domenica 22 febbraio 2026

Il Tu, il Lei e la memoria storica

 



A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco ho portato in classe una sua riflessione sui pronomi di cortesia.
Non una lezione di grammatica. Una lezione di storia.
Tu, Voi, Lei, Loro non sono formule neutre: raccontano gerarchie, rapporti di potere, trasformazioni culturali. Dalla Roma antica alla cancelleria rinascimentale, fino all’imposizione fascista del “Voi”, ogni scelta linguistica è lo specchio di un’epoca.
Il punto che ha acceso il dibattito è stato questo:
Il problema del “Tu” generalizzato non è grammaticale, ma è perdita di memoria storica.
Oggi molti giovani danno del tu agli adulti. Non per maleducazione, spesso, ma per inconsapevolezza.
Ed è qui che entra la responsabilità educativa.
Pretendo il “Lei”.
Non per distanza. Non per autoritarismo.
Ma perché il linguaggio costruisce mondi.
Educa alla differenza dei ruoli. Custodisce la memoria.
Se tutto diventa indistinto, anche l’autorità culturale si dissolve nel rumore.
Anche nel mio ultimo libro, Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio, Eco trova spazio. Il suo metodo — leggere i segni, interrogare ciò che sembra naturale — attraversa quelle pagine.
E ringrazio chi, qualche giorno fa, mi ha detto che a Eco il libro sarebbe piaciuto fin dal titolo.
Non so se sia vero.
Ma so che l’“obliquità” dello sguardo è un debito che sento profondamente.
In classe, discutere di qualcosa che non conoscevano ma profondamente legato al passato ha insegnato loro che una parola può contenere secoli.
Forse insegnare oggi significa questo: restituire profondità al presente.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara