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sabato 23 maggio 2026

Una prospettiva oltre il conformismo: Santina Caffo recensisce "Obliquo Presente"

 


Condivido — emozionato — la recensione ad 'Obliquo Presente' dell'Avv. Santina Caffo, vice comandante della polizia locale di Misterbianco. La sua recensione mi onora e la sua analisi così attenta mi emoziona profondamente. Grazie ancora.


«Dopo aver letto "Obliquo presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio" non  posso non dire che Cristian Porcino si caratterizza per una  cifra intellettuale poliedrica, in quanto la sua cultura  spazia agilmente tra discipline differenti che quasi mettono in crisi il lettore! 
Porcino infatti è dotato di una rara profondità esegetica che gli permette  di interpretare e analizzare la realtà con strumenti culturali sofisticati sì, ma con la capacità di renderli comprensibili ai più. La sua cultura non è polverosa o chiusa nei libri, al contrario ci fa comprendere la vita quotidiana.
"Obliquo presente" è un’opera scomoda, un atto di resistenza intellettuale che nasce dall’incrocio tra la pratica didattica quotidiana e una lucida analisi sociopolitica del nostro tempo. 
Il titolo rappresenta già un invito a non guardare la realtà frontalmente, secondo le traiettorie prefissate dal conformismo, ma ad assumere una prospettiva laterale, "storta", capace di scorgere le contraddizioni nascoste dietro le narrazioni dominanti.»

venerdì 3 aprile 2026

La recensione di Alessandra Micheli su "Les Fleurs du mal”

 


Una lettura attenta e profonda di Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio.
Ringrazio Alessandra Micheli per aver colto qualcosa per me essenziale: questo non è un manuale, ma un’esperienza, un attraversamento del presente, delle sue fratture e delle sue possibilità.
È un testo che non si limita a proporre contenuti, ma mette il lettore in una posizione di esposizione: non offre risposte chiuse, ma apre domande e spazi di confronto, chiamando in causa la necessità di abitare il conflitto senza ridurlo.
In un tempo che semplifica, il dissenso resta uno spazio necessario.
👉 Qui la recensione:

lunedì 30 marzo 2026

“Obliquo presente”: una lettura che lascia il segno

 


Obliquo presente: una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara.
Inizio soffermandomi un attimo sulla copertina, nonché affascinante illustrazione di Stefano Donatiello, per contemplarne non solo la bellezza a livello estetico e artistico, ma anche ciò che vuole esprimere.
Questo è qualcosa di soggettivo e anche personale, ma la copertina dona profondità alle emozioni e alle sensazioni del libro stesso.
È un’introduzione silenziosa alla pedagogia. Non si esprime a parole, ma a livello platonico.
Il gioco di luce e ombra, dell’acqua che riflette in esse e viceversa, è qualcosa che trasmette conforto in quella profonda angoscia.
Un abbraccio che l’autore vuole dare a chiunque sia passato, o stia passando, per ciò che ha dovuto affrontare fin da tenera età.
Una copertina che urla il bisogno di cambiamento, con l’ascolto di verità agghiaccianti, l’accettarsi per come si è, tra lacrime versate e profonda solitudine.
Specchi con riflessi che a volte accecano, o fanno riscoprire l’autore sotto una luce diversa, anche se malinconica.
Questa illustrazione merita attenzione come ogni contenuto di questo libro: non dobbiamo solo leggere il titolo, ma analizzare anche l’arte che lo circonda.
Il libro esplora tematiche non solo a livello personale e professionale, ma anche culturale, di cui oggi si è spesso all’oscuro.
La disinformazione è una scelta che si fa, seguendo la facile “retta via” che si para davanti a noi, piuttosto che inclinare il nostro cammino e scegliere una strada più tortuosa.
Questo libro offre più di un’emozione, con piene consapevolezze che, ai giorni odierni, si tendono a ignorare.
L’autore, intrecciando le sue esperienze, lascia che la sua sensibilità emotiva, soffocata a causa di un’infanzia amputata da un sistema radicalmente sbagliato, crei nodi non solo con il suo essere interiore, ma si leghi anche all’arte e agli autori d’epoca.
Trasporta il lettore non solo a porsi domande su storie occultate e veritiere, ma anche a immergersi nel suo punto di vista.
Provando sensazioni ed emozioni come sensibilità, solitudine, rabbia, frustrazione, sconforto, impotenza, ecc.
Ci si ritrova faccia a faccia con quesiti “scomodi” da affrontare.
Il libro sbatte in faccia la verità, senza peli sulla lingua, ed è questo che può turbare chi legge. Ma è proprio questo linguaggio che smuove qualcosa.
Si affronta anche l’importanza della lingua stessa, come il vietare il proprio dialetto.
Si sradica non solo la storia di un luogo, ma si intralciano anche i modi di esprimersi a livello linguistico ed educativo, perché considerati “volgari”.
Sono dell’opinione che qualsiasi lingua possa esserlo: dipende solo dal mondo in cui la si usa.
Quindi il dialetto, come specifica l’autore, non è sinonimo di ignoranza né di mancanza di eleganza. Il dialetto è lingua e cultura.
La società di oggi segue troppo la cosiddetta “massa”.
Scegliere “l’obliquo presente” significa intraprendere un viaggio introspettivo, ma anche molto solitario.
Quando ci si ritrova ad avere idee diverse da qualcun altro, che non rispettano preconcetti e convenzioni, si viene esclusi dal “gregge”.
Ma quando si impara ad amarsi, ad amare le proprie idee e i propri principi, a non dare nulla per scontato — che siano persone, cose, momenti, famiglia, cultura, paesaggi, ecc. — si può trovare bellezza e conforto anche in qualcosa, non esclusivamente in qualcuno che degrada le tue idee e il tuo essere.
L’autore trova conforto nei suoi viaggi, nei paesaggi che descrive con tanto amore e dettagli.
Questo libro esplora molti argomenti davvero interessanti e incisivi, come l’uso importante delle parole, i giudizi e i pregiudizi.
Lo consiglio perché è davvero un’esperienza fuori dall’ordinario.
L’autore è stato coraggioso nell’arco della sua vita e carriera: le sue idee creano “disagio”.
Ma disagio significa opportunità e speranza che, rompendo gli schemi e la vecchia scuola, qualcosa di davvero genuino possa insinuarsi nei giorni odierni, specialmente nei giovani che saranno il futuro.
Egli, anche in modo sottinteso, tocca temi come la speranza e il “non è mai troppo tardi”.
Il dolore lo ha forgiato. Il tempo cambia, lascia squarci e cicatrici che non si dimenticano.
Ad oggi, a distanza di anni, ha finalmente ricordato come ci si sente a respirare, dopo aver attraversato tempeste trattenendo il respiro, in mezzo alla gente “normale”, mentre lui era solo in cerca del suo obliquo.
Quindi concludo la mia opinione dicendo che questa pedagogia è stata una violenta boccata d’aria da prendere.

Cristina Giannitto

lunedì 23 marzo 2026

Obliquo Presente: la recensione di Ivonne Buzzoni

 


Con gratitudine e sincero apprezzamento desidero ringraziare Ivonne Buzzoni per la sensibilità, l’attenzione e la profondità con cui ha letto e restituito il senso di Obliquo Presente.

Un grazie anche a La Bottega Dei Libri per lo spazio e la competenza con cui continua a promuovere il dialogo culturale.
📖 Un piccolo estratto della recensione:
“Questo libro non nasce da un’idea astratta, ma da una necessità concreta: orientarsi in un tempo che ha smesso di interrogarsi.”

In Obliquo presente. Un pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio, Cristian A. Porcino Ferrara offre al lettore una raccolta di saggi che hanno un compito ben preciso: vivere il presente senza farsi addomesticare.

“Abitiamo un territorio segnato dall’odio, dove le parole funzionano come confini mobili: servono a ferire, a escludere, a rendere presentabile l’infelicità altrui.”

Se vi incuriosisce questo sguardo sul libro e sul tema del dissenso nel tempo dell’odio, potete leggere la recensione completa qui 👇

martedì 10 febbraio 2026

Il mio libro “Obliquo Presente” raccontato a Pickwick Libri & Musica su MGRadio

 


È per me motivo di particolare soddisfazione con Pickwick Libri & Musica, il circolo letterario radiofonico di MGRadio.
Nel corso della trasmissione, Cinzia Cofano offre una lettura attenta e sensibile del volume, mettendo in luce i temi centrali del testo e il valore educativo del dissenso come pratica culturale e formativa, particolarmente urgente nel contesto sociale contemporaneo.
Il libro nasce dal desiderio di interrogare il nostro tempo, attraversato da polarizzazioni, conflitti e linguaggi spesso segnati dall’odio, provando a restituire al dissenso una funzione pedagogica, capace di generare pensiero critico, dialogo e responsabilità.
Di seguito è possibile ascoltare o vedere l’intervento dedicato al libro.



Desidero rivolgere un sincero ringraziamento a Cinzia Cofano per l’attenzione, la profondità interpretativa e la passione con cui ha accolto e raccontato il mio lavoro, e a MGRadio per lo spazio culturale che promuove e diffonde la lettura e il confronto sulle idee.
Per chi desidera approfondire, Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio è disponibile su Amazon.

mercoledì 17 dicembre 2025

Indicazioni inutili per andare altrove

 


Sulle tracce dell’altrove è un libro che non accompagna: trascina. Cristian A. Porcino Ferrara scrive come chi ha già perso l’orientamento e, proprio per questo, sa indicare le direzioni sbagliate con una precisione imbarazzante. L’altrove non è una meta esotica, ma una postura mentale: si cammina storti, si pensa obliqui, si vive controvento. La prosa, nervosa e sensuale, alterna fendenti lucidi a improvvise carezze filosofiche, come se il pensiero fosse un corpo che non chiede permesso. Qui l’identità non si cerca: si scortica. Libro insofferente alle certezze, elegante nella sua impertinenza, Sulle tracce dell’altrove è una piccola educazione allo smarrimento — che, in tempi di mappe urlate, resta l’unico vero atto di libertà. Un libro quindi per lettori indisponibili, orgogliosamente scomodi, felicemente fuori posto.

Il libro è in vendita su Amazon