lunedì 10 agosto 2026

Quando una testimonianza diventa voce collettiva: il mio grazie a Freepress Online



Negli ultimi giorni la mia testimonianza sulle contraddizioni e sull'infinita precarietà che viviamo noi docenti nei percorsi IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) ha superato le pareti dei social per arrivare sul tavolo della stampa.
È una realtà fatta di contratti precari che scadono ogni estate, di "pellegrinaggi" a 40 gradi per sostenere colloqui sommessi e di una drammatica svalutazione del merito e dei titoli accademici a favore della pura arbitrarietà. Ma da quando ho deciso di metterci la faccia, centinaia di colleghi hanno fatto sentire la propria voce, dimostrando che non si tratta di un caso isolato, ma di una piaga sistemica.
Per questo desidero ringraziare pubblicamente la redazione di Freepress Online e, in particolare, il giornalista Salvo Giuffrida, che ha raccolto con sensibilità e tempestività la mia testimonianza per dare spazio a questa battaglia di dignità lavorativa.
Quando il giornalismo accende i riflettori su argomenti che molti preferiscono ignorare, compie il suo dovere più alto: dare voce a chi non ce l'ha.
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L'approfondimento ripercorre i punti critici della vicenda e le ragioni per cui è arrivato il momento di pretendere trasparenza e rispetto per chi, ogni giorno, si occupa della formazione dei ragazzi.

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https://www.freepressonline.it/2026/08/10/formazione-professionale-un-docente-colloqui-troppo-discrezionali/?fbclid=IwdGRzaATmg99jbGNrBOaD2nBkb2YFZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeUgDmUyA74RqNK7mxWIY8c2gMS93yJc1WC8abBarFu8_51LxTHvK2PZ_AlF4_aem_41TvXQzXqquff969zQKlWQ
Grazie a tutti voi per il supporto e la vicinanza che continuate a dimostrarmi. La strada è ancora lunga, ma insieme stiamo rompendone il silenzio.

venerdì 7 agosto 2026

Gli avvelenati — In memoria di Guccini, oltre l'ipocrisia del momento

 



La morte di Francesco Guccini mi ha lasciato di sasso. Guccini era nato lo stesso anno di mio padre, scomparso a novembre, e quando frequentavo il liceo — io, ragazzino problematico che non riusciva ad accettarsi e ad integrarsi facilmente — venni messo in contatto con la sua musica.

In un primo momento non capivo e non comprendevo chi opponeva Guccini ad artisti che io amavo follemente come Zero e Battiato. Non ho mai ragionato in tali termini: nessun artista è in contrapposizione con l'altro, tutti fanno parte di un olon. Accostarmi alla sua musica divenne quasi una sfida per me, che ho sempre avuto ben chiari i principi in cui credere. Lottavamo per lo stesso obiettivo e nel mio libro di molti anni fa, I cantautori e la filosofia da Battiato a Zero, scrissi di lui. Non so se lo abbia mai letto, ma so che non amava leggere di sé nei vari libri. L'album che mi rapì fu proprio D'amore di morte e di altre sciocchezze. Un titolo molto dilandoghiano. Effettivamente non so quale rapporto Guccini avesse con l'Indagatore dell'Incubo e se ce ne fosse uno. Quel brano, Lettera, mi prese all'istante. Le sue parole scagliate come pietre per ascoltatori assonnati e quelle rievocazioni letterarie e filosofiche mi rapirono totalmente. Ricordo ancora le discussioni appassionate con il prof di filosofia subito dopo l'uscita di Stagioni, l'analisi dei brani più iconici e le divergenze sul suo omaggio a Guevara — figura che da ragazzino veneravo, prima di scoprirne il silenzio sulla sorte delle persone omosessuali e allontanarmene. Veder fiorire sui social foto e canzoni come si deve al morto del momento, mentre in radio quasi nessuno lo passava, fa sorridere. Anzi, fa sorridere chi fino a ieri ignorava la sua esistenza e oggi lo cita, per poi tornare a belare dietro l'autotune di qualche straccivendolo del momento — veri e propri "rozzi cibernetici", per citare Battiato. E anche se non era più presente fisicamente con concerti e altro, la sua testimonianza artistica resterà indelebile, soprattutto in un panorama musicale avvelenato dal nulla.

©️ Cristian A. Porcino Ferrara