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venerdì 24 marzo 2023

“Il libro delle sorelle” di Amélie Nothomb


 (“Il libro delle sorelle” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 120, € 16,00).


L’ultimo libro di Amélie Nothomb pone l’accento sugli effetti nefasti di un amore totalizzante che spinge ad isolare i familiari dal proprio vissuto. Quest’amore disfunzionale partorisce Tristane e Laetitia, due sorelle che sperimentano un legame intenso e fascinoso. Con la bravura di sempre Nothomb ci conduce lungo i sentieri contorti della mente e dei sentimenti umani.

“Perché sono così triste?” si interrogò. La risposta le zampillò dal cuore. Era sempre stata triste perché i suoi genitori non avevano mai cessato di escluderla. Niente del loro atteggiamento lasciava pensare che avessero bisogno di lei, che lei fosse una parte importante della loro vita.

In definitiva un romanzo che non delude le aspettative.

Assolutamente consigliato.



Cristian A. Porcino Ferrara 


® Riproduzione riservata

domenica 24 aprile 2022

“Primo sangue” di Amélie Nothomb

 


(“Primo sangue” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 117, € 16,00).


In Primo sangue l’autrice rende omaggio a suo padre, Patrick Nothomb, scomparso recentemente. Amélie Nothomb preferisce elaborare il proprio lutto attraverso la scrittura e di conseguenza ci consegna un ritratto personale e romanzato del proprio padre. L’infanzia di Patrick, la giovinezza e il suo primo incarico come diplomatico in Congo si susseguono in un intenso vortice di commozione e riflessione. 

Quando la violenza imperversa non bisogna mai sottovalutare la forza della parola.

Come afferma il protagonista nel libro: “Finché regnava la parola, potevo sperare di cavarmela”. 

Il 30° libro di Amélie Nothomb non delude le aspettative dei propri lettori.

In definitiva un libro da leggere assolutamente. 


Cristian A. Porcino Ferrara 


® Riproduzione riservata

venerdì 28 maggio 2021

Le allieve intervistano il Prof

 


Alcune allieve del C.I.R.S di Misterbianco hanno deciso di intervistarmi e io ho aderito subito a questa bellissima iniziativa. Grazie ragazze per le vostre domande che denotano una maturità e sensibilità non indifferente.

1) (Morena, Aurora e Anita): Perché ha deciso di insegnare? 

«Ho sempre voluto insegnare. Fin da piccolo dicevo di voler diventare un insegnante e anche molti miei compagni di scuola si ricordano di questo mio desiderio. Mi ha sempre affascinato la condivisione e diffusione del Sapere. A differenza di Gollum de Il signore degli anelli ho trovato il mio tesoro ed ho deciso di condividerlo con voi anziché tenerlo solo per me».


2)  (Aurora): Quando ha capito che le piaceva il mondo della lettura e quanti anni aveva?

«Di preciso non ricordo l’età ma ero molto piccolo. Ero totalmente rapito dai libri e i miei genitori mi regalavano continuamente testi di ogni genere. Vivevo in un ambiente domestico circondato da opere letterarie ed enciclopedie. Per me è stato naturale accostarmi a questi amici silenziosi».


3) (Aurora): Ricorda il primo libro che ha letto?

«Sinceramente non ricordo il primo libro ma con ogni probabilità ho iniziato con Oliver Twist e altri classici della letteratura mondiale».


4) (Anita): C’è mai stato un avvenimento nella sua vita che ha fatto nascere in lei la passione per la scrittura?

«Anche qui tutto risale alla mia infanzia. Ricordo la mia passione per la scrittura e i lunghi temi  che consegnavo alla maestra. Il mio modo di esprimermi passava principalmente attraverso la scrittura. L’incontro costante e quotidiano con i libri ha scatenato in me questa passione. Chi scrive deve essere soprattutto un gran lettore».


5) (Morena): Lei ha un buon modo di interagire con noi allievi e mi chiedevo se ha avuto dei punti di riferimento nel mondo dell’insegnamento oppure no?

«Nella mia carriera scolastica ho incontrato ottimi insegnanti ma anche pessimi docenti. Questi ultimi hanno influenzato molto la mia decisione di voler fare il professore. Non volevo essere come loro e mi sono ripromesso di impegnarmi totalmente per affascinare i miei allievi e non per allontanarli dalla disciplina o dalla scuola. Ritornando alla tua domanda credo di aver avuto dei modelli di riferimento che porto ancora dentro me. Come cantava Franco Battiato in Prospettiva Nevski: “E il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire ». Ricordo ad esempio la mia insegnante di lettere delle medie che è stata per me un punto di riferimento importante. Io penso che anche noi insegnanti apprendiamo qualcosa di nuovo da voi e dai vostri pensieri. Vi chiedo sempre di manifestare la vostra opinione perché sono convinto che allievi e insegnanti crescono umanamente e insieme in un intero anno scolastico.


6) (Anita): Cosa pensa degli scrittori che scalano le classifiche dei libri più venduti solo perché sono molto seguiti sui social?

«Prima di tutto bisogna chiarire che i veri scrittori non hanno bisogno di follower o di like. Se la loro opera è valida lascerà un segno nelle coscienze. Amélie Nothomb, una scrittrice che amo in modo particolare, non ha alcun profilo social e noi lettori continuiamo a godere delle sue opere letterarie  anche se non è presente su Facebook o Instagram. Chi si serve principalmente dei social media sono i soliti personaggi televisivi che vendono i “loro” libri scritti però da altri e si rivolgono principalmente a un pubblico di massa non in grado di distinguere un vero libro da una schifezza colossale».


7) (Morena): Quali sono i suoi poeti preferiti e perché?

«L’elenco è abbastanza lungo. Shakespeare, Whitman, Pasolini, Rimbaud, Pozzi, Merini, Szymborska e molti altri. In verità non esiste un perché. Quando leggo i loro versi io ritrovo una parte di me. È una questione di affinità».


8) (Morena): Secondo lei cosa non deve più esistere nella nostra società?

«Eviterò di dire la guerra e la malattia perché risulterei stucchevole. Ripongo invece molta fiducia in voi giovani e nei vostri ideali di cambiamento per modificare le storture di questo mondo. In questa società non deve esserci più spazio per razzismo, omofobia, misoginia e bullismo. Quando vi parlo mi rendo conto che siete già ben consapevoli delle cose orribili che ci affliggono e avverto la vostra ribellione e giusta indignazione. Lottate sempre per ciò in cui credete».


9) (Aurora): Quando ha scritto il suo primo libro?

«Ho pubblicato il mio primo libro nel 2006 e l’ultimo l’anno scorso. In Ciao, Prof! ho raccolto la mia esperienza di insegnante e le vostre riflessioni. L’anno appena trascorso rimarrà impresso per sempre nelle nostre vite. Devo confessare però che da ragazzino ho scritto molti libri ma non li ho ovviamente pubblicati. Ricordo ancora certi titoli e mi rincuora sapere che fortunatamente non vedranno mai la luce».


Cristian Porcino 

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venerdì 23 aprile 2021

“Gli aerostati” di Amélie Nothomb


 (“Gli aerostati” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 115, € 16,00).

Il ventinovesimo romanzo di Amélie Nothomb rende omaggio ai grandi classici del passato e ai suoi illustri personaggi.              

“Gli aerostati” è senza alcun dubbio l’opera più interessante e importante della bibliografia nothombiana. 

Una studentessa universitaria di nome Ange decide di dare ripetizioni a Pie, adolescente solitario che rifugge ogni contatto umano. L’incontro con i libri e la grande Letteratura cambieranno il modo di vedere del giovane e lo apriranno a nuove e inaspettate emozioni. 

Omero, Stendhal, Kafka ecc., destabilizzeranno il mondo di Pie e lo condurranno ad una consapevolezza di sé non priva di ostacoli.

Nothomb in questo suo ennesimo capolavoro ci dice senza falso pudore che la vera letteratura non è mai indolore. Un buon libro ti scuote e ti aiuta a confrontarti con la realtà circostante. 

Come ricordava Cartesio: “La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati”.

In definitiva un libro da leggere assolutamente. 

Cristian Porcino

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domenica 8 marzo 2020

“Sete” di Amélie Nothomb

(“Sete” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 109, € 16,00).

Il Gesù di Amélie Nothomb conosce appieno il significato dell’incarnazione.
Il Cristo nothombiano assapora il lato umano e non meno importante della sua missione terrena. Soltanto chi ha un corpo può comprendere le necessità della carne. "Non lo ripeterò mai abbastanza: avere un corpo è quanto di più bello possa mai capitare". Il Redentore smentisce certe affermazioni racchiuse nel vangelo e sostiene che: “I Vangeli sono categorici”. Il protagonista di Sete è un falso calmo che non teme i sentimenti ed è disposto a deviare i piani del padre per placare la sua sete d’amore e il dolore della solitudine. Il Messia si accosta alla Vita come un assetato che sorseggiando un semplice bicchiere d’acqua sperimenta Dio. Bere diventa quindi un’esperienza mistica.
In un momento storico particolare il Gesù della scrittrice belga ci invoglia a riscoprire il senso della nostra umanità.
Assolutamente consigliato.


Cristian Porcino

® Riproduzione riservata

domenica 1 settembre 2019

“La bocca delle carpe. Conversazioni con Amélie Nothomb” di Michel Robert

(“La bocca delle carpe. Conversazioni con Amélie Nothomb” di Michel Robert, Voland, pp. 112, € 15,00).

Il libro di Michel Robert svela ai lettori il mondo nascosto di Amélie Nothomb. Le conversazioni contenute in questo libro sono avvenute tra il 1995 e il 2001. La scrittrice belga non smette mai di sorprenderci con delle risposte disarmanti e sincere. Il suo immenso talento narrativo e le scarse informazioni riguardo la sua vita privata alimentano quest’aura di mistero che aleggia intorno alla sua persona. A una società dedita al raggiungimento di followers e like la nostra scrittrice replica con l’uscita puntuale delle sue opere tradotte ormai in 45 lingue. Nel libro in questione Nothomb racconta dell’infanzia trascorsa in giro per il mondo, dei suoi autori preferiti e disquisisce con Michel Robert sul senso del bello e dell’orrido. Con grande onestà intellettuale Nothomb sostiene: “...è possibile non amare i miei libri e andar perfettamente d’accordo con me”.
In definitiva un libro da leggere assolutamente.

Cristian Porcino
® Riproduzione riservata


giovedì 25 maggio 2017

L'elzeviro del filosofo impertinente


Si è concluso da poco il salone internazionale del libro di Torino, e nelle bacheche virtuali di molti facebookiari impazzano le foto con i loro autori preferiti. Sinceramente non ho mai compreso questa smania di vedere dal vivo l'autore che più si ammira. Non ho mai ambito a stringergli la mano, farmi un selfie e magari portarmi a casa un autografo personalizzato sulla copia del libro appena sfornato e acquistato. Per quanto mi riguarda incontro quotidianamente i miei scrittori preferiti e lo faccio tramite le pagine dei loro libri. Trascorro del tempo con Amélie Nothomb, Savater, Shakespeare, Mary Shelley, Dostoevskij, Flaubert, Verga, Pirandello, Salinger, Poe, Calvino, Eco, Platone etc., e non mi stanco mai, anzi! La lettura azzera la cronologia. Ogni appuntamento è una delizia per gli occhi e per la mente. Gli incontri non deludono mai le mie aspettative e, cosa più importante, io non deludo le loro. Uno scrittore vive tra le pagine dei suoi libri e non nei firma copie che è costretto a fare per meri accordi editoriali. Ho avuto molti incontri con i miei autori preferiti dettati dal semplice fato. Mi spiego meglio. Anni fa, mentre passeggiavo per le strade di New York, incontrai Stephen King accanto al Gotham cafè, proprio come l'omonimo locale narrato dal re del brivido in Tutto è fatidico. Lui mi guardò e mi sorrise con il suo modo così enigmatico da folletto, e quegli occhietti piccoli che si celavano dietro il vetro degli occhiali. Quel sorriso fu la testimonianza di un incontro tra spiriti affini che si percepiscono senza stupidi convenevoli. Ho intrattenuto un rapporto epistolare molto bello con Luciano De Crescenzo. Sempre a New York ho assistito alla presentazione del libro di Khaled Hosseini e pur avendo acquistato la copia del suo libro rinunciai a farmelo firmare. Ho avuto il piacere di conoscere un anno prima della sua morte, e forse nella sua ultima apparizione pubblica, il filosofo Manlio Sgalambro. Quella volta anch'io restai all'incontro post presentazione per farmi firmare la copia. Non fu però premeditato bensì un'idea di un amico comune, nonché suo editore, che volle presentarci. Luciano De Crescenzo sostiene che per uno scrittore è molto meglio non incontrare i suoi fan, poiché i lettori potrebbero rimanere delusi dall'incontro con il loro beniamino letterario. Io concordo con Luciano. I miti sono come figure sacre, e ci si imbatte in loro soltanto nei lunghi corridoi dell'immaginario. Ma quale domanda potrei mai fare a Whitman o a Wilde? Cosa chiedere a Maupassant o Rimbaud? La mia ammirazione nei loro confronti è talmente smisurata che ringrazio il cielo di non doverli incontrare per non dovermi, a mia volta, ricredere del loro genio. Spesso mi chiedono di presentare i miei libri, e in passato l'ho fatto ma adesso non più. Chi desidera conoscermi può farlo leggendo i miei testi. La mia opera è in vendita ma la mia vita e il mio privato no. Solo ciò che decido di raccontare diventa pubblico. Conoscermi non aggiunge nulla alla magia che ti regala la lettura di un libro. Un libro pessimo non si tramuta in bello solo perché l'autore è carino e magari anche simpatico con noi, e viceversa. Come diceva Marcel Proust: "Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso". Sia ben inteso che non mi paragono minimamente a quei grandi nomi citati prima, non potrei. Dico solo che ho pubblicato anch'io qualche libro ed ho presentato diverse volte i miei volumi in giro per l'Italia, e nonostante i tanti attestati di stima ricevuti continuo a pensare che la mia presenza non ha aggiunto nulla al mio testo. La presentazione del libro celebra solo l'ego dello scrittore e non la sua opera. L'opera di uno scrittore ci dice tutto quello che c'è da sapere, e quello che non ci dice possiamo immaginarcelo da soli. Bisogna valorizzare molto di più l'assenza di uno scrittore e lasciar parlare, invece, la sua essenza racchiusa nell'opera.
"Rivelare l'arte e nascondere l'artista è il fine dell'arte" (Oscar Wilde).


Cristian Porcino

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mercoledì 10 maggio 2017

"Riccardin dal ciuffo" di Amélie Nothomb


("Riccardin dal ciuffo" di Amélie Nothomb, Voland, pp. 119, € 15,00).

Premetto che adoro i libri di Amélie Nothomb e la considero una delle scrittrici più valide nel panorama letterario internazionale, ma Riccardin dal ciuffo non mi ha convinto del tutto. Nothomb ha riscritto in chiave contemporanea la fiaba omonima di Perrault pubblicata nel 1697. Nella prima parte del testo si avverte un ritmo incalzante che viene inspiegabilmente attenuato nella seconda parte dove si nota, ahimè, una certa stanchezza narrativa. In verità il libro si legge con gran trasporto emotivo e la mia ammirazione per l'autrice mi spinge, forse, ad essere fin troppo critico nei confronti della sua ultima fatica letteraria. Il volume si rivolge al mondo adolescenziale e alla crudeltà presente nei giudizi dei più giovani. Il pregiudizio, l'ossessione per i canoni estetici, il bullismo e le relazioni sentimentali sono parte integrante di questa fiaba nothombiana. L'esempio di Deodato e di Altea ci insegna che per ogni ipotetico "mostro" esiste, da qualche parte nel mondo, uno spasimante pronto ad attenderlo e accoglierlo.
Scrive Amélie Nothomb: "La sofferenza e l'ingiustizia sono sempre esistite. Con le migliori intenzioni, quelle di cui è lastricato l'Inferno, l'età moderna ha prodotto atroci pomate verbali che, al posto di curare, estendono la superficie del male e creano un'irritazione permanente sulla pelle dell'infortunato".
In definitiva un libro che invita a riflettere sull'essenza delle cose, e a rigettare la massificazione culturale composta da stereotipi e opinioni convenzionali.
Assolutamente consigliato.

Cristian Porcino


® Riproduzione riservata

mercoledì 1 giugno 2016

“Il delitto del conte Neville” di Amélie Nothomb


(“Il delitto del conte Neville” di Amélie Nothomb, Voland, pp. 93, € 14,00).

Amélie Nothomb è una delle scrittrici più originali e interessanti degli ultimi vent’anni. I suoi libri non sono per nulla prevedibili e catturano immediatamente il lettore. Ne “Il delitto del conte Neville” ci troviamo dinnanzi a dei personaggi molto particolari e soprattutto ben descritti. La giovane protagonista, Sérieuse Neville, incarna i principi esistenzialisti e la voglia costante di smascherare le realtà apprese, soprattutto lottando contro l’anestetizzazione dei sentimenti. La diciassettenne rappresenta la gioventù odierna indolente e confusa. Alcuni giovani si deprimono con poco e si esaltano con altrettanta facilità. In definitiva un piccolo romanzo da leggere assolutamente.

Cristian Porcino

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domenica 5 luglio 2009

“L’entrata di Cristo a Bruxelles” di Amélie Nothomb


“L’entrata di Cristo a Bruxelles” di Amélie Nothomb per Voland Edizioni include due novelle surreali e filosofiche sul significato dell’amore e dell’esistenza umana. La scrittrice nata a Kobe nel 1967 si trasferì durante l’adolescenza in Belgio dove si laureò in filologia. La Nothomb è una delle autrici più originali e interessanti degli ultimi anni. Il titolo del testo e del primo racconto è chiaramente riferito all’omonimo quadro del pittore belga James Ensor datato 1888. Come nella pittura di Ensor la Nothomb dipinge una realtà mistificata da una società sempre più massificata e spersonalizzante. I sentimenti vengono svenduti attraverso la sfrontata esibizione pubblica di ciò che forse dovrebbe riguardare il privato dell’individuo. La storia di Salvator colpisce perché il suo amore per Zoe lo spingerà a superare l’egotismo sfrenato e assassino che lo ha accompagnato in gioventù: “Non c’è amore più grande di quello edificato sulle macerie di un crimine inconfessato…”. Nella seconda novella “Senza nome” la Nothomb analizza con grande attenzione il ruolo della televisione nella vita dell’uomo contemporaneo. Lo aveva già fatto in passato nel romanzo “Acido solforico” argomentando del suo disprezzo per i reality show che possono scatenare l’umana ferocia, e gi istinti più bassi dei protagonisti; e lo continua ancora a ribadire in questo racconto sulla «eudaimonia» (εὐδαιμονία) dell’individuo. Le due novelle inquietanti e dannatamente affascinanti, sembrano essere dei miti filosofici, delle parabole esistenziali che devono trasmettere al lettore il sentore di vuoto e di inutilità che genera in noi la mancanza di autostima nelle nostre potenzialità. La lettura del presente volume è utile per riflettere sul significato più vero e autentico del nostro «essere» qui sulla terra. Una lettura assolutamente consigliata alle nuove generazioni.


Cristian Porcino