(“La donna brutta. Vita e scrittura di Violette Leduc” di Eleonora Tarabella, Enciclopedia delle donne, pp. 437, € 19).
L’ultimo libro di Eleonora Tarabella restituisce dignità a una scrittrice fin troppo dimenticata ed emarginata, Violette Leduc. I romanzi di Leduc ci spingono a guardarci dentro e a fare i conti con le nostre imperfezioni. Violette dovette accettare ben presto di essere giudicata non per i suoi libri ma per il suo aspetto fisico. Simone de Beauvour nelle sue lettere allo scrittore americano Nelson Algren definì Violette come una "femme laide" cioè una donna brutta. Violette amò appassionatamente de Beauvoir ma questo sentimento non fu mai corrisposto dall’autrice de Il secondo sesso. Simone ammirava Violette e curò anche alcune opere di Leduc ma tale stima artistica non si tramutò mai in una relazione affettiva. Tuttavia il giudizio impietoso sul suo aspetto fisico e i traumi infantili portarono Leduc ad estremizzare i propri fantasmi interiori e a isolarsi dal resto della compagine umana. Stanca di essere percepita come brutta, bastarda e ribelle enfatizzò spesso i suoi comportamenti per provocare le reazioni dei passanti. La sua scrittura era autentica, a tratti spietata e sgradevole. L’amore incondizionato per la scrittura la spinse ad analizzare il proprio passato e i vari nodi irrisolti. Come scrive Tarabella nel libro: “Violette Leduc rimase sempre una collegiale, non guarì mai dalla sua infanzia né dai complessi adolescenziali sulla propria bruttezza e, nell’apprendere a fuggire gli uomini, avallò la supremazia del legame materno-filiale”. Il saggio di Tarabella è appassionante, suasivo e ricco di riferimenti storiografici.
In definitiva un libro che rompe il silenzio su una scrittrice di vero talento che ha rivendicato con orgoglio di non appartenere a nessuna categoria ma di essere fieramente e follemente se stessa. Da leggere assolutamente.
Cristian Porcino
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sabato 28 settembre 2019
sabato 1 aprile 2017
"Ti dico un segreto" di Eleonora Tarabella
( "Ti dico un segreto. Virginia Woolf e l'amore per le donne" di Eleonora Tarabella, Iacobelli, pp. 261, € 14,90 ).
Lo studio di Eleonora Tarabella ci restituisce un'immagine di Virginia Woolf lontana dai soliti stereotipi. La sua tragica fine ha tramandato ai posteri la visione distorta di una scrittrice cupa e con continui pensieri di morte. A dispetto dei soliti cliché Virginia Woolf era curiosa della vita e di ciò che catturava la sua vivida immaginazione. Le sue opere raccontano dal profondo l'universo femminile. Woolf detestava le categorie e aveva ragione. Con ogni probabilità la sua personalità complessa e variegata nascondeva ben altro. Come chiarisce Tarabella Virginia Woolf soffriva di lesbofobia interiorizzata, ma era anche pervasa da una forma di omofobia verso gli altri. Questo le permetteva di non identificarsi con una condizione che le procurava un conflitto interiore. Prendere le distanze da tutto ciò era il suo meccanismo di difesa. Per quanto mi riguarda non mi stanco mai di ripetere che l'amore non ha né sesso né genere, e non vedo quindi perché stupirsi ancora se Woolf, in epoca post vittoriana, rifiutava di dare un nome al proprio orientamento sentimentale. Nelle sue lettere tali barriere cadevano del tutto. Ciò accade perché quando si ama si è vulnerabili ma proprio per questo più veri. La verità è un pegno da donare a chi si ama, e non appartiene a chi ti giudica in base a delle sterili categorie. Forse il suo coming out si trova fra le pagine dei suoi libri e racconti (Le spille di Slater non hanno punta del 1927), o nel carattere delle sue protagoniste. È anche vero che non bisogna mai giudicare una persona vissuta in un'epoca lontana da noi applicando i parametri contemporanei, ma trovo ridicolo quando leggo che fra Verlaine e Rimbaud ci fu solo una profonda amicizia. Condivido, quindi, l'intento di Tarabella nel voler specificare che Virginia ha amato molte donne, e non si trattava soltanto di semplici amicizie. Pensiamo a Madge Vaughan, Dora Carrington, Violet Dickinson, Vita Sackville-West, Ethel Smyth, Lady Ottoline Morell. Il libro di Tarabella smaschera l'ipocrisia creatasi attorno a Virginia Woolf e ci dona un ritratto a tutto tondo di una delle più grandi scrittrici del Novecento.
Assolutamente consigliato.
Cristian Porcino
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