Visualizzazione post con etichetta pubblica amministrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pubblica amministrazione. Mostra tutti i post

venerdì 23 ottobre 2026

Friday News Dump: l’arte di scagliar la PEC e nascondere la mano

 


Nel gergo della comunicazione e della politica lo chiamano Friday News Dump. È la raffinata arte burocratica di far sparire i problemi sotto il tappeto: la prassi consolidata di rovesciare all'esterno notizie sgradevoli, scarichi di responsabilità o dinieghi formali proprio a ridosso del fine settimana.
La liturgia è semplice, quasi infantile nella sua prevedibilità: quando la burocrazia deve liberarsi di una patata bollente, trincerarsi dietro un cavillo o spedire una risposta che non reggerebbe la luce abbagliante del lunedì, aspetta il venerdì. Che sia a ora di pranzo o nel primo pomeriggio, non importa: si sfrutta la solita finestra di disattenzione. Quando le redazioni allentano la presa, la gente stacca la spina e l'attenzione pubblica va in pausa, scatta l'invio. Si deposita l'atto nella casella PEC e si spera che le successive quarantotto ore di torpore festivo facciano il resto.
È un'illusione antica: credere che il tempo burocratico possa riassorbire la realtà dei fatti, o che la stanchezza di chi riceve la notifica coincida con la sua amnesia. Luciano De Crescenzo vi avrebbe visto una forma sofisticata di "pensiero pigro": la convinzione quasi magica che, chiudendo il pc il venerdì pomeriggio, il problema smetta di esistere anche nella testa di chi lo subisce.
Ormai per me è diventato un rito, una sorta di appuntamento col destino digitale: la PEC del venerdì, pensata con millimetrica precisione per avvelenare il fine settimana. Ma c'è un difetto strutturale in questa teologia del rinvio: la burocrazia dimentica che il lunedì arriva sempre. E chi ha il vizio del pensiero e della memoria non usa il weekend per dimenticare, ma per affilare i concetti.
Buona domenica a chi scappa via PEC sperando che il weekend cancelli la codardia. Spegnete pure i computer: lunedì riapriamo il conto.

© Cristian A. Porcino Ferrara


giovedì 13 novembre 2025

Perché rinnovare la carta d’identità se la mia identità non cambia?

 


Sono assolutamente favorevole allo stop al rinnovo della carta d’identità per gli over 70. È una misura di buon senso: evita burocrazia inutile e riconosce che, a una certa età, la persona resta ben riconoscibile anche senza aggiornare un documento ogni dieci anni.
Ma allora mi chiedo: perché limitarla solo a chi ha superato una soglia anagrafica?
La mia identità resta la stessa, a meno che non decida io stesso di modificarla — nel nome, nel genere, o in altri elementi che fanno parte della mia autodeterminazione. Ma in assenza di cambiamenti volontari, perché lo Stato mi obbliga a riaffermare, a intervalli regolari, che sono ancora io?
La carta d’identità non è una patente. Non certifica abilità o requisiti soggetti a variazioni nel tempo, ma un fatto stabile: chi sono.
E se la mia identità anagrafica non cambia, il rinnovo non ha senso. È una formalità che serve più al sistema che al cittadino, più alla macchina amministrativa che alla realtà.
Abolire del tutto il rinnovo — mantenendo, certo, la possibilità di aggiornarla su richiesta o in caso di variazioni effettive — sarebbe un passo verso una burocrazia più intelligente, più digitale e più rispettosa del principio di identità personale.
In fondo, io sono io fin dalla nascita: non serve un timbro nuovo ogni dieci anni per ricordarlo.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara