“Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica” di Federica Fabbiani, Iacobelli, pp. 159, € 13,00).
Federica Fabbiani, giornalista e scrittrice, si interroga sulla visibilità lesbica nella rappresentazione cinematografica e televisiva degli ultimi anni. Per moltissimo tempo il lesbismo è stato raccontato attraverso immagini distorte e stereotipate. Tali immagini sono il prodotto di una cultura eterocentrica dominante che fomenta lo stigma sociale nei confronti delle persone omosessuali.
Scrive l’autrice: “Oggi, sugli schermi mainstream, la lesbica esiste e detiene intenzionalmente lo status di chi guarda e chiede di essere guardata (Carol) perché il suo desiderio, attraverso il suo/nostro sguardo, conta. Quindi stiamo tutti bene? Abbandonato lo status di oppresse, almeno in alcune parti del mondo, dove rintracciare un nuovo e vivificante elemento di coesione e identificazione?”.
Nel saggio in questione Fabbiani esamina diversi film e serie televisive offrendo ottimi spunti per ulteriori riflessioni.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
sabato 1 febbraio 2020
giovedì 2 gennaio 2020
“Il trionfo del cristianesimo” di Barth D. Ehrman
(“Il trionfo del cristianesimo” di Barth D. Ehrman, Carocci, pp. 298, € 23,00)
Il saggio di Ehrman affronta con precisione chirurgica l’enigma storico del trionfo del Cristianesimo. Lo storico americano analizza con attenzione le fonti antiche e ci restituisce il significato più profondo di una religione che ha rivoluzionato e trasformato il nostro modo di pensare. L’autore analizza anche il modus operandi di alcuni seguaci di Cristo che attuarono una strategia per sedurre il cuore e l’intelletto della gente. I primi cristiani riuscirono a convertire i pagani attraverso il racconto dei miracoli compiuti dagli apostoli e grazie alla geniale invenzione dell’aldilà. Come scrive Ehrman: “Il popolo di Dio stava per entrare in un mondo di gioia, pace e gloria eterne. Ma quelli che non accoglievano questo annuncio avrebbero pagato un prezzo enorme. Le sofferenze del presente non erano nulla in confronto ai tormenti che attendevano coloro che respingevano la verità e continuavano ad adorare i servi del male. Per costoro c’era un’unica spaventosa prospettiva: l’angoscia eterna”. Infine il testo si sofferma sulla scalata al potere di Costantino e la conversione al cristianesimo. In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
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Il saggio di Ehrman affronta con precisione chirurgica l’enigma storico del trionfo del Cristianesimo. Lo storico americano analizza con attenzione le fonti antiche e ci restituisce il significato più profondo di una religione che ha rivoluzionato e trasformato il nostro modo di pensare. L’autore analizza anche il modus operandi di alcuni seguaci di Cristo che attuarono una strategia per sedurre il cuore e l’intelletto della gente. I primi cristiani riuscirono a convertire i pagani attraverso il racconto dei miracoli compiuti dagli apostoli e grazie alla geniale invenzione dell’aldilà. Come scrive Ehrman: “Il popolo di Dio stava per entrare in un mondo di gioia, pace e gloria eterne. Ma quelli che non accoglievano questo annuncio avrebbero pagato un prezzo enorme. Le sofferenze del presente non erano nulla in confronto ai tormenti che attendevano coloro che respingevano la verità e continuavano ad adorare i servi del male. Per costoro c’era un’unica spaventosa prospettiva: l’angoscia eterna”. Infine il testo si sofferma sulla scalata al potere di Costantino e la conversione al cristianesimo. In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
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Il trionfo del cristianesimo
martedì 24 dicembre 2019
“La passione a Natale” di Daniela Tuscano
"Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo... Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!…
Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera".
Pier Paolo - sempre si scrive - non amava il Natale. E lui stesso rivelava che in questo periodo dell'anno scappava, appena poteva, in "paesi maomettani", come diceva con vezzo desueto. (Eppure fascinosamente ambiguo, polveroso ma autentico. Il fascino del diverso nudo, sfrondato da ipocrisie lessicali.)
Spesso mi domando se, oggi, le sue invettive risuonerebbero ancora così. Se ancora fuggirebbe in quelle contrade, magari proprio nel suo Yemen, non più "maomettane", ma soltanto atroci - altro termine che adoperava spesso -, anch'esse ormai senz'ombra di fede, turbinate da guerre di potere, avidità e miseria. Che non è povertà. E non ha nulla di dignitoso.
E se vi si tuffasse, cosa troverebbe, di doloroso, nel dolore "maomettano"?
Troverebbe... i cristiani; sono loro, adesso, i più poveri fra i poveri.
Troverebbe il Cristo materano a Idlib, Maaloula, Baghdad, nelle luci scure d'una Natività silenziata dal terrorismo; a Gaza, perché pure certi palestinesi sono cristiani, e non possono entrare a Betlemme; e lo troverebbe, più in là, in volti bruni e orientali, di donne soprattutto. Lo troverebbe in Huma Younus, rapita a 14 anni, convertita a forza e costretta a sposare il suo sequestratore; in Leah Sharibu, da due anni schiava sessuale di Boko Haram per aver rifiutato di abiurare; lo troverebbe, comunque, a Damasco, proclamata, fra le bombe, Capitale mondiale del Natale. Che vuol risorgere, e non si arrenderà.
Troverebbe, insomma, radici divelte, perché il cristianesimo è nato lì, e lì pulsa e sanguina; non è opulenza, non colonizzazione, non Occidente.
E ne parlerebbe, e le sue invettive verso le luminarie delle nostre città si leverebbero più alte. Certo si scontrerebbe coi terzomondisti salottieri; con chi oggi strumentalizza quelle sue geremiadi accorate, non per richiamare al senso vero di queste feste, ma per cancellarle definitivamente; farebbe i nomi di Huma, di Leah e degli altri/e, che noi non osiamo menzionare, perché la persecuzione dei cristiani ci lascia indifferenti e fastidiati.
Lo accuserebbero di cripto-cattolicesimo, come del resto fecero anche in vita; di umanitarismo; di sentimentalismo; di passatismo.
Ma lui seguiterebbe a evocare quei nomi, pur angosciato da una divorante solitudine. Pier Paolo proseguiva malgrado lui.
E se fosse costretto a rimanere fra gli ingorghi del "traffico pagano"?
Vedrebbe lo stesso spettacolo di ieri, fulgente e miserando; solo più nevrile; vedrebbe presepi su cui si orina, altri trasformati in osceni simboli identitari. E l'Italia delle pale d'altare completamente cancellata.
Vedrebbe, del resto, presepi sepolti. Nella marea di disoccupati, sottopagati; di operaie anziane che muoiono sotto una pressa; di giovani precocemente appassiti, o alla sfinita ricerca di senso. Li vedrebbe nelle donne assassinate, violate, reificate da un consumismo ancor più aggressivo e patriarcale; li vedrebbe nella cancellazione della madre, simbolica e reale. Negli immigrati mai giunti sulle nostre coste, affogati prima. E li ritroverebbe, forse, in qualche settore di quella Chiesa che un tempo gl'ispirò il Vangelo; non si scandalizzerebbe di trovare la profezia anche fra i dottori di legge, come d'altronde non la escluse Cristo a casa del fariseo. In un Papa inviso ai clericali borghesi, che non parla di sesso, ma di giustizia, povertà, condivisione.
La luce dell'Italia vera non sarebbe più il comunismo. Disperso pure quello nel magma d'un individualismo lasco, tanto esaltato quanto scipito; definitivamente, antropologicamente mutato.
In cosa crederebbe, dunque, oggi Pasolini?
In quello in cui ha sempre creduto: l'atroce umanità. Quella massacrata a Oriente come a Occidente, a Nord come a Sud. Ne vedrebbe un riscatto?
Forse no. Sicuramente no. Ma il fatto stesso di saperla lì, esistente e sconfitta, gli darebbe la disperata, assurda, irresistibile voglia di gettarvisi dentro, e assaporarla, e morirne.
© Daniela Tuscano
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo... Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!…
Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera".
Pier Paolo - sempre si scrive - non amava il Natale. E lui stesso rivelava che in questo periodo dell'anno scappava, appena poteva, in "paesi maomettani", come diceva con vezzo desueto. (Eppure fascinosamente ambiguo, polveroso ma autentico. Il fascino del diverso nudo, sfrondato da ipocrisie lessicali.)
Spesso mi domando se, oggi, le sue invettive risuonerebbero ancora così. Se ancora fuggirebbe in quelle contrade, magari proprio nel suo Yemen, non più "maomettane", ma soltanto atroci - altro termine che adoperava spesso -, anch'esse ormai senz'ombra di fede, turbinate da guerre di potere, avidità e miseria. Che non è povertà. E non ha nulla di dignitoso.
E se vi si tuffasse, cosa troverebbe, di doloroso, nel dolore "maomettano"?
Troverebbe... i cristiani; sono loro, adesso, i più poveri fra i poveri.
Troverebbe il Cristo materano a Idlib, Maaloula, Baghdad, nelle luci scure d'una Natività silenziata dal terrorismo; a Gaza, perché pure certi palestinesi sono cristiani, e non possono entrare a Betlemme; e lo troverebbe, più in là, in volti bruni e orientali, di donne soprattutto. Lo troverebbe in Huma Younus, rapita a 14 anni, convertita a forza e costretta a sposare il suo sequestratore; in Leah Sharibu, da due anni schiava sessuale di Boko Haram per aver rifiutato di abiurare; lo troverebbe, comunque, a Damasco, proclamata, fra le bombe, Capitale mondiale del Natale. Che vuol risorgere, e non si arrenderà.
Troverebbe, insomma, radici divelte, perché il cristianesimo è nato lì, e lì pulsa e sanguina; non è opulenza, non colonizzazione, non Occidente.
E ne parlerebbe, e le sue invettive verso le luminarie delle nostre città si leverebbero più alte. Certo si scontrerebbe coi terzomondisti salottieri; con chi oggi strumentalizza quelle sue geremiadi accorate, non per richiamare al senso vero di queste feste, ma per cancellarle definitivamente; farebbe i nomi di Huma, di Leah e degli altri/e, che noi non osiamo menzionare, perché la persecuzione dei cristiani ci lascia indifferenti e fastidiati.
Lo accuserebbero di cripto-cattolicesimo, come del resto fecero anche in vita; di umanitarismo; di sentimentalismo; di passatismo.
Ma lui seguiterebbe a evocare quei nomi, pur angosciato da una divorante solitudine. Pier Paolo proseguiva malgrado lui.
E se fosse costretto a rimanere fra gli ingorghi del "traffico pagano"?
Vedrebbe lo stesso spettacolo di ieri, fulgente e miserando; solo più nevrile; vedrebbe presepi su cui si orina, altri trasformati in osceni simboli identitari. E l'Italia delle pale d'altare completamente cancellata.
Vedrebbe, del resto, presepi sepolti. Nella marea di disoccupati, sottopagati; di operaie anziane che muoiono sotto una pressa; di giovani precocemente appassiti, o alla sfinita ricerca di senso. Li vedrebbe nelle donne assassinate, violate, reificate da un consumismo ancor più aggressivo e patriarcale; li vedrebbe nella cancellazione della madre, simbolica e reale. Negli immigrati mai giunti sulle nostre coste, affogati prima. E li ritroverebbe, forse, in qualche settore di quella Chiesa che un tempo gl'ispirò il Vangelo; non si scandalizzerebbe di trovare la profezia anche fra i dottori di legge, come d'altronde non la escluse Cristo a casa del fariseo. In un Papa inviso ai clericali borghesi, che non parla di sesso, ma di giustizia, povertà, condivisione.
La luce dell'Italia vera non sarebbe più il comunismo. Disperso pure quello nel magma d'un individualismo lasco, tanto esaltato quanto scipito; definitivamente, antropologicamente mutato.
In cosa crederebbe, dunque, oggi Pasolini?
In quello in cui ha sempre creduto: l'atroce umanità. Quella massacrata a Oriente come a Occidente, a Nord come a Sud. Ne vedrebbe un riscatto?
Forse no. Sicuramente no. Ma il fatto stesso di saperla lì, esistente e sconfitta, gli darebbe la disperata, assurda, irresistibile voglia di gettarvisi dentro, e assaporarla, e morirne.
© Daniela Tuscano
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riflessioni
lunedì 25 novembre 2019
Il Cirs di Misterbianco contro la violenza sulle donne
Questa mattina la sede CIRS di Misterbianco, Ente di istruzione e formazione professionale, ha presentato il risultato del Progetto extracurriculare NOICONTROLAVIOLENZASULLEDONNE. La manifestazione si è tenuta a Misterbianco presso la sala conferenze del prestigioso "Stabilimento Monaco". Presenti alla manifestazione, oltre ai Dirigenti Regionali e locali del CIRS, anche i Dirigenti scolastici di Misterbianco. Grazie al CIRS per aver creduto fin dal primo momento a questo importantissimo progetto e a tutti i colleghi e discenti che si sono uniti per combattere la violenza di genere. Come sosteneva Cristina Trivulzio di Belgiojoso nel 1866: “Che le donne felici e stimate del futuro rivolgano i pensieri al dolore e all’umiliazione di quelle che le hanno precedute nella vita e ricordino con un po’ di gratitudine i nomi di quante hanno aperto e preparato la strada alla loro mai gustata e forse sognata libertà”.
Cristian Porcino


Cristian Porcino

venerdì 1 novembre 2019
“Me” di Elton John
(“Me. L’autobiografia” di Elton John, Mondadori, pp. 376, € 24,00)
Il 2019 è l’anno di Elton John.
Al cinema approda Rocketman, il biopic sulla sua vita che sbanca i botteghini ed entusiasma il festival di Cannes. Continua senza sosta e con gran successo il suo tour d’addio Farewell yellow brick road, e adesso arriva nelle librerie perfino un volume autobiografico che ripercorre la sua straordinaria carriera.
Elton in questa sua biografia non risparmia dettagli di vita vissuta e i momenti terribili legati alla sua forte dipendenza da droghe e alcol. La sincerità e il tono colloquiale utilizzato da Elton ti fanno sentire parte della famiglia Dwight.
In questo libro è condensata non solo la carriera e la vita di Sir Elton John ma una parte consistente della storia della musica degli ultimi cinquant’anni. Elton ha suonato e duettato con i cantanti e gruppi più importanti, e infatti attraverso il suo racconto ci imbattiamo nella vita di altre stelle luminose come Ray Charles, Elvis Presley, John Lennon, Aretha Franklin, George Michael, Freddie Mercury etc.
Elton però non è solo un musicista apprezzato in tutto il mondo ma un filantropo e un attivista per i diritti civili. Le sue battaglie contro l’omofobia sono ormai note ovunque.
Pertanto leggere l’autobiografia di Elton John è un dovere morale per chi ama la buona musica e soprattutto per chi desidera accostarsi alla vita di un uomo che con la sua arte ha regalato tante emozioni e alimentato i sogni di intere generazioni.
In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
Il 2019 è l’anno di Elton John.
Al cinema approda Rocketman, il biopic sulla sua vita che sbanca i botteghini ed entusiasma il festival di Cannes. Continua senza sosta e con gran successo il suo tour d’addio Farewell yellow brick road, e adesso arriva nelle librerie perfino un volume autobiografico che ripercorre la sua straordinaria carriera.
Elton in questa sua biografia non risparmia dettagli di vita vissuta e i momenti terribili legati alla sua forte dipendenza da droghe e alcol. La sincerità e il tono colloquiale utilizzato da Elton ti fanno sentire parte della famiglia Dwight.
In questo libro è condensata non solo la carriera e la vita di Sir Elton John ma una parte consistente della storia della musica degli ultimi cinquant’anni. Elton ha suonato e duettato con i cantanti e gruppi più importanti, e infatti attraverso il suo racconto ci imbattiamo nella vita di altre stelle luminose come Ray Charles, Elvis Presley, John Lennon, Aretha Franklin, George Michael, Freddie Mercury etc.
Elton però non è solo un musicista apprezzato in tutto il mondo ma un filantropo e un attivista per i diritti civili. Le sue battaglie contro l’omofobia sono ormai note ovunque.
Pertanto leggere l’autobiografia di Elton John è un dovere morale per chi ama la buona musica e soprattutto per chi desidera accostarsi alla vita di un uomo che con la sua arte ha regalato tante emozioni e alimentato i sogni di intere generazioni.
In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
martedì 1 ottobre 2019
“Perché le balene conoscono le lingue straniere” di Katharina Jacob
(“Perché le balene conoscono le lingue straniere” di Katharina Jacob, Edizioni Il Punto d’incontro, pp. 285, € 14,90).
Capire gli umani è già difficile ma decriptare il linguaggio animale sembra quasi impossibile. Il libro di Katharina Jakob tenta di dissipare i dubbi sulla rete comunicativa degli animali. Dal testo emergono straordinarie quanto insolite capacità diffuse tra le altre specie. Grazie a Jakob apprendiamo dell’intelligenza emotiva dei cani e la loro capacità di leggere le nostre espressioni facciali. Familiarizziamo con il pappagallo cenerino Alex che ha rivelato le spiccate capacità cognitive dei pappagalli e apprendiamo anche dei suoni particolari che emettono in superficie i cetacei. Come scrive l’autrice: “Questo non significa che i nostri amici animali siano identici a noi. Le differenze sono enormi, ma le capacità animali stanno pian piano ottenendo il posto che spetta loro, poiché non vengono più classificate inferiori a priori, ma semplicemente per quello che sono: diverse, di una complessità tutta loro”.
Randolf Menzel sottolinea che: “Noi uomini ci sentiamo molto superiori agli (altri) animali. In effetti, questi ultimi non compongono sinfonie né hit, non costruiscono automobili, non calcolano la portata dei ponti e non riflettono sulla possibilità di un’altra esistenza dopo la morte”.
Luigi Pirandello ha scritto che il cavallo non ha metafisica perché non sa di dover morire.
Proprio per questo il libro di Katharina Jacob ci aiuta a riflettere sugli errori del passato e sull’arroganza tipica di noi umani intenti sempre a ricondurre ogni cosa a un mondo a nostra immagine e somiglianza.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
Capire gli umani è già difficile ma decriptare il linguaggio animale sembra quasi impossibile. Il libro di Katharina Jakob tenta di dissipare i dubbi sulla rete comunicativa degli animali. Dal testo emergono straordinarie quanto insolite capacità diffuse tra le altre specie. Grazie a Jakob apprendiamo dell’intelligenza emotiva dei cani e la loro capacità di leggere le nostre espressioni facciali. Familiarizziamo con il pappagallo cenerino Alex che ha rivelato le spiccate capacità cognitive dei pappagalli e apprendiamo anche dei suoni particolari che emettono in superficie i cetacei. Come scrive l’autrice: “Questo non significa che i nostri amici animali siano identici a noi. Le differenze sono enormi, ma le capacità animali stanno pian piano ottenendo il posto che spetta loro, poiché non vengono più classificate inferiori a priori, ma semplicemente per quello che sono: diverse, di una complessità tutta loro”.
Randolf Menzel sottolinea che: “Noi uomini ci sentiamo molto superiori agli (altri) animali. In effetti, questi ultimi non compongono sinfonie né hit, non costruiscono automobili, non calcolano la portata dei ponti e non riflettono sulla possibilità di un’altra esistenza dopo la morte”.
Luigi Pirandello ha scritto che il cavallo non ha metafisica perché non sa di dover morire.
Proprio per questo il libro di Katharina Jacob ci aiuta a riflettere sugli errori del passato e sull’arroganza tipica di noi umani intenti sempre a ricondurre ogni cosa a un mondo a nostra immagine e somiglianza.
In definitiva un libro assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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sabato 28 settembre 2019
“La donna brutta” di Eleonora Tarabella
(“La donna brutta. Vita e scrittura di Violette Leduc” di Eleonora Tarabella, Enciclopedia delle donne, pp. 437, € 19).
L’ultimo libro di Eleonora Tarabella restituisce dignità a una scrittrice fin troppo dimenticata ed emarginata, Violette Leduc. I romanzi di Leduc ci spingono a guardarci dentro e a fare i conti con le nostre imperfezioni. Violette dovette accettare ben presto di essere giudicata non per i suoi libri ma per il suo aspetto fisico. Simone de Beauvour nelle sue lettere allo scrittore americano Nelson Algren definì Violette come una "femme laide" cioè una donna brutta. Violette amò appassionatamente de Beauvoir ma questo sentimento non fu mai corrisposto dall’autrice de Il secondo sesso. Simone ammirava Violette e curò anche alcune opere di Leduc ma tale stima artistica non si tramutò mai in una relazione affettiva. Tuttavia il giudizio impietoso sul suo aspetto fisico e i traumi infantili portarono Leduc ad estremizzare i propri fantasmi interiori e a isolarsi dal resto della compagine umana. Stanca di essere percepita come brutta, bastarda e ribelle enfatizzò spesso i suoi comportamenti per provocare le reazioni dei passanti. La sua scrittura era autentica, a tratti spietata e sgradevole. L’amore incondizionato per la scrittura la spinse ad analizzare il proprio passato e i vari nodi irrisolti. Come scrive Tarabella nel libro: “Violette Leduc rimase sempre una collegiale, non guarì mai dalla sua infanzia né dai complessi adolescenziali sulla propria bruttezza e, nell’apprendere a fuggire gli uomini, avallò la supremazia del legame materno-filiale”. Il saggio di Tarabella è appassionante, suasivo e ricco di riferimenti storiografici.
In definitiva un libro che rompe il silenzio su una scrittrice di vero talento che ha rivendicato con orgoglio di non appartenere a nessuna categoria ma di essere fieramente e follemente se stessa. Da leggere assolutamente.
Cristian Porcino
® Riproduzione riservata
L’ultimo libro di Eleonora Tarabella restituisce dignità a una scrittrice fin troppo dimenticata ed emarginata, Violette Leduc. I romanzi di Leduc ci spingono a guardarci dentro e a fare i conti con le nostre imperfezioni. Violette dovette accettare ben presto di essere giudicata non per i suoi libri ma per il suo aspetto fisico. Simone de Beauvour nelle sue lettere allo scrittore americano Nelson Algren definì Violette come una "femme laide" cioè una donna brutta. Violette amò appassionatamente de Beauvoir ma questo sentimento non fu mai corrisposto dall’autrice de Il secondo sesso. Simone ammirava Violette e curò anche alcune opere di Leduc ma tale stima artistica non si tramutò mai in una relazione affettiva. Tuttavia il giudizio impietoso sul suo aspetto fisico e i traumi infantili portarono Leduc ad estremizzare i propri fantasmi interiori e a isolarsi dal resto della compagine umana. Stanca di essere percepita come brutta, bastarda e ribelle enfatizzò spesso i suoi comportamenti per provocare le reazioni dei passanti. La sua scrittura era autentica, a tratti spietata e sgradevole. L’amore incondizionato per la scrittura la spinse ad analizzare il proprio passato e i vari nodi irrisolti. Come scrive Tarabella nel libro: “Violette Leduc rimase sempre una collegiale, non guarì mai dalla sua infanzia né dai complessi adolescenziali sulla propria bruttezza e, nell’apprendere a fuggire gli uomini, avallò la supremazia del legame materno-filiale”. Il saggio di Tarabella è appassionante, suasivo e ricco di riferimenti storiografici.
In definitiva un libro che rompe il silenzio su una scrittrice di vero talento che ha rivendicato con orgoglio di non appartenere a nessuna categoria ma di essere fieramente e follemente se stessa. Da leggere assolutamente.
Cristian Porcino
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