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domenica 4 marzo 2012

“Un’altra vita per Shlomo. Intervista all’autore”



Il nuovo libro di Cristian Porcino “Un’altra vita” racconta la vita di Shlomo, un giovane ebreo ortodosso che dovrà fare i conti con la mentalità chiusa e bigotta dei propri genitori e della comunità in cui risiede. Una lettura entusiasmante e coraggiosa che dichiara apertamente, e senza tanti giri di parole che l’amore non ha etichette. Porcino smaschera il voyerismo di facciata che sembra tanto arrovellare i perbenisti dell’ultima ora. Il tema dell’omossessualità è affrontato dall’autore con delicatezza e con spirito filosofico. La narrazione prosegue con tanti episodi suggestivi e densi di liricità in una cornice scenografica accattivante come quella di New York City. Per saperne di più su questo e su altri lavori da lui pubblicati, ho intervistato l’autore che ha gentilmente risposto ad alcune domande.

1) Il suo primo romanzo “Un’altra vita” affronta un tema molto importante come il legame fra religione e sessualità. Perché questa scelta?

«Dunque la scelta è stata dettata dalla spiegazione forse più ovvia. Determinate religioni, se non quasi tutte, hanno mortificato l’aspetto sessuale degli esseri umani. Le loro dottrine hanno sempre incoraggiato il rapporto sessuale solamente in vista della procreazione. Così quando si è dovuto affrontare l’omosessualità, come nel caso del protagonista del romanzo, l’atteggiamneto più comune è stato quello di emarginare ed espungere dal nucleo comunitario d’appartenenza chi, con il proprio comportamento, poteva minare le solide basi tramandate nei secoli da vecchie tradizioni religiose, e superstizioni infarcite da misticismo. La scelta pertanto era, a mio parere, più che doverosa».

2) Cosa l’ha spinta a scrivere una storia come quella di Shlomo?

«La storia di Shlomo nasce diversi anni fa. Purtroppo avevo sempre rimandato l’appuntamento a data da destinarsi, fino a quando non è giunto il momento giusto per fissarla su un foglio di carta. Viviamo, ahimè, in un contesto storico dove l’omofobia appare un fattore ben radicato e mascherato dalla parola “tolleranza”. Dietro questo concetto si può annidare un atto di razzismo ben congegnato. Persino i rappresentati religiosi utilizzano spesso simili parole. Dichiarando pubblicamente di essere tolleranti allo stesso tempo prendano le dovute distanze dal problema. In altre parole è come dire “ti rispetto ma non avvicinarti. Resta al tuo posto”. Questo è un vero controsenso».

3) Perché si è affidato ancora una volta all’autopubblicazione?

«Di editori onesti e coraggiosi in giro ne vedo pochi. Quando scoprono che non sei diposto ad acquistare le copie del libro o a partecipare economicante alle spese di stampa spariscono nel nulla. Francamente non capisco chi snobba così tanto l’autopubblicazione. A dire il vero è molto più nobile investire su se stessi editandosi le opere, piuttosto che partecipare e incrementare le floride finanze di certi tipografi che si spacciano per editori. Anche come critico letterario non stabilisco mai a priori quali libri recensire o no. Prima leggo e poi mi faccio un’idea. Negli ultimi cinque anni ho letto diversi libri autopubblicati davvero interessanti che sono arrivati all’attenzione di alcuni critici grazie alla costanza dei loro autori. Quindi è giunta l’ora di togliere i paraocchi e accantonare questi sterili pregiudizi».


4) Il romanzo è ambientato a New York. Come mai questa scelta?

«Trascorro diversi periodi dell’anno a New York ed è una città a me molto cara. E poi la storia di Shlomo si sposa bene con le immagini della grande mela. Inoltre in quelle occasioni ho avuto modo di osservare da vicino le comunità ebraiche ortodosse in cui ho ambientato la prima parte del libro ».

5) In “La solitudine non va mai in vacanza” (Photocity Edition) ha trattato tematiche piuttosto delicate come le morti sul posto di lavoro, la solitudine e l’ambizione di chi punta troppo in alto come ad esempio il cardinal Thomas Wolsey personaggio storico cinquecentesco della corte dei Tudor. Perché ha puntato su problematiche più ricercate anziché ripiegare nei soliti racconti d’amore?

«Si, in effetti, me lo chiedo anch’io. A parte la battuta, penso che scrivere solamente o principalmente d’amore sia una scelta oltre che scontata, poca fantasiosa. Di solito quando non si sa cosa scrivere si progetta una classica storia d’amore, piena di tradimenti e riavvicinamenti. La letteratura ci ha fornito negli anni validi esempi di opere che sapevano coniugare il sentimento con altro. “Il dolore del giovane Werther”, ad esempio, ci parla della passione che consuma il protagonista ma anche della sua propensione a nascondersi dietro le proprie sensazioni. Nel mio libro ho affrontato diverse problematiche come le morti bianche perché credo che questo sia più importante di una storia trita e ritrita che fa rima con amoruccio e tesoruccio. Per i Tudor invece ho una vera e propria predilezione. Leggo e mi documento da diversi anni sul quel periodo storico. Thomas Wolsey pur essendo una figura di prim’ordine all’interno della corta di Enrico VIII è stato quasi dimenticato dalla storiografia contemporanea. Con il passare del tempo Wolsey è diventato una comparsa di scarso valore».

6) In uno dei racconti de “La solitudine non va mai in vacanza” lei sembra richiamare la tragica scomparsa di Yara. Si è per caso ispirato alla tragedia della piccola di Brembate?

«Sono in tanti ad avermi fatto notare questa cosa. Il caso di Yara mi ha colpito molto e in qualche modo ho tratto ispirazione dalla sua triste vicenda. Però il mio racconto parla di una ragazzina americana Alice che si fida ciecamente di un adulto che con inganno tenta di ucciderla. Di storie come quella di Yara purtroppo ce ne sono tantissime nel mondo, e quasi sempre sono tutt’oggi dei delitti tragicamente irrisolti».


7) Nel saggio “Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” giunto già alla seconda edizione, lei fa riferimento alla personalità del daimon interiore elaborata da James Hillman. Ci spieghi meglio?

«Nella sua opera più importante “Il codice dell’anima” Hillman postula l’esistenza all’interno dei nostri corpi di una sorta di daimon interiore che ci guida verso il nostro cammino e realizzazione personale. Nel caso dell’ artista la cosa si fa ancora più interessante. Data la personalità creativa che osserviamo e ammiriamo si fa sempre più presente la scissione fra la loro vera personalità e quella della voce interiore che sul palco si manifesta a 360 gradi. Ecco analizzando la figura complessa di Michael Jackson ho messo in luce determinati aspetti».


8) Proggetti per il futuro?

«Ne ho diversi, ma non le posso dire nulla. Tutto è ancora in fase di progettazione».

Veronica Di Stefano


© Riproduzione riservata

giovedì 26 maggio 2011

Michael Jackson raccontato con raffinata sensibilità nel nuovo saggio-romanzo di Cristian Porcino



(Viviana Cosentino)

Mi ritrovo ancora una volta a leggere piacevolmente un lavoro dell’amico Cristian Porcino e questa volta recensisco una di quelle opere a me molto vicine. Ho scoperto un Cristian Porcino più maturo nel suo modo di scrivere, autore capace di affrontare e trattare svariati argomenti con “un piglio appassionato e con gran rispetto”. “Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” come già detto dall’autore stesso e, nella prefazione, dal reverendo Dawson Talbot conosciuto a New York nel 2010, è un saggio – romanzo che non si occupa della vita dell’artista, già letta e riletta nelle innumerevoli biografie (anche non autorizzate) uscite soprattutto dopo la sua morte, ma l’intento dell’autore è quello di analizzare il pensiero, i testi musicali di questo genio, invitando il lettore a non rimanere fermo alla prima forma; quindi, esorta a non “osservare meramente”, ma ad andare oltre quell’apparenza fittizia che spesso i mass media e i malpensanti ci propinano. Michael cantava “… inizierò con l’uomo nello specchio, gli ho chiesto di cambiare la sua strada e nessun messaggio può essere più chiaro, se vuoi rendere il mondo un posto migliore, guarda te stesso e fai un cambiamento” (Man in the mirror, Bad 1987). Ecco come nelle sue canzoni Michael lancia dei forti segnali: cambiamo l’immagine riflessa, l’immagine che gli altri hanno di noi, non restiamo intrappolati dentro allo specchio, ma entriamoci dentro, perché è vero che noi siamo ciò che appariamo agli altri, ma nessuno può sapere come siamo in realtà. L’autore chiede, dunque, una grande apertura mentale per riuscire a penetrare l’immagine e osservare Michael “oltre lo specchio” e scoprire ciò che di più profondo lo caratterizza. Michael Jackcson è il re incontrastato del pop, rock e soul, ha dominato la scena per più di trent’anni abituando lo spettatore a vedere la musica oltre che ad ascoltarla, vendendo oltre 750 milioni di dischi in tutto il mondo. Ma questo già si sa, infatti, quello che ha desiderato Cristian Porcino, è proprio superare questo stereotipo di una vita fatta di lustrini, soldi, accuse di pedofilia e manie, per riuscire a soffermarci e comprendere quello che principalmente era, è e sarà Michael Jackson: bambino prodigio e uomo fragile e sensibile, non era solo un animale da palcoscenico, ma era soprattutto un uomo dotato di gran cultura e sensibilità, uomo carismatico in grado di affascinare i suoi interlocutori con pensieri immensi. In questo lavoro interessante Porcino descrive con estrema delicatezza Michael Jackson come artista, persona, parla delle sue amicizie, delle sue passioni, e si rivolge a un pubblico che già conosce e apprezza il cantante e lo ama col dovuto rispetto, ma ha anche il merito di indirizzarsi a chi vuole approfondire la conoscenza di questo mito; ripercorre, inoltre, la vita di Michael analizzando le cose che hanno caratterizzato la sua breve esistenza e influenzato il suo modo di scrivere e rapportarsi con gli altri e col mondo: dal rapporto col padre padrone alla sua infanzia difficile, dalla musica intesa come missione all’amore per il ballo e alla sua grande inventiva, il suo rapporto con la religione al suo essere eletto a mito e a volte paragonato ed elevato addirittura a un dio di cui, invece, Michael Jackson aveva un gran rispetto e non avrebbe mai osato sostituirsi a Lui; dall’amore all’amicizia e alle sue passioni… siamo dunque, condotti lungo un viaggio, quasi presi per mano, che tocca molte tappe della vita di questo grande uomo poco capito, timido e con le paure come tutti noi. Egli era consapevole del dono che Dio gli aveva elargito: ballo e musica si fondevano in lui nell’estasi della divina unione infatti, cantava “io sono la musica e la musica è in me” e ancora dichiarava di “dovere tutto il suo successo a Dio convinto che il dono ricevuto era un modo per esprimere la sua vera essenza e portare un pò di luce in un mondo buio e violento”. Questo lavoro si apre, come già detto, con la prefazione scritta dal reverendo Dawson Talbot e possiamo dire che idealmente si conclude, - nell’edizione speciale stampata in occasione della convention di Torino - con un’intervista al presidente della MJ Italian Foundation, Ada Tarchetti, la quale spiega che la missione di tale fondazione è portare avanti la musica, l’umanità di Michael Jackson attraverso azioni spettacolari e rivolte al sociale. La fondazione così tanto desiderata, voluta e diventata finalmente realtà, è nata, dunque, grazie alla caparbietà di questa donna e di chi come lei ha seguito questo artista nella sua vita affinché la sua arte non abbia mai fine. Questa fondazione è una realtà desiderata anche da chi come molti di noi hanno avuto la fortuna di essere accompagnati lungo il proprio personale cammino dalle canzoni di Michael Jackson, le quali hanno caratterizzato eventi particolari della propria vita, che ricordano un amore, un viaggio, un amicizia… leggendo le sue parole mi sono rivista nelle sue dichiarazioni, gli anni sono stati diversi, le generazioni pure, ma le sensazioni, le emozioni, il collezionare, ancora oggi, ogni articolo, video, intervista, notizia del tg che parla di lui, sono gesti che rimangono uguali, sono universali perché quest’uomo fragile e al contempo artista grandioso riesce ancora a suscitare grandi emozioni. Michael è stato un mito da vivo e da morto è diventato una leggenda; la sua morte, infatti, non ha messo fine alla sua arte, alla sua musica, alla sua umanità, al suo ricordo…
Ho estrapolato alcune parole della lettera che la grande Mina scrisse a "La Stampa" quando Michael Jackson è morto, per riassumere quello che è stata la vita di questo artista amato e infangato: “se n’è andato un bambino di cinquant’anni, che probabilmente non è mai stato veramente felice… se n’è andato un bambino e con lui il suo talento… era esattamente quello che voleva. Arrivare diritto al cuore di tutti. E il bambino che se n’è andato lì è arrivato e lì rimarrà… lasciando dietro di sé l’oro della sua arte e il disegno animato delle sue sembianze fisiche”.

(Viviana Cosentino)

© Riproduzione riservata

giovedì 7 aprile 2011

“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio”, intervista a Cristian Porcino


(articolo di Leonardo Rossi)

Ho letto con molto interesse il libro di Cristian Porcino "Michael Jackson un uomo oltre lo specchio" ma devo fare una piccola premessa; non ho seguito la vita artistica e umana del re del pop, in quanto i miei interessi musicali sono d'altro genere. La mia conoscenza riguardo Michael Jackson si ferma a Thriller e al suo famosissimo video e a qualche notizia di gossip che ancora oggi, a quasi due anni dalla sua scomparsa è oggetto di vendita per i giornali.
Conosco invece le opere del filosofo Porcino, che definisco l'intellettuale del duemila, e mi rammarica vedere le sue pubblicazioni non sponsorizzate come meriterebbero, ma questo è un altro discorso.
La foto di copertina è originalissima, vediamo infatti raffigurato Michael Jackson come il Bacco del celebre dipinto di Caravaggio; e da questa scelta si intuisce che Porcino non ha scritto l'ennesimo libro sulla vita di questa pop star. Innumerevoli sono le pubblicazioni rivolte al Re del pop, e a mio parere, se ne leggi uno è come averli letti tutti.
Ma attenzione, non è un libro da leggere a cuor leggero. Non è rivolto alle fans dell'ultima ora, o alle signore che vedono in esso il loro rifugio dalle frustrazioni. Diciamo che è riservato ad un pubblico che conosce l'artista e lo ama col dovuto rispetto e soprattutto a chi vuole approfondire la conoscenza di questo mito.
L'autore ci regala un testo unico, ricco di contenuti, di correttezza e rispetto verso un uomo che nella sua vita, così come nella sua morte, non ha goduto di tutto ciò.
Per questo lo consiglio anche agli studenti che potranno servirsi del volume per la loro tesi di laurea; in quanto Michael Jackson è un personaggio destinato a restare immortale.


La prefazione del suo libro è stata scritta dal Reverendo Dawson Talbot, come vi siete incontrati?

«Sono davvero onorato della stima e dell’amicizia con il Rev. Dawson Talbot. Ci siamo conosciuti qualche mese fa durante il mio ultimo viaggio a New York, dove trascorro diversi periodi dell’anno. Il reverendo è un uomo davvero pieno di sorprese, sempre pronto ad ascoltare ogni tua esigenza ed un ottimo interlocutore. Avevo già tradotto in Italia un suo racconto contenuto nel libro “Michael Jackson: love and confessions” in cui narra di un dialogo avuto con MJ. Inoltre è una persona discreta che non desidera apparire in alcun modo e so di averlo coinvolto già abbastanza. Comunque una gran bella persona.»

Ci descriva un po’ il suo nuovo libro

«“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” si occupa di ripercorrere il pensiero di Michael Jackson attraverso l’ausilio di discipline quali la filosofia, la psicologia, sociologia e antropologia. Un artista del suo calibro non può essere liquidato con quattro osservazioni sulle sue canzoni o esibizioni; MJ non era mica un animale da circo che andava solamente osservato e applaudito. Vi è uno scavo psicologico e intellettuale nella sua drammaturgia artistica che è stato pochissime volte preso in considerazione. Proprio qualche giorno fa rivedendo un filmato del 1997 quando MJ arrivò a Cannes per presentare “Ghosts” si poteva osservare come la folla ululante richiedesse a gran voce un suo celebre passo di danza e basta. Oramai, per il pubblico MJ era solamente la star e non più l’uomo.»



Sono trascorsi due anni dalla pubblicazione del suo primo saggio su Michael Jackson, cosa ne pensa dell’ infinità di libri usciti in questi mesi sul re del pop?

«Quando pubblicai “Tributo a Michael Jackson” era l’agosto del 2009 (ma lo consegnai al mio editore nella prima settimana di luglio), non esistevano libri o studi su di lui in circolazione. Adesso ogni testo su MJ riporta più o meno le stesse cose, si scopiazzano l’uno con l’altro e fra questi ne conosco qualcuno (e di cui non farò il nome e cognome per decenza altrui), che ha omesso la sua vera fonte nella propria bibliografia. Inoltre tutti dichiarano di raccontare le verità di e su MJ o di rendergli giustizia con il proprio testo. La differenza fra me e loro consiste proprio in questo. Nel mio ultimo lavoro non ho avuto alcuna pretesa di raccontare come si sono svolti i fatti riguardanti la sua vita che rimarrà esclusiva di Michael e famiglia. Non ho mai preso parte a contestazioni riguardanti fanclub, associazioni e chicchessia, tuttavia esistono alcuni soggetti che pur presentando precari equilibri psichici mi manifestano il loro dissenso, riguardo le mie teorie, con un odio viscerale inaudito e ingiustificato. Non ho mai mancato di educazione nei confronti di nessuno, ed ho sempre rispettato tutte le idee che ho ascoltato in questi anni su MJ; ma ancora oggi non mi capacito del perché di tanto fanatismo violento. Esistono le minacce preventive, ovvero coloro che desiderano colpirti o giudicare l’opera ancor prima di leggerla. Parafrasando Heidegger: “il nulla nulleggia”. »



So che è stato attaccato in maniera gratuita da certi fan, ci faccia un ritratto di queste persone?

«Ma guardi sono un po’ di ogni genere, solitamente persone di bassa “cultura”. Si va da omuncoli in uno stadio avanzato di senilità (iniziale o finale poco importa), delusi dal loro fare musica con scarso successo dovendo quindi inventarsi una professione di ripiego, rimembrando però con sempre più tristezza i tempi oramai tramontati del country rock; a persone dall’identità sessuale incerta o caricaturale fino a giungere a presunti laureati in legge che offendono e denigrano nelle pagine preposte, con un linguaggio da cortile più che di corte giudiziaria. Vede loro hanno perso di vista il fatto che a me devono portare rispetto, come ho sempre fatto nei loro confronti. Se li ho querelati, a molti di loro, è per non consentirgli di ripetere in futuro lo stesso comportamento ingiurioso con altri individui. Le mie battaglie legali e sociali sono state sempre improntate per affermare un diritto di difesa valevole per tutti e non solo per me. Sono un filosofo figlio di Cartesio, Kant, Lévinas e credo nel rapporto simmetrico, ma essendo anche un contemporaneo devo constatare che facebook amplifica sempre più le loro problematiche e questo purtroppo alla fine si ritorcerà contro di essi. Per quanto mi riguarda non è il mezzo tecnologico ad usarmi, ma io a servirmi di esso. Come mi ha detto una carissima amica Michael Jackson non ha fatto la sua fine impietosa il 25 giugno del 2009, ma qui sui social network, attraverso certi pseudo ammiratori che quotidianamente (s)vendono la sua essenza proprio come in un banco da macelleria.»



Mi scusi, mi faccia capire meglio, lei prima ha detto di bassa cultura e poi mi cita musicisti e laureati, cosa vuole dire?

«Infatti è una provocazione. La cultura non è solamente quella appresa sui banchi di scuola, ma quella mediata dalla vita, dalla conoscenza del prossimo e il rispetto insegnato e messo in pratica. Naturalmente il mio elenco è abbastanza lungo. La cultura è ben altra cosa dal possedere un titolo di studio. Diceva Totò “signori ci si nasce ed io lo nacqui,” quindi oggi potremmo dire: “signori ci si nasce, dottori forse ci si diventa”. Per me conta più chi si è veramente che quello che si è diventati. »

Non crede che sia solamente un desiderio di farle conoscere la propria opinione, o vi è altro?

«Nella mia carriera prima da semplice lettore e oggi come autore, non sono stato mai colpito da un raptus di arroganza che mi spingesse a scrivere agli autori dei libri che non mi erano piaciuti. Occorre mantenere ben presente che lo scrittore esercita la sua professione, non è oggetto di scherno o rappresaglia. La civiltà e quindi anche l’educazione sono giunte oramai al tramonto della nostra società occidentale proprio come descritto nel libro del filosofo Spengler. Deve cessare questa smania di scrivere e contestare all’autore le proprie teorie. Ogni persona deve comprendere che nella vita esistono gerarchie e ruoli sociali da rispettare»

Non teme ulteriori fraintendimenti con questa sua nuova opera?

«I fraintendimenti ci saranno sempre perché coloro che vogliono vedere il marcio nelle cose e nelle persone sono sempre esistite in tutte le epoche. D’altronde non posso pretendere che ogni lettore sia un buon lettore. Come recita un vecchio proverbio cinese: “è difficile riconoscere un gatto nero in una stanza scura, soprattutto quando il gatto non c’è”. Sostanzialmente il problema risiede nella filosofia da reality show. Un artista deve farsi conoscere non solo per quello che fa in quanto cantante, attore, etc., ma deve apparire anche come persona. Così chi osserva il suo modo di fare per qualche frangente in tv o su i social network, pensa di conoscere alla perfezione la sua vita o il suo pensiero. Io desidero che mi si conosca per ciò che scrivo e non per ciò che esprimo in totale libertà sulla mia pagina privata di twitter e simili »


Ha intenzione di presentare il suo nuovo libro su Michael Jackson in occasione di qualche evento organizzato dai fans di MJ?

«Non credo che presenterò il mio libro in un contesto simile, perché con molti di essi il dialogo non potrebbe esistere e quindi preferisco non farlo. Ho scritto libri sulla Chiesa cattolica e non li ho presentati mica in Chiesa, quindi non vedo perché dovrei partecipare ad un incontro in cui sarei guardato come il loro capro espiatorio di turno. Mi sentirei un pesce fuor d’acqua. Io non sono un “fan” ma uno scrittore che ha pubblicato dei libri sull’argomento, così come mi sono occupato di altre problematiche ancor più serie. Se ci saranno i giusti presupposti e determinate garanzie prenderò in considerazione tale eventualità; altrimenti, pur rispettandoli molto, deciderò di rinunciare ad una mia presenza »

Perché ha editato il suo ultimo lavoro servendosi dell’autopubblicazione? Non poteva rivolgersi ad un editore tradizionale visto che la sua opera è davvero interessante?

«Come ha scritto Giampiero Mughini in un articolo di qualche anno fa esiste un forte pregiudizio ovvero che “se uno fa un lavoro intellettuale gatta ci cova, nel senso che o è ricco, o ha una moglie ricca o la fa per una Santa Causa. Tre minchionerie una più grande dell’altra (…) Ora, io non sono uno stupido. E non ho una moglie ricca”. Condivido in pieno quanto detto da Mughini. Se avessi pubblicato con l’editoria tradizionale, sicuramente a guadagnarci sarebbe stato l’editore e non io. La percentuale sempre più bassa che viene concessa ad uno scrittore, mortifica la sua opera e se stesso. A questo punto ho deciso, da un po’ di tempo, di investire su di me. Per non parlare di coloro che mi scrivono dicendomi se devolverò una parte dei proventi in beneficenza. Premetto che la beneficenza si fa in silenzio e senza proclami; punto secondo scrivere un libro è un lavoro come gli altri. Se necessitiamo della mano d’opera di un elettricista, stagnino, etc., lo paghiamo o no? Quando ogni cittadino devolverà l’intero stipendio percepito a fine mese in beneficenza, allora lo farò anch’io. Siccome io non ho né una moglie ricca né un’amante benestante e non navigo nell’oro, al momento tengo per me ciò che mi spetta per aver svolto un lavoro. Non posso sempre devolvere quote in opere di assistenza sociale. Smettiamola con l’idea che chi scrive o fa l’intellettuale sia un nullafacente!!»



A chi si rivolge il suo libro “Michael Jackson un uomo oltre lo specchio”?

«Mi rivolgo ad ogni persona che voglia approfondire il Michael Jackson pensiero e non solamente la storia trita e ritrita della popstar. A me interessa la persona e non il personaggio. Ho cercato di evidenziare, nelle mie riflessioni, alcuni legami con dei personaggi, reali o inventati, sia del presente e sia del passato che avevano colpito la fantasia e l’emotività di Michael. Spero che a leggerlo siano i giovanissimi perché sono quelli che non avendolo vissuto direttamente devono in ogni modo conoscerlo così come egli era, una persona ancor prima di diventare un mito»

“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio”
pag: 104
€ 15,00
in vendita su: www.lulu.com


Articolo di Leonardo Rossi


© Riproduzione riservata

sabato 2 aprile 2011

“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” di Cristian Porcino


“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” è un saggio assolutamente originale in quanto non si occupa della vita, dei pettegolezzi e delle ipotesi di complotto che ruotano attorno alla vita e la morte del re del pop; ma analizza, da un’angolazione diversa, il pensiero di Michael con un piglio critico magistrale e appassionante. Come scrive nella prefazione il Reverendo Dawson Talbot questo libro:“ha trattato Michael col dovuto rispetto e la sensibilità necessaria. Sarebbe stato facile rimestare nel torbido di faccende che avevano come obiettivo l’annientamento di un innocente, ma Porcino si è tenuto alla larga da certi episodi tristi per rispettare la memoria di un grand’uomo”. Il filosofo Cristian Porcino ci consegna un’opera che può essere considerata, a tutti gli effetti, una straordinaria lezione socio-antropologica su una delle leggende più importanti della storia della musica mondiale. Un saggio che si legge tutto d’un fiato proprio come un romanzo, dedicato soprattutto a chi conosce poco o in maniera superficiale sia l’uomo che la musica di Michael Jackson.

“Michael Jackson un uomo oltre lo specchio” pagine: 104,
€ 15,00
in vendita su: www.lulu.com, www.amazon.com, www.amazon.uk
Per info e prenotazioni copie scrivere una e-mail a: ufficiostampacriap@virgilio.it

mercoledì 26 gennaio 2011

“Michael Jackson: Love and Confession”: L’intervista.


“Michael Jackson: Love and Confession” è il libro scritto da Elena Ricci e il Reverendo Dawson Talbot.
Ho incontrato Elena Ricci per porle alcune domande in merito alla genesi di questo lavoro particolare ed interessante.


1) Come è nato questo libro?

«Il libro è nato semplicemente per caso. Ho provato a mettere giù le mie emozioni ed è nato il mio racconto. Successivamente grazie al mio amico scrittore Cristian Porcino siamo arrivati al racconto del reverendo Talbot e abbiamo deciso di unirli per dar vita a questo libro».

2) Ci racconti del reverendo Dawson Talbot, coautore insieme a lei del libro “Michael Jackson: Love and Confession “, e di come lo ha conosciuto.

«Personalmente non ho mai incontrato il reverendo che vive in America. L’unico contatto fra noi è una e-mail che lui stesso mi ha spedito dopo aver incontrato il mio amico a New York. È stato quest’ultimo a parlare a Dawson Talbot del mio progetto e lui è stato ben felice di parteciparvi. Per quanto mi riguarda sono onorata di questa collaborazione in quanto non è cosa da poco pubblicare un libro con un ministro di culto cristiano. Il Reverendo Talbot è un pastore protestante americano che da qualche anno si è ritirato in pensione e vive lontano dai clamori della ribalta. Di più non posso dirvi in quanto è stato lui stesso a non volere che si divulgassero notizie sulla sua vita privata pertanto rispetto il suo silenzio. Inoltre vorrei ricordare che anche se non compare nella copertina come autore, vi è all’interno del libro un racconto di Adriano James Ferrara, giornalista americano».

3) Ci racconti un po’ del libro?

«Il libro è nato da un'esigenza di voler scrivere una storia legata alla grandissima persona che era Michael Jackson, non solo come uomo di spettacolo ma come uomo dotato di grandissima sensibilità, intelligenza e amore, donandosi al prossimo incondizionatamente; purtroppo in questo suo cammino si è scontrato con il diavolo nelle vesti di chi ha offeso la sua persona. Nel racconto ho voluto affiancargli una famiglia che gli è sempre stata vicino, e, grazie all'amore di una moglie e di tre figli, (un quarto in arrivo) sono riusciti a superare i brutti periodi della sua vita, rendendogli meno doloroso il dramma che stava vivendo. Di più non voglio dire...
Il secondo racconto, scritto dal Rev. Talbot, descrive la visita inaspettata di Michael Jackson che sente l'esigenza di esprimere il suo passato e il presente attuale con varie perplessità. Il Reverendo Talbot ha vissuto intensamente quest'incontro, e ancora oggi non riesce a spiegarsi se la visita di Michael sia avvenuta tramite un sogno o attraverso una vera e propria apparizione di Michael. Il Terzo racconto, scritto da Adriano James Ferrara, giornalista americano, narra una fiaba egiziana dove il protagonista ha vissuto, anche se in epoche diverse, lo stesso destino riservato ad un bambino nato a Gary il 29 agosto 1958. Inoltre mi preme segnalare che noi devolveremo parte del ricavato in beneficenza, alla MJ Italian Foundation, di Ada Tarchetti per sostenere i suoi progetti.»


4) Non temete i giudizi e gli attacchi di alcuni fans “ultras” di Michael che stanno sempre sul piede di guerra, fraintendo spessissimo l’intento degli organi di stampa o di altri scrittori?

«Sarei bugiarda se dicessi di non temere i giudizi dei lettori, chi scrive è automaticamente esposto a critiche. I fans di Michael hanno sviluppato un senso di protezione comprensibile nei riguardi del loro Re. Forse a volte sono eccessivi? Può essere!, però è il risultato di un grande amore verso colui che tanto ha dato e poco ha ricevuto».



intervista di: Tobias Morelli






Dati tecnici del libro:
pagine 184,
€ 16,50
ISBN: 978-1-4467-3648-7

Il libro è acquistabile presso i seguenti siti: www.lulu.com ; www.amazon.com ; www.amazon.uk
Oppure inviare una e-mail a Elena Ricci (elenaricci923@gmail.com) che si occuperà di prenotarvi la copia.
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