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venerdì 20 febbraio 2026

Fuori dai cerchi magici. Il silenzio degli inclusivi!

 


L’odio non è solo quello che si urla.
Spesso si nasconde dietro parole apparentemente innocue, si normalizza nei gesti quotidiani e nelle relazioni.
È da questa inquietudine che nasce il mio ultimo libro Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio.
Ho provato a offrire il mio contributo a chi, a livello nazionale, dice di combattere le discriminazioni. Il risultato? Silenzi e visualizzazioni senza risposta. Dietro questa facciata da paladini dei diritti si nasconde spesso una mera strategia di branding. È paradossale pretendere di cambiare il mondo quando si ignora l’ABC della coerenza: l’ascolto e il dialogo con chi   vive il territorio.
Ho scelto deliberatamente di non fare i nomi di queste associazioni e di questi progetti di ispirazione cristiana: non intendo regalare loro, nemmeno indirettamente, una pubblicità che non meritano.
Ed è proprio questo che mi ha spinto a riflettere ancora di più: non possiamo combattere l’odio se prima non impariamo ad ascoltare davvero. Per rispondere all’odio non bisogna necessariamente percorrere la via del politicamente corretto e assecondarne gli eccessi. Esiste una terza via, quella che punta sull’empatia.
In Italia, se non si appartiene a  circoletti e cerchi magici si è esclusi da tutto, per definizione, con tanti saluti all’apertura e all’inclusione tanto sbandierate.
Questo libro nasce per provocare domande, per mettere in discussione certezze e per ricordare che la lotta al pregiudizio non può esistere senza educazione, responsabilità e coraggio culturale.
Se credete che oggi sia necessario fermarsi a pensare, a capire e a costruire un modo diverso di stare insieme, vi invito a leggere questo libro.

📖 Obliquo Presente disponibile ora su Amazon

sabato 18 ottobre 2025

Vietare l’educazione sessuo-affettiva è un fallimento della scuola

 


Vietare per legge l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie rappresenta un fallimento profondo del nostro sistema educativo. È quanto prevede il recente decreto discusso in Parlamento: una scelta che rinuncia al compito più alto della scuola — formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere sé stessi e gli altri.
Non è la sessualità in sé a spaventare, ma la possibilità che le nuove generazioni crescano più libere, consapevoli e felici di quanto non siano stati gli adulti che oggi le educano e le governano. Perché adulti sereni e autonomi difficilmente si lasciano manipolare da chi alimenta paura e semplificazioni.
Da insegnanti, vediamo ogni giorno il disorientamento dei ragazzi, immersi in un mondo ipersessualizzato che offre immagini e modelli senza contesto. I loro corpi cambiano, ma mancano le parole per capirli. Non sanno ancora chi sono, e faticano a distinguere ciò che desiderano da ciò che il mondo adulto si aspetta da loro.
L’educazione sessuo-affettiva non mira a spiegare il Kamasutra, ma a fornire un linguaggio e un contesto per comprendere la realtà emotiva e corporea che accompagna la crescita. Come ricorda lo psicologo Alberto Pellai, “non parlare di affettività e sessualità non significa proteggerli, ma lasciarli soli” in una società che li espone precocemente a messaggi distorti.
La psicoterapeuta Stefania Andreoli aggiunge che questo tipo di educazione non mina i valori familiari, ma li sostiene, perché “la conoscenza di sé è la base della libertà e della responsabilità”.
Negare questo spazio di riflessione spinge gli adolescenti verso internet e la pornografia online, con conseguenze profonde sulla percezione di sé e dell’altro. Ma il danno più grave è simbolico: rinunciare a parlare significa rinunciare a pensare. Come ricorda Umberto Galimberti, “vietare di pensare o di parlare di ciò che è naturale significa negare la possibilità stessa di un’etica”, perché l’etica nasce dal confronto consapevole con la nostra dimensione corporea e affettiva.
Sottrarre ai ragazzi l’opportunità di nominare ciò che vivono equivale a condannarli al silenzio, e il silenzio genera vergogna, paura, dipendenza da chi promette risposte facili. Se la scuola italiana avesse investito, con la stessa convinzione riservata all’insegnamento della religione, in un’educazione all’affettività e alla sessualità, oggi forse avremmo cittadini più empatici e meno soli.
L’educazione sessuo-affettiva non è un pericolo: è un atto di fiducia. Nella libertà, nel pensiero critico, e nella possibilità che i nostri ragazzi diventino adulti migliori di noi.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara

lunedì 23 maggio 2022

Educare alla Legalità


Oggi lezione dedicata al trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Giovanni Falcone diceva: “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche e cambiare, c'è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare". Tocca quindi ad ognuno di noi raccogliere la  preziosa eredità dei martiri della  libertà e lottare per rendere la nostra società ancora più giusta. Dobbiamo quindi lavorare quotidianamente e costantemente per affermare il principio della Legalità. 

La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità.” (Piero Calamandrei).