Uscita la nuova edizione del libro “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino. Con prefazione di Salvatore Scalisi:
«L’autore con penna veramente felice, ci fa riflettere sulle mille sfaccettature dell’animo umano e sui tanti miti creati da varie culture che influiscono negativamente o positivamente su ognuno di noi». Dati tecnici del libro: “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 150, € 13,00, Isbn:, in vendita su lulu.com, amazon.it, amazon.com, etc
In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
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giovedì 4 settembre 2014
Uscita la nuova edizione del libro “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino
Uscita la nuova edizione del libro “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino. Con prefazione di Salvatore Scalisi:
«L’autore con penna veramente felice, ci fa riflettere sulle mille sfaccettature dell’animo umano e sui tanti miti creati da varie culture che influiscono negativamente o positivamente su ognuno di noi». Dati tecnici del libro: “La solitudine non va mai in vacanza” di Cristian Porcino, Lulu Edition, pp. 150, € 13,00, Isbn:, in vendita su lulu.com, amazon.it, amazon.com, etc
lunedì 23 luglio 2012
“Io chi?” intervista a Cristian Porcino
(Articolo di: Matteo Dentici). “Io chi?” (Lulu.com, € 10,00) è il nuovo libro di Cristian Porcino, scrittore siciliano che in passato si è cimentato nell’analisi dei testi dei cantautori italiani per compararli alla filosofia, e diverse quanto felici incursioni nel mondo della pop music internazionale. Da qualche anno ha intrapreso un percorso che lo ha condotto dal mondo della saggistica alla narrativa. A tal proposito citiamo la raccolta di racconti “La Solitudine non va mai in vacanza” o il romanzo “Un’altra vita”. A marzo Porcino ha dedicato a Lucio Dalla un libro dal titolo “Domenico Sputo” ripercorrendo con originalità la carriera artistica del compianto musicista italiano. In occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro, ho incontrato il nostro autore.
1) Partiamo con una domanda sul mondo editoriale odierno. Cosa ne pensa?
«Se posso le rispondo con un’altra domanda: “Quanti autori indipendenti lei vede sponsorizzati in tv o nei giornali?” glielo dico subito, “Zero”. Quanto crede che possa interessarmi apprendere dell’uscita del nuovo libro di Pinco Pallino che sappiamo esser stato scritto da altri e poi firmato dal signor volto noto della tv? Non ho mai seguito il branco e certamente non inizierò a farlo adesso. Preferisco autopubblicarmi la mia opera se in giro non esistono più editori disposti a fare il loro lavoro senza chiedermi un esborso economico. Non mi piego a questa nuova religione della merce. E poi perché quando grandi star della musica si sganciano dalle major discografiche per mettersi in proprio sono applauditi e definiti coraggiosi, mentre quando lo fa uno scrittore ciò diventa sinonimo di poca professionalità? Non si possono usare due pesi e due misure».
2) Il titolo del suo nuovo libro “Io chi?” a cosa si riferisce?
« Il titolo è connotato da una sottile ironia. Ostentiamo con troppa sicurezza il pronome “io”. Dire “io” non vuol dire nulla di specifico e non ci rappresenta per niente. Nessuno si conosce così a fondo, eppure diciamo senza tante remore “Io sono”, “Io faccio”, “Io qui”, “Io là” , o frasi del tipo “Lei non sa chi sono Io” ecc., il che mi fa sorgere la domanda: “Ma io chi?”».
3) Il racconto su Maerobius è davvero surreale come alcuni film di Fellini o quelli di Terry Gilliam, ma non per questo meno attuale. Com’è nata l’idea di questo personaggio? Si è ispirato a qualcuno in particolare?
«La storia di Maerobius è una metafora della società umana. Maerobius potrebbe benissimo vivere in qualsiasi epoca, ma non cambierebbe di una virgola la sua parabola esistenziale. Per questa storia non mi sono ispirato a nessun soggetto politico in particolare o forse a tutti quelli già esistiti o esistenti. La vicenda di Maerobius, pur nella sua situazione irreale, non significa che non potrebbe accadere. Chi lo sa che non sia già successa in varie parti del mondo. A volte la realtà supera notevolmente la fantasia».
4) Ho trovato delizioso il racconto “I marchesi di Culignàc” quanto commoventi “Il professore” e “La scelta”, quest’ultimo dedicato alla drammatica fine di un giovane ragazzo. Qual è il suo rapporto con la tecnologia e i social network?
«La ringrazio. Anch’io sono legato a questi racconti che ha citato. Per quanto riguarda la sua domanda ho un profilo facebook che seguo a tempo perso. Se vuole sapere se sono uno dei tanti malati da social network, la risposta è no! Posso stare mesi senza entrarci e non sento alcuna mancanza. Non capisco coloro i quali postano ogni giorno i fatti privati della loro vita; ma non ci tengono alla loro riservatezza? Non li capisco. Il racconto “La scelta” nasce per evidenziare quanta falsità si annida dietro questi nuovi mezzi di comunicazione. I più giovani si illudono che avere mille conoscenze virtuali significa conoscere realmente mille amici. Purtroppo non è così e questo li rende inevitabilmente più fragili e soli”.
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domenica 4 marzo 2012
“Un’altra vita per Shlomo. Intervista all’autore”


Il nuovo libro di Cristian Porcino “Un’altra vita” racconta la vita di Shlomo, un giovane ebreo ortodosso che dovrà fare i conti con la mentalità chiusa e bigotta dei propri genitori e della comunità in cui risiede. Una lettura entusiasmante e coraggiosa che dichiara apertamente, e senza tanti giri di parole che l’amore non ha etichette. Porcino smaschera il voyerismo di facciata che sembra tanto arrovellare i perbenisti dell’ultima ora. Il tema dell’omossessualità è affrontato dall’autore con delicatezza e con spirito filosofico. La narrazione prosegue con tanti episodi suggestivi e densi di liricità in una cornice scenografica accattivante come quella di New York City. Per saperne di più su questo e su altri lavori da lui pubblicati, ho intervistato l’autore che ha gentilmente risposto ad alcune domande.
1) Il suo primo romanzo “Un’altra vita” affronta un tema molto importante come il legame fra religione e sessualità. Perché questa scelta?
«Dunque la scelta è stata dettata dalla spiegazione forse più ovvia. Determinate religioni, se non quasi tutte, hanno mortificato l’aspetto sessuale degli esseri umani. Le loro dottrine hanno sempre incoraggiato il rapporto sessuale solamente in vista della procreazione. Così quando si è dovuto affrontare l’omosessualità, come nel caso del protagonista del romanzo, l’atteggiamneto più comune è stato quello di emarginare ed espungere dal nucleo comunitario d’appartenenza chi, con il proprio comportamento, poteva minare le solide basi tramandate nei secoli da vecchie tradizioni religiose, e superstizioni infarcite da misticismo. La scelta pertanto era, a mio parere, più che doverosa».
2) Cosa l’ha spinta a scrivere una storia come quella di Shlomo?
«La storia di Shlomo nasce diversi anni fa. Purtroppo avevo sempre rimandato l’appuntamento a data da destinarsi, fino a quando non è giunto il momento giusto per fissarla su un foglio di carta. Viviamo, ahimè, in un contesto storico dove l’omofobia appare un fattore ben radicato e mascherato dalla parola “tolleranza”. Dietro questo concetto si può annidare un atto di razzismo ben congegnato. Persino i rappresentati religiosi utilizzano spesso simili parole. Dichiarando pubblicamente di essere tolleranti allo stesso tempo prendano le dovute distanze dal problema. In altre parole è come dire “ti rispetto ma non avvicinarti. Resta al tuo posto”. Questo è un vero controsenso».
3) Perché si è affidato ancora una volta all’autopubblicazione?
«Di editori onesti e coraggiosi in giro ne vedo pochi. Quando scoprono che non sei diposto ad acquistare le copie del libro o a partecipare economicante alle spese di stampa spariscono nel nulla. Francamente non capisco chi snobba così tanto l’autopubblicazione. A dire il vero è molto più nobile investire su se stessi editandosi le opere, piuttosto che partecipare e incrementare le floride finanze di certi tipografi che si spacciano per editori. Anche come critico letterario non stabilisco mai a priori quali libri recensire o no. Prima leggo e poi mi faccio un’idea. Negli ultimi cinque anni ho letto diversi libri autopubblicati davvero interessanti che sono arrivati all’attenzione di alcuni critici grazie alla costanza dei loro autori. Quindi è giunta l’ora di togliere i paraocchi e accantonare questi sterili pregiudizi».
4) Il romanzo è ambientato a New York. Come mai questa scelta?
«Trascorro diversi periodi dell’anno a New York ed è una città a me molto cara. E poi la storia di Shlomo si sposa bene con le immagini della grande mela. Inoltre in quelle occasioni ho avuto modo di osservare da vicino le comunità ebraiche ortodosse in cui ho ambientato la prima parte del libro ».
5) In “La solitudine non va mai in vacanza” (Photocity Edition) ha trattato tematiche piuttosto delicate come le morti sul posto di lavoro, la solitudine e l’ambizione di chi punta troppo in alto come ad esempio il cardinal Thomas Wolsey personaggio storico cinquecentesco della corte dei Tudor. Perché ha puntato su problematiche più ricercate anziché ripiegare nei soliti racconti d’amore?
«Si, in effetti, me lo chiedo anch’io. A parte la battuta, penso che scrivere solamente o principalmente d’amore sia una scelta oltre che scontata, poca fantasiosa. Di solito quando non si sa cosa scrivere si progetta una classica storia d’amore, piena di tradimenti e riavvicinamenti. La letteratura ci ha fornito negli anni validi esempi di opere che sapevano coniugare il sentimento con altro. “Il dolore del giovane Werther”, ad esempio, ci parla della passione che consuma il protagonista ma anche della sua propensione a nascondersi dietro le proprie sensazioni. Nel mio libro ho affrontato diverse problematiche come le morti bianche perché credo che questo sia più importante di una storia trita e ritrita che fa rima con amoruccio e tesoruccio. Per i Tudor invece ho una vera e propria predilezione. Leggo e mi documento da diversi anni sul quel periodo storico. Thomas Wolsey pur essendo una figura di prim’ordine all’interno della corta di Enrico VIII è stato quasi dimenticato dalla storiografia contemporanea. Con il passare del tempo Wolsey è diventato una comparsa di scarso valore».
6) In uno dei racconti de “La solitudine non va mai in vacanza” lei sembra richiamare la tragica scomparsa di Yara. Si è per caso ispirato alla tragedia della piccola di Brembate?
«Sono in tanti ad avermi fatto notare questa cosa. Il caso di Yara mi ha colpito molto e in qualche modo ho tratto ispirazione dalla sua triste vicenda. Però il mio racconto parla di una ragazzina americana Alice che si fida ciecamente di un adulto che con inganno tenta di ucciderla. Di storie come quella di Yara purtroppo ce ne sono tantissime nel mondo, e quasi sempre sono tutt’oggi dei delitti tragicamente irrisolti».
7) Nel saggio “Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” giunto già alla seconda edizione, lei fa riferimento alla personalità del daimon interiore elaborata da James Hillman. Ci spieghi meglio?
«Nella sua opera più importante “Il codice dell’anima” Hillman postula l’esistenza all’interno dei nostri corpi di una sorta di daimon interiore che ci guida verso il nostro cammino e realizzazione personale. Nel caso dell’ artista la cosa si fa ancora più interessante. Data la personalità creativa che osserviamo e ammiriamo si fa sempre più presente la scissione fra la loro vera personalità e quella della voce interiore che sul palco si manifesta a 360 gradi. Ecco analizzando la figura complessa di Michael Jackson ho messo in luce determinati aspetti».
8) Proggetti per il futuro?
«Ne ho diversi, ma non le posso dire nulla. Tutto è ancora in fase di progettazione».
Veronica Di Stefano
© Riproduzione riservata
giovedì 1 dicembre 2011
"La solitudine non va mai in vacanza" di Cristian Porcino

"Attraverso dieci racconti l’autore con penna veramente felice, ci fa riflettere sulle mille sfaccettature dell’animo umano e sui tanti miti creati da varie culture che influiscono negativamente o positivamente su ognuno di noi."
"La solitudine non va mai in vacanza" di Cristian Porcino
Photocity Edizioni
Pagine: 132
Codice ISBN 978-88-6682-116-8
€ 15,00
In vendita in tutte le librerie e nei maggiori siti internet
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