
Visitare Pompei è un’emozione che riconcilia con il mondo. Davanti a tanta bellezza e storia siamo rimasti incantati: il luogo in sé meriterebbe mille stelle, perché la storia non si discute, si ama.
Il problema subentra quando dalla Storia, con la S maiuscola, si passa alla gestione dei giorni nostri. Paghiamo ben 20 euro a testa di biglietto con la promessa che il sito chiuda alle 19:00 e che l'ultimo ingresso sia alle 17:30. Poi però scopriamo, a cose fatte, che i luoghi più preziosi — la Villa dei Misteri, il Lupanare, l'Antiquarium e le domus principali — tirano giù le serrande alle 18:00. Un'ora prima!
La cosa più singolare è che abbiamo persino chiesto informazioni a un impiegato, il quale si è guardato bene dall'avvisarci dell'imminente chiusura.
Un silenzio quasi filosofico, verrebbe da dire, se non fosse che dietro questo "non detto e non scritto" si avverte una spiccata furbizia nel monetizzare a spese del visitatore.
Senza contare poi la scarsità di indicazioni stradali anche nelle immediate vicinanze del sito, la discutibilità della mancata programmazione di aperture serali nel mese di agosto e le perplessità sulle informazioni online riguardanti la disponibilità dei biglietti per fascia oraria ("9:00 - 13:00" anziché "fascia mattutina/fascia pomeridiana").
Dettagli che sembrerebbero peccati veniali se non stessimo parlando di uno dei più importanti siti archeologici al mondo e non del parcheggio periferico di un centro commerciale.
In conclusione: se il patrimonio archeologico merita un dieci e lode, la gestione del servizio si guadagna una piena e solenne insufficienza per mancanza di trasparenza. La bellezza ci salverà, sì, ma un po' di organizzazione in più non guasterebbe.
® Cristian A. Porcino Ferrara