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giovedì 23 ottobre 2025

Il Concilio II, la luce e le catene

 


Nella giornata di ieri, durante una lezione di Storia, ho parlato alle mie allieve del Concilio Vaticano II. Mentre ne illustravo il significato storico, mi hanno rivolto domande che mi hanno profondamente colpito:
«Come può un evento religioso riguardare tutti?»
«In che modo il cattolicesimo influenza ancora oggi la vita dei laici?»
Domande sincere, disarmanti, che mi hanno spinto a guardarmi dentro.
Ricordo che, da ragazzo, leggevo con fervore ogni documento ufficiale del Papa. Non so bene perché lo facessi; forse, in quelle parole solenni, cercavo una legittimazione alla mia esistenza. Chi ha letto il mio libro Sulle tracce dell’altrove conosce quella mia antica inquietudine: un bisogno di approvazione che non trovava mai risposta.
Crescere, per me, ha significato liberarmi da un senso di colpa che la religione aveva inciso in profondità. Non è stato facile, ma alla fine ci sono riuscito.
Come il prigioniero del mito di Platone, ho visto la luce e ho spezzato le catene.
In quel chiarore, ho intravisto uno spiraglio nelle parole di Papa Francesco – un’eco di universalità simile a quella della Pacem in terris di Giovanni XXIII. In quei rari momenti, la voce della Chiesa sembrava rivolgersi a ogni essere umano, non solo ai credenti. Ho sempre desiderato che un pontefice spezzasse le catene della propria “caverna” fatta di dogmi e divieti, dirigendosi con coraggio verso la luce. Ma so che è, e probabilmente resterà, un’utopia.
La Chiesa dice di voler parlare all’umanità di oggi, ma resta ferma nelle sue posizioni, spesso sconfessate dalla razionalità e dallo spirito scientifico. I suoi portavoce promettono di aggiornarsi, di rompere con la tradizione millenaria che la contraddistingue; in realtà, però, compiono solo piccoli e timidi passi.
La Chiesa non accetta il cambiamento e preferisce restare ai margini della società, senza incidere veramente.
E così la società cambia, evolve, e costringe il Vaticano ad adeguarsi a un contesto che ormai lo rigetta perché percepito come fuori tempo.
Da filosofo e da non credente, continuo a percepire l’invadenza della religione nella vita quotidiana. Ogni volta che la fede tenta di imporsi come regola comune, sento il dovere di alzare le barricate — non per ribellione sterile, ma per difendere la libertà di ciascuno. Nessuno dovrebbe vivere schiacciato da un credo che pretende di definire la misura dell’esistenza.
Il Concilio II si proponeva di parlare a tutti, ma oggi la Chiesa, a differenza del protestantesimo, sembra rivolgersi esclusivamente ai fedeli, ignorando l’emorragia di cattolici in tutto il mondo.
Forse, come sosteneva Nietzsche, «le persone non accettano la verità perché non vogliono che la loro illusione venga distrutta».

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

sabato 20 settembre 2025

Il Potere Incolore: quando un leader religioso sceglie il silenzio

 


C’è qualcosa di inquietante nel potere quando si presenta in punta di piedi. Quando governa, decide, indirizza… ma senza mai veramente esporsi. È il caso dell’attuale pontefice della chiesa cattolica, Leone XIV: un uomo potente, rispettato, indubbiamente influente. Ma anche, inevitabilmente, incolore.

Lo si ascolta parlare, ma raramente dire. I suoi discorsi scorrono come acqua liscia su una superficie di vetro: puliti, levigati, privi di attrito. Mai un’espressione fuori posto, mai un’affermazione che rischi di dividere, turbare o infiammare. Il suo stile è quello della neutralità assoluta – e forse anche dell’opacità.

Non è che manchino i temi su cui prendere posizione. Il mondo è attraversato da fratture profonde: crisi climatiche, guerre, disuguaglianze crescenti, conflitti etici. In molti guardano a lui aspettandosi una parola chiara, una direzione, un coraggio. Ma le risposte sono spesso fumose, ambigue, incapsulate in una prudenza che rasenta l’inazione.

Il confronto con il predecessore diventa inevitabile. Papa Francesco era un uomo dai modi meno raffinati, a volte irruenti, certo. Ma vero. Esposto. A tratti persino scomodo. Le sue dichiarazioni erano oggetto di critiche, satire, interpretazioni forzate… ma mai di indifferenza. Perché dietro ogni sua parola si sentiva la volontà di esserci, anche nel rischio, anche nell’errore.

Ora invece regna una calma sospetta. Nessuno scandalo, nessuna gaffe, nessun titolo controverso. Ma anche nessuna scossa. Si respira una leadership prudente fino all’afonia, incapace di scuotere le coscienze o di infiammare un dibattito. Un governo del silenzio, che tiene in ordine tutto ma non accende nulla.

E allora viene da chiedersi: è questo ciò che serve oggi? Un’autorità che si limita a evitare il conflitto, o un uomo che, pur sbagliando, si espone, si compromette, si fa carico del peso del proprio tempo?
Forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di voci imperfette ma vere. Non di eco impeccabili.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara 

lunedì 19 maggio 2025

Leone XIV e la concezione di famiglia

 



Papa Leone XIV durante l'udienza al Corpo diplomatico presente in Vaticano ha detto che è responsabilità di chi governa investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Quest'ultima è una citazione della Rerum Novarum del suo illustre predecessore Leone XIII. Evidentemente la concezione di famiglia di Robert Francis Prevost è identica alla concezione ampiamente diffusa nel 1891 (anno della pubblicazione dell'enciclica citata). Ora nessuno si aspetta da un pontefice una totale apertura alle unioni non tradizionali ma certamente nemmeno un ritorno al passato che è totalmente anacronistico e fuori dal tempo. È evidente che per Prevost noi non esistiamo e non possiamo costruire famiglie e a questo punto sorge un dubbio. Ieri ha affermato: "Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia". 

Come possiamo definirci membri di un'unica famiglia se al suo interno esiste chi ti ritiene invisibile e ti nega il diritto alla felicità?

Come ha ricordato la sociologa Chiara Saraceno a Left (19/12/2014) la famiglia naturale non esiste perché:

"La famiglia è una costruzione sociale, legale e normativa. Sono le norme che definiscono quali rapporti di sesso o di generazione sono familiari oppure no. E se noi guardiamo la famiglia da un punto di vista antropologico e storico, scopriamo che il modo in cui questo processo normativo è avvenuto è variato molto nel tempo e nello spazio".

Non abbiamo quindi certamente bisogno dell'approvazione più o meno benevola di un rappresentante religioso per esistere ed essere legittimati né tantomeno di carità selettiva.

Fortunatamente a bilanciare certe dichiarazioni è intervenuto il nostro caro e amato Presidente della Repubblica che ha compreso il dolore che si cela dietro l'indifferenza e la discriminazione. In occasione della giornata contro l'omofobia Sergio Mattarella ha detto: "Il tema della Giornata odierna - il potere delle comunità - richiama al valore del vivere insieme, con rispetto. Una comunità inclusiva sa di dover proteggere le differenze per costruire una società più giusta e più coesa, ampliando così la libertà di tutti".

Senza uguaglianza non c'è libertà.

© Cristian A. Porcino Ferrara