A 51 anni dal suo barbaro omicidio all'Idroscalo di Ostia, il pensiero di Pier Paolo Pasolini continua a camminare tra noi, inciso sui muri dei rioni popolari come questo a Salerno.
È la figura di quel gatto nero a riportare subito alla memoria i suoi versi autobiografici più cupi e profetici, tratti da Una disperata vitalità (1964):
«Sono come un gatto bruciato vivo, / pestato dal copertone di un autotreno, / impiccato da ragazzi a un fico, ma ancora almeno con sei / delle sue sette vite [...] un gatto che non crepa».
Ritrovare quel felino dai tratti totemici ed essenziali proprio sotto i versi a lui dedicati trasforma questo vicolo in un memoriale urbano. È il ritratto di un intellettuale che ha pagato a caro prezzo la sua lucidità, ma la cui voce rimane indigesta, selvatica e immortale nell'umile luce della strada.
©️ Cristian A. Porcino Ferrara