In qualità di critico letterario mi occupo principalmente di recensire libri. Per l’invio di copie promozionali si prega di contattarmi tramite e-mail. Non si accettano file in formato Pdf, Epub, ecc., ma solamente copie cartacee. Si comunica che le recensioni pubblicate in questo blog sono a titolo gratuito. Non percepisco alcun tipo di pagamento da parte di editori o autori.
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domenica 1 luglio 2012
“Chut! Zitto!” di Raymond Federman
(“Chut! Zitto!” di Raymond Federman, La Lepre Edizioni, pp. 190, € 18,00).
Raymond Federman è stato sicuramente uno degli scrittori più interessanti del '900 letterario. “Chut!” è l’omaggio all’infanzia perduta dell’autore che si salvò dalla follia omicida dei nazisti solamente perché la madre lo fece nascondere in uno sgabuzzino. Un romanzo emozionante che tocca le corde dell’anima del lettore. Una testimonianza che ripercorre a ritroso cosa avvenne in quei tredici anni che precedettero quel fatidico luglio del 1942. Un libro da non perdere assolutamente.
Cristian Porcino
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venerdì 3 febbraio 2012
“Il Corteo di Dioniso” di Vincenzo Consolo

“Il Corteo di Dioniso” di Vincenzo Consolo
La lepre Edizioni, pp. 60, € 10,00
L’ultimo libro di Consolo è un viaggio lungo i percorsi della memoria, dove convivono gli antichi splendori dei miti greci con la sua amata terra siciliana. Due racconti che ci restituiscono l’intelligenza e la classe dello scrittore scomparso recentemente. Il libro contiene le illustrazioni di Cecilia Capuana. In definitiva una lezione di stile da non perdere.
Cristian Porcino
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sabato 1 maggio 2010
“Ipazia” di Adriano Petta e Antonio Colavito

“Ipazia” di Adriano Petta e Antonio Colavito (La Lepre Edizioni) è un romanzo storico di notevole spessore culturale. Grazie alle ricostruzioni dei due autori rivive l’acume e la tenacia di Ipazia, filosofa e scienziata del IV secolo dopo Cristo. Socrate Scolastico affermò che lei era ad Alessandria d’Egitto l’interprete di spicco del neoplatonismo di Plotino. A causa della sua innata voglia di sapere e grazie alle sue scoperte scientifiche fu barbaramente uccisa da un gruppo di fondamentalisti cattolici sotto la benedizione del vescovo Cirillo. Quest’ultimo verrà fatto santo nonchè dottore e padre della Chiesa. Di Ipazia si conosce poco anche perché ci sono pervenuti brevi frammenti delle sue entusiasmanti ricerche. Chiaramente la Chiesa cattolica doveva mettere a tacere la voce della libertà che andava insegnando agli angoli delle strade di dubitare non del dio dei cristiani, ma di coloro che volevano essere i suoi ambasciatori terreni come i papi, vescovi, etc., ciarlatani che aspiravano solamente al potere. Ipazia nel 415 venne letteralmente smembrata, squartata e le parti del suo corpo furono bruciate nel Cinerone. Questo a testimonianza che Ipazia aveva sfidato il potere non solo in quanto scienziata ma soprattutto in quanto donna. Ad impreziosire il volume vi è persino la prefazione dell’astrofisca Margherita Hack che mette proprio in guardia dai nuovi fanatismi religiosi che cercano di arrestare il progresso scientifico. In definitiva, un romanzo che i nostri figli dovrebbero leggere piuttosto che quel ciarpame che adombra le loro coscienze e i loro spiriti critici e ricopre così immeritatamente le maggiori posizioni di vendita nel nostro paese. Da leggere assoluatmente.
Cristian Porcino
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sabato 1 agosto 2009
“Il mio corpo in nove parti” di Raymond Federman

“Il mio corpo in nove parti” di Raymond Federman per La Lepre Edizioni è un ironico quanto suggestivo viaggio all’interno del corpo dell’autore. Federman esamina alcune parti del suo corpo come: capelli, naso, dita dei piedi, voce, lingua, pene, molare, orecchie, occhi, mani e cicatrici. Spesso dimentichiamo il rapporto confidenziale che ci lega al nostro involucro carnale. Nell’antichità il corpo umano è stato vessato e umiliato da religioni e tradizioni che lo ritenevano il sepolcro dell’anima. Diceva Sant’Agostino: “Questo corpo di morte non appartiene a me; è un carcere dove sto per un po' di tempo…Chi mi libererà da questo corpo di morte? La grazia di Dio ad opera del nostro Signore Gesù Cristo”. Eppure senza la nostra realtà materiale e oggettiva noi non potemmo spingerci nella vita di tutti i giorni. Federman dialoga con i suoi capelli così come con il suo naso perché è conscio che essi fanno parte di sé. Hanno vissuto i nostri stessi momenti e questo a testimonianza che niente del nostro corpo è inutile. L’autore incede nei ricordi che lo hanno accompagnato rivelando oltre la vena malinconica; una senilità che avanza. Questo nostro corpo che spesso è additato come causa di peccati o di misfatti è lo stesso che la religione cristiana cattolica glorifica quando innalza agli onori degli altari i propri beati e santi. L’esposizione dei corpi dei servi di Dio potrebbe forse stare a significare che anche il loro contributo corporeo è degno di nota; altrimenti perché autorizzare la vendita; o peggio ancora incoraggiare l’adorazione della effige di una persona defunta?! Carmelo Bene disse: “Il corpo implora il ritorno all’inorganico. Nel frattempo non si nega nulla. […] È tutta la vita che tolgo di scena il burattino, l’incubo d’un pezzo di legno che ci si ostina a voler farcire con carne marcia. Precipitare nell’umano - che parola schifosa - questa è la disavventura. Gli anatomisti gridano al miracolo quando parlano del corpo umano. Ma quale miracolo?! Un’accozzaglia orrenda, inutilmente complicata, piena di imperfezioni e di cose che si guastano”. Certo Federman ha una visione meno cruda del corpo umano, ma molto più romantica e appassionante. “Il mio corpo in nove parti” è un libro che restituisce dignità alla corporeità di ogni essere umano.
Da leggere.
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Cristian Porcino
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