Nel gergo della comunicazione e della politica lo chiamano Friday News Dump. È la raffinata arte burocratica di far sparire i problemi sotto il tappeto: la prassi consolidata di rovesciare all'esterno notizie sgradevoli, scarichi di responsabilità o dinieghi formali proprio a ridosso del fine settimana.
La liturgia è semplice, quasi infantile nella sua prevedibilità: quando la burocrazia deve liberarsi di una patata bollente, trincerarsi dietro un cavillo o spedire una risposta che non reggerebbe la luce abbagliante del lunedì, aspetta il venerdì. Che sia a ora di pranzo o nel primo pomeriggio, non importa: si sfrutta la solita finestra di disattenzione. Quando le redazioni allentano la presa, la gente stacca la spina e l'attenzione pubblica va in pausa, scatta l'invio. Si deposita l'atto nella casella PEC e si spera che le successive quarantotto ore di torpore festivo facciano il resto.
È un'illusione antica: credere che il tempo burocratico possa riassorbire la realtà dei fatti, o che la stanchezza di chi riceve la notifica coincida con la sua amnesia. Luciano De Crescenzo vi avrebbe visto una forma sofisticata di "pensiero pigro": la convinzione quasi magica che, chiudendo il pc il venerdì pomeriggio, il problema smetta di esistere anche nella testa di chi lo subisce.
Ormai per me è diventato un rito, una sorta di appuntamento col destino digitale: la PEC del venerdì, pensata con millimetrica precisione per avvelenare il fine settimana. Ma c'è un difetto strutturale in questa teologia del rinvio: la burocrazia dimentica che il lunedì arriva sempre. E chi ha il vizio del pensiero e della memoria non usa il weekend per dimenticare, ma per affilare i concetti.
Buona domenica a chi scappa via PEC sperando che il weekend cancelli la codardia. Spegnete pure i computer: lunedì riapriamo il conto.
© Cristian A. Porcino Ferrara

