Il nuovo libro del Prof. Porcino raccoglie alcune lezioni svolte dall’autore durante l’emergenza sanitaria del Covid-19.
All’interno del libro troviamo diversi argomenti come il bullismo, il razzismo, la violenza di genere, il peso delle parole e molto altro.
Un modo intelligente e piacevole per restare vicini ai propri allievi in un periodo di distanziamento sociale. Il libro è in vendita su Amazon
In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
martedì 30 giugno 2020
martedì 16 giugno 2020
In uscita "Ciao, Prof!" il nuovo libro di Cristian A. Porcino Ferrara
“Ciao, Prof!” raccoglie alcune lezioni svolte dall’autore durante l’emergenza sanitaria del Covid-19.
All’interno del libro troviamo diversi argomenti come il bullismo, il razzismo, la violenza di genere, il peso delle parole e molto altro.
Un modo intelligente e piacevole per restare vicini ai propri allievi in un periodo di distanziamento sociale.
"Ciao, Prof!"
pp. 100
€ 14,00
Lulu Edition
ISBN: 9781716830341
Preso in vendita su Amazon
All’interno del libro troviamo diversi argomenti come il bullismo, il razzismo, la violenza di genere, il peso delle parole e molto altro.
Un modo intelligente e piacevole per restare vicini ai propri allievi in un periodo di distanziamento sociale.
"Ciao, Prof!"
pp. 100
€ 14,00
Lulu Edition
ISBN: 9781716830341
Preso in vendita su Amazon
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sabato 11 aprile 2020
“Zombi strane storie di santi” di Arnaldo Casali
(“Zombi strane storie di santi” di Arnaldo Casali, Graphe.it Edizioni, pp. 88, € 7,50).
Gli appassionati di cinema horror troveranno in questo saggio di Arnaldo Casali pane per i loro denti. Bisogna tenere presente che i corpi riesumati ed esposti alla venerazione dei fedeli è una cosa macabra e ripugnante. In moltissime chiese troviamo angoli riservati ai cadaveri di beati e venerabili conservati in delle teche di vetro. Nella basilica di San Pietro, ad esempio, troviamo esposto il corpo imbalsamato di Giovanni XXIII e i resti di Innocenzo XI. Quest’ultimo dovette lasciare il suo posto alla tomba di Giovanni Paolo II per essere collocato in un luogo meno visibile della stessa basilica. Come potete immaginare la storia del cattolicesimo non è estranea a storie di santi le cui membra sono state recise e poi custodite per essere venerate dai fedeli. Casali riporta diversi casi di mostri entrati ormai nel nostro immaginario orrorifico come zombie, vampiri e fantasmi. Queste figure si intersecano alla perfezione con la storia di alcuni santi della tradizione cristiana. Casali è un cinefilo e sa individuare i film più emblematici che ci riportano a certi parallelismi con le spoglie mortali di santi zombi, beati e pontefici che dall’Oltretomba, secondo antiche leggende, inviavano messaggi ai propri credenti.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
Gli appassionati di cinema horror troveranno in questo saggio di Arnaldo Casali pane per i loro denti. Bisogna tenere presente che i corpi riesumati ed esposti alla venerazione dei fedeli è una cosa macabra e ripugnante. In moltissime chiese troviamo angoli riservati ai cadaveri di beati e venerabili conservati in delle teche di vetro. Nella basilica di San Pietro, ad esempio, troviamo esposto il corpo imbalsamato di Giovanni XXIII e i resti di Innocenzo XI. Quest’ultimo dovette lasciare il suo posto alla tomba di Giovanni Paolo II per essere collocato in un luogo meno visibile della stessa basilica. Come potete immaginare la storia del cattolicesimo non è estranea a storie di santi le cui membra sono state recise e poi custodite per essere venerate dai fedeli. Casali riporta diversi casi di mostri entrati ormai nel nostro immaginario orrorifico come zombie, vampiri e fantasmi. Queste figure si intersecano alla perfezione con la storia di alcuni santi della tradizione cristiana. Casali è un cinefilo e sa individuare i film più emblematici che ci riportano a certi parallelismi con le spoglie mortali di santi zombi, beati e pontefici che dall’Oltretomba, secondo antiche leggende, inviavano messaggi ai propri credenti.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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domenica 8 marzo 2020
“Sete” di Amélie Nothomb
(“Sete” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 109, € 16,00).
Il Gesù di Amélie Nothomb conosce appieno il significato dell’incarnazione.
Il Cristo nothombiano assapora il lato umano e non meno importante della sua missione terrena. Soltanto chi ha un corpo può comprendere le necessità della carne. "Non lo ripeterò mai abbastanza: avere un corpo è quanto di più bello possa mai capitare". Il Redentore smentisce certe affermazioni racchiuse nel vangelo e sostiene che: “I Vangeli sono categorici”. Il protagonista di Sete è un falso calmo che non teme i sentimenti ed è disposto a deviare i piani del padre per placare la sua sete d’amore e il dolore della solitudine. Il Messia si accosta alla Vita come un assetato che sorseggiando un semplice bicchiere d’acqua sperimenta Dio. Bere diventa quindi un’esperienza mistica.
In un momento storico particolare il Gesù della scrittrice belga ci invoglia a riscoprire il senso della nostra umanità.
Assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
Il Gesù di Amélie Nothomb conosce appieno il significato dell’incarnazione.
Il Cristo nothombiano assapora il lato umano e non meno importante della sua missione terrena. Soltanto chi ha un corpo può comprendere le necessità della carne. "Non lo ripeterò mai abbastanza: avere un corpo è quanto di più bello possa mai capitare". Il Redentore smentisce certe affermazioni racchiuse nel vangelo e sostiene che: “I Vangeli sono categorici”. Il protagonista di Sete è un falso calmo che non teme i sentimenti ed è disposto a deviare i piani del padre per placare la sua sete d’amore e il dolore della solitudine. Il Messia si accosta alla Vita come un assetato che sorseggiando un semplice bicchiere d’acqua sperimenta Dio. Bere diventa quindi un’esperienza mistica.
In un momento storico particolare il Gesù della scrittrice belga ci invoglia a riscoprire il senso della nostra umanità.
Assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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sabato 1 febbraio 2020
“Sguardi che contano” di Federica Fabbiani
“Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica” di Federica Fabbiani, Iacobelli, pp. 159, € 13,00).
Federica Fabbiani, giornalista e scrittrice, si interroga sulla visibilità lesbica nella rappresentazione cinematografica e televisiva degli ultimi anni. Per moltissimo tempo il lesbismo è stato raccontato attraverso immagini distorte e stereotipate. Tali immagini sono il prodotto di una cultura eterocentrica dominante che fomenta lo stigma sociale nei confronti delle persone omosessuali.
Scrive l’autrice: “Oggi, sugli schermi mainstream, la lesbica esiste e detiene intenzionalmente lo status di chi guarda e chiede di essere guardata (Carol) perché il suo desiderio, attraverso il suo/nostro sguardo, conta. Quindi stiamo tutti bene? Abbandonato lo status di oppresse, almeno in alcune parti del mondo, dove rintracciare un nuovo e vivificante elemento di coesione e identificazione?”.
Nel saggio in questione Fabbiani esamina diversi film e serie televisive offrendo ottimi spunti per ulteriori riflessioni.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
Federica Fabbiani, giornalista e scrittrice, si interroga sulla visibilità lesbica nella rappresentazione cinematografica e televisiva degli ultimi anni. Per moltissimo tempo il lesbismo è stato raccontato attraverso immagini distorte e stereotipate. Tali immagini sono il prodotto di una cultura eterocentrica dominante che fomenta lo stigma sociale nei confronti delle persone omosessuali.
Scrive l’autrice: “Oggi, sugli schermi mainstream, la lesbica esiste e detiene intenzionalmente lo status di chi guarda e chiede di essere guardata (Carol) perché il suo desiderio, attraverso il suo/nostro sguardo, conta. Quindi stiamo tutti bene? Abbandonato lo status di oppresse, almeno in alcune parti del mondo, dove rintracciare un nuovo e vivificante elemento di coesione e identificazione?”.
Nel saggio in questione Fabbiani esamina diversi film e serie televisive offrendo ottimi spunti per ulteriori riflessioni.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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giovedì 2 gennaio 2020
“Il trionfo del cristianesimo” di Barth D. Ehrman
(“Il trionfo del cristianesimo” di Barth D. Ehrman, Carocci, pp. 298, € 23,00)
Il saggio di Ehrman affronta con precisione chirurgica l’enigma storico del trionfo del Cristianesimo. Lo storico americano analizza con attenzione le fonti antiche e ci restituisce il significato più profondo di una religione che ha rivoluzionato e trasformato il nostro modo di pensare. L’autore analizza anche il modus operandi di alcuni seguaci di Cristo che attuarono una strategia per sedurre il cuore e l’intelletto della gente. I primi cristiani riuscirono a convertire i pagani attraverso il racconto dei miracoli compiuti dagli apostoli e grazie alla geniale invenzione dell’aldilà. Come scrive Ehrman: “Il popolo di Dio stava per entrare in un mondo di gioia, pace e gloria eterne. Ma quelli che non accoglievano questo annuncio avrebbero pagato un prezzo enorme. Le sofferenze del presente non erano nulla in confronto ai tormenti che attendevano coloro che respingevano la verità e continuavano ad adorare i servi del male. Per costoro c’era un’unica spaventosa prospettiva: l’angoscia eterna”. Infine il testo si sofferma sulla scalata al potere di Costantino e la conversione al cristianesimo. In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
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Il saggio di Ehrman affronta con precisione chirurgica l’enigma storico del trionfo del Cristianesimo. Lo storico americano analizza con attenzione le fonti antiche e ci restituisce il significato più profondo di una religione che ha rivoluzionato e trasformato il nostro modo di pensare. L’autore analizza anche il modus operandi di alcuni seguaci di Cristo che attuarono una strategia per sedurre il cuore e l’intelletto della gente. I primi cristiani riuscirono a convertire i pagani attraverso il racconto dei miracoli compiuti dagli apostoli e grazie alla geniale invenzione dell’aldilà. Come scrive Ehrman: “Il popolo di Dio stava per entrare in un mondo di gioia, pace e gloria eterne. Ma quelli che non accoglievano questo annuncio avrebbero pagato un prezzo enorme. Le sofferenze del presente non erano nulla in confronto ai tormenti che attendevano coloro che respingevano la verità e continuavano ad adorare i servi del male. Per costoro c’era un’unica spaventosa prospettiva: l’angoscia eterna”. Infine il testo si sofferma sulla scalata al potere di Costantino e la conversione al cristianesimo. In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
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martedì 24 dicembre 2019
“La passione a Natale” di Daniela Tuscano
"Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo... Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!…
Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera".
Pier Paolo - sempre si scrive - non amava il Natale. E lui stesso rivelava che in questo periodo dell'anno scappava, appena poteva, in "paesi maomettani", come diceva con vezzo desueto. (Eppure fascinosamente ambiguo, polveroso ma autentico. Il fascino del diverso nudo, sfrondato da ipocrisie lessicali.)
Spesso mi domando se, oggi, le sue invettive risuonerebbero ancora così. Se ancora fuggirebbe in quelle contrade, magari proprio nel suo Yemen, non più "maomettane", ma soltanto atroci - altro termine che adoperava spesso -, anch'esse ormai senz'ombra di fede, turbinate da guerre di potere, avidità e miseria. Che non è povertà. E non ha nulla di dignitoso.
E se vi si tuffasse, cosa troverebbe, di doloroso, nel dolore "maomettano"?
Troverebbe... i cristiani; sono loro, adesso, i più poveri fra i poveri.
Troverebbe il Cristo materano a Idlib, Maaloula, Baghdad, nelle luci scure d'una Natività silenziata dal terrorismo; a Gaza, perché pure certi palestinesi sono cristiani, e non possono entrare a Betlemme; e lo troverebbe, più in là, in volti bruni e orientali, di donne soprattutto. Lo troverebbe in Huma Younus, rapita a 14 anni, convertita a forza e costretta a sposare il suo sequestratore; in Leah Sharibu, da due anni schiava sessuale di Boko Haram per aver rifiutato di abiurare; lo troverebbe, comunque, a Damasco, proclamata, fra le bombe, Capitale mondiale del Natale. Che vuol risorgere, e non si arrenderà.
Troverebbe, insomma, radici divelte, perché il cristianesimo è nato lì, e lì pulsa e sanguina; non è opulenza, non colonizzazione, non Occidente.
E ne parlerebbe, e le sue invettive verso le luminarie delle nostre città si leverebbero più alte. Certo si scontrerebbe coi terzomondisti salottieri; con chi oggi strumentalizza quelle sue geremiadi accorate, non per richiamare al senso vero di queste feste, ma per cancellarle definitivamente; farebbe i nomi di Huma, di Leah e degli altri/e, che noi non osiamo menzionare, perché la persecuzione dei cristiani ci lascia indifferenti e fastidiati.
Lo accuserebbero di cripto-cattolicesimo, come del resto fecero anche in vita; di umanitarismo; di sentimentalismo; di passatismo.
Ma lui seguiterebbe a evocare quei nomi, pur angosciato da una divorante solitudine. Pier Paolo proseguiva malgrado lui.
E se fosse costretto a rimanere fra gli ingorghi del "traffico pagano"?
Vedrebbe lo stesso spettacolo di ieri, fulgente e miserando; solo più nevrile; vedrebbe presepi su cui si orina, altri trasformati in osceni simboli identitari. E l'Italia delle pale d'altare completamente cancellata.
Vedrebbe, del resto, presepi sepolti. Nella marea di disoccupati, sottopagati; di operaie anziane che muoiono sotto una pressa; di giovani precocemente appassiti, o alla sfinita ricerca di senso. Li vedrebbe nelle donne assassinate, violate, reificate da un consumismo ancor più aggressivo e patriarcale; li vedrebbe nella cancellazione della madre, simbolica e reale. Negli immigrati mai giunti sulle nostre coste, affogati prima. E li ritroverebbe, forse, in qualche settore di quella Chiesa che un tempo gl'ispirò il Vangelo; non si scandalizzerebbe di trovare la profezia anche fra i dottori di legge, come d'altronde non la escluse Cristo a casa del fariseo. In un Papa inviso ai clericali borghesi, che non parla di sesso, ma di giustizia, povertà, condivisione.
La luce dell'Italia vera non sarebbe più il comunismo. Disperso pure quello nel magma d'un individualismo lasco, tanto esaltato quanto scipito; definitivamente, antropologicamente mutato.
In cosa crederebbe, dunque, oggi Pasolini?
In quello in cui ha sempre creduto: l'atroce umanità. Quella massacrata a Oriente come a Occidente, a Nord come a Sud. Ne vedrebbe un riscatto?
Forse no. Sicuramente no. Ma il fatto stesso di saperla lì, esistente e sconfitta, gli darebbe la disperata, assurda, irresistibile voglia di gettarvisi dentro, e assaporarla, e morirne.
© Daniela Tuscano
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo... Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!…
Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera".
Pier Paolo - sempre si scrive - non amava il Natale. E lui stesso rivelava che in questo periodo dell'anno scappava, appena poteva, in "paesi maomettani", come diceva con vezzo desueto. (Eppure fascinosamente ambiguo, polveroso ma autentico. Il fascino del diverso nudo, sfrondato da ipocrisie lessicali.)
Spesso mi domando se, oggi, le sue invettive risuonerebbero ancora così. Se ancora fuggirebbe in quelle contrade, magari proprio nel suo Yemen, non più "maomettane", ma soltanto atroci - altro termine che adoperava spesso -, anch'esse ormai senz'ombra di fede, turbinate da guerre di potere, avidità e miseria. Che non è povertà. E non ha nulla di dignitoso.
E se vi si tuffasse, cosa troverebbe, di doloroso, nel dolore "maomettano"?
Troverebbe... i cristiani; sono loro, adesso, i più poveri fra i poveri.
Troverebbe il Cristo materano a Idlib, Maaloula, Baghdad, nelle luci scure d'una Natività silenziata dal terrorismo; a Gaza, perché pure certi palestinesi sono cristiani, e non possono entrare a Betlemme; e lo troverebbe, più in là, in volti bruni e orientali, di donne soprattutto. Lo troverebbe in Huma Younus, rapita a 14 anni, convertita a forza e costretta a sposare il suo sequestratore; in Leah Sharibu, da due anni schiava sessuale di Boko Haram per aver rifiutato di abiurare; lo troverebbe, comunque, a Damasco, proclamata, fra le bombe, Capitale mondiale del Natale. Che vuol risorgere, e non si arrenderà.
Troverebbe, insomma, radici divelte, perché il cristianesimo è nato lì, e lì pulsa e sanguina; non è opulenza, non colonizzazione, non Occidente.
E ne parlerebbe, e le sue invettive verso le luminarie delle nostre città si leverebbero più alte. Certo si scontrerebbe coi terzomondisti salottieri; con chi oggi strumentalizza quelle sue geremiadi accorate, non per richiamare al senso vero di queste feste, ma per cancellarle definitivamente; farebbe i nomi di Huma, di Leah e degli altri/e, che noi non osiamo menzionare, perché la persecuzione dei cristiani ci lascia indifferenti e fastidiati.
Lo accuserebbero di cripto-cattolicesimo, come del resto fecero anche in vita; di umanitarismo; di sentimentalismo; di passatismo.
Ma lui seguiterebbe a evocare quei nomi, pur angosciato da una divorante solitudine. Pier Paolo proseguiva malgrado lui.
E se fosse costretto a rimanere fra gli ingorghi del "traffico pagano"?
Vedrebbe lo stesso spettacolo di ieri, fulgente e miserando; solo più nevrile; vedrebbe presepi su cui si orina, altri trasformati in osceni simboli identitari. E l'Italia delle pale d'altare completamente cancellata.
Vedrebbe, del resto, presepi sepolti. Nella marea di disoccupati, sottopagati; di operaie anziane che muoiono sotto una pressa; di giovani precocemente appassiti, o alla sfinita ricerca di senso. Li vedrebbe nelle donne assassinate, violate, reificate da un consumismo ancor più aggressivo e patriarcale; li vedrebbe nella cancellazione della madre, simbolica e reale. Negli immigrati mai giunti sulle nostre coste, affogati prima. E li ritroverebbe, forse, in qualche settore di quella Chiesa che un tempo gl'ispirò il Vangelo; non si scandalizzerebbe di trovare la profezia anche fra i dottori di legge, come d'altronde non la escluse Cristo a casa del fariseo. In un Papa inviso ai clericali borghesi, che non parla di sesso, ma di giustizia, povertà, condivisione.
La luce dell'Italia vera non sarebbe più il comunismo. Disperso pure quello nel magma d'un individualismo lasco, tanto esaltato quanto scipito; definitivamente, antropologicamente mutato.
In cosa crederebbe, dunque, oggi Pasolini?
In quello in cui ha sempre creduto: l'atroce umanità. Quella massacrata a Oriente come a Occidente, a Nord come a Sud. Ne vedrebbe un riscatto?
Forse no. Sicuramente no. Ma il fatto stesso di saperla lì, esistente e sconfitta, gli darebbe la disperata, assurda, irresistibile voglia di gettarvisi dentro, e assaporarla, e morirne.
© Daniela Tuscano
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