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Informazioni: obliquopresente@virgilio.it
In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
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C’è chi scrive libri per spiegare il mondo e chi li scrive perché il mondo, così com’è, non gli basta più.Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio nasce da qui: dal bisogno di guardare il presente non di fronte, ma di lato.Perché spesso è solo da una prospettiva obliqua che le cose smettono di mentire.In queste pagine si parla di scuola, di linguaggio, di amore e di identità.Si parla di coming out, di omofobia, di ciò che viene normalizzatoe di ciò che viene lasciato ai margini.Si parla anche di religione e di potere, delle distanze tra il messaggio di Francesco d’Assisie ciò che è stato fatto in suo nome, delle responsabilità mancate, delle parole usate male o non usate affatto.Ma soprattutto si parla di una cosa semplice e difficilissima: dire ciò che spesso viene taciuto.Questo libro non vuole convincere nessuno e non offre soluzioni pronte all’uso.Prova solo a guardare le cose con attenzione, con ironia quando serve e con rispetto per la complessità.«Questo è un presente obliquo, storto non per errore ma per scelta. Le mappe civili vengono riscritte ogni giorno per restringere diritti, spostare margini, rendere negoziabile ciò che dovrebbe essere inviolabile.»È il mio ventinovesimo libro, ma ogni libro è sempre un primo libro:perché ogni volta si ricomincia dal dubbio, dal conflitto, dall’amore che resiste.📘 Obliquo presente è disponibile su Amazon al seguente link https://amzn.eu/d/bFqu6xB Se credi che educare significhi ancora scegliere, se pensi che il dissenso possa essere una forma di cura, questo libro potrebbe parlarti.
Dire ciò che spesso viene taciuto è un atto di responsabilità.Viviamo nel tempo dell’odio, della semplificazione, delle parole urlate.Eppure esiste ancora uno spazio possibile: quello del dissenso, dell’educazione, dell’amore che non si nasconde.📘 Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odiodi Cristian A. Porcino FerraraUn libro che intreccia esperienza personale e riflessione culturale.Coming out, omofobia, eteronormatività, diritto di amare.La scuola, i giovani e il linguaggio come luoghi di conflitto e di possibilità.Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, queste pagine attraversano identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato.Senza retorica, ma con una scrittura autentica e necessaria, il libro affronta anche la malattia, il lutto, la perdita del padre.✨ È un libro sull’amore.Quello che resiste.Quello che educa.Quello che può ancora cambiare il mondo.⏳ In uscita tra pochissimi giorni su Amazon.Restate in ascolto. Questo presente va guardato di sbieco.
(Ars Istruzione Misterbianco) In questa lezione ho proposto alle mie allieve un percorso filosofico e narrativo sul concetto di viaggio e cambiamento, mettendo in dialogo la Divina Commedia di Dante e Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki.Sia Dante sia Miyazaki raccontano un viaggio in un’altra dimensione.Dante attraversa l’aldilà — Inferno, Purgatorio e Paradiso — mentre Mahito, il protagonista del film, entra in un mondo fantastico e simbolico. In entrambi i casi, però, il viaggio non è solo spaziale o immaginario: è soprattutto interiore.Dante è un uomo smarrito, in crisi, “nel mezzo del cammin” della sua vita. Per ritrovare la strada deve entrare in un altro mondo e affrontare un percorso guidato: prima da Virgilio, poi da Beatrice. Incontra anime e figure che incarnano errori, colpe, speranze e virtù, e da ciascun incontro apprende qualcosa. Al termine del viaggio, Dante torna cambiato, più consapevole di ciò che è giusto.Anche Mahito parte da una ferita profonda: la perdita della madre. Seguendo un airone, varca la soglia di un mondo parallelo popolato da personaggi strani e fortemente simbolici. Qui è costretto a fare scelte difficili, a confrontarsi con il dolore, con il caos e con la responsabilità. Solo attraversando questo viaggio riesce a crescere e ad accettare la realtà.Il confronto tra l’aldilà dantesco e il mondo immaginato da Miyazaki ci ha permesso di riflettere su come le storie, antiche o contemporanee, parlino lo stesso linguaggio: quello del cambiamento, della perdita, della maturazione.Viaggiare, nelle storie come nella vita, significa attraversare una soglia e non tornare mai esattamente come prima.©️ Cristian A. Porcino Ferrara
In queste ore la rete si diverte a sfornare meme sull’intervento di Anna Oxa. Alla domanda su cosa si aspetti dal nuovo anno ha risposto che non si aspetta nulla dagli anni, perché siamo noi esseri umani a dover cambiare. E davvero non si capisce cosa ci sia da ridere. È una verità elementare, e proprio per questo indigesta: se non ci evolviamo noi, se non portiamo nel quotidiano il cambiamento che invochiamo a parole, nulla cambierà. Si ride per non dover capire. Si fa il meme per non fare il passo.
Non serve essere fan di Oxa né filosofi da salotto per capirlo. Serve solo un minimo di lucidità. Quella che manca a certi filosofi da strapazzo che da anni ci rifilano la stessa sbobba, sempre uguale, dalle colonne di giornali altrettanto da strapazzo e fascistoidi.
Sulle tracce dell’altrove è un libro che non accompagna: trascina. Cristian A. Porcino Ferrara scrive come chi ha già perso l’orientamento e, proprio per questo, sa indicare le direzioni sbagliate con una precisione imbarazzante. L’altrove non è una meta esotica, ma una postura mentale: si cammina storti, si pensa obliqui, si vive controvento. La prosa, nervosa e sensuale, alterna fendenti lucidi a improvvise carezze filosofiche, come se il pensiero fosse un corpo che non chiede permesso. Qui l’identità non si cerca: si scortica. Libro insofferente alle certezze, elegante nella sua impertinenza, Sulle tracce dell’altrove è una piccola educazione allo smarrimento — che, in tempi di mappe urlate, resta l’unico vero atto di libertà. Un libro quindi per lettori indisponibili, orgogliosamente scomodi, felicemente fuori posto.Il libro è in vendita su Amazon
Riflesso perfetto di Mattia Surroz, pubblicato da Sergio Bonelli Editore — la casa editrice che ha dato vita a Dylan Dog, uno dei personaggi a fumetti che ho più amato — è una graphic novel che tocca corde scoperte e mi ha emozionato profondamente.Da poco ho perso mio padre e chi ha vissuto la lacerante esperienza di accompagnare un proprio caro in una struttura per anziani sa bene cosa intendo. Alcune riflessioni presenti nel libro mi hanno riportato a quei giorni, a quei mesi sospesi, fatti di dolore silenzioso e senso di colpa.Inoltre, come Enea, ho vissuto un’adolescenza privandomi della felicità sentimentale, punendomi. Nel mio libro Sulle tracce dell’altrove ho raccontato proprio di queste punizioni che mi sono autoimposto, di quel senso di colpa interiorizzato che per anni ha accompagnato me e molti altri. Una società omofoba riesce a isolarti lentamente, nel tempo, fino a convincerti che la rinuncia sia una forma di protezione. Per chi è stato a lungo emarginato dalla Storia, il rischio è sempre quello di fare la fine di Enea.Surroz racconta anche qualcosa che raramente trova spazio nella narrazione: l’amore maturo. Spesso si parla di corpi giovani, sinuosi, erotici, pensati per stimolare le fantasie del lettore, ma quasi mai dell’amore che attraversa gli anni, che riguarda le persone adulte. Eppure, come cantava Franco Battiato, «i desideri non invecchiano quasi mai con l’età».Enea e Giacomo si scoprono in gioventù e, a causa dei pregiudizi sociali, si perdono. Tuttavia restano saldamente ancorati l’uno nell’anima dell’altro. Come Enea, anch’io ho pensato che «la fantasia degli infelici ha confini più vasti di quella degli altri». Da ragazzino ero un Charlie Brown malinconico, capace di immaginare il futuro ma incapace di scorgerne davvero i confini.Fortunatamente, con il passare degli anni, ho conosciuto la persona che amo. È stato lui a spalancare le finestre che tenevo chiuse e ad abbattere i muri che avevo eretto per proteggermi dalle delusioni. Grazie a lui, e a differenza di Enea, ho imparato a volermi bene davvero perché, citando ancora il caro Battiato, non possiamo pregare il tempo: «Se penso a come ho speso male il mio tempo / che non tornerà, non ritornerà più».Ho scoperto questo libro grazie al mio ragazzo e, una volta terminato, mi è rimasto addosso. Serve una grande sensibilità per creare e raccontare una storia così toccante.È bellissima l’immagine secondo cui ognuno di noi è un’isola e i sentimenti che proviamo diventano ponti. Quando ci innamoriamo, andiamo a vivere lì, proprio nel mezzo, e costruiamo un rifugio. Toni poetici accompagnano un connubio riuscitissimo di immagini meravigliose e impattanti.Ci vuole coraggio a raccontare e pubblicare libri così intensi, in una società che vorrebbe nascondere chi non ama secondo il vangelo eteronormativo. Surroz narra tutto senza aggiungere né dipingere il superfluo: parla una scrittura serrata ed empatica, che lascia spazio al significato più profondo della parola Amore.©️ Cristian A. Porcino Ferrara