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venerdì 7 agosto 2026

Gli avvelenati — In memoria di Guccini, oltre l'ipocrisia del momento

 



La morte di Francesco Guccini mi ha lasciato di sasso. Guccini era nato lo stesso anno di mio padre, scomparso a novembre, e quando frequentavo il liceo — io, ragazzino problematico che non riusciva ad accettarsi e ad integrarsi facilmente — venni messo in contatto con la sua musica.

In un primo momento non capivo e non comprendevo chi opponeva Guccini ad artisti che io amavo follemente come Zero e Battiato. Non ho mai ragionato in tali termini: nessun artista è in contrapposizione con l'altro, tutti fanno parte di un olon. Accostarmi alla sua musica divenne quasi una sfida per me, che ho sempre avuto ben chiari i principi in cui credere. Lottavamo per lo stesso obiettivo e nel mio libro di molti anni fa, I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero, scrissi di lui. Non so se lo abbia mai letto, ma so che non amava leggere di sé nei vari libri. L'album che mi rapì fu proprio D'amore di morte e di altre sciocchezze. Un titolo molto dilandoghiano. Effettivamente non so quale rapporto Guccini avesse con l'Indagatore dell'Incubo e se ce ne fosse uno. Quel brano, Lettera, mi prese all'istante. Le sue parole scagliate come pietre per ascoltatori assonnati e quelle rievocazioni letterarie e filosofiche mi rapirono totalmente. Ricordo ancora le discussioni appassionate con il prof di filosofia subito dopo l'uscita di Stagioni, l'analisi dei brani più iconici e le divergenze sul suo omaggio a Guevara — figura che da ragazzino veneravo, prima di scoprirne il silenzio sulla sorte delle persone omosessuali e allontanarmene. Veder fiorire sui social foto e canzoni come si deve al morto del momento, mentre in radio quasi nessuno lo passava, fa sorridere. Anzi, fa sorridere chi fino a ieri ignorava la sua esistenza e oggi lo cita, per poi tornare a belare dietro l'autotune di qualche straccivendolo del momento — veri e propri "rozzi cibernetici", per citare Battiato. E anche se non era più presente fisicamente con concerti e altro, la sua testimonianza artistica resterà indelebile, soprattutto in un panorama musicale avvelenato dal nulla.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara