venerdì 7 agosto 2009

“Il fuoco segreto” di Stratford Caldecott


Il saggio di Stratford Caldecott (Edizioni Lindau) ricerca, trova delle analogie e delle reminescenze cattoliche nella celebre opera “Il Signore degli anelli” di J. R. R. Tolkien. Come diceva il filosofo Karl Popper : “Chi cerca conferme le trova sempre”. Personalmente a me non piace che si tenti di sviscerare un’opera fantastica come quella inventata da Tolkien, e soprattutto non impazzisco di gioia nell’apprendere che dietro il mistero dell’anello si possa celare il dogmatismo cattolico. Non basta lasciarsi guidare dal fatto che l’autore de “Il Signore degli anelli” era un fervente cattolico, per confutare la tesi secondo la quale Elbereth, Galadriel, etc., sono delle immagini che rimandano al culto della Madonna. Pur riconoscendo larghi meriti all’analisi meticolosa e raffinata condotta da Caldecott, devo confessare che questo libro sembra essere un’apologia del cattolicesimo. Caldecott in certi momenti descrive inconsapevolmente Tolkien come un uomo bigotto, moralista e puritano.
Uno scrittore come Tolkien grande studioso medievista, cultore e inventore di antiche lingue, non può essere ridotto ad un semplice esecutore materiale di una storia che deriva esclusivamente dal proprio culto personale. Non nego che all’interno della trama vi siano dei rimandi spirituali ben precisi ma non vedo il motivo per cui cristianizzare i personaggi di una fiaba che non necessitavano di certo di una rilettura in chiave mistica o religiosa. L’opera de “Il signore degli anelli” appartiene all’immaginario collettivo di milioni di persone che hanno, anche loro, fantasticato a lungo sulla genesi creativa di quei protagonisti. Molto interessante invece l’accostamento dell’archetipo studiato da Jung e descritto da Caldecott. Continuando in tale direzione, si pubblicheranno analisi di Harry Potter in chiave cristiana o musulmana. Lasciamo in pace la fantasia degli scrittori. “Il fuoco segreto” ricorda per certi versi il saggio dell’autrice Christin Ditchfield “ Una guida per la famiglia alle cronache di Narnia”. Entrambi gli autori sono pervasi da un fremito di esaltazione eccessiva della propria fede che si riverbera anche là dove non dovrebbe esistere. La laicità di uno scrittore e di una storia è di fondamentale speranza per la cultura dell’essere umano. “Il signore degli anelli” non è un’opera neopagana né cristiana; è semplicemente una storia che vive nel cuore e nelle fantasie dei suoi lettori indipendentemente dalla fede di chi la ascolta e di chi a suo tempo ebbe la “sacra” intuizione di evocarla e metterla per iscritto. Non cerchiamo pertanto di dissipare le nubi misteriche che avviluppano le figure che animano le fiabe e le favole; altrimenti finiremo con l’uccidere la genialità. “La memoria non può appagare i desideri del cuore. Essa è solo uno specchio”. Desidero infine segnalare l’ottima traduzione dall’inglese di Diana Mengo.




Cristian Porcino