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domenica 13 febbraio 2011

Quattro chiacchiere con Cristian Porcino



(articolo di Giulia Boni)

(Parigi) Ho incontrato lo scrittore Cristian Porcino a Parigi dove si trova per la presentazione del suo libro. L’appuntamento è in piazza dell’Opéra; accanto ad uno dei più prestigiosi teatri del mondo. Cristian arriva con mia enorme sorpresa in perfetto orario. Ci andiamo a sedere all’interno del famoso “Cafè de la Paix” che mi rimanda indietro nel passato dove autori come Proust, o personalità come Gurdjieff frequentavano il locale. Cristian Porcino è un giovane ed eclettico scrittore che pubblica libri di qualità, ma non ha il giusto riconoscimento in Italia, dove l'interesse per la lettura è alquanto scarsa. Ciò diventa più difficile se i temi che affronti richiedono una certa riflessione e il pubblico è sempre più distratto e assuefatto alle letture mordi e fuggi.
Porcino ha una cultura che va oltre la sua laurea in filosofia, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli per creare un prodotto valido, consapevole di correre il rischio dell'impopolarità.

“Ciao Cristian, finalmente siamo riusciti ad incontrarci, grazie per la tua disponibilità; parliamo dell'ultimo libro che hai pubblicato: "Sulla pena di morte da Beccaria ad oggi", perchè un argomento così forte, anche se purtroppo nel 2011 ancora attuale?”


«Ciao Giulia ho deciso di pubblicare questo mio lavoro perché la gente non ignori che ancora oggi questa inutile pena viene inflitta in paesi civilizzati come gli Usa oppure in Cina, Iran, etc. Inoltre proprio in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia occorre ricordare che un italiano illuminato come Cesare Beccaria ha reso onore alla nostra cultura nel mondo. Infondo se oggi siamo un po’ più civili lo dobbiamo proprio al suo “Dei Delitti e delle pene”.»

“Hai inserito diverse citazione di Giovanni Paolo II °, quanto ha influito la sua figura nella tua crescita, dato che il suo lungo pontificato, ha percorso gli anni della tua adolescenza?”.

«Giovanni Paolo II° è stato il pontefice sotto cui sono cresciuto. Pur essendo aconfessionale non posso negare l’influenza che ha esercitato su di me un grande pensatore come lui. Molti dimenticano che Karol Wojtyla prima di diventare papa fu un ottimo filosofo nonché scrittore e poeta. La sua grande preparazione e il suo vivo interesse per la difesa dei diritti dell’uomo hanno caratterizzato il rapporto fra il mondo cattolico e quello appartenente a culture e religioni diverse. Nel mio libro infatti lo cito in quanto pensatore e non in quanto pontefice della Chiesa cattolica. Per me conta il pensiero che si ha e si esprime e non l’appartenenza ad un gruppo o associazione».

“Parliamo di "autopubblicazione", ho notato che per le tue ultime opere, sei diventato editore di te stesso. È così difficile trovare un editore che sia pronto ad investire su autori giovani, e pur riconoscendone le qualità, non si esponga solamente per pubblicare le opere di autori conosciuti o di personaggi che vediamo quotidianamente nel palinsesto televisivo?”.

«Ho deciso di ricorrere all’autopubblicazione di alcuni miei lavori, perché mi sono reso conto che i contratti offerti dagli editori prevedono percentuali sui diritti d’autore davvero irrisori. A quel punto chi guadagna dalla vendita del proprio libro non è certamente l’autore che avrà un misero 10%, da cui si dovranno detrarre le tasse; ma bensì l’editore. Pertanto ho deciso di assumermi ogni responsabilità considerato che la stragrande maggioranza degli editori hanno dimostrato di avere scarso coraggio e poca professionalità.
Inoltre trovo vergognoso che le case editrici richiedano all’autore un contributo economico sia per la stampa che per l’acquisto di copie. Questa cosa è orripilante perché offendono il lavoro di uno scrittore. Oggi come oggi non potrebbe più venir fuori un nuovo Hemingway o Wilde poiché il sistema che ruota attorno all’editoria finirebbe con il richiedere un esborso economico che un giovane autore non potrebbe e non dovrebbe mai dare. Questo naturalmente accade con l’editoria indipendente, poiché è davvero impensabile che ad esempio la Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli ti prendano in seria considerazione. Dopotutto come insegna Checco Zalone nel suo ultimo film “Che bella giornata” senza alcuna conoscenza in alto loco non si arriva da nessuna parte; e chi vi arriva potrebbe essere un incompetente con un gran santo protettore alle spalle.

“Quindi mi stai dicendo che in Italia ti pubblicano solamente se paghi o se hai delle conoscenze importanti?”.

«Esattamente. Vedi Giulia oggi tutti scrivono un libro; dalle starlette televisive ai comici, dalla casalinga all’impiegata, basta un buon ghost writer e il lavoro è praticamente fatto. La cosa che mi fa rabbrividire è che se si legge la classifica dei libri più venduti in Italia, su 20 posizioni solamente 7 fanno questo di mestiere; per il resto sono conduttrici tv, cabarettisti e cuochi. Immagino il rammarico di Umberto Eco nel vedere il suo ottimo “Cimitero di Praga” stazionare fra ricette, barzellette e redenti sulla via di Damasco.
In Italia persistono le caste, le corporazioni. Chi domina la classifica di vendita dei libri appartiene ad una categoria ben specifica come i giornalisti e gli insegnanti universitari. La maggior parte dei giornalisti sono televisivi e quindi straconosciuti. Molti dei quali appongono solamente la propria firma ai “loro” lavori poiché stanno sempre in onda e non potrebbero materialmente scriverli. A questi bisogna aggiungere quelli appartenenti ai vari quotidiani e settimanali più importanti del paese. Poi vi è la categoria dei docenti universitari che vengono interpellati per ogni stupidaggine; come se insegnare letteratura italiana li renda automaticamente scrittori. Così tutti coloro che scrivono libri di critica letteraria o di filosofia, ma non sono organici e funzionali a nessun sistema politico, ideologico o confessionale, si trovano estromessi dal dibattito.
Quasi certamente fra qualche anno scriveranno pure i morti e gli analfabeti; anche se quest’ultimi lo fanno già. »

Fra una portata e l’altra parliamo del più e del meno. Osservo con attenzione la disponibilità di Porcino e spesso, anche se concordo con lui, rimango un po’ basita dal fatto che siamo forse circondati da personalità così false che quando ti trovi davanti una persona vera come lui si rimane spiazzati per l’immediatezza e la franchezza con cui ti espone il proprio pensiero.

“Sei tornato da poco dall'America, come hai trovato la loro situazione editoriale? Gli americani sono un popolo che legge?”

« Dunque in America ci vado spesso e la considero un po’ la mia seconda casa; infatti negli Usa la popolazione è abituata a leggere sin da piccola. Nelle metropolitane o negli autobus ognuno di loro ha un buon libro che li accompagna a destinazione. Se ti rechi nel negozio “Strand Books” la gente vi entra con i carrelli per acquistare libri nuovi scontati. Per noi italiani ciò è davvero impensabile. Si fanno le file per i Saldi nel settore abbigliamento ma guai per investire il proprio denaro in un oggetto “inutile” chiamato libro. Per non parlare della possibilità per un giovane autore di pubblicare e presentare il proprio lavoro attraverso varie conferenze. In America si investe oltre che culturalmente anche economicamente sui giovani; mentre in Italia i “non vecchi” sono considerati e visti solamente come dei poveri incapaci e negletti senza alcun diritto. Basta guardare l’età media di chi governa il nostro paese e confrontarlo con il presidente francese, americano, tedesco o il primo ministro inglese e spagnolo ».

“Quindi Cristian pensi che traducendo i tuoi libri e vendendoli sul mercato straniero, avresti le stesse difficoltà che affronti tutti i giorni in Italia?”.

«Assolutamente no. Credo proprio che prima o poi debba fare i conti con il semplice fatto che in Italia un vero scrittore non può vivere. Gli italiani non solo non leggono ma la loro politica disprezza la cultura. I libri costano molto cari, mentre in America no. Questo non fa che incrementare l’esistenza di social network come facebook e twitter. Esistono diverse pagine dedicate alla lettura ma nella stragrande maggioranza si parla sempre dei soliti noti. Nessuno vuole concedere spazio alla novità. A questo punto parafrasando lo scrittore Aldo Busi, lo scrittore vivente ha solo una colpa, quella di non essere ancora morto. Inoltre questo successo dei social network ci fa capire che esiste una necessità di comunicare con l’altro anche se si avverte una certa tensione nei commenti di alcuni soggetti, che si trincerano dietro uno schermo e una tastiera per aggredire e offendere; cosa che non avverrebbe mai in un dialogo faccia a faccia. In fondo anche l’offesa sta diventando una forma accettata di comunicazione!. Sai cosa mi viene in mente? La frase del film di Franco Battiato ”Perdutoamor”: “Comunicare è da insetti, esprimerci ci riguarda”. Ma ritornando alla tua domanda sì, penso che al più presto farò in modo che i miei libri possano giungere sul mercato straniero».

“Fino ad oggi hai pubblicato sette libri; oltre alle grandi tematiche ti sei occupato di due big della musica; mi riferisco a "Tributo a Michael Jackson" e “Madonna, la regina del pop". Credi che le opere biografiche siano più seguite dal pubblico?”.

«Certamente Giulia. Il pubblico che segue attivamente un cantante è sicuramente poco incline alla lettura impegnata. In molti casi il loro interesse si rivolge esclusivamente all’adulazione dell’artista e non dedicano tempo ad altri interessi, quindi se scorgono in libreria un libro dedicato al loro beniamino lo acquistano immediatamente. Se devono “sforzarsi” di leggere che questo avvenga per una buona causa come la lettura della vita e della carriera dei loro idoli. Ad essere sincero Giulia nell’ambiente dei fans io non mi trovo molto a mio agio. Talvolta mi terrorizzano con il loro modo di fare volto a vedere il marcio là dove non c’è. Stanno spesso sul piede di guerra se ciò che si scrive non corrisponde all’immagine che loro si sono costruiti in abstracto.
Dimenticano molto spesso i ruoli che in questo caso dovrebbero essere rispettati. Naturalmente non sono tutti, ma non sono pochissimi. Ho conosciuto persone davvero eccezionali fra i fan e con loro si è costruito un ottimo rapporto anche di amicizia; mentre ne ho incontrati altri che sono decisamente degni della legge Basaglia. Pensa Giulia che a causa di certe persone decervellate ho dovuto difendermi con delle querele. Vi è una persona in particolare che ha messo in atto un vero e proprio piano persecutorio nei miei confronti e prima o poi dovrò decidermi a denunciarla per stalking. Per quanto riguarda "Tributo a Michael Jackson" e “Madonna, la regina del pop" sono nati per rendere omaggio a due figure importantissime della musica mondiale».

“Incredibile Cristian, ma davvero esistono persone così aggressive? Hai fatto bene a tutelarti nelle opportune sedi giudiziarie”.

«Purtroppo si Giulia, ho dovuto farlo. »

Vorrei ricordare che tra altre pubblicazioni di Porcino vi sono anche "Diabolus" saggio sull’opera letteraria di Aldo Busi; che può ritenersi, a tutti gli effetti, un valido contributo per chi desidera accostarsi ai testi busiani che sono decisamente impegnativi.
Mentre "I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero", è un vero gioiello, in quanto mette a nudo i testi dei cantautori italiani con un approfondimento filosofico, davvero unico nel suo genere consigliabile agli studenti e a chi conosce poco la filosofia.
Ne "La Chiesa e' nuda" Cristian ci mostra, con la correttezza che lo contraddistingue, lo stato poco felice che sta attraversando il cattolicesimo, senza puntare il dito, ma elaborando delle riflessioni su gli episodi di pedofilia emersi negli ultimi tempi.

“Ritornando al libro “sulla pena di morte…,” mi ha colpito il racconto della tua visita ad Auschwitz, devi essere rimasto profondamente colpito dalla visione di un luogo pieno di morte, da ciò che hai scritto si intuisce la forte emozione che hai vissuto.”


« Si Giulia quella visita mi ha segnato molto. La stesa cosa l’ho provata quando ho visitato i campi di concentramento di Dachau, Mauthausen e più recentemente la casa di Anna Frank ad Amsterdam o l’Holocaust Museum a Washington. Impossibile definire l’orrore che si percepisce ad Auschwitz a distanza di molti anni. Non lo si può visitare e dimenticarsi di cosa è accaduto in quel luogo. Ho provato così tante emozioni che sono difficilmente trasferibili su carta».

“L’ultima domanda Cristian, sei di nuovo al lavoro? Non vuoi dirmi dove ti condurrà, questa volta, la tua vena artistica?”.

«Si Giulia, sto lavorando insieme ad una valida autrice a un nuovo progetto, un romanzo intriso di mistero e filosofia. Un libro scritto a quattro mani che scava in profondità nei più oscuri meandri dell’ignoto. Di più non posso dirti».


Intervista a cura di: Giulia Boni


© Riproduzione riservata

martedì 8 giugno 2010

Il Tributo di Cristian Porcino al re del pop



“Tributo a Michael Jackson” di Cristian Porcino (Edizioni Libreria Croce) si distingue in modo netto dalle altre biografie che hanno invaso le nostre librerie dalla data della morte del re del pop fino ad oggi. Senza alcuna pretesa di possedere la verità assoluta sulla vita del cantante americano, l’autore ci consegna un volume scritto con assoluta padronanza dell’argomento e con un coscienzioso rispetto nei confronti di Michael Jackson. L’umiltà e la passione che hanno spinto Cristian Porcino ad omaggiare Jackson, derivano dall’ammirazione che lo stesso autore ha da sempre professato nei confronti della più grande popstar di tutti i tempi. Fra le pagine di questo delizioso saggio si ripercorrono vari momenti della vita e dell’arte di Michael, raccontando anche del killeraggio massmediatico a cui fu sottoposto lungo tutta la sua carriera. Dopo essersi occupato con grande rigore accademico del cantautorato italiano nel suo precedente libro “I Cantautori e la filosofia da Battiato a Zero”, Porcino ci consegna un saggio-tributo all’autore di album che hanno segnato la storia della musica mondiale come “Thriller”, “Dangerous” e tanti altri. Consiglio vivamente la lettura di “Tributo a Michael Jackson” a tutti i jacksoniani d’Italia, e a coloro i quali continuano a nutrire dubbi sull’unicità dell’uomo e artista Michael Jackson.

Lorenzo Leone

domenica 25 ottobre 2009

"Tributo a Michael Jackson" di Cristian Porcino, un omaggio sentito al "re del pop"


(Articolo di Carola Torresi)


E’ facile, adesso, scrivere un elogio/tributo al Re del Pop, Michael Jackson. Chiunque, adesso, ricorda – com’è giusto che sia -- quasi esclusivamente il suo immenso talento che ha permesso a Michael di essere il personaggio di spettacolo più famoso al mondo. Adesso, anche coloro i quali negli ultimi dieci anni della sua vita l’avevano abbandonato o voltato le spalle si sono dichiarati devastati dalla sua scomparsa. I media, adesso, ne lanciano un elogio così aperto da risultare quasi altrettanto “falso” di quando cercavano di distruggere la sua immagine, inventandosi le più orribili accuse nei suoi confronti.E’ quindi, proprio adesso, che è forse molto più difficile scrivere un libro per ricordare il grande Michael Jackson che riesca a “superare” la barriera della diffidenza e dell’ostilità che i fan di Michael hanno giustamente eretto nei confronti di chiunque si “avvicini” a lui.Cristian Porcino, a mio parere, ci è riuscito; scrive in modo spontaneo, semplice e intelligente. Ci è riuscito perché Cristian stesso è un fan di Michael … “la mia passione per Michael Jackson risale alla mia infanzia, non credo potessero esistere delle persone immuni al fascino ammaliatore e carismatico della potenza musicale di Michael Jackson”, dichiara infatti l’autore nelle pagine del suo libro. Il libro ripercorre le tappe fondamentali della carriera artistica e privata di Michael in forma concisa ma sicuramente originale, offrendoci infatti anche un personale commento dell’autore attraverso l’analisi di alcuni dei più significativi testi delle canzoni eseguite dal Re del Pop, riportando anche la traduzione in italiano delle canzoni. Ad esempio, l’autore giustamente ricorda l’azione umanitaria e antirazziale che ha accompagnato Michael per tutta la sua vita e che è contenuta nelle canzoni “Black or White” o ancor più nella celeberrima “We are the World”; oppure, la tragedia della morte di Michael per arresto cardiaco, il 25 giugno 2009, a seguito di un cocktail di antidolorifici che il suo medico gli ha iniettato, tra cui il Demerol, di cui Michael aveva scritto nel testo della canzone “Morphine”.Cristian riesce dunque a trasmetterci l’essenza dell’artista e dell’uomo con obiettività, coerenza e senza sensazionalismi.Un altro elemento fondamentale che porta sicuramente ad apprezzare il libro è il “reportage” di una fan storica di Michael, Monia Capparelli, che racconta in forma divertente ed estremamente emozionante la sua “avventura” a Praga per assistere a un concerto di Michael.Monia, con grande determinazione, riesce – in maniera rocambolesca e perché no, anche astuta -- a trasformare il suo meraviglioso viaggio in un indimenticabile incontro con Michael (che invidia!!!!) nell’hotel dove alloggiava il Re del Pop e dove era riuscita, lei stessa, a ottenere una stanza.Mi considero sicuramente selettiva nel mio approccio alle pubblicazioni che in passato e ancor più in tempi recenti vengono scritte sul Re del Pop, ma posso tranquillamente affermare che il libro di Cristian Porcino è uno dei migliori che ho letto finora; penso sia rivolto sia a chi desidera iniziare a conoscere, il “vero” Michael Jackson e non il personaggio di cui molti giornali scandalistici, in passato, hanno voluto far credere che fosse sia ai milioni di fans italiani di Michael che giustamente già sanno che un “…mito è destinato a non morire mai”, come afferma l’autore stesso nelle pagine del suo libro.
Una fan torinese di Michael Jackson (Carola Torresi)

sabato 10 ottobre 2009

Leggende metropolitane Verità e mistero sulla morte del re del pop


“Tributo a Michael Jackson” di Cristian Porcino. Libreria Croce Editore


Articolo di Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese


Leggenda era, un tempo, il racconto di una vita straordinaria. Nella mitologia classica, la storia di eroi e di semidei innamorati di sé, della propria potenza virile o femminile, fino all’eccesso oltreumano. Nella cultura cristiana, la storia di santi e di cavalieri innamorati di Dio e della sua onnipotenza, disposti all’estremo sacrificio, fino all’umiliazione di sé. Diversa la loro sorte, identico il percorso. Dalla norma all’ anormale, complici l’eros o la guerra, Dio o la patria. Li attendeva comunque, la gloria terrena o ultraterrena.
Leggenda, oggi, è il racconto di una vita ordinaria. Proiettata, comunque, fuori dai confini del quotidiano. Due borghesi come noi possono accedere al rango riservato, un tempo, agli eroi e ai semidei. L’olimpo, ai nostri giorni, è il set televisivo o cinematografico. Fellini l’aveva capito già ai tempi della sua “Dolce vita”. Era il 1959.
In questi ultimi anni tronisti e veline tentano la via della gloria, con i facili appoggi degli agenti mass-mediatici. Stelle effimere che si spengono prima ancora di essersi accese.
Il discorso cambia, quando si tratta di stelle intramontabili, come Michael Jackson, che hanno incarnato sogni e deliri di intere generazioni. Jackson, come lo chiamavano i suoi ammiratori, fa parte di queste leggende, nate trent’anni fa. Nella sua biografia di bambino prodigio c’è un segno premonitore. Sarebbe stato per sempre destinato alla gloria ma eterno bambino. Peter Pan, colui che non vuole crescere mai. Figlio di due culture, quella americana e quella africana, Michael seppe fondere nella musica generi diversi, come il jazz, il pop e il rock, con una tensione multimediale che ne fece un cantante, performer e ballerino.
Un giornalista curioso a questi eventi come Cristian Porcino è entrato nella galassia mediatica costruita attorno alla figura del re del pop. Ne è uscito con un libro fitto di verità e mistero, denso come un reportage giornalistico e devoto come un alleluja all’anima della star scomparsa. Un gran bel lavoro, scorrevole nella scrittura, sapientemente corredato da interviste alle star che hanno conosciuto o frequentato Michael Jackson. Da Madonna a Sophia Loren, da Liza Minnelli a Martin Scorsese, da Celine Dion o Jovanotti. Una sorpresa all’interno, il racconto di una fan italiana che ha seguito il proprio idolo in giro per il mondo, l’ha personalmente incontrato e l’ha adorato. Potrebbe essere banale, una scivolata nel reality show. Ma il bello del libro di Porcino edito dalla Libreria Croce, è l’entusiasmo, la voglia di dichiararsi a favore dell’uomo Michael Jackson, prima ancora di valutare l’artista. Può essere stata una grande star o può essere un’abile esecutore delle astuzie mass-mediatiche. Comunque Jackson appare, nel libro, un uomo con tutti gli eccessi di quelli che escono dalla norma e tentano di diventare, una volta o due nella vita, eroi o superuomini.
Pubblicato su:
- GdO Cronache italiane
- Kalon

sabato 26 settembre 2009

Intervista a Cristian Porcino autore di “Tributo a Michael Jackson” suo quarto libro


(articolo di Viviana Cosentino)


Ripercorriamo le tappe che hanno spinto Cristian Porcino a scrivere un libro sul Re del Pop, Michael Jackson…

Il 25 Giugno 2009, ore 14.00 circa, scompare uno dei più grandi artisti dei nostri tempi e nasce un mito. I suoi 800 milioni di dischi venduti, anche se è difficile certificarne effettivamente il numero, da soli potrebbero essere sufficienti a incoronare “Jacko” come l’artista solista con il maggior successo di sempre. È stato davvero un fenomeno della musica, prima, quando a cinque anni incantava con il suo talento cantando assieme ai fratelli, i “Jackson 5”, poi quando, sotto la guida di Quincy Jones, ha inciso “Off the wall”, “Thriller”, “Bad”, i tre album che hanno segnato la storia della Pop Music degli ultimi vent’anni. Alla leggenda di Michael Jackson, Cristian Porcino dedica un libro dal titolo “Tributo a Michael Jackson”, per le Edizioni Libreria Croce, un volume che contiene, al suo interno, testimonianze di chi gli era vicino, foto inedite e racconta la gioia e il dolore, i trionfi e le lacrime che hanno contraddistinto la vita del re del Pop. Un giusto tributo al cantante, cantautore, ballerino, compositore, musicista, arrangiatore, produttore e discografico e alla sua straordinaria e drammatica storia, una vicenda umana e artistica che non ha eguali, favolosa e allo stesso tempo tormentata, insomma, un giusto tributo per omaggiare un’artista a 360 gradi che in molti abbiamo amato e che continueremo a farlo.

Bambino prodigio e adulto ossessionato dalla privacy, divo adorato in tutto il mondo ma fatto a pezzi dalla stampa… cosa l’ha spinta a scrivere proprio un libro su Michael Jackson?


«Beh, Michael Jackson non rappresenta solamente un grande artista ma una vera e propria icona del novecento e sono sicuro lo sarà per i prossimi anni. Rendere omaggio ad una delle più geniali pop star che siano mai transitate su questo pianeta era doveroso. La stampa non ha mai compreso la personalità di Michael ma ha sempre voluto raccontare la sua vita ricostruendola attraverso stupidi pettegolezzi messi in circolazione ad arte, affinché Michael risultasse ciò che invece non era affatto. Certa stampa voleva la capitolazione del re del pop. L’invidia presente nell’ambiente dello show business era palpabile. Personalmente e lo dico senza retorica non riesco ad immaginarmi un mondo musicale senza lo stile ineguagliabile di Jackson».

La sua morte inaspettata ha dimostrato che “Jacko”, indubbiamente, non è stata una persona qualunque, il suo libro spiega perché?

«Michael era un artista immenso, ma non ha mai voluto essere considerato un non umano; anche se negli Usa e più precisamente a Brooklyn vi è una cappella aperta al suo culto. Credo che Jackson con la sua arte voleva trasmettere un messaggio importante al mondo, ovvero cerca di incanalare le tue energie per costruire qualcosa che resti e unisca l’umanità piuttosto che dividerla. Nel mio libro analizzo diversi aspetti di Michael Jackson proprio incominciando dalla sua musica che era la massima espressione della sua intimità. La sua prematura scomparsa ha significato che lui era davvero il re del pop, e che il suo pubblico lo amava incondizionatamente anche quando le nubi si addensarono all’orizzonte. Inoltre nel mio testo racconto della malattia alla pelle, le false accuse, ma soprattutto della sua arte».

Sappiamo che è stato un’artista fuori dal comune, capace di cambiare il modo di concepire la musica, re incontrastato delle vendite, innovatore del modo di intendere il videoclip musicale, di introdurre nei suoi spettacoli soluzioni sceniche impensate, ma per lei chi era veramente Michael Jackson ?

«Spiegarlo così in poche parole non è possibile. Michael Jackson è stato sicuramente una star di rara sensibilità. Durante le sue esibizioni sul palco o nei video Jackson dava il meglio di sé comunicando una tale carica esplosiva di energia e di pathos che difficilmente ho mai visto in un cantante pop. Era un perfezionista, curava nei minimi particolari gli arrangiamenti delle sue canzoni nonché le coreografie, etc. Non esistono aggettivi per qualificarlo. Michael Jackson era ed è Michael Jackson. Ciò basta a spiegare la portata storica della sua produzione musicale. Senza scandalizzarsi troppo bisognerà rapportarci alla musica che verrà utilizzando una classificazione in “ dopo Jackson” e “prima di Jackson”. Non è un accostamento blasfemo ma un modo per comprendere la sua importanza nella storia della musica. Oggi si parla di una società prima dell’avvento dei Beatles e dei Rolling Stones quindi perché dovrebbe sembrar strano parlare di Michael come un importante spartiacque musicale. Non dimentichiamoci che “Thriller” è l’album più venduto della storia».


Perché ha deciso di pubblicare il Testamento, ancora oggi molto discusso? Cosa vuole che arrivi ai suoi lettori?

«Il testamento è inevitabile per cercare di capire come Michael Jackson amasse i suoi tre figli e quanto tenesse al loro futuro. Il testamento è ancora oggi oggetto di discussioni ma fa parte della cronaca della morte di Michael. In attesa che si accertino con più chiarezza gli sviluppi della sua scomparsa e del suo alquanto probabile omicidio da parte del suo medico personale Conrad Murray; lascio ai lettori la possibilità di crearsi l’idea che vogliono. Un testamento è semplicemente un documento legale che raccoglie le ultime volontà di una persona vivente che mette per iscritto ciò che dovrà accadere dopo la sua morte. In questo caso Michael Jackson aveva dei seri motivi per affidare i bambini alla nonna. Difatti nel mio libro avanzo delle ipotesi a tal riguardo».


Il libro si conclude con il racconto di una fan italiana che ha seguito “Jacko” per il mondo e l’ha personalmente incontrato, come l’ha conosciuta?



«Ho conosciuto Monia Capparelli grazie ad internet e mi sono messo subito in contatto con lei che ha diretto uno storico ed importante fan club italiano su Michael Jackson. Non la ringrazierò mai abbastanza per la sua gentilezza e disponibilità nell’accettare immediatamente di collaborare al mio libro. Il suo racconto è semplicemente fantastico perché descrive, con dovizia di particolari, le peripezie a cui si è sottoposta per vedere il “re del pop”. Questa disponibilità non è caratteristica molto frequente poiché altri fans italiani hanno declinato l’offerta viziati da stupidi pregiudizi. Credevano che avrei scritto qualcosa di negativo sul loro idolo; ma mi chiedo come potevano saperlo non conoscendo né l’autore e né il contenuto dell’opera?! Questo mi fa pensare che certi individui che si definiscono ammiratori di Jackson hanno compreso ben poco del suo messaggio di pace e fraternità. Ma per ritornare a Monia ripeto lei è stata davvero unica nell'intuire il mio messaggio e la mia intenzione di omaggiare Michael Jackson»».


Rimane un po’ l’amarezza di non averlo incontrato personalmente?


«No amarezza non direi. Nel mio libro racconto delle occasioni che mi portarono ad incontrarlo all’estero. Anche se non parlai mai con Michael Jackson ho avuto il piacere di poterlo vedere dal vivo al di fuori dei suoi concerti. Certo sarebbe stato magnifico poter scambiare qualche minuto con Michael. Ma come diceva Benedetto Croce : “la storia non si fa né con i ma né con i sé” ».



Concluderei questa nostra intervista con le parole che una grande artista del panorama musicale italiano ha dedicato a Michael Jackson, poco dopo avere appreso della morte del «Moonwalker», l’uomo che sulla luna c’è andato con la sua musica:
“Se né andato un bambino che, probabilmente non è mai stato veramente felice. Un bambino di cinquant’anni, che non trovava pace nella continua ricerca di modificarsi per unificarsi a un modello che, forse, nemmeno lui aveva ben chiaro… Se n’è andato un bambino e con lui se n’è andato il talento” (Mina)




intervista a cura di: Viviana Cosentino

venerdì 24 luglio 2009

Presto in libreria "Tributo a Michael Jackson" di Cristian Porcino



Sta per uscire in libreria "Tributo a Michael Jackson" per le Edizioni Libreria Croce.
“Tributo a Michael Jackson” di Cristian Porcino è una ricostruzione, attraverso varie testimonianze di chi gli era vicino, dei suoi ultimi giorni di vita e delle motivazioni che hanno portato alla morte improvvisa il Re del Pop mondiale. All’interno del testo, ricco di documenti, è riportato in originale il suo testamento, ancora molto discusso da amici e parenti. Poi il racconto finale di una fan italiana che l’ha seguito per il mondo e l’ha personalmente incontrato.Il mistero della scomparsa di Jackson e un’analisi della storia musicale del personaggio Jacko, amato da milioni di fan su tutto il globo, arricchiscono il lavoro di Cristian Porcino che già si è cimentato nell’analisi critica di vari artisti internazionali della musica pop.
96 pagine
€ 13, 00
Codice Isbn: 978-88-64020-43-3