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lunedì 30 marzo 2026

Il dovere del limite

 



​È di questi giorni la notizia di una professoressa accoltellata da un allievo, che ha dichiarato di rimpiangere di non averla uccisa e di non aver colpito anche i propri genitori. Trovo altamente diseducativo chi tenta di minimizzare l’accaduto, riducendolo a una ragazzata o a un gesto riconducibile a generiche fragilità esistenziali. In quanto docente, ritengo che il ragazzo debba essere perseguito legalmente: una risposta indulgente non gli insegnerebbe nulla, anzi rischierebbe di rafforzare l’idea che le proprie azioni non abbiano conseguenze.
​Dobbiamo smettere di guardare a queste esplosioni di violenza come a tragiche eccezioni isolate. La storia recente, a partire dalla strage della Columbine in poi, ci insegna che il nichilismo e il desiderio di annientamento dell'altro non sono "crisi passeggere", ma derive profonde che si nutrono proprio dell'assenza di un limite percepito. Ma attenzione: la scuola non può e non deve diventare il parafulmine di ogni fallimento sociale. Sono stanco di chi scarica la responsabilità comportamentale dei ragazzi esclusivamente su di noi docenti, deresponsabilizzando le famiglie e la società civile. Noi non siamo taumaturghi e non possiamo compiere quei miracoli educativi che tutti si aspettano, mentre il resto del mondo abdica ai propri doveri.
​Questo “familismo” che porta alcuni colleghi a considerare gli studenti come figli è, a mio avviso, fuorviante. I nostri allievi non sono i nostri figli: il nostro ruolo è diverso e deve restare distinto. Più giustifichiamo e proteggiamo, più rischiamo di formare una generazione incapace di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. È un tema che ho approfondito nel mio saggio Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio, dove analizzo come la violenza giovanile sia spesso il sintomo di una mancanza di confini chiari e di un’etica del limite che la scuola deve contribuire a ricostruire, ma non in solitudine.
​La scuola deve formare cittadini consapevoli e responsabili. La responsabilità educativa non esclude quella legale: al contrario, la rende comprensibile.
Non spetta a noi, come società, stabilire l'entità di una condanna mossa dal livore, né dobbiamo lasciarci trasportare dall'odio del momento. La pena deve conservare il suo valore rieducativo: punire per insegnare che dagli sbagli, anche i più gravi, si può e si deve imparare a tornare umani.
La perdonanza può essere una scelta personale, intima e rispettabile del singolo individuo. Ma non può e non deve diventare un’aspettativa istituzionale o educativa. Restiamo saldi nel nostro ruolo, senza confondere comprensione e deresponsabilizzazione, e continuiamo a essere un presidio contro ogni forma di illegalità o criminalità.

​©️ Cristian A. Porcino Ferrara

mercoledì 21 gennaio 2026

Il coraggio di dire ciò che non conviene

 


C’è chi scrive libri per spiegare il mondo e chi li scrive perché il mondo, così com’è, non gli basta più.
Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio nasce da qui: dal bisogno di guardare il presente non di fronte, ma di lato.
Perché spesso è solo da una prospettiva obliqua che le cose smettono di mentire.
In queste pagine si parla di scuola, di linguaggio, di amore e di identità.
Si parla di coming out, di omofobia, di ciò che viene normalizzato
e di ciò che viene lasciato ai margini.
Si parla anche di religione e di potere, delle distanze tra il messaggio di Francesco d’Assisi
e ciò che è stato fatto in suo nome, delle responsabilità mancate, delle parole usate male o non usate affatto.
Ma soprattutto si parla di una cosa semplice e difficilissima: dire ciò che spesso viene taciuto.
Questo libro non vuole convincere nessuno e non offre soluzioni pronte all’uso.
Prova solo a guardare le cose con attenzione, con ironia quando serve e con rispetto per la complessità.
«Questo è un presente obliquo, storto non per errore ma per scelta. Le mappe civili vengono riscritte ogni giorno per restringere diritti, spostare margini, rendere negoziabile ciò che dovrebbe essere inviolabile.»
È il mio ventinovesimo libro, ma ogni libro è sempre un primo libro:
perché ogni volta si ricomincia dal dubbio, dal conflitto, dall’amore che resiste.
📘 Obliquo presente è disponibile su Amazon al seguente link https://amzn.eu/d/bFqu6xB Se credi che educare significhi ancora scegliere, se pensi che il dissenso possa essere una forma di cura, questo libro potrebbe parlarti.