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sabato 8 novembre 2025

“Frankenstein: Del Toro non supera Branagh (né Shelley)”

 


Chi si entusiasma con facilità di fronte al Frankenstein di Guillermo Del Toro probabilmente non ha mai letto il romanzo di Mary Shelley (1818) né visto l’adattamento di Kenneth Branagh del 1994. Il film di Branagh resta, a mio avviso, la trasposizione più fedele e capace di restituire la potenza immaginifica e tematica dell’opera originale. Il regista-attore dosa ogni ingrediente con equilibrio: è un film dinamico, evocativo e sorprendentemente moderno nella messa in scena. Branagh è credibile nei panni di Victor Frankenstein e la Creatura interpretata da Robert De Niro lascia un segno profondo; la partitura musicale di Patrick Doyle impreziosisce ogni sequenza, amplificandone l’intensità emotiva.



Il Frankenstein di Del Toro, al contrario, sembra sfiorare soltanto la complessità semantica tracciata da Shelley: dall’interrogativo teologico a quello filosofico, dal rapporto con la scienza alla riflessione sui limiti dell’etica medica. La messa in scena è elegante e gli attori sono di grande livello — Jacob Elordi e Oscar Isaac in particolare — ma qualcosa non convince. La distanza dal romanzo è così marcata da farne più un’opera “liberamente ispirata” che una rilettura, e questa scelta, per me, ne attenua l’impatto.


Detesto i paragoni fini a sé stessi e non mi aspettavo certo l’erede di Boris Karloff; tuttavia, se si decide di riportare sullo schermo un mito cinematografico e letterario come Frankenstein, bisognerebbe avvertire l’urgenza di aggiungere un tassello, un nuovo sguardo, un elemento che mancava. Qui, purtroppo, non percepisco un reale contributo rispetto ai precedenti: alcuni spunti ci sono, ma restano accennati e non sviluppati.
Permangono immagini potenti e momenti suggestivi, ma non abbastanza — per me — da desiderare una seconda visione a breve. In definitiva: troppa estetica, poca elettricità. Un Frankenstein che non prende vita.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

sabato 1 settembre 2018

“Lady Frankenstein e l’orrenda progenie” a cura di Anna Maria Crispino e Silvia Neonato

(“Lady Frankenstein e l’orrenda progenie”, Anna Maria Crispino e Silvia Neonato, a cura di, Iacobelli, pp. 178, € 13,00).

Sono trascorsi duecento anni dall’uscita di Frankenstein, il capolavoro letterario scritto da Mary Shelley. Proprio in occasione di tale anniversario la casa editrice Iacobelli ha ideato un prezioso volumetto che scava a fondo nella vita e nell’opera della madre del mostro più famoso di tutti i tempi. Anna Maria Crispino, Sara De Simone, Silvia Neonato, Giovanna Pezzuoli, Carla Sanguineti e Marina Vitale ci consegnano uno studio a più voci sulla “donna che anticipò le nostre paure”. Purtroppo ogni epoca ha i suoi mostri irrazionali da combattere.
I saggi racchiusi all’interno del volume si occupano di analizzare anche i vari adattamenti cinematografici del personaggio ideato da Mary Shelley. Dal Mostro interpretato da Boris Karloff alla creatura impersonata da De Niro nel film di Branagh e oltre. In definitiva un libro da leggere assolutamente per comprendere l’anima di una scrittrice davvero geniale e originale.

Cristian Porcino

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