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mercoledì 25 marzo 2026

“Obliquo Presente”: a Misterbianco il dissenso diventa dialogo e resilienza

 





Il 24 marzo 2026, nella suggestiva cornice del Teatro Comunale di Misterbianco, presso la saletta dedicata ad Andrea Camilleri, si è svolta la presentazione del libro Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio di Cristian A. Porcino Ferrara. Un appuntamento partecipato e ricco di spunti, capace di intrecciare riflessione culturale, impegno civile e condivisione emotiva.








Il cuore dell’evento si è sviluppato attraverso un dialogo intenso e articolato, arricchito dagli interventi della professoressa Alessandra Irene Marchese e dello psicologo Sandro Mangano, che ha guidato e sollecitato il dibattito sin dalle sue fasi iniziali.
Nel corso del confronto ha preso la parola l’assessora Maria Virgillito intervenendo su alcuni passaggi emersi durante la discussione e contribuendo con il proprio punto di vista all’interno del dibattito già avviato. Allo stesso modo è intervenuto anche l’assessore Alessio Strano, presente non solo nel suo ruolo istituzionale ma anche come amico dell'autore, offrendo un contributo partecipato e personale.



La professoressa Marchese ha offerto un’analisi puntuale del tema della censura nella storia, abbracciandone le manifestazioni nell’arte, nella musica e nella letteratura, in piena sintonia con i contenuti del volume.
Di grande impatto anche l’intervento del dottor Mangano, che ha coinvolto attivamente il pubblico in un esercizio di condivisione: agli intervenuti è stato chiesto di definire con un aggettivo le emozioni suscitate dalla lettura di alcuni stralci del libro. Ne è emerso un mosaico di percezioni e vissuti che ha restituito una fotografia autentica e partecipata della platea. Non a caso, lo stesso Mangano ha definito il libro di Porcino Ferrara un vero e proprio atto di resilienza, capace di trasformare l’esperienza del dissenso in occasione di crescita e consapevolezza.




Nel corso del confronto, al quale hanno preso parte anche allievi ed ex allievi dell’autore, è emersa con forza la capacità del testo di generare dialogo e riflessione condivisa. Gli interventi del pubblico hanno contribuito a rendere l’incontro vivo e dinamico, restituendo una pluralità di sguardi coerente con lo spirito dell’opera.



A fronte di alcune definizioni emerse durante il dibattito, è utile richiamare il pensiero del filosofo Manlio Sgalambro, secondo cui “il pessimista onora la verità”: una chiave di lettura che consente di sgomberare il campo da etichette riduttive e di restituire al lavoro di Cristian A. Porcino Ferrara la sua dimensione più autentica, quella di un’indagine lucida e necessaria sul presente.





Nel corso del dibattito, sollecitato anche dalle domande del pubblico, l’autore ha affrontato alcuni dei temi più delicati trattati nel libro, tra cui i pregiudizi che ancora oggi le persone omosessuali si trovano ad affrontare, anche in ambito religioso. In questo contesto, Porcino Ferrara ha affermato: "Noi persone omosessuali siamo cresciute con un linguaggio e una terminologia eterosessuale che ci hanno definiti e, di conseguenza, discriminati. Come diceva Michela Murgia, in una gerarchia di potere ogni etichetta che ci viene cucita addosso non è una descrizione, ma la misura del potere che gli altri vogliono esercitare su di noi.".  Un passaggio che ha suscitato interesse e partecipazione, confermando la capacità del testo di stimolare un confronto aperto e necessario.


Un evento che ha lasciato il segno, capace di unire pensiero critico e partecipazione collettiva, nel segno di una pedagogia del dissenso che si fa strumento di consapevolezza e cambiamento.

Informazioni: obliquopresente@virgilio.it




sabato 6 settembre 2025

Buon compleanno Re di Girgenti

 



Caro Andrea,

oggi avissi fattu cent’anni. Cento! E io mi trovo cca, cu 'sta gratitudini ca non si po’ diri tutta cu li paroli.

La tò parola, la tò manera di cuntari, è sempri stata pi mia comu un vantu, un segnu distintivu. Pirchì a verità, Andrea, nuiatri siciliani ‘u sapemu bonu chi voli diri nasciri ‘n un’isula. Non è cosa pi tutti.

U filòsufu Manlio Sgalambro, unu ca mancu iddu si girava i paroli 'n bocca, dissi ca ‘u distino d’un’isula è scrittu d’intra, ‘nta na sustanza esoterica. Comu a diri: o la capisci, o ti scanta. E tu, Andrea, a capisti, e a facisti parrari e sentiri.

La Sicilia, riceva Sgalambro, esisti sulu comu fenominu estèticu. Comu a diri: è vera sulu quannu l’arte la fa pariri tali. Sulu quannu l’occhiu d’un artista, d’un scritturi, d’un pueta, d'un musicista la scodda e la spogghia di tutti li veli, allura sì, ca diventa reali.

E tu, cu li tò cunti, cu Montalbano e tutta ‘a cumpagnia bedda ca ti sei purtatu appressu, ci hai datu ‘stu miraculu. A tò terra, a nostra terra, la fici parrari. L’hai fatta canusciri, apprezzari, amare.


Oggi genti veni di ogni banna: francisi, tideschi, amiricani, cinisi, tutti a caminari ‘nta Vigàta — ca mancu esisti, ma oramai è più vera di tante cità. Vènnunu pi vidiri ‘u munnu tò, e pi sentiri ‘u profumu di 'sta Sicilia tò e nostra.
Quantu mi manca a tu vuci. 
Tu, che non ti facivi manco scalfìri, che cu na taliata sola avevi già capito tutto... E quannu virevi certi ominicchi, certi viddani ca scoccia n'to culu e in giacca e cravatta e u petto gonfio e 'u cervello vacanti, che si cridevano 'u Padreterno e invece manco a scrìviri sapivunu, ti veniva voglia di spiattellaricci nfacci tuttu 'u schifu loro. E lo facivi, senza mancu scusarti. N'arripuddutu 
n'funnu è come a cetti puccidduzzi. U sannu tutti ca u poccu ca cravatta sempre poccu è!
Ti semu debbitori, Andrea.
Pi tuttu chiddu ca scrivisti, pi comu ‘u scrivisti.
E pi comu, puru quannu non c’eri chiù, arristasti cu nuiatri.

Grazzie, e bon compleannu, re di Girgenti.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara


lunedì 1 aprile 2019

“Hoefer racconta Camilleri” di Andrea Cassisi e Lorena Scimè

(“Hoefer racconta Camilleri. Gli anni a Porto Empedocle” di Andrea Cassisi e Lorena Scimè, Dario Flaccovio Editore, pp. 118, € 14,00).

L’opera camilleriana è motivo di grande orgoglio per noi siciliani. I libri di Andrea Camilleri hanno contagiato tutto il mondo e i suoi personaggi trovano piena cittadinanza nella storia della letteratura italiana. Grazie ai ricordi dell’amico Federico Hoefer riviviamo la gioventù di Camilleri e la storia di un’amicizia intensa. Un legame affettivo così duraturo che forse appartiene ad altri tempi. “Ci sono cose della vita che non si dimenticano: eventi felici, accadimenti tragici, innamoramenti. E amicizie. Perché stare insieme vuol dire confrontarsi, raccontarsi, parlare o più semplicemente camminare l’uno accanto all’altro o condividere con passione. E se capita che la vita ti porti altrove, l’amicizia - quella vera - non teme confini, non conosce barriere. Così è per Federico Hoefer e Andrea Camilleri”.
In definitiva un libro da leggere assolutamente.

Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

lunedì 13 gennaio 2014

“Magarìa” di Andrea Camilleri

(“Magarìa” di Andrea Camilleri, Mondadori, pp. 94, € 15,00). Il papà del commissario Montalbano questa volta si mette alla prova scrivendo una favola per bambini. I protagonisti di “Magarìa” sono una bimba di nome Lullina e il suo nonnino. Mentre passeggiano in campagna, la bambina racconta al nonno lo strano sogno da lei fatto. Un nano vestito di giallo le è apparso per confidarle le sette parole mammalucchigne che permettono a chi li pronuncia di scomparire come d’incanto. Così Lullina dopo aver proferito queste parole sparisce davanti agli occhi increduli del nonno. Riuscirà quest’ultimo a riabbracciare Lullina? Lo saprete soltanto leggendo questa deliziosa favola di Andrea Camilleri con ben tre finali diversi; uno per ogni gusto. A voi la scelta. Un libro consigliato. Cristian Porcino © Riproduzione riservata

lunedì 23 novembre 2009

“Un inverno italiano” di Andrea Camilleri e Saverio Lodato


L’inverno scorso è stato caratterizzato da notizie che hanno raggelato il sangue degli italiani. Un inverno che considerati i sexy scandali di questa estate, sembra non essere mai trascorso; mi riferisco ai casi delle escort a palazzo Grazioli, e alla testimonianza di Patrizia D’Addario e molto altro ancora. Saverio Lodato e Andrea Camilleri analizzano i fatti più assurdi che hanno disgustato gli italiani dal novembre 2008 al maggio 2009 e racchiusi nel libro “Un inverno italiano” (Chiarelettere Edizioni). In una postazione d’eccezione, un ristorante virtuale nonché particolare, il papà di Montalbano cerca di “servire sul piatto” pietanze che a causa della loro natura indigesta non riescono proprio ad essere trangugiate. Grazie agli ingredienti meticolosi scelti da Camilleri e Lodato certe anacronistiche vicende saranno cucinate appuntino e annaffiate da un vino raziocinante che sembra ormai essersi dileguato in questa Italia di inizio millennio. Dal caso Englaro all’omofobia vaticana, dalla crisi finanziaria all’elezione di Obama, dal terremoto dell’Abruzzo all’indignazione di Veronica Lario per il caso “papi”. In questo libro si ripercorre la storia di un paese ormai in via di disfacimento. La rabbia e lo sdegno dei due autori trova ragion d’essere se si analizzano i fatti di cronaca e di politica che questo paese sembra ormai aver assorbito in maniera passiva. Grazie all’ironia sottile di Camilleri e alla vena, giustamente, polemica di Lodato questo libro rende giustizia al torpore morale che affligge da anni il popolo italiano. Come scrive Andrea Camilleri: “Gli americani hanno avuto molto coraggio a eleggere Obama e il loro coraggio comincia a essere ampiamente ripagato. Noi invece abbiamo supinamente rieletto Berlusconi e stiamo ricevendo, per ciò, quello che merita la nostra ignavia”. Il menù servito dai nostri gastronomi intellettuali si potrebbe concludere con la nuova canzone del maestro Franco Battiato “Inneres Auge” pubblicata proprio in questi giorni.
In definitiva “Un inverno italiano” è un libro da leggere assolutamente.


Cristian Porcino

giovedì 14 maggio 2009

“Il sonaglio” di Andrea Camilleri


“Il sonaglio” di Andrea Camilleri per Sellerio Editore chiude la trilogia fantastica iniziata con “Maruzza Musumeci” (2007) e “Il casellante” (2008).
Questa fiaba ci riporta a quelle atmosfere bucoliche e rurali di una Sicilia lontana nel tempo ma non nel ricordo dello scrittore. In alcuni passi Andrea Camilleri rievoca il verismo di Verga, così come la drammaturgia di Luigi Pirandello. Durante la lettura del presente racconto l’autore ci descrive paesaggi e situazioni servendosi, ancora una volta, del dialetto siciliano. La storia narra di un giovane capraio Giurlà a contatto con una realtà totalmente estranea a quella in cui era vissuto per la prima parte della sua vita, e a cui si adatterà rapidamente. Durante la sua esperienza da mandriano, svilupperà un rapporto affettivo intenso con una capra di nome Beba che al di là del proprio aspetto, zoologicamente determinato, ama e si fa desiderare proprio come una donna. Attraverso la lettura del poeta Lucrezio Giurlà apprende della metamorfosi della natura. Beba non è solamente una capra per Giurlà, ma l’amore della sua vita. Non riesce a stare lontano da lei, che domina persino i suoi sogni così come i suoi pensieri. Attraverso Beba Giurlà arriverà a compenetrare il mistero dell’amore che transiterà dalla capra ad Anita. Andrea Camilleri nei racconti al di fuori della saga del commissario Montalbano può permettersi di spaziare in lungo e in largo nel regno della fantasia. Il romanzo è avvincente, trascinante e coinvolgente, grazie anche alla solita verve linguistica. Il lieto fine sembra proprio omaggiare la favola di Jeanne Marie Leprince de Beaumont “la Bella e la Bestia”. “Il sonaglio” inoltre cerca di spingere il lettore a riflettere sul significato di animalità. Se Pippo e Fofò rappresentano la regressione della specie umana, in un abbrutimento che si concretizza nell’usare violenza su una povera donna non sana di mente a fine di lucro; Giurlà da parte sua, vive un amore forte con Beba la capra-donna, che lo proietta in una condizione che squarcia, come per incanto, il mistero della propria natura. Proprio come precisa il critico letterario Salvatore Silvano Nigro nella prefazione al testo: “Beba è diversamente innocente, pur nella sua selvaggia rustichezza. E trova umano riscatto nella complementare Anita: la marchesina, che ha un suo amabile segreto femminile”. Difatti Giurlà imparerà a comprendere pulsioni e sentimenti, a lui prima estranei , che lo uniscono ad Anita. Come diceva il filosofo Blaise Pascal: “ Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Infine concordo con il maestro Camilleri quando sostiene che: “il meglio di me risiede in questa trilogia fantastica”. Da leggere assolutamente.


Cristian Porcino

lunedì 2 marzo 2009

“Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” di Marco Trainito


Ogni fatica letteraria di Andrea Camilleri diventa un vero e proprio caso nazionale, poiché è fra i pochi scrittori a potersi fregiare dell’interesse dei propri lettori. Inoltre per un siciliano vedere un libro di Camilleri in mano ad un veneto, piemontese, ecc, non può che inorgoglirlo. Per comprendere il pensiero dello scrittore agrigentino bisogna accostarsi al saggio di Marco Trainito e dal titolo “Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” per Editing Edizioni Treviso.
Il saggio in questione, secondo quanto dichiarato dall’autore stesso : “ non avrebbe dovuto essere: una tesi accademica, cioè un trattatone onnicomprensivo o un’analisi dettagliata e infarcita di note a pie’ di pagina di un’opera in particolare o di un particolare aspetto delle opere, destinata agli specialisti. Insomma, avrebbe dovuto essere qualcosa di immediatamente accessibile al pubblico sia dei lettori accaniti di Camilleri sia di quelli che ancora non si sono cimentati con le sue opere”. Ebbene il lavoro di Trainito, soprattutto nella prima parte del saggio sembra venire meno a questo proposito; poiché l’autore, docente universitario di Filosofia, non rinuncia a dei virtuosismi filosofici che un lettore poco avvezzo a tali elucubrazioni e a tale terminologia stenterà a decodificare. La seconda sezione del testo è affrontata in maniera più avvincente, rendendo per certi versi questo studio critico sull’opera letteraria di Andrea Camilleri una sorta di saggio romanzato di notevole spessore culturale. Marco Trainito inizia la sua indagine analizzando il romanzo pubblicato da Camilleri nel 1980 e dal titolo “Un filo di fumo”. Proprio in questo romanzo Camilleri fa intravedere la genealogia dei suoi scritti futuri, che da lì a pochi anni conquisteranno gran parte del pubblico italiano. La scrittura camilleriana è intrisa da un elemento caratterizzante: il dialetto siculo. Quest’ultimo è utilizzato per conferire maggiore autenticità a dei soggetti letterari che vivono ed operano all’interno di uno scenario geografico tutto siciliano, si pensi ad esempio a Vigàta. Ottima la disamina di Trainito sui rapporti che hanno legato mafia e chiesa in Sicilia, mi riferisco più precisamente al capitolo in cui l’autore passa in rassegna le opere di Camilleri “La bolla di componeda” e “Voi non sapete” che mettono proprio in risalto una concezione assai particolare dell’ idea di “religione”.Interessante l’ausilio della citazione integrale della novella di Giovanni Verga “La chiave d’oro” molto bella e poco conosciuta al pubblico. Per il resto il libro “Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” appassiona e coinvolge il lettore più erudito, e cosa non meno importante lo spinge a documentarsi ancor di più sull’universo che orbita attorno alla scrittura pungente e sferzante dello scrittore agrigentino. Altra nota positiva del testo è una conoscenza da parte dell’autore di quasi tutti i testi di Camilleri, anche quelli cosiddetti minori come “La tripla vita di Michele Sparacino”; dove il papà di Montalbano muove una critica arguta ai caduti di guerra e agli onori tributati dalle autorità dopo la loro morte.“Andrea Camilleri, Ritratto dello scrittore” è un libro assolutamente consigliato!


Dott. Cristian Porcino