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martedì 20 gennaio 2015

Filosofia per tutti: quando il pensiero scandisce l’esistenza.

(Intervista a cura del Collettivo Zero)


"Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" di Cristian A. Porcino Ferrara è un'opera, per dir così, sorridente. Rende giustizia a una disciplina troppo spesso associata alle aule scolastiche, al sapere libresco e marmoreo. Invece la filosofia è esperienza vitale, consente di assaporare al meglio la nostra immanenza colorandola d'infinito. E non è appannaggio di pochi eruditi, bensì gioco, piacere per tutti; in tal senso, il libro di Porcino potrebbe esser definito "socratico". Ne abbiamo parlato col suo giovane autore.


Il libro di un filosofo sulla filosofia. Al giorno d'oggi, un'impresa rischiosa, persino azzardata...

«Beh, a 34 anni posso pure permettermi di scrivere un libro senza dover pensare necessariamente al tipo di pubblico che lo leggerà. Sono stanco d’inseguire qualcuno. Volevo raccontare la filosofia così come l’ho percepita io. Credo che dietro questa splendida disciplina ognuno di noi può facilmente trovare un terreno fertile per raccogliere validi spunti riflessivi. Quando ho deciso di scrivere questo libro non mi sono posto il problema di chi lo avrebbe successivamente pubblicato. È da un pezzo che non mi pongo più simili domande. Non l’ho nemmeno proposto alle case editrici tradizionali».

In che senso? Ci spieghi meglio.

«In Italia siamo rimasti indietro culturalmente rispetto agli altri paesi europei e non solo. Il self-publishing, soltanto da noi, è considerato qualcosa da demonizzare a tutti i costi. Quello che la gente non sa è che esiste una stragrande maggioranza di tipografi spacciati per editori pronti a pubblicare qualunque ciarpame pur di incassare contribuiti di stampa o di distribuzione. A maggior ragione in un contesto editoriale dove tutto appare come un sistema poco meritocratico, preferisco investire personalmente sulla mia opera. Può apparire presuntuoso ma non è così. E poi non rappresento nessuno a parte me stesso quindi non vedo perché desiderare degli editori a cui non interessa la sostanza ma solo l’apparenza! Questo discorso naturalmente riguarda soltanto l’Italia. Fortunatamente ho avuto l’onore di vedere pubblicata una mia opera tradotta e venduta in America, Canada e Inghilterra».


Nel suo lavoro appare evidente la sua ostilità verso il mondo accademico...

«Io non sono ostile al mondo universitario perché in ogni facoltà esistono le cosiddette “mosche bianche”; ciononostante bisogna tenere presente che in questi ambiti si va spesso avanti solo per raccomandazione o per nepotismo. Ecco nel mio nuovo libro ho fotografato alcune situazioni di professori disposti ad affossare l’opera di qualcuno, come ad esempio De Crescenzo o Sgalambro, perché non appartenenti a nessun sistema corporativo.

Il mondo accademico è legato troppo al passato e proprio per questo non riesce a competere con le università straniere. Dobbiamo solo pensare, per ritornare alla domanda di prima, che molti libri pubblicati dai professori cosa sono se non autopubblicazioni con l’avallo dell’università? Spesso sono editati da cooperative universitarie che tutelano il “pensiero” accademico locale. Testi inutili o studi che nulla aggiungono all’opera di un dato autore. A parte la loro visibilità e uno stipendio di tutto rispetto, perché dovrei invidiarli?».




Sembra comunque lei prediliga gli spiriti eccentrici, quali De Crescenzo o Sgalambro.

«Diciamo che preferisco le personalità originali. Detto ciò gli incontri non li progetti ma ti capitano. Proprio per questo nel testo li ho definiti “incontri straordinari”. A loro sono legati alcuni aneddoti personali raccontati nel libro. De Crescenzo e Sgalambro sono due uomini del sud. Ognuno di loro ama ed ha amato la filosofia in modo diverso. Il primo con ironia, il secondo con piglio critico. Eppure nel testo non faccio parallelismi fra i due perché sarebbe assurdo farli. Li cito perché in egual misura hanno contribuito alla mia formazione filosofica. Luciano De Crescenzo non si definisce un filosofo pur essendolo, mentre Manlio Sgalambro lo era non solo per definizione ma per costituzione. C’è da dire che anche Sgalambro ha sperimentato, grazie alla fattiva collaborazione con Franco Battiato, altre realtà come la musica, il cinema, il concerto. Sperimentare nuove forme di comunicazione non ti rende meno autorevole rispetto a chi da 30anni va vanti sempre con la stessa solfa e pontifica dal suo scanno di Matusalemme. Chi ama la filosofia non si può porre certe preclusioni mentali. L’idiozia è l’antitesi della filosofia!».


Lei non esita a mescolare cultura "alta" ed espressioni artistiche più schiettamente popolari, come le canzoni moderne. Ho in mente due suoi precedenti saggi, I cantautori e la filosofia e Chiedi di lui [con Daniela Tuscano], dedicato a Renato Zero. Del resto, è in buona compagnia: già Pasolini dimostrò di non temere tali contaminazioni.

«Infatti la migliore alleata della filosofia è proprio la musica. Me ne occupo da anni, quando già nel 2008 pubblicai I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero (Edizioni Libreria Croce)
. Da quel momento ho spesso accostato dei ragionamenti di stampo filosofico alle canzoni pop. Quindi anche in questo libro non mancano dei riferimenti musicali. Troviamo un capitolo dedicato a Vasco Rossi e ai suoi ultimi album Vivere o niente e Sono Innocente; altri rivolti allo stesso Franco Battiato.

La filosofia non si trova solo in determinati contesti ma in ogni cosa, perché filosofia è sinonimo di esistenza. All’interno del testo ci sono diversi capitoli dedicati al cinema come ad esempio il genio di Woody Allen o il compianto Robin Williams, e molto altro ancora. Diciamo che è un viaggio a 360 gradi all’interno della cultura intesa nel suo insieme.

Perfino gli amanti del calcio non rimarranno delusi, a loro e al grande campione Alessandro Del Piero ho dedicato un intero capitolo».


Il libro è in vendita su amazon (cartaceo) e lulu.com (cartaceo ed eBook).


Pubblicato su: Ulisse- Compagni di strada, gennaio 2015

giovedì 1 gennaio 2015

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara

“Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara, Lulu Edition, pp. 171, € 12,00 (cartaceo), ebook (€ 5,00), ISBN: 978-1-326-13969-8, (2015).
«Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Il libro è in vendita su www.amazon.it e su www.lulu.com. Cliccate a destra nell’area corrispondente alla cover del libro e sarete indirizzati al link per l’acquisto.

sabato 14 marzo 2009

“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi



“Woody Allen e New York” di Ursula Boschi edito da Maremmi Firenze Libri è uno dei pochi lavori in circolazione sul geniale regista americano davvero degno di nota. L’autrice nel presente saggio non si occupa solamente delle opere cinematografiche di Allen ma analizza attraverso accurate riflessioni il legame del regista con la città di New York; per far ciò si serve della storia di questa straordinaria metropoli. Personalmente ho vissuto per un certo periodo a New York e devo dire che mi sono riconosciuto nell’analisi sociologica realizzata dalla Boschi. Caratteristica importante del testo e della filmografia alleniana è il legame che il regista ha con “la grande mela”. New York e l’isola di Manhattan diventano non solo degli scenari naturali in cui far muovere i personaggi principali delle storie raccontate da Allen; ma protagonisti assoluti della visione introspettiva che ha reso unici i suoi film. Assistere alla visione di un film di Woody Allen può assumere diversi significati; ad esempio capire la lunga storia d’amore che lo lega a New York, se pur con le sue mille sfaccettature. Allen inserisce spessissimo nei suoi racconti alcune tipiche nevrosi dei suoi abitanti. Lo stesso personaggio che di solito lui interpreta è quasi sempre un intellettuale di fama, ma complessato, nevrotico, ipocondriaco. Questo grande amore per New York, nasce e si sviluppa durante l’infanzia del regista che ha abitato e vissuto a Brooklyn per gran parte della sua adolescenza, sognando e guardando Manhattan come l’apice di perfezione assoluta. Allan Stewart Königsberg, vero nome di Woody Allen, avvertiva di vivere in un ambito socio familiare non all’altezza, forse delle proprie aspettative. La Boschi riesce a cogliere delle sfumature che soltanto chi ha vissuto a New York può intendere fino in fondo. Allen newyorkese doc, non cerca di trasportare sulla pellicola la città così come è nella sua concretezza; ma bensì come la vede lui stesso. La New York dei suoi primi film non è di certo una città reale ma come scrive la stessa Boschi: “l’intento di Woody Allen nel mostrare una città finta, non era quello di documentare una situazione privilegiata rispetto ad altri luoghi, ma era il frutto di una visione fanciullesca e utopica di un ideale di città”. Col tempo Woody Allen, iniziò a descrivere New York in maniera leggermente diversa. In “Harry a Pezzi” ciò si avverte maggiormente, così come in “Celebrity” o in “Criminali da strapazzo”. Fortunatamente il genio di Woody Allen è riuscito con gli anni a ricostruire sullo schermo una sorta di cronistoria della metropoli americana. I suoi film ricordano per certi aspetti il lavoro intrapreso dal pittore impressionista Claude Monet, che volle dipingere la facciata della cattedrale di Rouen in anni e momenti diversi per sottolineare che benché il soggetto ritratto sia sempre lo stesso, ciò che gli ruota intorno subisce delle modifiche inimmaginabili; celebre la frase scritta dall’artista: “Tutto cambia, persino le pietre”. Nel caso di Woody Allen non abbiamo la cattedrale di Rouen ma New York, da lui dipinta in moltissimi capolavori cinematografici. Si può dedurre quanto detto dall’incipit del film “Manhattan”: “…Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea……New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”. Effettivamente buona parte dei suoi film sono stati ambientati lì , anche se durante il secondo mandato dell’era Bush, sia per motivi politici, sia perché le location newyorkesi costavano molto, Allen ha girato i suoi ultimi film in Europa più precisamente a Londra (“Match Point”, “Scoop” e “Cassandra's Dream”) e l’ultimo “Vicky, Cristina, Barcellona” in Spagna. Dopo l’elezione presidenziale di Barack Obama Woody Allen si è deciso a tornare a girare nella sua amata città feticcio, e proprio quest’anno uscirà nelle sale cinematografiche il film “Whatever Works”. In definitiva il libro di Ursula Boschi merita di essere acquistato e letto perché è un lavoro ben scritto e soprattutto ben documentato. Il libro è consigliato non solo agli ammiratori di Woody Allen ma a chi vuol saperne di più sulla storia di New York City.

Cristian Porcino

lunedì 2 marzo 2009

“Woody Allen e la filosofia” a cura di Mark T. Conard e Aeon J. Skoble


Woody Allen e la filosofia a cura di Mark T. Conard e Aeon J. Skoble è un affascinante viaggio nell’intrigante universo culturale del geniale regista americano. In questo libro, quindici filosofi (Lawler, Pappas, ecc) si cimentano con le opere cinematografiche e letterarie di Woody Allen. Le indagini offrono spunti di riflessioni davvero originali, senza annoiare il lettore con futili tecnicismi. Chiunque nella sua vita abbia assistito alla visione di un film del regista newyorkese come: Manhattan, Zelig, ecc, non potrà che convenire con le indagini degli autori del volume sulla struttura filosofica dei dialoghi alleniani. Vedere un film di Woody Allen significa anche riflettere su tematiche esistenziali come la morte, la vita, il sesso, la malattia, e via dicendo. Dietro l’umorismo di Allen si celano diversi fattori che coincidono proprio con il risvolto del misterioso giallo metafisico in cui ogni uomo è protagonista. A tal proposito è significativa una celebre battuta di Woody Allen sul cancro e tratta dal film Harry a pezzi: «Le più belle parole non sono “ti amo”, ma “è benigno”». Tale frase sintetizza gran parte dell’etica filosofica di Allen. Pertanto Woody Allen e la filosofia, ottimamente tradotto da Paolo Satta, è ampiamente consigliato non solo ai fan accaniti delle opere alleniane ma a coloro i quali vogliono accostarsi a una prospettiva filosofica particolare, divertente e significativa.«Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile». E come dice James B. South, Woody Allen sarebbe in linea con pensatori quali Kierkegaard, Nietzsche e Sartre. Niente male per chi ha detto ironicamente di sé: «Sono molto futile e vuoto, e non ho idee e nulla di interessante da dire».


Dott. Cristian Porcino