al vissuto dell’artista e a quello dei suoi ammiratori. Si corre il pericolo di focalizzarsi e cristallizzarsi in una dimensione nostalgica che produce solamente una vuota deferenza al passato che si è vissuto con estrema intensità. Mi rammarica tuttavia che prima dell’uscita del libro e inizialmente, quando nel 2008 pubblicai il testo “I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero”, nessuno scorgeva nella sua opera appigli culturali. Adesso, invece, è iniziata una caccia al tesoro, con tanto di concorsi letterari creati per decifrare questo artista un tempo fin troppo snobbato e adesso giustamente osannato. Mi fa piacere per lui, ma occorre ricordare che in tempi non sospetti ci eravamo già interessati all’aspetto culturale della sua arte e, ahimé, non siamo stati presi granché in considerazione. Meglio tardi che mai!»

Emilio Bacchetta (Color Porpora, dicembre 2014)

mercoledì 12 febbraio 2014

Recensione libro “Chiedi di lui – Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero”

(Articolo di Fabio Maria Marongiu). Un lungo viaggio tra le parole e le note di una favola che continua a raccontarsi senza conoscere epilogo, ma anche un album di famiglia che Daniela Tuscano e Cristian Porcino ricostruiscono con precisione, lucidità e grande affetto. Gli estimatori dello Zero delle origini ritroveranno quel percorso, unico nella storia della musica leggera Italiana, che negli anni 70 rivestì di colore le parole e la musica di un'autorialità genuina, profonda e incredibilmente differente. Per chi ha qualche anno in più sarà un po' come ritrovare qualcosa che già gli appartiene. Per i più giovani, sarà riscoprire uno Zero contestualizzato nelle vicende di una storia che racconta l'emarginazione, la periferia, la solitudine, ma soprattutto la disperata voglia di esserci e di lasciare la propria impronta. Cristian Porcino rilegge l'ultimo ventennio con entusiasmo e passione, ma anche con la chiarezza di chi vuole essere comunque voce critica e decide di raccontare le luci così come le ombre. Per chi apprezza Renato Zero, per chi è curioso e vuole saperne qualcosa in più e per chi continua a chiedersi come un artista, possa e sappia calcare la scena per quattro decenni continuando a entusiasmare un pubblico che mette insieme il quattordicenne e il settantenne. Fabio Maria Marongiu © Riproduzione riservata

lunedì 3 febbraio 2014

“Chiedi di lui – Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian Porcino

“Chiedi di lui – Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian Porcino. Dalla prefazione di Maria Giovanna Farina: “Ognuno di voi può trovare in questo libro se stesso/a o una parte del proprio cuore, del proprio vissuto emozionale, della propria storia o del proprio futuro. Leggerlo diventa quindi un atto di grande rilievo per il proprio viaggio sulla Terra, ma anche nell’interiore che rimane, a volte, oscuro”. Contiene un'inedita galleria fotografica dell’AMO Tour. Dati tecnici del libro: “Chiedi di lui – Viaggio nell’universo musicale di Renato Zero” di Daniela Tuscano e Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 178, € 16,00, Isbn: 978-1-291-73211-5, in vendita su: www.lulu.com, www.amazon.it, ww.amazon.com, etc.